COMMEMORAZIONE LUCIANO ZARO – 2022

COMMEMORAZIONE LUCIANO ZARO – 2022

LUCIANO ZARO

(22 Luglio 1924  – 24 Novembre 1944)

 

L’ ANPI di Gallarate, nella ricorrenza dell’assassinio di Luciano Zaro, appuntamento divenuto momento tradizionale di mesta ma rinnovata riflessione, auspica che nel nome del Martire e di tutti coloro che al pari furono vittime della violenza nazifascista, si celebri anche la speranza di una urgente e non rinviabile stagione di Pace, così duramente messa alla prova dagli avvenimenti nazionali ed internazionali, con una sempre più preoccupante recrudescenza di manifestazioni inneggianti a quelle ideologie ormai manifestamente nazifasciste (talvolta tollerate, quando non incoraggiate e/o promosse da talune Istituzioni) che si richiamano a quell’oscuro passato che nessuno si augura possa ritornare.

Luciano Zaro fu assassinato la sera del 24 Novembre  1944, nella propria abitazione nella frazione di Arnate in Gallarate, mentre era assieme alla madre: alcuni tristi figuri della Brigata Nera agli ordini del famigerato Maresciallo Crosta, con il pretesto di cercare armi nascoste dai partigiani, fecero irruzione nella casa.

Il giovane Zaro rispose pacatamente ai pressanti, minacciosi interrogatori, affermando che nella sua casa non vi erano armi di nessun genere: nonostante ciò, e nonostante in effetti non furono ritrovate armi, il Maresciallo Crosta ne ordinava comunque l’arresto, intimandogli di seguirlo in caserma.  Il ragazzo, visti inutili i suoi argomenti di difesa, si apprestò quindi ad indossare un capo di vestiario che lo proteggesse dal freddo, e mentre ciò faceva, il Crosta, con inaudita ed inutile ferocia, lo freddava proditoriamente con una serie di colpi di pistola, dinnanzi alla madre sgomenta ed impietrita dall’orrore.

Dopo aver messo a soqquadro la casa alla vana ricerca di armi, non trovando nulla, la squadraccia fascista abbandonò il luogo dell’efferato delitto, lasciando dietro di sé un morto ed una madre nella disperazione.

Verso la fine del ’44 la 127^ Brigata Garibaldi S.A.P., alle dirette dipendenze del  C.L.N.  (Comitato Liberazione Nazionale) di Gallarate, divenne la 181^ Brigata “Luciano Zaro”, in memoria del ragazzo così barbaramente trucidato.

L’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ne affida la memoria alle generazioni attuali e future, nel convincimento che il sangue innocente versato sia da esempio affinché la barbarie vissuta non abbia mai più a ripetersi. L’orazione ufficiale sarà a cura di Patrizia Foglia, del Direttivo di Anpi Gallarate.

Domenica 27 Novembre 2022, alle ore 11.30,

l’Anpi, insieme ai familiari del Martire, deporrà una corona di alloro sulla lapide che ne ricorda il sacrificio, in via Garegnani a Gallarate,  prospiciente p.zza  Luciano Zaro.

 Le Istituzioni cittadine, le forze politiche democratiche, le Organizzazioni Sindacali, le Associazioni, i cittadini tutti sono invitati a partecipare.

Gallarate, 27 Novembre 2022

Il Presidente Anpi Gallarate

M. Mascella

 

La cerimonia è stata quest’anno particolarmente emozionale e commovente, per l’assordante assenza di Luciana Zaro, nipote del Martire, e della Sig.a Gloria, moglie di Isidoro, anch’ ella venuta a mancare nel corso della passata estate.

Il ricordo di Luciana è stato affidato a Federico Aspesi, suo carissimo amico, che ne ha tratteggiato la figura umana, proiettata nella comunità gallaratese che ne ha pianto la scomparsa inattesa e per tanti versi inaccettabile e incomprensibile.

Erano presenti, oltre a molti cittadini e a rappresentanti di altre Anpi territoriali, alcuni parenti della famiglia Zaro, ai quali il Pres. Mascella ha voluto donare alcune stampe di Luciana.

L’orazione ufficiale è stata pronunciata da Patrizia Foglia, del Direttivo Anpi Gallarate, che qui di seguito si trascrive per intero:

LUCIANO ZARO

 

Ricorre oggi il 78° dell’assassinio (24.11.1944) di Luciano Zaro , triste momento che però ci richiama ai valori che hanno guidato la sua azione e che sono divenuti fondativi della nostra Carta Costituzionale del 1948. Questa occasione appare ancora più triste perché non vede la partecipazione dei suoi famigliari : dopo la morte di Isidoro, fratello minore di Luciano che dodicenne aveva assistito alla sua fine, quella della nipote Luciana “Treccia” tragicamente scomparsa il giugno scorso e quella successiva di sua madre Gloria .

Luciano Zaro era un giovane ventenne , renitente la leva e già da qualche  tempo attenzionato come oppositore politico e capeggiatore della “banda di Arnate” che GNR e Brigate Nere miravano a distruggere. Dai documenti del “Rapporto sull’azione di rastrellamento contro partigiani in Arnate e sull’uccisione di Luciano Zaro” del 26/11/1944 inviato dal Presidio Militare di Gallarate al Comando Provinciale GNR di Varese ed a quello GNR Ufficio Politico e Investigativo , a quello della XVI Brigata Nera di Varese oltre che alla Procura di Stato di Busto Arsizio risulta che -a seguito dell’arresto di Enrico Chierichetti ed al suo interrogatorio (22.11.1944)- lo Zaro venisse indicato come capo della cosiddetta  “banda di Arnate” composta da “ribelli”, di cui avrebbero fatto parte anche altri, quasi tutti  residenti in Arnate : Rinaldi Diego, Chiaravalle Bruno, Zocchi Carlo, Guzzetti Alberto, Mariani Aurelio, Bortot Mario, Checchi Arturo, Vismara Enrico, Balzarini Angelo e Galli Franco che avrebbe tenuto i contatti tra la banda e il CLN di Gallarate.  Il maresciallo Francesco Costa, al comando della XVI Brigata Nera, e quello della GNR,  il tenente Silvano Mazzoldi (estensore del sopra citato Rapporto), avevano stabilito di tendere un’imboscata allo Zaro la sera del 24 novembre, facendosi guidare alla sua abitazione di via Garegnani dal Chierichetti. Il Crosta infatti aveva avuto comunicazione nella sede  delle Brigate Nere di vicolo del Gambero dal tenente Alvaro Di Lauro (per tramite di un comune informatore , tale Baila Pierino) che lo Zaro deteneva le armi lasciate ad Arnate dal tenente Enzo Rizzato, ufficiale del Terzo Celere, datosi alla macchia . Dunque il maresciallo Crosta ed il tenente Mazzoldi tesero l’agguato a Luciano Zaro: portato con sé il Chierichetti e costrettolo a chiamare insistentemente a gran voce dalla strada l’amico Luciano , fu aperta la porta di casa  così che il Crosta ed il Mazzoldi, assieme ai brigadieri Bonomini e Raimondi, poterono entrare ed effettuare una perquisizione alla ricerca di armi. Nonostante l’esito negativo del controllo effettuato il maresciallo Crosta diede ordine di arresto e di conduzione dello Zaro presso la Caserma della Brigata Nera di piazza Garibaldi e, mentre il giovane cercava un indumento per ripararsi dal freddo per uscire da casa e seguire l’ordine impartito, il Crosta visto lo scompiglio che si era creato tra i famigliari sparò colpi di rivoltella contro il giovane colpendolo a morte. Il maresciallo Crosta della Brigata Nera Gervasini era  peraltro soggetto già ben noto per aver determinato (come risulta dal Rapporto stilato dal capitano Angelo Ronchetti della Brigata Nera di Gallarate) il 16 novembre l’assassinio del giovanissimo partigiano gallaratese (era nato nel 1927) Angelo Pegoraro “Falco” , combattente nella 124° Brigata Garibaldi , da lui freddato  presso la sua abitazione di Cascinetta nel corso di un controllo di identità.

Francesco Crosta verrà poi giustiziato il 25 aprile 1945 dopo processo conclusosi con relativa condanna capitale dai partigiani che avevano occupato la ex-sede del Fascio (Palazzo Minoletti) di piazza Garibaldi.

Ho citato l’appartenenza del maresciallo Crosta alla XVI Brigata Nera Gervasini di Varese. Invero la provincia vedeva anche la presenza di altre formazioni armate : a Tradate il Comando Raggruppamento Arditi Paracadutisti di Edvino Dalmas, dotato di due reparti , “Azzurro” e “Folgore” ; a Luino, Gavirate e Sesto Calende i reparti della X MAS al comando del tenente Ongarello Ungarelli, con sede anche a Besozzo ; a Varese il Battaglione Venezia Giulia del maggiore Ledo . Oltre a queste formazioni esistevano anche bande private di squadristi, ad es. la Banda Bossi, la Colombo, la Martinelli, la Gastone De Larderel.

Nella Repubblica Sociale Italiana numerose furono le Brigate Nere organizzate a partire dalla fine del giugno ‘44 dal Partito Fascista Repubblicano (allora segretario Alessandro Pavolini) come Corpo Volontario Ausiliario delle Forze Armate, composto di soli volontari tra i 18 e i 60 anni iscritti al PFR . Operarono nella Repubblica di Salò con compiti di prevenzione e antiguerriglia partigiana. Furono istituite il 3 agosto 1944 con Decreto di  Mussolini in 41 brigate territoriali, 5 mobili e 12 autonome e speciali al fine di accorpare in un’unica organizzazione le formazioni armate  già predisposte spontaneamente da squadristi dopo l’ 8 settembre del 1943 per poterle più efficacemente utilizzare. Con tale decreto il partito fascista da semplice struttura politica veniva trasformato in struttura politico-militare, sicchè le federazioni di partito si tramutarono anche in brigate del Corpo Volontario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere. Infatti le Brigate Nere furono strutturate su base provinciale, talchè ogni segretario federale del PFR ne diventava anche comandante (così per la Lombardia si ebbero 8 Brigate Nere). Tuttavia, andando progressivamente riducendosi nel corso del ‘44 la geografia politica della RSI a causa dell’espansione degli Alleati dal Sud verso il Nord, accadde che diverse Brigate Nere delle aree liberate furono costrette allo scioglimento e le superstiti cercarono rifugio nelle regioni del nord ancora sotto occupazione tedesca e dove potevano essere usate dalla RSI per tentare di frenare il fronte interno della Resistenza partigiana. Ad esempio la XVI Brigata Nera Gervasini vide la confluenza della XXXV BN Spinelli di Arezzo, oltre alla Compagnia della Morte di San Sepolcro.

Ho citato più volte la Brigata Nera Gervasini di Varese intanto perché era quella operante sulla nostra provincia, ma anche per un altro motivo che ci riporta al presente. Infatti pare scarsamente diffuso il suo sinistro ricordo ed essa trova oggi richiamo tra diverse organizzazioni neofasciste e neonaziste operanti nel Paese : da Forza Nuova a CasaPound e -a livello locale- dalla Comunità Militante dei Dodici Raggi (Do.Ra.), presieduta da Alessandro Limido, che nel 2012 si unificava con Ultras7Laghi e Varese Skinheads e che fa registrare una stretta  collaborazione con i “Gemelli Orobici” del MAB (Manipolo d’Avanguardia di Bergamo). L’attività di allargamento della base d’appoggio esterna a queste organizzazioni emerge dallo spazio che esse cercano di occupare specialmente tra i giovani e, segnatamente, nelle aree dello sport ed attraverso il pullulare improvvisato di circoli culturali ad esse direttamente o latamente riconducibili :  ad es. per quanto concerne Do.Ra. il “Circolo Culturale Dante Gervasini” costituito a Varese nel mese di febbraio u.s. ed in ultimo , il 28 ottobre, il “Circolo Culturale Fratelli Gervasini” di Azzate. Inoltre vorrei ricordare che il 15 novembre per iniziativa del Fronte della Gioventù di Brescia è sorto in quella città un Circolo Culturale intitolato a Pino Rauti, fondatore dell’organizzazione eversiva tristemente nota di Ordine Nuovo.

Troppe azioni di sfregio della memoria vengono compiute sia nel Paese che a livello locale nell’indifferenza, nella sottovalutazione e spesso nella tolleranza. Diffusamente nella provincia si registrano vandalismi, come al Sacrario di San Martino, le provocatorie affissioni di manifestini a Busto Arsizio riferentesi al centenario della Marcia su Roma, l’oltraggiante imbrattamento con svastiche  delle Pietre d’Inciampo poste a Gallarate in memoria di Vittorio Arconti e poi quella di Clara Pirani Cardosi, fatti che il Sindaco Cassani ha semplicemente stigmatizzato come “ragazzate”. Un tale lassismo espresso perfino da una Autorità Civile non pare punto segno di consapevolezza di quanto tale comportamento possa influire sulla coscienza civica dei giovani a cui , di fatto, viene proposta superficialità ed indifferenza di giudizio . In altro ambito, ma sempre  in Città, all’inizio di questo mese e’ accaduto un fatto balzato sulle pagine di alcuni giornali nazionali poichè presso l’Istituto Ponti il 7 novembre, proprio nella giornata in cui la scuola dedicava spazio alla formazione civica operando sulla tematica dell’inclusione, una docente veniva colpita con un pugno in volto da uno studente che aveva richiamato per aver disegnato una svastica sulla lavagna e per essersi rivolto con espressioni razziste nei confronti di un compagno di classe.

Mi sono volutamente soffermata in questa occasione su particolari aspetti di eventi documentati della recente storia e di cronaca contemporanea locali perché ritengo che sia sempre bene rammentare affinché non si perda contezza di ciò che è accaduto e che accade e che non basta sperare che non accada più, anche se in forme diverse perché non pensiamo che la storia sia ciclica.

Tanto più in questo contesto generale di grande crisi e disordine sotto il cielo, sia a livello mondiale che nazionale, ritengo che quanto mai meritorio ed indispensabile sia continuare a  mantenere come costante quadro di riferimento la nostra Carta Costituzionale ed operare perché il suo carattere programmatico esplicitato nei primi dodici articoli, i Principi Fondamentali, trovino attuazione quale realizzazione dei valori dell’antifascismo che la sostanzia e che l’ha fondata.

W la Resistenza W la Costituzione.

Patrizia Foglia

27 Novembre 2022

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