Festa della Liberazione 2022 – Gallarate

Festa della Liberazione 2022 – Gallarate

La Festa della Liberazione svoltasi a Gallarate Lunedì 25 Aprile, preceduta da foschi presagi in conseguenza della guerra in corso tra Russia e Ucraina, è stata un giorno, se non di Festa, come avrebbe dovuto essere, di grande partecipazione collettiva nel ricordo di una stagione triste della storia del Paese, culminata nella vittoriosa guerra di Liberazione che vide la Resistenza parte integrante e incisiva nel conflitto quale componente ineludibile di quel processo. Processo che portò alla proclamazione della Repubblica e alla stesura della Carta Costituzionale, quale Carta fondamentale del nuovo assetto che l’Italia si era conquistato.

Al Cimitero Maggiore, dopo la deposizione e l’omaggio al Sacrario dei Caduti di tutte le guerre, con la S. Messa celebrata da Mons. Riccardo Festa, e la deposizione di corone d’alloro sulla Tomba del Partigiano e dei Deportati, ci si è riuniti nel piazzalino antistante il Cimitero per i previsti interventi come da programma dell’Amm. Comunale.

Il Pres. di Anpi Gallarate Michele Mascella, prendendo la parola e introducendo così la Manifestazione, ha subito informato i presenti e il Sindaco Cassani in particolare, di scritte offensive apparse nottetempo nei confronti di Anpi su muri cittadini, nonchè dell’imbrattamento della PIETRA D’INCIAMPO dedicata a Vittorio Arconti posata in opera Sabato 23 insieme a tutte le Autorità cittadine, Associazioni, Sindacati e numerosi cittadini, oltre ai parenti prossimi del Martire. Il Sindaco ne ha preso atto con rincrescimento, promettendo di far pulire i siti dalle scritte e dalla vernice, gesto che Mascella ha voluto definire semplicemente stupido.

Proseguendo, Mascella ha invitato la studentessa MAIA CHIREA, della 3^ E del Liceo Scientifico “G. Pascoli” a pronunciare il suo discorso, che riproduciamo qui di seguito per intero:

INTERVENTO DELLA STUD.SSA MAIA CHIREA

Buongiorno a tutti, sono Chirea Maia, studentessa del liceo scientifico di Gallarate, e sono qui in rappresentanza della Rete degli Studenti Medi di Varese. La testimonianza che vi leggerò è quella di Bruno, detto Attilio, uno studente diciannovenne di Udine, che abbandonò la scuola l’8 settembre 1943 per unirsi alle formazioni partigiane operanti nella sua zona. Venne catturato il 15 dicembre 1944 da elementi delle SS, incarcerato nel carcere di Udine e ripetutamente torturato. Venne fucilato il 1 febbraio 1945. La seguente lettera è stata scritta il giorno prima della sua morte, 31 gennaio 1945.

“Edda,

voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.

Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente. Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.

Addio Edda”

 

Il corpo di Bruno è stato ucciso dalla barbarie fascista, quella barbarie che tutt’oggi si manifesta con attacchi vili a camere del lavoro, quella brutalità che tortura innocenti, quella violenza che tormenta popoli interi, dal Kurdistan fino alle porte del nostro continente.

Le idee per cui Bruno è stato ucciso sono vive. La fiamma dell’antifascismo non muore mai, ma cammina sulle nostre gambe ogni dì. Quest’anno ancor di più, per ricordare le partigiane e i partigiani e festeggiare la Liberazione, ma anche per chiedere pace e disarmo.

Io penso che la grande lotta di cui Bruno parlava alla sua Edda non sia finita. Che ci siamo ancora dentro, perché i diritti non sono mai una conquista permanente, ma la lotta deve continuare, ogni giorno. E perché serve il contributo di tutte e tutti, oggi e domani, in questa piazza e in ogni luogo. Se il vento fischiava, ora fischia più forte.

Buon 25 aprile.

A seguire, Mascella ha invitato sul palco il Sindaco ANDREA CASSANI per il suo contributo:

Discorso 25 Aprile 2022 del Sindaco Andrea Cassani

Oggi ricordiamo la fine di un periodo storico noto come “resistenza” o “secondo risorgimento”, caratterizzato dall’insieme dei movimenti politici e militari che in Italia, dopo l’8 settembre 1943, si opposero al nazifascismo. Alcuni storici hanno evidenziato più aspetti contemporaneamente presenti all’interno del fenomeno della Resistenza: per alcuni prevale il tema patriottico, quindi enfatizzano la lotta di liberazione da un invasore straniero; altri sottolineano il carattere popolare e spontaneo della sollevazione; altri ancora parlano di “guerra civile” tra antifascisti, fascisti e collaborazionisti con i tedeschi. Alcuni, infine, accentuano le aspettative rivoluzionarie nutrite da una parte dei partigiani, soprattutto socialisti e comunisti. Sono tutte letture possibili.

È una storia drammatica, quella della Liberazione. Una prova che non ha risparmiato nessun contesto: montagna e pianura, civili e uomini in armi, realtà urbane e paesini. Naturalmente non ha risparmiato Gallarate. La libertà e la democrazia richiedono ancora tutela attenta, senso di responsabilità, rispetto per l’altro, capacità di riconoscere nell’interesse collettivo la meta cui devono tendere le singole parti.

Anzitutto perché le Istituzioni democratiche e il Diritto cui oggi facciamo riferimento affondano lì le proprie radici. In secondo luogo perché la storia della Resistenza e della Liberazione ci insegnano che, a volte, reagire e lottare, anche di fronte a sfide enormi, è giusto, doveroso.

Penso alle sfide poste, per esempio, dall’Europa. Il cammino di unificazione è stato segnato da errori e tuttora risulta, a volte, criticabile.

Oggi queste difficoltà sono drammaticamente evidenti per ciò che accade nel Mediterraneo e, di conseguenza, sul nostro territorio nazionale. Anche a Gallarate, che in questo momento ospita decine di profughi.

Ecco: l’Europa, l’Italia e la nostra città, sebbene in un contesto ovviamente mutato, devono misurarsi di nuovo coi conflitti e con le conseguenze che questi producono sulle persone. Nel 1945 vinsero il desiderio di libertà, la volontà di fare tacere le armi. Oggi dobbiamo affrontare le sfide che abbiamo davanti con strumenti nuovi.

Con il trascorrere del tempo crescono i rischi dell’oblio sui fatti della resistenza e della liberazione, insieme all’insidia del dare per scontati i diritti democratici.

Voglio concludere con la citazione di un grande giornalista ed intellettuale indipendente, Indro Montanelli, che così ebbe a dire: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

Buon XXV Aprile a tutti. Andrea Cassani

 

Mascella ha poi così dato la parola a ILARIA ENRICA MASCELLA, della Segreteria Anpi Gallarate, per la sua prolusione ufficiale della Manifestazione, che riportiamo di seguito integralmente:

DISCORSO UFFICIALE DELLA MANIFESTAZIONE DI ILARIA ENRICA MASCELLA

Articolo 11. Costituzione della Repubblica Italiana

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Così la nostra carta fondamentale, quella che tanti negli ultimi anni, anche tra i più insospettabili, hanno difeso con tanta veemenza, ci ricorda quanto dovrebbe essere distante la guerra dalle nostre vite. Ci invita non solo a non scatenare le guerre: “RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA”, ma anche a non utilizzarle “COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI”, perché chi ha scritto quella carta sapeva fin troppo bene cosa significasse la guerra, e cosa significasse la guerra civile, i suoi strascichi, da cui ancora questo Paese è lacerato.

Ecco vedete, noi siamo Partigiani, che oggi come ieri, significa prima di tutto scegliere da che parte stare, parteggiare. E noi, di Anpi, da sempre, parteggiamo per LA PACE, perché ci crediamo in quell’articolo 11, ci crediamo davvero nella Costituzione, che ripudia, mi perdonerete se sono ripetitiva, la guerra come risoluzione delle controversie internazionali, invitando, a costo di limitare la propria sovranità nazionale, alla costruzione di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni che aderiscono al progetto europeo, idea che mal si accompagna con i nazionalismi e i patriottismi esasperati degli ultimi tempi; e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte ad assicurare la PACE.

All’interventismo di troppi, continuo a preferire il motto “se vuoi la pace, prepara la pace”; e per preparare la pace, anche in casa nostra, prima che la tifoseria, come al solito, ci travolga, sarebbe bene cominciare a considerare le opinioni diverse dalle proprie come opportunità di confronto e di sviluppo di un pensiero critico, perché il pensiero unico, che sia quello più vicino al mio ideale o a quello di qualsiasi altra persona non è sinonimo di democrazia.

Se democrazia significa che il potere è nelle mani del popolo, significa altresì che questo popolo deve essere nelle condizioni di crearsi delle opinioni nella maniera più libera possibile, e per fare ciò nulla è più utile di una buona dose di informazione e di idee, e di opinioni, altrimenti diventa un mero esercizio di propaganda.

Allora invito me stessa e voi tutti a non temere mai il confronto, l’ascolto delle opinioni altrui, i ragionamenti di quanti ci sembrano più lontano possibile da noi, perché è l’insinuazione del dubbio in noi stessi che ci fa porre delle domande e ci aiuta a sviluppare un nostro proprio pensiero critico, capace di opporsi, laddove necessario, alla propaganda, capace a sua volta di confrontarsi con intelligenza con altre opinioni.

Noi in ANPI ci siamo abituati da sempre, siamo la casa di tutti, di tutti gli antifascisti, sia ben chiaro.

E sentirci dire oggi da alcuni che siamo filoputiniani per il semplice fatto che il nostro pensiero non corrisponde con precisione a quello egemone è quanto meno ridicolo. Noi che siamo buonisti e che l’accoglienza l’abbiamo sempre ritenuta un valore, a prescindere da colore, etnia, lingua, religione o vicinanza geografica; noi che alle guerre ci siamo sempre opposti, che avevamo le magliette di che Guevara al massimo, oggi ci troviamo a dover giustificare continuamente la scelta per un ragionamento complesso, per un’analisi più approfondita delle tematiche in campo; perché un conflitto con dinamiche proprie delle guerre civili tra due Paesi che, seppur di malavoglia, condividono un percorso storico culturale e geopolitico, non può essere semplificato in buoni e cattivi.

Come ha ribadito ieri il nostro Presidente Nazionale, Pagliarulo “Non è in discussione la condanna irreversibile dell’invasione russa, le violenze imperdonabili, la piena e concreta solidarietà col popolo ucraino e il suo diritto alla resistenza”. Non sarà tuttavia plaudendo al coraggio ucraino, o inviando armi a sostegno della loro resistenza che si giungerà alla fine della guerra e si otterrà la Pace. Lo sappiamo bene, lo sanno molto meglio i nostri partigiani, che tante volte servono le armi per resistere, per conquistare la Pace, ma poi non basta.

Sono proprio i nostri detrattori a ricordarci che non ci sarebbe stata alcuna libertà senza l’intervento degli Stati Uniti con lo sbarco in Sicilia. E l’alternativa alla partecipazione concreta ad una guerra, è la diplomazia. Chiediamo, inascoltati e ridicolizzati, una forte e convinta azione diplomatica, tavoli di trattativa, chiediamo la costruzione di un’alternativa di PACE.

Fare gli interventisti seduti comodamente davanti a un computer, in un salotto televisivo, su qualche scranno parlamentare, è esercizio assai più facile rispetto alla ricerca di soluzioni diplomatiche che richiedono conoscenza approfondita del conflitto, delle sue cause.

Semplificare, tifare, è sempre dannoso, a meno che non si desideri il perdurare della guerra, sui campi e nei cuori. Se tale invece è l’obiettivo, avanti tutta, sotto le bombe ci muoiono civili, grandi e piccini: nel frattempo i signori della guerra si arricchiscono e sappiamo già chi saranno i veri vinti e i veri vincitori. Di certo lo sapevano i padri costituenti, che la guerra la ripudiavano, che ripudiare significa RESPINGERE CON DECISIONE, RIFIUTARE CATEGORICAMENTE.

Rifiutiamo categoricamente la guerra in Ucraina, e si, lo sappiamo che è la Russia che ha aggredito, grazie;

rifiutiamo categoricamente la guerra in Siria, dove tutt’ora il Rojava resiste;

rifiutiamo categoricamente la guerra nello Yemen;

rifiutiamo categoricamente la guerra (occupazione?) in Palestina; dove sulla striscia di Gaza resistono da tempo ormai indefinito;

rifiutiamo categoricamente le guerre che da decenni massacrano l’Africa, non solo centrale;

condanniamo i risultati, disastrosi, della guerra in Afghanistan, dopo aver rifiutato categoricamente la guerra nello stesso Afghanistan, e quella in Iraq, per citare le più note e recenti.

E ho un paio di considerazioni per chi continua ad attaccare ANPI:

prima di tutto mi chiedo chi ci guadagni. Qualche giornalista sinistro, ha recentemente parlato di partigiani tutti morti, adducendo dunque alla conclusione che una tale associazione non abbia più ragion di essere. Ci tengo a rassicurarlo, ci sono ancora partigiani viventi, qualcuno piuttosto in forma, ed esiste uno specifico statuto associativo in cui ANPI si configura quale ente morale (è forse questo il problema?) con il preciso scopo di tutela della Costituzione e dei valori repubblicani e antifascisti. Detto ciò non si capirebbe allora a cosa servano le associazioni dei reduci di guerra, le associazioni combattentistiche, di cui la stessa Anpi fa parte. O forse il problema è proprio il fatto che ANPI si sforzi di essere quotidianamente presente nel dibattito politico, non accontentandosi di fare memoria. Che poi, fare memoria è il primo passo per non ripetere gli errori del passato, così come un bambino che continui a dondolare su una sedia, cadendo e facendosi male imparerà, memorizzando, che quell’azione gli comporterà un danno.

A chi serve l’inesistenza di ANPI? A chi vuole sfasciare (o fasciare) il Paese? A chi ha paura di un pensiero critico, autonomo rispetto a quello dei partiti? A chi conviene?

La seconda considerazione è relativa ai mezzi, spiccioli permettetemi, con cui si attacca l’associazione di cui mi vanto di fare parte.

Un manifesto con una bandiera italiana esposta in orizzontale piuttosto che in verticale. Davvero? Davvero pensate basti così poco per far fuori un’associazione rappresentativa (e rappresentata) di e da chi per liberare il Paese, anche a soli 15 anni era disposto a lasciare casa con il mitra in spalla e un paio di scarpe nemmeno troppo buone?

Dovrete escogitare qualcosa di un po’ più brillante.

Voglio ringraziarvi tutti, per essere qui, dopo due anni di pandemia, e con una terribile guerra in corso, oggi più che mai è bello vederci, faccia a faccia, occhi negli occhi e poterci parlare così.

Fatemi dire un’ultima cosa, ci tengo a rassicurare chi considera Bella Ciao un canto divisivo che SI, è divisivo, divide i fascisti dagli antifascisti, i fascisti dall’Italia, una repubblica Antifascista.

Bella Ciao

 

Al termine del discorso ufficiale si è formato il Corteo che ha proseguito su via Milano, attraversando P.zza S. Lorenzo, percorrendo C.so Italia per sostare in L.go Camussi, al Monumento alla Resistenza, dove si sono deposte le corone d’alloro in omaggio alla RESISTENZA. Il corteo si è dunque ricomposto per raggiungere il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, dove sono state deposte altrettante corone d’alloro alla memoria.

Terminata così la Manifestazione ufficiale programmata, l’ANPI ha inteso ritornare al Monumento alla Resistenza in L.go Camussi, seguita da tutti i cittadini e le Associazioni che avevano già concorso al primo corteo.

Qui il Pres. Mascella ha fatto risuonare gli Inni Nazionali d’Italia, Ucraino, Russo, Europeo, chiudendo con l’immancabile BELLA CIAO a gran voce richiesta dai convenuti. Si è cantata anche dal vivo di fronte ad una grande bandiera di ANPI portata e sostenuta da cittadini e militanti di vari Partiti politici intervenuti.

Ma la bandiera più diffusa durante tutta la Manifestazione è stata quella della PACE: e non poteva che essere così.

Di questo, tutti, abbiamo bisogno oggi, più che mai.

 

 

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