Scomparsa di RENATO PASTORELLI

Scomparsa di RENATO PASTORELLI

E’ con profonda mestizia che abbiamo appreso della scomparsa, il 15 febbraio 2021, del nostro iscritto e compagno

RENATO PASTORELLI.

Ho personalmente di lui un ricordo netto, avendo insieme condiviso per un lungo periodo la militanza nell’allora P.C.I. di Gallarate, fin dagli anni ’80: ed il suo tratto caratteristico era senza dubbio quello della grande serietà, che nulla concedeva alla “leggerezza” di taluni comportamenti altrui che lo infastidivano visibilmente.

Come tanti di noi, allora, la sua militanza era una vera e propria missione, che viveva e praticava con il cipiglio del combattente pronto ad affrontare e risolvere i problemi della vita politica quotidiana.

Altri uomini, altra epoca, altri ed alti valori, altre stature. Qui di seguito proponiamo un ricordo delle figlie Laura ed Olivia che meglio di chiunque altro ne tratteggiano la figura umana e politica. Grazie Laura, grazie Olivia: e da questa pagina un commosso pensiero alla vostra mamma, sig.a Annapaola…

“Papà veniva da una famiglia molto umile. Suo padre era uno scalpellino che aveva cercato lavoro in Francia, in Svizzera, a Milano. Sua mamma era operaia in una delle tante fabbriche tessili di Gallarate. Nella sua famiglia papà ha battuto strade inedite, guidato dalla passione per la politica e dalla passione per lo studio e la lettura, due passioni che lo accompagneranno per tutta la vita e che lo spingeranno a divorare libri e scrivere recensioni cinematografiche per il giornale del PCI di Varese , “Ordine nuovo” .

Raccontava di aver scoperto l’impegno politico nel primissimo dopoguerra, da adolescente, quando oratori comunisti e socialisti si alternavano in comizi in quella piazza Garibaldi dove lui abitava, nella portineria del palazzo di cui i suoi genitori erano custodi. Da adolescente ha incominciato a sognare un mondo più giusto e a sentire il desiderio di partecipare alla sua costruzione, in un’Italia uscita da un ventennio di dittatura e in cui le persone riscoprivano il gusto di progettare il futuro. Si iscrisse a 16 anni e mezzo alla FGCI, di cui diventerà poi segretario cittadino. L’anno di svolta fu il 1948, con l’attentato a Togliatti e le mobilitazioni operaie conseguenti. Papà, che aveva studiato da disegnatore meccanico e lavorava come magazziniere e disegnatore meccanico presso la ditta Frisoni, capisce che il suo rapporto di lavoro è a rischio per la sua partecipazione agli scioperi. Comprende quindi di essere a un bivio: rinunciare alle sue lotte per mantenere il posto di lavoro, oppure dedicare tutta la sua vita all’impegno sindacale. Sceglie questa seconda strada, ed inizia così un decennio di lavoro nella CGIL che lo porta alle Camere del Lavoro di Gallarate, Somma, Albizzate. Un periodo intenso e faticoso in cui macinava chilometri in bicicletta da una fabbrica all’altra per condurre lotte e vertenze, oppure si svegliava all’alba per partecipare ai picchetti insieme agli operai. Al termine di questo periodo, logorato dalla fatica e dopo aver guidato la Camera del Lavoro di Gallarate, non gli è stato facile reintegrarsi in un mondo del lavoro ancora ostile a chi si era esposto pubblicamente come comunista e sindacalista. Inizia a lavorare come impiegato in un ufficio di assicurazioni, ma non rinuncia alla sua militanza.

Nel 1956 verrà eletto per la prima volta in Consiglio comunale per il PCI e in Consiglio Comunale continuerà a operare fino al 1975. Era molto orgoglioso della sua battaglia per la scuola materna comunale, battaglia non facile in un momento in cui le istituzioni religiose avevano il monopolio di quest’ordine scolastico.

Il ricordo che abbiamo noi da bambine sono le nottate passate a studiare documenti, pratiche, atti comunali, il lavoro paziente e certosino sui piani urbanistici perché l’urbanistica era lo strumento con cui difendere l’ambiente da un’urbanizzazione sempre più spinta e famelica. Il papà che studiava i piani urbanistici era lo stesso papà che inventava favole in cui una bambina, Ondina, salvava il re del mare, Delfino, dall’inquinamento che lo stava uccidendo; il papà che, nelle sere d’estate ci chiamava per guardare insieme dal balcone il volo delle rondini.

Nelle sue battaglie d’opposizione in Consiglio Comunale, così come nel suo impegno nel Consiglio d’Amministrazione dell’ospedale di Gallarate in difesa della sanità pubblica, si è guadagnato stima, rispetto e affetto anche da parte degli avversari politici o di chi aveva un orientamento diverso dal suo, ma condivideva i comuni valori dell’antifascismo e della Costituzione e l’idea della politica come perseguimento di ideali, nel segno della coerenza e del rigore morale. E ci colpiva come, ancora negli ultimi anni, chi lo aveva conosciuto allora da sponde politiche diverse continuava a manifestargli la stessa stima e lo stesso affetto di quegli anni.

Negli anni 2000, pur non occupando più ruoli di rilievo nella politica gallaratese, nostro padre ha continuato ad interessarsi e ad intervenire attivamente nelle questioni che più gli stavano a cuore, come quando, nel 2007, fece un accorato appello per evitare il taglio dei 40 alberi di Piazza Risorgimento. E poi nel 2008, quando propose la concessione della cittadinanza onoraria gallaratese a Bruno Golo, il Comandante Manlio, uno dei protagonisti della Liberazione di Gallarate. Purtroppo, in entrambi i casi, rimase inascoltato: il clima politico era, ormai, di gelida chiusura.

Un filo rosso si è snodato lungo tutta la sua vita, l’importanza di custodire la memoria della Resistenza: dall’organizzazione di mostre di libri sulla Resistenza agli incontri con comandanti partigiani, il suo impegno in quest’ambito non è mai mancato. Papà si sentiva moralmente e politicamente erede di quella generazione che, con il suo sacrificio, aveva consentito un nuovo inizio, e a sua volta si è sentito in dovere di trasmettere quella preziosa eredità alle generazioni successive.”

Laura e Olivia Pastorelli

19/02/2021

 

 

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