Discorso commemorativo Luciano Zaro – Domenica 24 Novembre 2019
Una giornata piovosa non ha impedito di commemorare il giovane Luciano Zaro, come da sempre l’Anpi Gallarate si preoccupa di fare.
Dopo la breve introduzione del Pres. Mascella, che ha ricordato, citando un passaggio dell’ultimo intervento pubblico del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’alto valore della Memoria – “La memoria rappresenta la pietra angolare contro pericolosi virus che sono in agguato, sempre pronti a infettare i tessuti vitali delle nostre società” – e ringraziato i presenti per la loro partecipazione, in particolare l’Ass.re alla Cultura del Comune di Gallarate, Avv. Massimo Giuseppe Palazzi, non prima di aver ribadito che quello di Zaro fu un feroce e premeditato assassinio, perpetrato da una losca pattuglia di repubblichini, a sfatare ricostruzioni spesso ambigue, ha dato la parola all’Assessore per il suo breve ma incisivo saluto.
Successivamente ha preso la parola Marco Bertoldo, del Direttivo Anpi Gallarate, per la sua prolusione che qui di seguito riproduciamo per intero:
Discorso celebrativo per Luciano Zaro
Ringrazio l’assessore alla cultura di Gallarate Massimo Giuseppe Palazzi e il Presidente dell’ANPI di Gallarate Michele Mascella.
Sono onorato di ricordare, davanti alla sua casa, Luciano Zaro.
Il giovane Luciano lavorava come orafo presso la gioielleria di Alfredo Ganosa, esponente del Comitato Nazionale di Liberazione di Gallarate, e a sua volta svolgeva funzioni di collegamento fra le Brigate Partigiane cittadine.
Era la sera del 24 novembre 1944
Luciano Zaro era in casa con la madre e stava aggiustando un orologio al tavolo della cucina quando cinque elementi della Brigata Nera di Gallarate fecero irruzione nella casa per arrestarlo.
I fascisti guidati dal famigerato maresciallo Crosta nonostante che nessun tipo di arma fosse stata ritrovata in casa Zaro, gli intimarono di seguirlo in caserma. Luciano chiese di poter indossare un maglione e mentre era di spalle, veniva colpito e ucciso da più colpi di pistola alla schiena.
Da quel vile assassinio sono passati 75 anni.
Coloro che hanno partecipato alla Resistenza si riconoscono tra loro e si distinguono, dagli indifferenti e dagli avversari per l’entusiasmo morale con cui hanno difeso la libertà e hanno affrontato il rischio di perdere la vita.
Da questo coraggio bisogna cercare lo spirito della Resistenza.
Lo stesso spirito consacrato nella Costituzione e divenuto anima della nazione. La nostra Costituzione è nata da un faticoso compromesso tra forze politiche diverse. I principi comuni si possono racchiudere in 4 ideali.
L’ideale di pace.
L’ideale della libertà personale.
L’ideale della giustizia.
L’ideale dell’antifascismo.
Su quest’ultimo mi voglio soffermare perché trovo a dir poco paradossali le tesi revisioniste, neofasciste e neonaziste, le provocazioni e le manifestazioni che hanno riguardato anche il nostro territorio, spesso non adeguatamente stigmatizzate.
Tutto sembra ormai sdoganato ed ho paura così come temo l’indifferenza dilagante.
L’errore di sottovalutare la pericolosità del pensiero fascista è già stato commesso in passato e tutti sappiamo quali effetti catastrofici ebbe.
Sappiamo bene che i principi bisogna tradurli in pratica, in continuità con lo spirito della Resistenza.
Resistenza e Costituzione sono due momenti indissolubili della stessa vicenda, della storia d’Italia rinata dopo il fascismo e la guerra.
Badiamo bene ad osannare uomini più prodighi alla propaganda d’odio che ai valori costituzionali della libertà personale e della giustizia sociale.
Rifiutiamo l’ ideale dell’uomo forte, deciso e risoluto, alibi dello scarso senso della propria responsabilità.
Badiamo bene agli indifferenti, a coloro che si accontentano di assistere allo spettacolo per vedere come va a finire per poi applaudire il vincitore.
L’indifferenza genera tragedie, come insegna la storia, quella storia di cui è stato protagonista e vittima Luciano Zaro.
Non restiamo indifferenti di fronte alle minacce ricevute dalla Senatrice Liliana Segre, deportata sopravvissuta ad Auschwitz, che ha ricordato in un recente intervento come si sia trovata “senza parole” e “stupita” davanti al male che vedeva intorno a lei, a quell’odio organizzato che vedeva e che poi ha combattuto sempre.
Le sono serviti però 45 anni per riuscire ad andare a parlare davanti agli studenti, senza mai nominare la parola odio e vendetta. Ora lei è viva testimonianza di quello che è stato e che non deve più succedere.
Lunedì 11 novembre Anpi e Aned, Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, hanno organizzato la manifestazione “Milano non odia: insieme per Liliana” dopo la notizia che Liliana Segre riceve 200 messaggi di odio e minacce al giorno. Sono stati letti oltre 200 messaggi di pace e solidarietà. Un modo per stringersi in un abbraccio collettivo alla senatrice Segre e farle sentire che difenderemo sempre il ricordo e la Memoria come antidoti agli spargimenti di odio.
Oggi molte persone cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di antifascismo. Non permettiamo che la resistenza venga dimenticata, dobbiamo essere anticorpi al ripresentarsi della malattia fascista.
L’indifferenza nei confronti del razzismo strisciante, rischia di essere il contributo alla rinascita del fascismo. I giovani d’oggi devono lottare con fermezza per il proprio avvenire, partendo dai principi contenuti nella nostra Carta Costituzionale, che è una mappa che ci deve guidare, ha guidato e ispirato i nostri costituenti, donne e uomini che hanno dato per questi principi le proprie vite.
Luciano era un ragazzo di vent’anni che sperava in una Italia migliore.
A noi il compito di continuare a crederci.
L’invito che rivolgo a tutti è di non cadere nell’indifferenza e non essere complici di una ricaduta nel buio fascista.
Marco Bertoldo
Presenti, come sempre, i parenti del Martire: a Luciana Zaro è stato offerto, a conclusione della celebrazione, un omaggio floreale consegnatole, per conto di Anpi, da Marta Zambon.
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