GIORNO DELLA MEMORIA – 23 GENNAIO 2022 – GALLARATE

GIORNO DELLA MEMORIA – 23 GENNAIO 2022 – GALLARATE

In una soleggiata mattina di Domenica, si sono svolte le Celebrazioni per il GIORNO DELLA MEMORIA a Gallarate, presso il Cimitero Centrale, con una partecipatissima affluenza di cittadini, Associazioni e rappresentanti politici locali nonchè della Amm. Comunale rappresentata dalle Assessore Claudia Mazzetti e Chiara Allai: presenti altresì con il proprio Labaro l’Anpi di Cassano Magnago con la sua Presidente Luisella Filippini e la Presidente di Anpi Prov.le Varese Ester Maria De Tomasi.

Un corteo ben distanziato si è quindi snodato fino al Sacrario ai Caduti di tutte le guerre, dove si è deposta una ciotola di fiori a cura di ANPI e si è tenuto un minuto di silenzio in omaggio al sacrificio di tanti combattenti. Il corteo ha poi proseguito per fermarsi davanti al Monumento ai Deportati e Partigiani, tappa conclusiva del percorso.

La Cerimonia, introdotta brevemente da Michele Mascella, Pres. Anpi Gallarate, si è svolta rispettando tutte le necessarie normative anti covid, ma ricalcando il rito ormai consolidato negli anni per questa occasione. L’introduzione di Mascella:

“Buongiorno a tutti.

Fin dalla sua promulgazione con LEGGE 20 luglio 2000, n. 211, l’ ANPI di Gallarate ha voluto promuovere e celebrare la ricorrenza in modo ufficiale, dando significato sostanziale alla Memoria di uno sterminio programmato quale fu la deportazione in massa di ebrei, oppositori politici e di chiunque fosse sospetto di estraneità al regime nazista imperante.

Le atrocità commesse da quel regime furono (e sono) inenarrabili e di dimensioni epocali, in quanto a progetto sistematico di annientamento di uomini, donne, vecchi, bambini, in nome di una ideologia di morte e distruzione che causò complessivamente decine di milioni di morti in tutta Europa e nel mondo.

Tutto ciò confluì, per ricordarne l’efferatezza e perpetuarne il ricordo alle generazioni a venire, nella legge citata, conosciuta come il “GIORNO DELLA MEMORIA”.

Oggi siamo ancora qui a rinnovare quell’impegno, orgogliosi di impreziosirlo con la presentazione delle PIETRE D’INCIAMPO dedicate a tre vittime della ferocia nazifascista che tutto poté, fuorché impedirne la Memoria perpetua, quale monito concreto per le generazioni presenti e future.

Le origini delle Pietre sono ricordate brevemente nelle poche parole tratte dai ricordi di Gunter Demnig, l’autore dei manufatti:

“Il precursore delle Pietre d’Inciampo è stata la traccia dei Rom e dei Sinti, che ricorda la deportazione di mille Rom e Sinti nel maggio del 1940, e che si estende in tutta la città, fino alla Fiera di Deutz”. (Quartiere di Colonia).

“Porrajmos” (ovvero “grande divoramento”) è infatti la parola con cui Rom e Sinti definiscono lo sterminio che ha inghiottito centinaia di migliaia di persone provenienti da tutta Europa, all’interno dei ghetti, nei campi di concentramento e sterminio, nelle fosse comuni. I Rom e i Sinti residenti in Germania sono i primi a partire sui treni diretti verso la Polonia: nel maggio 1940 sono in mille, radunati alla Fiera di Deutz, arrivati là da Colonia e dintorni, con i bambini e i violini e i sacchi impilati a terra. Solo bagagli di piccole dimensioni, come era stato loro ordinato. Furono uccisi tutti.

Il resto lo conosciamo. Gunter Demnig nel 1992, a Colonia, posa il primo oggetto in forma di pietra: un piccolo blocco con una placca in ottone di 10 x 10 cm. Che porta inciso l’incipit del famigerato “Decreto Auschwitz” con cui Heinrich Himmler, nel 1942, aveva disposto la deportazione di Sinti e Rom da tutto il territorio del Reich fino al campo di Auschwitz-Birkenau, dove il 2 agosto sarebbero stati uccisi tutti. La Storia è Memoria, e la Memoria è Storia.”

L’Assessora Claudia Mazzetti, invitata ad un suo intervento, ha ribadito come “…«È sempre devastante ricordare le atrocità che sono state commesse nel passato. La giornata della memoria è davvero un monito per le future generazioni»

Anche la Pres. di Anpi Prov.le Varese ha voluto rimarcare lo stesso concetto, con ricordi personali del padre: “…Ester De Tomasi, presidente Anpi della Provincia di Varese ha ricordato Clara Pirani Cardosi, moglie del preside del liceo, e lo ha fatto accostando la sua drammatica esperienza alla sua storia personale: «Clara condivise una parte del percorso con mio padre: carcere di San Vittore, poi Fossoli, Verona e Bolzano. Infine il campo di concentramento: lui a Mauthausen, lei ad Auschwitz»…”

Mascella ha così poi dato la parola al Pres. della locale sezione dell’ Associazione Mazziniana, Michele Rusca, che ha ricordato un punto importante “… la deportazione di Clara Pirani fu gestita pressoché interamente non dai tedeschi, ma dalla Repubblica Sociale fascista e dai suoi funzionari (il poliziotto che arrestò Pirani era suo vicino di casa). …

Angelo Bruno Protasoni ha ricordato invece Lotte Froëhlich, nata in Germania e gallaratese d’adozione, avendo sposato l’avvocato Mazzucchelli: fu tra le vittime della strage all’hotel Meina, nel settembre 1943. «Giustiziata, zavorrata con pietre e gettata nel lago Maggiore. I nazisti volevano fare perdere ogni traccia di queste persone. Le sue spoglie sono qui al cimitero di Gallarate».

Non per l’origine ma per la sua opposizione al nazifascismo fu invece ucciso Vittorio Arconti, operaio comunista ricordato dalla professoressa Guja Baldazzi, di Anpi Gallarate: deportato a Mauthausen e poi a Gusen, «fu assassinato nel castello di Hartheim», dove venivano liquidati gli “irriducibili” nemici del nazifascismo.
Anche Arconti sarà ricordato da una pietra d’inciampo, che sarà posta in via Mameli, ultimo indirizzo scoperto grazie alla attenta ricerca svolta dai funzionari dell’ufficio anagrafe del Comune, ringraziato dal presidente di Anpi Michele Mascella.

 

 

 

 

 

Le Pietre sono state esposte e illustrate ai convenuti, e ai giornalisti che ne hanno chiesto significato e motivazioni, ricevendo dagli organizzatori tutte le informazioni in merito.

E’ stata data quindi la parola al Prof. Giancarlo Restelli, noto storico ricercatore di Anpi Castellanza, al quale l’Anpi Gallarate ha affidato il discorso celebrativo ufficiale per il Giorno della Memoria, che qui di seguito riproduciamo per intero:

Giorno della Memoria 2022

Gallarate – Cimitero monumentale, 23 gennaio ’22

Una riflessione tra passato e presente

 

Auschwitz, 27 gennaio 1945

Il 27 gennaio del 1945 un’avanguardia dell’esercito sovietico entrò nel campo di Auschwitz e il mondo da quel giorno cominciò a conoscere che cosa era avvenuto nel più grande campo di annientamento che l’uomo aveva progettato e realizzato contro l’uomo. In circa due anni di pieno funzionamento del campo di Auschwitz furono deportate circa un milione e mezzo di persone, prevalentemente ebrei di tutta l’Europa, e un gran numero di polacchi e russi non ebrei più alcune decine di migliaia di Rom e Sinti, ossia le popolazioni nomadi dell’Europa centrale e orientale.

Quando il campo fu liberato emerse subito la terribile contabilità di Auschwitz-Birkenau: del milione e mezzo di deportati, circa 900.000 ebrei furono assassinati nelle camere a gas al loro arrivo mentre altre decine di migliaia morirono a causa del lavoro sfibrante, di ridotte razioni alimentari, a causa di malattie e violenze quotidiane.

Da Auschwitz e da quel 27 gennaio di 77 anni fa nacque una parola che riassume tutto l’orrore dei campi nazisti: Shoah. Shoah vuol dire “catastrofe”, “distruzione” del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale: sei milioni di ebrei furono assassinati dal ’39 al ’45 e la metà in strutture di messa a morte come Auschwitz, dotate di camere a gas e forni di incenerimento.

Shoah e altri genocidi

Ma la grande tragedia della Seconda guerra mondiale non ha coinvolto solo gli ebrei. Facciamo fatica a capire quanti siano 48 o 50 milioni di persone che vennero uccise nel corso della guerra e la maggioranza erano civili morti per i bombardamenti, la fame, le violenze della guerra, le stragi contro i civili… Quindi bambini, donne, vecchi vittime della guerra. Anche la morte nei lager nazisti va purtroppo al di là dei milioni di ebrei morti nelle camere a gas dei campi di sterminio: ad Auschwitz furono uccisi anche i Sinti tedeschi con i prigionieri di guerra polacchi e russi mentre in altri lager, come Mauthausen e Dachau, a finire nel meccanismo di messa a morte furono i partigiani di tutta Europa, gli antifascisti, gli operai che avevano scioperato, persone che avevano aiutato gli ebrei e i soldati nemici in fuga. Anche qui la contabilità di quelli che furono chiamati Triangoli Rossi arriva a milioni di deportati di tutta l’Europa. E poi gli omosessuali e i Testimoni di Geova rappresentano altre componenti di questa galassia infinita che furono i lager nazisti.

Le deportazioni dall’Italia

Anche l’Italia pagò un prezzo molto alto al terribile bilancio dei campi tedeschi. Dopo l’8 settembre del 1943 dal nostro Paese furono deportati:

  • 650.000 soldati dell’esercito italiano (divennero IMI) / 30-40.000 morti
  • 24.000 Triangoli Rossi (operai in sciopero, partigiani, antifascisti…) / 10.000 morti circa
  • 100.000 lavoratori rastrellati in Italia per lavorare come schiavi nei lager / difficile calcolare il numero di morti
  • 8.000 ebrei cittadini italiani che finirono nelle camere a gas di Auschwitz / tornarono poche centinaia di persone

In totale almeno 800.000 italiani conobbero la prigionia e molti la morte al di là delle Alpi. Una deportazione imponente, forse ancora oggi non del tutto conosciuta.

Le deportazioni da Legnano e Busto Arsizio

Anche le nostre comunità sono state pesantemente investite da forme di repressione finalizzate a mantenere l’ordine nelle fabbriche e procurare manodopera per i lager in Germania e Austria. La deportazione da Legnano ha riguardato una trentina di persone, in prevalenza operai delle grandi fabbriche dell’epoca. A Busto Arsizio addirittura i deportati furono una cinquantina, anche qui con una netta prevalenza dell’elemento operaio. Gallarate ebbe una decina di deportati.

Due episodi sono particolarmente significativi. Ci stiamo riferendo ai fatti del 5 gennaio 1944 alla “Franco Tosi” di Legnano e del 10 gennaio dello stesso anno alla “Comerio” di Busto Arsizio. Otto lavoratori di Legnano furono deportati a Mauthausen, un solo tornò a casa. Sei i lavoratori deportati della “Comerio”. Tre sopravvissuti.

“Mai Più!”

Quando il mondo uscì dalla seconda guerra mondiale e conobbe l’universo dei lager nazisti molti dissero “Mai Più”! La condanna dei criminali nazisti a Norimberga e i tanti processi contro gli aguzzini nei lager sembravano la garanzia più efficace per un mondo migliore.

Purtroppo le cose non andarono in questa direzione, la pace fu subito minacciata dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla guerra: Stati Uniti e Unione Sovietica; dopo Hiroshima e Nagasaki nacque l’incubo atomico; la volontà di pace fu sopraffatta da nuovi nazionalismi e nuovi conflitti in Africa, Asia e Medio Oriente. Il messaggio di Auschwitz venne rapidamente dimenticato nelle tante guerre che insanguinarono il mondo dopo il ’45 e nuove dittature opprimevano i popoli, come nell’Europa orientale, dove altri campi di concentramento continuarono a sussistere fino alla caduta del Muro di Berlino.

Neppure il genocidio ebraico sembrò educare a uno spirito di pace e concordia. Erano ancora fumanti le macerie della guerra e addirittura in Polonia, a Kielce, nell’estate del 1946, vi fu un pogrom antiebraico con decine di vittime. Nel 1994 in Ruanda vi fu un nuovo genocidio (contro i Tutsi) con poco meno di un milione di vittime. E poi non dimentichiamo le tante guerre che sono arrivate fino alla fine del Novecento e si sono protratte nel nostro nuovo secolo. E le guerre nate in questi anni, come il terribile conflitto in Afghanistan e in Siria.

Che fare?

Che fare di fronte a tante ingiustizie nel mondo? A tante guerre dimenticate o guerre senza fine dove prevalgono logiche violente per motivi religiosi, razziali o bassamente economici? Purtroppo Auschwitz non ha insegnato nulla a un mondo che appare privo di guida e soggetto a un vero disordine mondiale. Centrali finanziarie muovono ingenti masse di capitali seguendo solo la legge del profitto; milioni di disoccupati e soprattutto giovani sono senza lavoro e con la prospettiva di non trovarlo; grandi masse di persone emigrano per sfuggire le guerre e le dittature oppure per dare un futuro migliore ai propri figli; forme esasperate di xenofobia e razzismo sono la risposta più frequente a chi cerca pace e lavoro lontano da casa.

Si può fare molto

Quindi, che fare? Si può fare molto nonostante tutto. Possiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri studenti, se siamo educatori, che al mondo esiste una sola razza. Quella umana. Ed esiste almeno da 40.000 anni in Europa! Geneticamente parlando siamo tutti uguali!

Possiamo insegnare quindi che il razzismo non ha nessuna base scientifica e la “paura dello straniero” è esasperata da partiti, televisioni e giornali che seguono logiche a loro favorevoli: voti, pubblicità televisiva e consenso facile.

Possiamo insegnare a chi vuole ascoltare che oggi la stragrande maggioranza dei migranti in Italia è regolarizzata, lavora, paga le tasse, rispetta la legge ed è integrata nelle nostre comunità. I loro figli nati in Italia parlano perfettamente l’italiano e si sentono italiani a tutti gli effetti. Possiamo insegnare che l’operaio tunisino o egiziano in Italia è uguale all’operaio italiano e tutti e due devono combattere le stesse battaglie sindacali avendo gli stessi interessi da difendere.

Possiamo insegnare che il terrorismo islamico è un grave pericolo ma riguarda frange minuscole, seppure pericolose, di esaltati mentre la totalità dei migranti e di coloro che vivono da tempo con noi è a loro contraria.

“Noi” e “loro”?

Tutto questo non è utopia. Soprattutto dobbiamo finirla con la contrapposizione tra “noi” e “loro”.

Anche durante il colonialismo europeo in Africa, durante l’età dei nazionalismi in Europa e con il fascismo-nazismo al potere la contrapposizione tra “noi” e “loro” sembrava un dato indubitabile. Le conseguenze di questi atteggiamenti furono i massacri coloniali, le guerre in Europa, e lo sterminio di chi non rientrava in determinati “parametri” di purezza razziale, come nella Germania hitleriana gli zingari, gli ebrei, i disabili tedeschi.

Non facciamo che queste logiche abbiano il sopravvento, non giriamo la testa di fronte a chi semina tempesta, combattiamo ogni giorno la nostra piccola grande “guerra” a favore dell’integrazione, della tolleranza, contro ogni razzismo e ideologia prevaricante. Ricordiamo le tragedie del passato come monito affinché non si ripetano più.

Contro ogni forma di nazionalismo e razzismo vengono in mente le parole di Dante Alighieri in una sua opera (“Convivio”):

“Noi che abbiamo per patria il mondo, come i pesci il mare…”

 

Si ringraziano quanti hanno contribuito con foto e video dell’evento, in particolare Insegnanti e Allievi dell’Ist. Falcone di Gallarate.

Per le foto e video, clicca qui

 

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