Conclusione lavori XVII Congresso ANPI Gallarate

Conclusione lavori XVII Congresso ANPI Gallarate

Domenica 14 Novembre 2021 si sono svolti i lavori per il XVII Congresso della Sezione ANPI Gallarate, con una buona partecipazione degli iscritti e rappresentanti di Associazioni e Partiti.

Il Presidente Michele Mascella ha introdotto i lavori, dopo il saluto a tutti i presenti ed agli ospiti intervenuti, proponendo l’elezione di Guja Baldazzi alla Presidenza dell’Assemblea: elezione avvenuta con l’unanimità dei consensi.

Presenta inoltre il Delegato dall’Anpi Prov.le ai lavori, CLAUDIO CASTIGLIONI, e il Presidente di Anpi Lombardia TULLIO MONTAGNA.

Si propone la costituzione di un’unica Commissione comprensiva di quella politica ed elettorale, e ne vengono incaricati i compagni: Patrizia Foglia, Nicole Lovazzano, Niccolò Rinaldi e Stefano Rizzi, all’unanimità.

La Presidente Guja Baldazzi lascia la parola Al Pres. Mascella per la sua Relazione:

Care e cari compagni, amici, presenti tutti a questa nostra Assemblea Congressuale,

IL 27 Febbraio 2016 si teneva la nostra ultima Assemblea Congressuale in vista del XVI Congresso Nazionale, che si svolse poi nel Maggio 2016: e Domenica 6 Settembre 2020, nonostante la pandemia ancora in corso, come d’altronde lo è ancora oggi, siamo riusciti a svolgere l’ultima Assemblea Ordinaria Annuale, rispettando tutte le norme in vigore. Ciò ci ha consentito di essere in regola con le procedure statutarie e regolamentari che, appunto, regolano la vita associativa della nostra Organizzazione. Altre “scorciatoie” non dovrebbero essere possibili, a meno di inficiare anche i valori ai quali ci ispiriamo: e vuol significare anche che l’Anpi Gallarate, pur in mezzo alle difficoltà create dal covid (parola diventata purtroppo familiare nel lessico di tutti i giorni), ha saputo superare tali difficoltà, rinnovando le adesioni al 100% ed anzi inscrivendo per il 2020 11 nuovi iscritti e per il 2021 ben altri 23. Credo si possa parlare di soddisfazione, se non di successo, condiviso con tutti coloro che si prodigano per il benessere dell’Associazione. A loro, che non enumero per brevità, il mio fraterno grazie, grazie, grazie!!!

Non elencherò pedissequamente le iniziative e le attività svolte, ma ricorderò come l’uso dei mezzi informatici, dei social, com’è uso dire, ci ha molto aiutato nel superamento di obiettive difficoltà: a fronte della impossibilità delle manifestazioni in presenza, ci ha soccorso la tecnologia, che ci ha permesso, sia nel 2020 che nel 2021, di celebrare degnamente le nostre date di riferimento, quali il 25 Aprile, il 2 Giugno ed altre ancora. Questo ci ha consentito di non far passare inosservate quelle date, e di darne ampia e puntuale informazione ai cittadini. I video prodotti nelle varie occasioni hanno visto la partecipazione di altre Associazioni e della CDL CGIL di Gallarate, che li hanno così impreziositi, ed alle quali esprimo qui, ancora una volta, il mio ringraziamento e quello di tutta l’Anpi Gallarate.

Mi sia però consentito di citare tra tutte la CUAC che ci ha ospitato e che ci ospita anche oggi, grazie ad una antica disponibilità, per la quale ringraziamo.

Nelle mail inviate per le convocazioni a questo nostro Congresso, erano allegati alcuni documenti, primo tra tutti quello intitolato “PER UNA NUOVA FASE DELLA LOTTA DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA”, che costituisce la materia di dibattito per l’Assemblea. L’opuscolo, corposo ma scorrevole, è composto da due parti e una premessa: “Cambiare l’Italia”, in una visione progettuale ambiziosa ma certamente non affidata in esclusiva all’Anpi, che in essa delinea la proposta di “una grande alleanza per la persona, il lavoro, la società”, nell’ottica della realizzazione piena ed efficace della Costituzione e dei dettami e valori in essa insiti.

Il Documento prosegue con il capitoletto dedicato al “Mondo visto dall’Anpi” ove è interessante, tra l’altro, la notazione secondo cui, in un mondo che sempre più sembra affidarsi a “uomini soli al comando”, Anpi sente l’affacciarsi di un pericoloso “cesarismo” avvertendo che “quando il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere insorgono pericoli di cesarismo, e si profila cioè il rischio di regimi in cui un individuo assume il potere in modo autocratico, sostituendo la partecipazione democratica e la rappresentanza con la delega diretta e plebiscitaria”.

Ciò che, in definitiva, è l’esatto contrario del dettato costituzionale. Tutto ciò pone dunque all’ordine del giorno la difesa, la tenuta e il rilancio della democrazia e anzi, più propriamente, della democrazia costituzionale. Ne abbiamo bene in mente le recenti derive con le violente manifestazioni che si sono registrate nel Paese, non ultima quella di Roma durante la quale è stata presa d’assalto la sede nazionale della CGIL, con metodi che sembrano presagire un disegno preordinato e che hanno tutta l’aria di somigliare allo squadrismo di triste memoria e che pensavamo irripetibile in una democrazia compiuta che quello squadrismo riuscì a battere. Evidentemente, non per sempre: e questo ci deve far riflettere come una certa idea di Stato assolutista e fascista alligni ancora in fasce di popolazione non sempre insignificanti, in specie quando queste pulsioni vengono favorite, spalleggiate ed incoraggiate da taluni personaggi che siedono sugli scranni più alti delle nostre Istituzioni democratiche.

Non ci consola il fatto che queste pulsioni sono presenti anche in Europa, in talune entità statali che del populismo e del sovranismo hanno fatto le loro bandiere, e che si manifestano ferocemente, anche mentre scriviamo, alle frontiere tra Bielorussia e Polonia, dove a farne le spese, come sempre, sono migliaia di persone perseguitate da guerre e quant’altro alle quali viene impedita l’aspirazione ad una vita decente, ed alla vita stessa, io aggiungo.

Il populismo ha assunto specifici caratteri nazionali, violando, come nel caso della Polonia e dell’Ungheria, alcuni capisaldi del Trattato dell’Unione Europea: ci riferiamo alla tutela della dignità della persona, ai valori della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, allo stato di diritto e al rispetto dei diritti umani”.

Questo afferma, tra l’altro il capitoletto dedicato alla Unione Europea, rilevando come “la UE non si mostra ancora pienamente all’altezza della sfida globale, per la persistenza di piccoli e grandi egoismi nazionali, per i riflessi politici della teoria economica del neoliberismo (da tempo applicata di fatto in modo esclusivo, seppure con diverse articolazioni, dall’insieme della UE), anche per i condizionamenti postumi della guerra fredda”.

L’Europa ci riguarda. Ne siamo parte fondamentale e non spettatori indifferenti e inerti. E le sue problematiche rappresentano una dimensione decisiva per la battaglia politica, sociale e culturale quale teatro principale della nuova fase della lotta democratica e antifascista nello spirito, nelle mutate condizioni storiche del nuovo secolo e del nuovo mondo, sottese nel Manifesto di Ventotene.

Il Documento prosegue con una disamina a largo raggio del “Mondo in cui viviamo”, analizzandone gli aspetti più inquietanti, e che vi invito a leggere per la ricchezza dei contenuti, non sintetizzabili in poche righe: basti però riportare la considerazione secondo la quale in questo nuovo mondo c’è di fatto un generale indebolimento delle democrazie, alle diverse latitudini, ove emerge prepotente la tendenza ad asservire il potere legislativo e giudiziario a quello esecutivo, fatto di per sé gravissimo e propedeutico a nuove forme di totalitarismo (anche digitale, e quindi subdolo e non immediatamente avvertibile da tutti).

Ma tornando ai temi che più ci riguardano da vicino, viene spontaneo chiedersi cos’è l’Anpi, e qual è la sua funzione oggi. La risposta, non esaustiva ma sintomatica e pregnante, è la seguente, già peraltro mille volte formulata anche se con parole e tratti diversi:

L’Anpi, in sostanza, come tutte le formazioni sociali, è un soggetto politico, ma mentre tutti i Partiti sono soggetti politici, non tutti i soggetti politici sono Partiti. L’Anpi non era, non è e non sarà mai un Partito, né può essere oggetto di alcuna speculazione partitica, perché la sua forza morale, ideale e pratica deriva dalla sua natura di “associazione che unisce”, che non è portatrice di una ideologia specifica, che è di parte sì, ma dalla parte della Costituzione. Questo non vuol dire rifiutare i Partiti o diffidarne pregiudizialmente, vuol dire invece avere a mente i diversi ruoli delle comunità organizzate che strutturano e danno anima al funzionamento della democrazia italiana.”

L’impegno dell’Anpi oggi è proiettato in una grande alleanza democratica e antifascista con obiettivo principale la Pace, ma certo non di una Pace che significhi remissione ed accondiscendenza a disegni generali che comprimano le aspirazioni di libertà, di diritti, di solidarietà ed uguaglianza e che non siano ricompresi nei valori fondamentali espressi nella Costituzione Italiana, non dimentichiamolo mai, frutto della vittoriosa Lotta di Liberazione dal nazifascismo che quelle libertà aveva soppresso e sostituito con una feroce dittatura. Si tratta in definitiva di una alleanza per la Costituzione e la sua affermazione, ad oltre settanta anni dalla sua promulgazione, ancora oggi, per molti aspetti, disattesa.

Nella proposta di grande alleanza è implicito, dunque, l’anelito a stabilire un clima nuovo di dialogo, di partecipazione, di condivisione e ascolto tra forze politiche, sociali, istituzioni, ma anche fra persone, diverse ma concordi su obiettivi democratici comuni: l’espressione usata da Papa Francesco ci è particolarmente cara, quando afferma che “nessuno si salva da solo”.

La nostra anima è la memoria delle radici. Così recita un capitoletto dedicato in forma precipua all’Anpi. Dove si afferma che la più significativa delle date commemorative è, a buona ragione, il 25 Aprile. E non potrebbe essere diversamente. È la festa laica per eccellenza, che segna i natali della Repubblica Antifascista nata dalla Resistenza, e non può essere messa in discussione, protetta da un’apposita Legge dello Stato. Purtroppo, ad opera di giunte di destra, in alcuni Comuni non viene festeggiata o resa invisibile, contraddicendo lo spirito della Costituzione. Qui a Gallarate, in verità, siamo riusciti a celebrare degnamente la ricorrenza, con la partecipazione delle Autorità cittadine, sia nel 2020 in video, che nel 2021 in presenza. Così come il Giorno della Memoria, celebrato in presenza con la partecipazione delle forze politiche democratiche cittadine.

E così per altre manifestazioni, quasi tutte rese visibili sul sito ufficiale di Anpi Gallarate e sulle sue pagine Facebook dedicate. Manifestazioni che, per quanto grandi e partecipate, vedi quella a Roma del 24 Febbraio 2018, non possono da sole scongiurare i rigurgiti fascisti e razzisti che purtroppo si fanno sempre più frequenti. Perché la questione è soprattutto culturale: non è facile retorica constatare come in Italia i conti con il fascismo, a differenza di altri Paesi europei, non siano mai stati fatti in maniera decisa e compiuta. Recita il Documento:

“In verità le istituzioni di questo Paese non sono mai diventate pienamente “antifasciste”, come vorrebbe la Costituzione; e ciò perché non sono stati fatti fino in fondo i conti col fascismo, non si è insegnato sul serio che cosa è stato veramente il fascismo, si è tenuto un comportamento lassista nei confronti di atteggiamenti e azioni inaccettabili e pericolosi, non solo nella società, ma anche nelle istituzioni. Basti pensare ai fatti accaduti a Genova del luglio 2001 durante il G8 e ai comportamenti della polizia, qualificati dalla Corte Europea dei diritti come “ torture”.”

È, questo, un estratto dal più ampio documento che fu presentato al Presidente Sergio Mattarella da Carlo Smuraglia e altri il 22 Marzo 2016 con il titolo “Per uno Stato pienamente antifascista”.

È quindi immediatamente conseguente aspettarsi nel Documento Congressuale un altro capitoletto dedicato alla questione, annosa ormai, dell’”Antifascismo e antirazzismo oggi”. Nel quale si rileva come “oggi la suggestione fascista non è più limitata ad un gruppo di nostalgici, ma è condivisa da una parte significativa, pur se non maggioritaria, della pubblica opinione, ed è assecondata (ed è questo l’aspetto più grave) dai gruppi dirigenti dei Partiti più vicini al punto di vista nazionalpopulista, che hanno in gran parte sdoganato il fascismo legittimandone storia, teorie, idee, costumi, luoghi comuni. L’egemonia della cultura antifascista passa in primo luogo dalla sconfitta di questi fenomeni”.

La Memoria di ciò che è stato va coltivata, condivisa e diffusa, come la nostra Associazione si sforza di fare in ogni occasione, con la produzione di documenti storici, ricostruzioni acclarate, disamine precise dei fatti che determinarono la nascita della Resistenza come fenomeno se non di massa, certamente di grandissimo valore patriottico e financo militare, come fu ampiamente riconosciuto dagli Alleati al Comandante Bulow, Arrigo Boldrini.

Sì, siamo Partigiani, ovvero siamo di parte: ma dalla parte giusta della Storia, dalla parte della Costituzione, oggetto sempre più frequentemente di interessate attenzioni di chi vorrebbe stravolgerne il significato fondante ed i valori e principi a cui si ispira. Non è superfluo allora rammentare come l’Anpi fu protagonista nel respingere il tentativo di revisione con i referendum del 2006 e 2016: non così nell’ultimo, che ha ridotto le rappresentanze parlamentari con il parere contrario di Anpi. Per tacere della malcauta riforma sulle autonomie differenziate in corso d’opera (figlia del tragico errore insito nella modifica del famoso Titolo V) che l’Anpi osteggia e rifiuta decisamente, foriere come sono della trasformazione del nostro attuale sistema costituzionale in senso egoistico e divisivo, oggetto di un apposito ordine del giorno del Comitato Nazionale del 27 Ottobre scorso. A tale proposito, l’ANPI ha dichiarato il suo dissenso su di una proposta che minerebbe alla base l’unità che è a fondamento del sistema costituzionale e dei rapporti Stato-Regioni.

Ampi spazi di riflessione si aprono nel capitoletto dedicato a “I giovani e le donne”, al quale vi rimando, dopo aver sottolineato come “l’Anpi ha bisogno di nuova linfa, di nuovi modi di pensare, di una leva giovane che sia in più diretto contatto con le dinamiche sociali, psicologiche ed anche esistenziali di un mondo che cambia. La nuova linfa, lungi dal cambiare la natura dell’Associazione, ne rafforzerà le radici, dal momento che i protagonisti della Resistenza furono prevalentemente giovani, ragazze e ragazzini”.

Anche la questione femminile non è trascurata nel Documento, quando rileva che le donne italiane vivono ancora in una condizione discriminata, e in più sono vittime dell’imbarbarimento del nostro tempo; la violenza contro le donne è un dramma mondiale e nazionale che conferma la carica di brutalità e di aggressività diffusa nella pancia della società e alimentata da centrali mediatiche dell’odio e della paura, da una spettacolarizzazione della violenza ormai abituale”.

Guardare avanti non significa trascurare il passato, o rimuginarci sopra: e porre la massima attenzione sulle vicende che riguardano il clima globale e i suoi evidenti mutamenti diventa materia primaria ed esiziale per tutto il pianeta, per tutti noi, in particolare per ovvie ragioni per le nuove e prossime generazioni, che hanno diritto al loro futuro. Con una battuta, bisognerà che tutti siano un po’ “gretini”, in omaggio alla giovane attivista Greta Thunberg, che più di tanti altri è riuscita a sollevare il problema non più procrastinabile delle emissioni nocive a livello mondiale.

Così come, a margine di qualsiasi riflessione, vi è la constatazione tristissima della legislazione sul lavoro, che ancor oggi produce una vera e propria mattanza, con tre/quattro morti sul lavoro al giorno: ad oggi si contano infatti già oltre novecento vittime dall’inizio dell’anno in corso. Materia di stretta competenza sindacale, ma che non lascia indifferente l’Anpi e non dovrebbe lasciare indifferenti i Partiti, qualsiasi Partito. È esiziale allora che la Costituzione torni nei luoghi di lavoro a riaffermare i diritti di libertà e della sicurezza, della dignità dei lavoratori, della loro garantita integrità.

Per finire, e per non rendere prolissa questa Relazione, mi corre l’obbligo di segnalare un altro aspetto importante e che al sottoscritto appare fondamentale per la tenuta dell’intera Organizzazione: quello delle “Regole dell’Anpi”, oggetto anche questo di un apposito capitoletto. Nel quale si ribadiscono in forma chiara alcuni concetti statutariamente fondamentali che di seguito ripropongo:

“Qualsiasi comunità piccola o grande si organizza in base a un sistema di regole. Le regole dell’Anpi sono fissate nello Statuto e nel Regolamento. Tali regole vanno sempre interpretate in modo rigoroso, al fine di una migliore efficacia dell’attività complessiva dell’Associazione. Tale esigenza vale a maggior ragione oggi, davanti ad una forte offensiva delle destre estreme e all’insidiosa iniziativa culturale revisionista tesa a colpire la memoria e la funzione della Resistenza nella storia d’Italia.”

Quando accennavo, all’inizio di questa Relazione, ad inopportune scorciatoie, mi riferivo nello specifico alla tendenza, in alcune realtà associative che ci riguardano, ad ignorare e surclassare dette regole, con danni gravissimi che possono essere letali per l’Associazione. Ed è bene che chi di dovere (gli organi nazionali) osservi attentamente tali fenomeni e anziché favorirli intervenga per stroncarli sul nascere. L’Anpi non è una organizzazione anarchica e, pur concedendo a tutte la Sezioni la necessaria autonomia, deve rimanere una e indivisibile. Pena la sua rapida estinzione. Le fughe in avanti isolate, il mancato rispetto delle regole, sono segno di disprezzo non tollerabile che vanificano qualsiasi composizione unitaria. Il Comitato Nazionale ha il dovere di intervenire laddove si verifichino queste condizioni, dopo avere analizzato con serietà e profonda analisi i casi che si presentassero alla disamina, evitando di parteggiare per chicchessia.

Niente è lasciato al caso, come dimostra la chiusa del Documento, sulla quale vale la pena riflettere:

“… Da questo punto di vista è assolutamente necessario che i gruppi dirigenti locali controllino il dibattito sui social, e che chi segue le pagine Anpi dia prova di senso di responsabilità, distinguendo sempre fra le sue legittime ma personali opinioni e il punto di vista dell’Associazione. Analoga attenzione va prestata agli altri media ed in particolare alla stampa locale, evitando accuratamente di esternare le problematiche interne all’associazione. L’insieme di queste cautele rinvia al punto d) dell’art. 2 dello Statuto, che recita: “Tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio e di speculazione”.”

Ringrazio nuovamente tutti gli intervenuti a questo nostro Congresso, sia come iscritti che come graditi ospiti, rammentando che quest’anno ci hanno lasciato i compagni:

RENATO PASTORELLI – PIERO CARAFFA – ANTONIO VENTIMIGLIA

e ricordando ancora i compagni Gianluigi Fumagalli e Francesco Aspesi deceduti nel 2020.

A loro ed alle loro famiglie va l’abbraccio di tutta l’Anpi Gallarate, come all’ultimo Partigiano vivente iscritto alla nostra Sezione, VALTER FERRARI, al quale auguriamo lunghissima vita e ringraziamo per il suo contributo reale dato alla Resistenza in giovanissima età.

Un ultimo caloroso saluto voglio riservare a MASSIMO CERIANI, scomparso di recente, grande amico di Anpi Gallarate e mio personale.

W LA LOTTA DI LIBERAZIONE

W LA RESISTENZA

W L’ITALIA

Michele Mascella

Guja Baldazzi apre dunque al dibattito, al quale partecipano ospiti ed iscritti.

  • Carlo Naggi, Pres. Acli Gallarate, porta i saluti della sua Associazione, soffermandosi sulla necessità di unire il globale con il locale nelle attività da svolgere, come messaggio universale attraverso il Congresso stesso;
  • Luigi Ambrosi, rappresentante Officina di Cura Urbana, espone considerazioni sull’agire locale contro le derive populiste e fasciste, evidenziando come nel Documento congressuale di Anpi siano presenti grandi affinità di intenti e obiettivi comuni, quali l’opposizione alle destre, che tolgono, ad esempio, panchine innalzando muri, che invece vanno sgretolati. Il miscuglio tra il neoliberismo e il ritorno delle destre è un mix micidiale che va bloccato, non inseguendo il liberismo.
  • Antonio Longo, Segr. MFE Gallarate, trova il Documento congressuale ben strutturato e profondo nelle analisi. Rileva il combinato Italia/Europa verso l’Unità Europea come tentativo di creare la democrazia sovranazionale quale antidoto al fascismo e all’autoritarismo. Invita l’Anpi ad aderire alla conferenza sul futuro dell’Europa, e ad inserire l’antifascismo come valore europeo: e questa conferenza ne è una grande occasione. Per farlo c’è tempo fino al Maggio 2022.
  • Luisa Colombo, Segr. PRC, porta i saluti del suo Partito, ringrazia per l’invito, e rileva la Relazione del Presidente Mascella molto condivisibile, invitando ad allargare a tutte le rappresentanze sociali e politiche la difesa della Costituzione osteggiando la paventata autonomia differenziata; si dichiara aperta a tutte le iniziative che l’Anpi vorrà fare. Cenni sulla Memoria Storica e decisamente contro il revisionismo storico oggi dilagante.
  • Giuseppe Maffioli, Segr. PCI, ritiene questo un Congresso importante anche per la funzione che Anpi svolge nella società. A proposito dell’Europa ritiene debole il suo antifascismo, soprattutto quando parla di costruire muri a protezione dei Paesi maggiori, e ritiene sconveniente e improponibile l’equiparazione antifascismo-anticomunismo; occorre difendere la Costituzione, e perciò il lavoro, e le classi più deboli. Anpi, come già fa, deve prendere posizione su paletti costituzionali come fascismo e comunismo.
  • Filiberto Zago , di Legambiente, porta i saluti dell’Associazione e suoi personali, narrando esperienze personali.

La Pres. Baldazzi legge il messaggio pervenuto da Ennio Melandri, impossibilitato a partecipare ai lavori:

“In quest’ epoca di covid, vorrei partire proprio da un’immagine da covid: il fascismo è come una malattia virale, può resistere per interi decenni, sottotraccia, sotto il paravento della democrazia, facendo credere di essere scomparso e poi saltar fuori più virale che mai all’indebolimento del sistema immunitario.

E la nostra democrazia ha ormai addosso una settantina di anni, ha perso gran parte della memoria iniziale e dei valori che l’hanno fondata, ormai ha seppellito i testimoni oculari che con i loro racconti hanno retto la narrazione resistenziale. Inoltre si è logorata e corrotta, è scaduta qualitativamente e scende sempre più a compromessi con altre forme di rappresentanza e di governo.

E’ a questo punto che il fascismo si trova davanti all’opportunità di poter governare senza nemmeno imbracciare un’arma. Sono gli strumenti stessi della democrazia a consentirgli di affermarsi, sotto forme diverse, indossando nuove maschere.

In questo preciso momento storico è a disposizione di chi vuol farne uso un’esuberanza di strumenti di manipolazione e di controllo che nessun fascismo del secolo scorso ha mai avuto e questo gli permette di sperimentare qualcosa di inedito: sorgere dal cuore del sistema democratico pluridecennale e dominarlo senza dover ricorrere a soluzioni di forza. Manipolando gli strumenti democratici si può rendere fascista un intero paese senza nemmeno dover mai pronunciare la parola fascismo, ma facendo in modo che il linguaggio fascista sia accettato socialmente in tutti i discorsi, buono per tutti i temi, come fosse una scatola senza etichetta, né di destra né di sinistra, che può passare di mano senza avere a che fare direttamente con il suo contenuto.

Ho parafrasato un recente saggio sul sentire fascista che condivido, anche se può sembrare un po’ apocalittico. Ma gli ingredienti ci sono tutti. Ne cito alcuni:

Il popolo non è più una categoria politica. La categoria politica di oggi è la gente, il pubblico, il consumatore. E la gente è stanca dell’ incapacità del sistema democratico di risolvere i suoi problemi.

Da qui l’ideologia del capo, il capitano o il governatore che sia; basta partiti e partitini; il parlamento a che serve, bisogna diminuirlo ulteriormente di numero; rottamiamoli tutti. Uno vale uno.

Con la cultura non si mangia. La costituzione è un ferro vecchio, se non la vogliamo cambiare possiamo aggirarla.

Noi abbiamo la nostra identità, loro ce la rubano, ci portano via il lavoro, sono i primi che rubano e che stuprano, nei loro paesi questo a noi non lo lasciano fare.

I bambini facciano i bambini, le bambine facciano le bambine, e comunque esiste una famiglia naturale. Le lobby dei gay e delle lesbiche stanno esagerando.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito e noi come ANPI abbiamo il dovere di coltivare la memoria, in una società che si nutre solo del presente e non ha una visione del futuro. Ma abbiamo anche il dovere di riflettere sul presente, su questi temi, sulla deriva culturale e comportamentale che stiamo vivendo, e magari, nel nostro piccolo, trovare qualche modo per intervenire.”

La commissione politico/elettorale viene invitata a riunirsi.

Il dibattito si riapre con alcuni interventi:

  • Antonio Longo: si possono avere opinioni diversificate sul processo in corso in Europa, ma quello che non si può dire è che il Parlamento europeo si è espresso per la costruzione di muri. Chiarisco che dieci Paesi hanno fatto richiesta di finanziamento per la costruzione di muri, ma la Commissione europea si è rifiutata, e il Parlamento europeo sta ancora dibattendo. Ripropone la necessità/opportunità che Anpi intervenga nel dibattito europeo per affermare con più forza l’Antifascismo, quale valore da inserire nella futura Costituzione europea.
  • Giuseppe Maffioli: precisa che prima ha detto che il Parlamento europeo sta dibattendo e che comunque sono posizioni che porta come Partito.
  • Mario Marchesini, Pres. Anpi Samarate: al di là del saluto, dobbiamo preoccuparci di diversi aspetti. Il dibattito deve indicare la strada su come rapportarci con i cittadini: bisogna trovare strumenti nuovi di confronto per raggiungerli. A Samarate, nell’ultimo decennio, siamo stati nelle scuole, e i ragazzi di venti anni ci dicono che parlare di fascismo e antifascismo ai ventenni è già tardi. Alle medie sono invece più interessati.
  • Luca Segalla, Insegnante Licei Gallarate: non è molto ottimista. Se noi adulti parliamo di qualcuno di vicino, ci riferiamo almeno ai nonni. Per un 46enne è come parlare di Garibaldi. Loro (gli studenti) lo vivono come qualcosa imposto dal prof. comunista. Bisogna farli ragionare, perché i ragazzi di destra trovano identità in questi gruppetti neofascisti come tifoserie da stadio: l’unico sistema di valori è a destra! Non ho la soluzione!!! Siamo lavorando con Mascella intorno ad un progetto sulla Resistenza, come alternanza scuola/lavoro…
  • Luisa Colombo condivide tutta l’esposizione del Prof. Segalla, ma dobbiamo ricordarci perché la Scuola è così carente di storici. Rileva come i programmi scolastici siano cambiati tumultuosamente da Gelmini a Moratti.
  • Stefano Rizzi, del Direttivo Anpi Gallarate, dopo aver precisato che la CGIL è organizzata sul piano provinciale, rileva che l’estrema semplificazione di società complesse è un problema di non facile soluzione; trova la Relazione di Mascella liscia e corposa, e nota un cambio di passo nel Documento allorquando l’Anpi passa da Ente Morale a soggetto politico: una scelta che definisce pesante e di grande responsabilità derivante dall’assenza/vuoto della politica su certi temi, ai quali aggiunge due considerazioni. Nel Documento tutti i temi hanno un’analisi puntuale ma mancano i responsabili della situazione creatasi; dramma mediterraneo, immigrazione, ma non si dice che Europa e Italia finanziano determinate situazioni o sono assenti. Sul capitolo del lavoro in premessa si afferma che nel mondo si è perso lavoro per pandemia, ma è un falso storico: il problema è che si lavora per restare poveri ed a questo proposito proporrà emendamento. In Italia si sono creati migliaia di posti di lavoro, ma l’85% è lavoro precario.
  • Cinzia Colombo, del Direttivo Anpi Gallarate, invia a partire da come invertiamo l’ideologia del capo a favore della partecipazione collettiva, provando ad organizzare una conferenza programmatica sul come e cosa fare per modificare la cultura dominante che ci sta fagocitando tutti…
  • Carlo Chinetti, del Direttivo Anpi Gallarate, trova come l’Anpi sia motore attivo antifascista con necessità di “fare nuove tessere” e eventi culturali. Plaude alla Grande Alleanza Democratica e Antifascista, importante per organizzare eventi culturali, anche per la formazione degli Insegnanti. Informa della presenza dei D.O.R.A. in provincia di Varese ed auspica che Anpi segua le vicende relative con il necessario protagonismo.
  • Nicol Lovazzano, giovane iscritta ad Anpi Gallarate, ritiene interessante il capitoletto dedicato a donne e giovani nel Documento: molti sono i valori condivisibili ma è difficile intervenire/partecipare. Se tutti ne parlassimo con i coetanei e i più piccoli potrà solo andare meglio.

Il Pres. Mascella legge la Relazione sul Bilancio 2020 del Tesoriere Roberto Crusco, assente per indisposizione, e la pone ai voti dell’Assemblea, che la approva all’unanimità.

Stefano Rizzi, per conto della Commissione politico/elettorale, illustra e propone ai voti dell’Assemblea N° 2 emendamenti al Documento Congressuale e N° 1 Ordine del giorno, nonché il Documento politico conclusivo dell’Assemblea stessa:

  1. Emendamento 1: L’organizzazione. Analogamente, occorre rinnovare i gruppi dirigenti con la promozione di giovani, di donne, di persone provenienti dal mondo del lavoro.
  2. Emendamento 2: Il lavoro e l’occupazione. La crisi del Paese è in gran parte crisi del lavoro e dell’occupazione, del lavoro precario che impoverisce, non solo economicamente, le persone. Il tema è prettamente politico, oltre che sindacale, ma è possibile e del tutto legittima una iniziativa del più ampio mondo dell’associazionismo e in particolare dell’Anpi, in primo luogo affinché la Costituzione torni nei luoghi di lavoro e vengano riaffermati i diritti di libertà, il salario dignitoso, la dignità personale dei lavoratori, la sicurezza sul lavoro, purtroppo non ancora adeguatamente garantita.
  3. Ordine del giorno: Apprendiamo con preoccupazione la direttiva emessa dal Ministero dell’Interno in data 10 novembre che, motivata dall’intenzione di limitare le manifestazioni relative alle misure sanitarie adottate dal Governo, permette di fatto in base a criteri discrezionali di vietare tutti i cortei, anche inerenti ogni altra tematica, all’interno dei centri storici e delle vie del commercio cittadine. Nel testo della direttiva si afferma esplicitamente che le misure di interdizione di “aree urbane sensibili”, nonché il divieto di svolgimento di cortei, “potranno trovare applicazione per manifestazioni pubbliche attinenti ad ogni altra tematica” (oltre a quelle legate alle misure sanitarie), e che “l’evoluzione del fenomeno correlato alla protesta per le misure emergenziali dettate dal COVID-19 ne renda necessaria l’urgente e immediata attuazione”. Un provvedimento di questo tipo contiene un rischio altissimo di compressione del diritto costituzionale alla libertà di manifestazione del dissenso e delle idee, pur nel riconoscimento della preoccupante situazione epidemiologica. Limitare il diritto di manifestazione in questo modo è un grave attacco alla democrazia, in una fase in cui già gli spazi di confronto e ascolto da parte delle istituzioni sono stati pesantemente ristretti, in particolare durante la fase acuta della pandemia. La tutela degli interessi commerciali non può rappresentare un’ulteriore causa di contrazione della democrazia. La politica, oggi più che mai, non può ridursi a gestire l’ordine pubblico in maniera autoritaria e repressiva, ma deve interrogarsi sulle risposte reali da dare alla popolazione: a chi lavora, a chi il lavoro l’ha perso, a chi studia, alle nuove generazioni che vedono il futuro sempre più in bilico, a chi sta pagando le conseguenze della crisi pandemica. Chi manifesta è interprete di questi vuoti da colmare ed è compito della politica occuparsene e non ignorarli o reprimerli. Chiediamo alla politica e alle istituzioni che si faccia un immediato passo indietro e non si metta sotto attacco il diritto di manifestare.
  4. Documento politico conclusivo: L’assemblea congressuale della Sezione ANPI di Gallarate, riunitasi presso la CUAC di Gallarate il giorno 14/11/2021, approva l’importante relazione del Presidente uscente Michele Mascella ed assume i temi portati negli interventi del dibattito. In particolare assume, quale elemento di sintesi il testo pervenuto da Ennio Melandri. La relazione del Presidente, lo scritto del Melandri sono parte integrante del documento. L’Assemblea prende atto, dell’importante lavoro della sezione, considerata anche la positiva relazione del Tesoriere Roberto Crusco. L’Assemblea rileva, considerando i fenomeni di rigurgiti nazifascisti ormai di evidenza sovranazionale, l’opportunità della adesione all’ipotesi di una costruzione su ampia scala di una piattaforma di rete programmatica a livello europeo, che ponga a critica l’attuale situazione che vede ormai le Istituzioni dei governi nazionali intrise di spinte apertamente xenofobe e razziste. Segnala con forza la propria contrarietà alle rinnovate ipotesi di autonomia differenziata paventate dal legislatore che minano i principi di Unità e Solidarietà nazionale. Rileva, quale necessario campo di intervento, l’azione verso le giovani generazioni provando con modalità alternative a smontare la narrazione corrente che li vede inconsapevoli protagonisti di una stagione tristemente nera, provando altresì a sollecitare alla partecipazione attiva quella parte – che esiste e siamo convinti sia maggioritaria – che è portatrice, con fatica, dei principii costituzionali. Firmato: La Commissione politico/elettorale: Patrizia Foglia – Nicole Lovazzano – Niccolò Rinaldi – Stefano Rizzi.

Dopo gli interventi di Baldazzi – Rinaldi – Mascella I. – Segalla – Rappo, gli emendamenti e l’ordine del giorno proposti vengono messi ai voti ed approvati all’unanimità dall’Assemblea.

Il Direttivo uscente viene riproposto con l’esclusione dei compagni Colombo Corrado (per presentate dimissioni), Luca Fusi (per ripetute assenze), sostituiti con le compagne Tatiana Bossi e Nicol Lovazzano; il nuovo Direttivo viene così eletto all’unanimità, visibile in altra parte di questo sito.

Sono altresì eletti all’unanimità i Delegati al Congresso Provinciale che si terrà a Varese il 30 Gennaio 2022, su proposta della stessa Commissione:

A. Aspesi – Guja Baldazzi – Luisa Colombo – Roberto Crusco – Nicole Lovazzano – Ilaria Mascella – Ennio Melandri – Niccolò Rinaldi – Stefano Rizzi; Michele Mascella di diritto in quanto membro V. Pres. Comit. Prov.le Varese; sostituti Giorgio Rappo – Cinzia Colombo.

A seguire, l’intervento di Claudio Castiglioni e le conclusioni di Tullio Montagna, che ha chiuso L’Assemblea Congressuale di Anpi Gallarate, e di cui attendiamo le sintesi scritte.

Intervento Claudio Castiglioni all’Assemblea Congressuale Anpi Gallarate

“I combattenti per la libertà deportati avevano un concetto di libertà profondamente diverso da quello urlato oggi nei cortei dei No Green Pass. Allora la libertà era un concetto che guardava al bene comune, contro la quiescenza delle coscienze e l’indifferenza. Oggi la memoria e la cultura sono valori che servono come antidoti al ripresentarsi del fascismo e del nazismo”. Il presidente di Anpi prov di Milano, Roberto Cenati

“L’assalto alla sede della Cgil nazionale di Roma da parte di Forza Nuova e i ripetuti tentativi di assalto alla Camera del Lavoro di Milano, sono un attacco alla democrazia, un fatto gravissimo“.

Allo stesso modo, è “inaccettabile il paragone fra la Shoah e misure anti Covid, come è vergognoso lo striscione con sopra scritto ‘Ora e sempre Resistenza’. La nostra Resistenza non ha nulla a che fare con le proteste di chi si oppone ai vaccini e al green pass”. E’ risaputo che il “green-pass” sia uno strumento a difesa di interessi “economici” e non sanitari; mentre il vaccino è l’unico strumento per uscire tutti assieme da questa pandemia.

Le persone libere sono quelle che si rifiutano di assistere all’ingiustizia, non sono quelle che prevaricano la libertà degli altri“. (Ragazzi di VB Scuola ebraica).

Dobbiamo essere sempre in prima fila nella denuncia dell’attività squadristica in ogni sua forma, dei tentativi revisionistici che si sono moltiplicati negli ultimi anni con l’evidente disegno di ridare legittimità storica e politica al ventennio.

La Resistenza, la guerra, il dopoguerra, la Costituente, la Costituzione sono temi straordinariamente attuali. Eppure stiamo assistendo a un’offensiva revisionista senza precedenti, tesa a screditare il movimento partigiano e l’intera lotta di Liberazione.

Abbiamo bisogno di una estesa coscienza collettiva antifascista a partire dallo Stato che deve adoperarsi per infliggere condanne e sciogliere formazioni neofasciste e neonaziste, con gli strumenti che già esistono, quelli delle leggi Scelba e Mancino.

Claudio Castiglioni

 

Appena terminati i lavori, abbiamo avuto la graditissima visita di Mons. don Riccardo Festa, Prevosto di Gallarate, che ci ha portato i suoi cari saluti: abbiamo manifestato a Mons. Festa il nostro dispiacere per l’evento ormai chiuso, al quale non ha potuto partecipare.

Gallarate, 14 Novembre 2021

Condividi questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *