Commemorazione Mauro Venegoni – Ottobre 2018

Commemorazione Mauro Venegoni – Ottobre 2018

La Commemorazione, svoltasi con la numerosa partecipazione di Associazioni e Cittadini nonostante le avverse condizioni climatiche, è stata aperta dal discorso introduttivo del Pres. di Anpi Legnano, Primo Minelli, di cui qui di seguito il resoconto integrale:

 

Intervento introduttivo Commemorazione Mauro Venegoni – 28 Ottobre 2018 di Primo Minelli, Pres. Anpi Legnano

Nel ringraziare tutti i presenti, istituzioni, partiti, associazioni e l’ANPI di Busto Arsizio e l’ANPI di Cassano Magnago vorrei fare anche qualche considerazione sull’attualità in occasione della giornata del ricordo del sacrificio di Mauro Venegoni.

Lui e la sua famiglia, in particolare i suoi fratelli, furono protagonisti della lotta antifascista fin dagli albori.

La lotta contro il fascismo per loro inizia prima ancora della marcia su Roma; è significativo l’intervento di Mauro in una assemblea in Franco Tosi per rivendicare condizioni di lavoro migliori, per affermare la dignità dei lavoratori e per denunciare i pericoli democratici che l’insorgente fascismo avrebbe provocato.

Il suo coraggio e le sue opinioni le pagò duramente con anni di carcere e con anni di esilio forzato. Nemmeno queste condanne piegarono le sue convinzioni di comunista.

Libertà, democrazia, uguaglianza erano le ragioni della sua battaglia politica. Principi questi che sono poi stati racchiusi nella Carta Costituzionale.

Costituzione che oggi nel settantesimo anniversario della sua emanazione mantiene intatti i suoi valori di democrazia e di libertà. Baluardo contro l’indifferenza e la violenza materiale e verbale che stanno minando le fondamenta della democrazia. La Costituzione che garantisce tutti: maggioranze politiche e minoranze che vengono espresse nelle libere elezioni.

Il Presidente Mattarella dice – e noi condividiamo – che la nostra Costituzione è l’antidoto alla possibile ubriacatura di potere che può assalire che ha un forte consenso politico elettorale, come avvenne nel passato in Italia ed in Germania.

Il Presidente infatti dice che la divisione dei poteri nella Costituzione è l’antidoto contro l’uomo solo al comando.

Le norme e le regole definite con tutti i diritti e i doveri valgono per tutti, cittadini e governanti.

I Governi, che sono tutti pro-tempore, passano e la Costituzione resta.

Alzare la voce a difesa della Costituzione significa onorare uomini come Mauro Venegoni e non ricordarli semplicemente come martiri della Resistenza.

Ottant’anni fa venivano emanate le famigerate leggi razziali che condannarono milioni di uomini, donne e bambini alla morte nei campi di sterminio. Fatti che occorre ricordare con determinazione anche per capire come tutto ciò è stato possibile.

L’aver fatto una serata in Comune a Legnano, dopo aver portato decine di ragazzi a visitare i campi di sterminio (di questo ringraziamo il Sindaco Fratus) è stato significativo per capire il perché uomini come Mauro Venegoni si batterono fino allo stremo nella lotta di Liberazione.

Ricordare quelle leggi emanate dal fascismo significa combattere oggi forme di antisemitismo, di intolleranza, di razzismo e di odio politico che stanno pericolosamente riaffiorando nel nostro Paese e in Europa. Le vicende di Lodi e di Riace, ma anche le bombe contro le sedi della Lega, sono fatti contro i valori costituzionali che rendono più difficile la pacifica convivenza sociale.

C’è un razzismo legato al colore della pelle o alla terra di provenienza ma c’è anche una discriminazione legata all’indigenza e alla povertà. Come se essa fosse una colpa.

Stiamo assistendo ad una grave crisi dell’Europa costruita dopo la Liberazione al grido “mai più guerre”. Europa fondata su valori non solo economici, ma anche su valori etici con l’idea di superare i nazionalismi che sono stati la causa di gravi conflitti che per secoli hanno insanguinato l’Europa. Noi, la nostra generazione, con l’Europa unita non abbiamo conosciuto le guerre che hanno sopportato i nostri genitori.

La difficile crisi economica non può giustificare la nascita di formazioni politiche che si richiamano al ventennio contro cui si battè Mauro Venegoni.

La miseria che patirono uomini come Mauro non li portò minimamente ad immaginare di rivolgersi a formazioni reazionarie e fasciste.

Ricordiamo oggi Mauro Venegoni per il suo eroismo di Partigiano combattente, tenendo vivi i valori politici etici e morali per cui si è sacrificato.

Primo Minelli, presidente Anpi Legnano

 

In conclusione della manifestazione, dopo un apprezzato intervento di una giovane compagna di cui non abbiamo riferimenti, nè il testo, l’attore Silvano Piccardi ha letto il discorso ufficiale commemorativo inviato da Aldo Tortorella, che per ragioni di salute non ha potuto presenziare la cerimonia, e che di seguito riproponiamo nella sua interezza:

 

Per Mauro Venegoni. Legnano, 24 ottobre 2018

Care amiche e amici, care compagne e compagni,

un cattivo malanno e le sue conseguenze mi proibiscono di essere oggi con voi non solo con questo scritto ma anche di persona come avrei desiderato perché più che mai è un dovere innanzitutto morale la testimonianza e il ricordo di quel che sia stato la lotta di Liberazione, l’eroismo partigiano, la barbarie nazifascista che ha toccato uno dei momenti più orrendi nell’assassinio di Mauro Venegoni che oggi ricordiamo.

Ma desideravo particolarmente di essere con voi anche per il personale e riconoscente ricordo dei fratelli Venegoni e in particolare di Carlo, il maggiore, che fu mio capo nell’ultima fase della resistenza, in quel terribile inverno del 1944. Entrambi avevamo avuto la fortuna (ma allora di lui non sapevo nulla) di fuggire dalle mani dei fascisti – Carlo mentre lo portavano al lager, io da un carcere ospedaliero di Milano. Ed entrambi per cause e strade diverse e con diverse responsabilità eravamo stati mandati a Genova a continuare la lotta. Fu l’incontro di uno sperimentato dirigente operaio e di uno studente universitario, che credeva di sapere tanto. Ma fu lo studente che ebbe molto da imparare dall’operaio che parlava meglio un professore e che da quegli insegnamenti fu marcato per tutta la vita.

Ma anche Guido mi fu compagno carissimo un quarto di secolo dopo quando – lui segretario della Camera del lavoro, io segretario regionale del PCI – organizzammo insieme la risposta alla strage fascista di piazza Fontana, che volevano imputare a un anarchico per farne il pretesto di una svolta reazionaria dopo il 68 degli studenti e l’autunno caldo degli operai nel 69. Non tutti i dirigenti intesero che eravamo ad un passaggio decisivo per le sorti della democrazia, come poi provò la lunga stagione della strategia della tensione. Qualcuno non capiva che i funerali delle vittime dovevamo organizzarli noi con tutti gli antifascisti, non solo la Chiesa. Ma Guido fu decisivo : promosse lo sciopero generale per quel giorno angoscioso e la piazza del Duomo fu tutta occupata e presidiata da migliaia e migliaia di operai, come monito ai congiurati assassini e al governo.

Carlo e Mauro – i loro fratelli Guido e Pierino erano molto più giovani – prima di essere, con differenti destini, combattenti eroici nella lotta di liberazione erano stati modello esemplare di intellettuali di origine operaia, cresciuti alla dura scuola di una vita di stenti , dello sfruttamento, e dello studio faticato e difficile nelle organizzazioni operaie, nel sindacato e nel partito – e nella università delle galere piene di antifascisti e in particolare di comunisti. La loro madre, forte e spontanea combattente proletaria, era andata in fabbrica a otto anni, loro a dodici. Assai presto furono socialisti e sindacalisti per passare, fin dal momento della fondazione, al partito comunista d’Italia, allora sezione della terza internazionale. Era il 1921, Carlo aveva 19 anni, Mauro 18 ma erano già stati protagonisti di lotte sindacali e della occupazione delle fabbriche e Carlo come uno dei capi di quella battaglia era stato licenziato dalla Tosi. Anche per questo aveva partecipato, nella delegazione capeggiata dal segretario Bordiga, al quarto congresso dell’internazionale nel 1922 e, due anni dopo, al quinto, con il nuovo segretario Antonio Gramsci.

E fu in questo congresso , successivo di qualche mese alla morte di Lenin, che la lotta tra Stalin e Trotzki divenne radicale. Si trattava di scegliere tra la tesi di Stalin, del socialismo in un paese solo (ma l’impero russo era due mezzi continenti) e quella di Trotzki fautore di una funzione dell’Unione Sovietica come stimolo ad una rivoluzione permanente cioè alla costruzione del socialismo come sistema mondiale. Carlo si schierò con Trotzki come farà Mauro. L’uno e l’altro, in diverso modo – alla base Mauro, al vertice Carlo – divennero elementi di punta della iniziale opposizione di sinistra alla linea vincente di Gramsci. Dopo la seconda guerra mondiale, quando Carlo e Guido saranno tornati ad essere dirigenti del PCI, quella linea gramsciana, sebbene nella versione di Togliatti, darà l’impronta alla politica dei comunisti italiani che fu essenziale per la conquista della Repubblica e della Costituzione, e per la difesa della democrazia e dei diritti del lavoro. Ma la sinistra di origine trotzista esterna al partito aveva avuto pienamente ragione nell’individuare nello stalinismo una deriva tirannica e burocratica e cioè gli elementi di una tragedia che alla lunga, come aveva lucidamente previsto la Luxemburg, avrebbe fatto fallire il partito e lo stato. Ho portato tutta la vita con me il monito di Carlo allo studente che ero e che gli chiedeva dei processi staliniani : “I processi staliniani – disse – sono tutti totalmente falsi, ma ora – e voleva dire : in questa guerra – dobbiamo stare con l’Urss”. Non si capisce la lotta e il sacrificio di Mauro se non si rivà alle grandi passioni che mossero lui e i suoi fratelli e una intera generazione operaia.

Si obietta che sono memorie da vecchi come me, ricordi da abbandonare agli specialisti della storia ora che tutto il mondo è cambiato, è crollato e scomparso lo stato sovietico, il movimento comunista si è disfatto, il modello capitalistico è diventato planetario, ora che siamo in un nuovo millennio, nel tempo della rivoluzione informatica e digitale. Ma siamo anche nel tempo del ritorno al contrasto tra le potenze, della proliferazione atomica e del pericolo che la guerra mondiale a pezzetti, giustamente denunciata dal Papa, divampi in un incendio più grande. Siamo nel tempo dell’inquinamento universale e del cambiamento climatico che minaccia le stesse sorti di un’umanità incapace di correggere il suo cammino. Il capitale finanziario ha vinto, siamo immersi in un oceano di merci ma il mondo fa paura e l’avvenire è buio. E dunque dobbiamo ricordare quanto avessero ragione quei giovani operai di quel tempo lontano che criticavano un sistema economico e sociale pieno di ingiustizie e quanto fosse giusta la ricerca di quegli intellettuali che ascoltando la lotta operaia cercavano la via per costruire un’altra società. Gli uni e gli altri sono stati accusati di inseguire sogni e utopie. Ma senza i sogni e le utopie saremmo ancora all’età della pietra.

Per quanti errori siano stati commessi e per quante sconfitte siano state subite noi dobbiamo sempre ricordarci di ringraziare coloro che hanno impegnato la loro vita per la causa della costruzione di un mondo migliore perché ad essi dobbiamo quel poco o tanto di libertà conquistata e ad essi dobbiamo l’avanzamento dei diritti civili e sociali pur sempre in pericolo. E dobbiamo ricordarlo in particolare oggi che nuovi rischi incombono sulla democrazia e sulla convivenza civile.

Ecco perché oggi mantenendo viva la memoria di Mauro non vogliamo solo onorare il sacrificio eroico di un combattente, noi vogliamo che non si perda il significato di una stagione di lotta e la sua lezione. C’era stata una rottura politica nell’ultima parte della resistenza tra Carlo e Mauro. I quattro fratelli Venegoni, tra una galera e l’altra di Carlo e Mauro, avevano costituito una loro organizzazione comunista dissidente dal PCI. Al momento in cui inizia la resistenza quella organizzazione è la prima a dar vita alla lotta partigiana in Lombardia combattendo nel legnanese e oltre. E’ un gruppo politico che è duramente critico con la linea del fronte unico antifascista sostenuta dal PCI – fautore e partecipe dei CLN, i Comitati di Liberazione Nazionale – un gruppo politico che chiamava alla lotta non solo contro i fascisti ma anche contro la borghesia colpevole d’aver instaurato il fascismo, e propone come sbocco della resistenza una rivoluzione socialista. Il suo organo di stampa clandestino, “Il lavoratore”, raggiungerà le migliaia di copie , risultato eccezionale per un foglio illegale.

Ma Carlo, più esperto della realtà dei rapporti di forza nel mondo, vede la insostenibilità di questa linea, particolarmente dopo il 1943. Nel maggio era stata sciolta l’internazionale comunista come segno di moderazione da parte sovietica per rinsaldare l’intesa con gli occidentali ma che rendeva autonomi i partiti comunisti aprendo possibilità di discussione interna. Nel luglio cade il governo Mussolini, nel settembre c’è l’armistizio, l’Italia passa dall’altra parte, si apre la lotta partigiana al nord, si forma un esercito antinazista al sud. Nel dicembre di quello stesso anno si tiene, a Teheran, l’incontro tra Roosevelt, Churchill e Stalin per l’apertura del secondo fronte , un incontro che da cui trapela l’accordo per la spartizione del mondo che sarà sancita, poi, a Yalta a guerra finita. Tramontava la prospettiva, ammesso che ci fosse mai stata, di una rivoluzione socialista nei paesi occidentali che si apprestavano, dopo la vittoria sovietica a Stalingrado e con l’aiuto americano, a vincere la guerra. Carlo, con i fratelli minori, rientra nel PCI impegnandosi nella resistenza unitaria. Mauro non è convinto, teme la restaurazione di un ordine borghese, teme una nuova subalternità operaia, continua la lotta antinazista e antifascista come rivoluzione . Nel 44 Carlo verrà arrestato e destinato al campo di sterminio di Mathausen, ma gli riuscirà l’avventurosa fuga. Anche Mauro verrà arrestato ma cade nelle mani di boia fascisti che lo conoscono, vogliono i nomi dei suoi compagni e lui non parla e non parlerà, lo torturano in modo inimmaginabile, gli strappano le unghie, gli cavano gli occhi fino a finirlo a riprova di quale orribile grado di infamia possa giungere chi si nutre solo di odio e di ignoranza e a quale grado di forza morale possa arrivare un uomo, come Mauro, animato dal principio della giustizia e della libertà.

Una campagna sistematica è stata condotta negli anni non solo dai gruppi apertamente fascisti e nazisti per annullare o stravolgere la memoria storica. I morti di una guerra civile, si è detto, sono tutti uguali perché tutti si battevano per la loro idea. Certo, uguale ha da essere la pietà per i morti, ma non furono uguali le idee per cui si cadde. C’è chi è caduto per confermare la tirannide e chi è caduto in nome della libertà di ciascuno e di tutti. Ignorare o, peggio, stravolgere i fatti del passato porta, come vediamo, a posizioni mentali e politiche che credevamo superate e che trovano vasto consenso. Non è cosa nuova.

Avevo 12 anni in quel 1938 quando nella mia classe del ginnasio non comparvero più Morpurgo e Ancona, amici miei, e ci dissero la bugia che avevano cambiato città. Non c’era distinzione alcuna tra di noi, la parola ebreo non significava “diverso”. Ora quasi tutti, a parole, sono disposti a condannare le persecuzioni razziali dei fascisti, accodati ai nazisti nell’abominio del genocidio. Ma ci fu purtroppo una sterminata piazza – era quella Trieste – ad applaudire il discorso con cui Mussolini lanciava la campagna razzista contro gli ebrei. Come fu ampio il consenso quando il capo fascista trascinò l’Italia in guerra : una guerra vergognosa perché di aggressione verso chi non aveva fatto nulla contro di noi, e tanto più vile in quanto si pensava di raccattare qualche briciola del bottino di chi, e cioè la Germania nazista, sembrava avere già vinto. Una guerra che costò decine di milioni di morti, tra cui centinaia di migliaia di italiani, distruzioni infinite, miseria, fame. E c’è ancora chi elogia il fascismo. Una inchiesta dell’ANPI ha contato più di 2000 siti apertamente fascisti. Ma non c’è solo questo. C’è la strisciante volontà di far risorgere le peggiori idee di quel passato in nuova forma e con nuove vesti.

Il consenso al razzismo e persino, inizialmente, alla guerra fu il risultato della diffusione organizzata di idee di paura e di odio. La predicazione sulla esistenza delle razze, la superiorità dei cosiddetti ariani, i popoli definiti inferiori come oggetti da dominare, il pericolo giudaico, la minaccia slava e bolscevica, la perfida Albione. Non siamo oggi tornati a quel punto. Ma ora si lucra sulla paura dell’invasione dei neri , quando altri paesi ne hanno accolti molti o moltissimi più dell’Italia. L’altro da noi per il colore della pelle diviene il nemico. E si assicura che è pienamente legale l’esclusione da una mensa scolastica dei bambini immigrati che non hanno il certificato di nullatenenza dal loro paese, magari in guerra e magari senza catasto. E il sindaco di Riace che aveva trasformato l’immigrazione in una opportunità per il proprio comune spopolato è trattato come un malvivente, o da imprigionare o da cacciare. La legge, si dice, va applicata per tutti. Certo, ma con un grano di sale, un grano di saggezza e di umanità. Ma questa idea di giustizia pare inattuale.

Il passato non torna mai eguale a se stesso. Ma un vento pericoloso spira nel mondo. L’attacco alla libertà di stampa, la chiusura sciovinista, il razzismo, l’odio verso tutte le diversità, la campagna contro i diritti civili e sociali si vanno diffondendo e già sono l’ideologia come ben sappiamo di forze al governo in Europa, negli Stati Uniti e altrove. Abbiamo contribuito con l’ANPI e con la CGIL per due volte nei referendum con due governi diversi a salvare la Costituzione che dice che il popolo è sovrano ma esercita la sua sovranità secondo le norme costituzionali. I costituenti misero questa specificazione perché sapevano bene che sia in Italia che in Germania fascisti e nazisti erano andati al governo dopo aver vinto le elezioni – perdute dai partiti democratici socialisti e comunisti per la loro incapacità e le loro liti. Vinsero le elezioni e il governo divenne una dittatura che portò alla rovina Germania e Italia. L’ho detto, non siamo a quel punto. Ma chi non sa discutere con l’opposizione, chi crede di aver sempre ragione, chi predica paura e odio rappresenta sempre un pericolo. Avvertiamolo in tempo, mettiamo in guardia i lavoratori e tutto il popolo, facciamo vivere la Costituzione. Si dice che l’antifascismo è cosa di parte e si ignora che senza l’antifascismo la tirannide nazista avrebbe dominato l’Europa. Ecco perché dobbiamo ricordare. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, diceva Brecht – perché vuol dire che è oppressa. Ma è più sventurata la terra che avendone bisogno non li trova. L’antifascismo li trovò. E Mauro Venegoni ne è l’esempio più alto. La sua lezione non è solo quella del coraggio inaudito davanti ai torturatori. Il suo coraggio veniva dalla sua vita. La sua lezione è quella dello sforzo per capire prima e poi per combattere le cause delle ingiustizie, dello sfruttamento, della negazione delle libertà. Per non arrendersi alla sopraffazione fascista e di chi li aveva voluti. Una lezione di vita, di cultura, di morale. Questo è stato Mauro e i suoi fratelli, questa è stata la Resistenza. E oggi ce n’è bisogno più che mai. Per resistere e per andare avanti.

Aldo Tortorella

 

 

 

 

 

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Comment (1)

  • Osvaldo

    …davvero interessante, ieri non avevo capito alcuni passaggi nella lettura dell’intervento di Tortorella, che per me rimane comunque un ex dirigente comunista degno di rispetto, anche se dissento dalla sua analisi, il far emergere i dissensi di allora in questo contesto credo porti solo divisioni nell’ambito antifascista, in un momento nel quale invece, dovremmo essere più uniti che mai.

    29 Ottobre 2018 a 22:01

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