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L'Italia di Lorenzo Monguzzi e Marco Paolini
Quand’io l’ho conosciuta l’Italia era già donna e di costituzione robusta sana e forte, e più che lavorare direi che tribolava poi, dato che era grassa, madonna se sudava. Due bestie nella stalla e un coro di galline a cui tirare il collo per farci stare bene, per farci fare festa, l’Italia si inventava storie favolose, chissà come faceva! Se la portavi in giro, l’Italia maglia rosa, montava dietro in macchina perché era rispettosa, mezzo sedile a lei e mezzo a noi fratelli, non proprio di Mameli, però abbastanza belli. Si andava a cena fuori e lei mangiava tutto che poi ci si poteva specchiare dentro al piatto, poi con la pancia piena di scatto lei si alzava, faceva un bell’inchino, l’Italia, e poi ballava. Noi zitti e affascinati dal ritmo dei suoi passi, ballava proprio bene, come spesso fanno i grassi, l’Italia nel volteggio sbuffava e si impegnava, sembrava che cascasse… ma si risollevava. Quando l’ho conosciuta eravamo compaesani, puzzava di miseria e aveva modi strani, con quel vocione forte e un tuono di risata contenta perché viva e in più sopravvissuta a guerra e dopoguerra e guerra dopo ancora. Di indole puttana e in abito da suora, maestra di furbizia e un po’ voltagabbana, però rispetto ad altre, più tenera ed umana. Avevi gli occhi ardenti e un bel gesticolare, il seno prominente e un’aria familiare, un corpo molto goffo e un po’ fuori misura tenuto assieme a stento coi punti di sutura eppure ancora bella, magnetica, attraente, una bellezza impudica, a volte sconveniente, propensa e ben disposta ai vizi del piacere l’Italia, non lo nego, sapeva anche godere. Con il passar degli anni ci siam persi di vista: le scrissi molte volte ma senza mai risposta, mi dissero che si era messa in certi giri strani e che si accompagnava con ladri e con ruffiani. Poi ieri l’ho incontrata dentro a un supermercato, l’Italia, col carrello al reparto surgelati, talmente dimagrita che mi pareva un’altra, gli zigomi rifatti e la frangetta corta. Avrei voluto dirle che avevo nostalgia dei tempi in cui godevo della sua compagnia, che la trovavo bella, davvero seducente e che, anche se lontano, ero pur sempre un suo parente. Lei mi ha guardato come si guardano i bambini: mi ha chiesto se sapevo dov’erano i grissini. Vedendomi perplesso di scatto s’è voltata e in men che non si dica l’Italia se n’è andata. Italia, antico amore, hai perso l’allegria e forse non ricordi l’antica cortesia, ebbene si, lo ammetto, ci son rimasto male, che diamine! Potevi almeno salutare! Però, malgrado tutto, ti voglio ancora bene, qualcosa di me stesso ancora ti appartiene. Ti piace far la stronza e farmi disperare ma so che un giorno o l’altro ti rivedrò ballare.
(musica Mercanti di Liquore) da L'Unità del 29 gennaio 2009
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