| Il Partigiano Johnny |
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| Scritto da Administrator | |||||||||||||
| Martedì 24 Marzo 2009 19:07 | |||||||||||||
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Johnny, la Resistenza e le Langhe sono i tre protagonisti a pari titolo di questo romanzo, trovato tra le carte di Fenoglio dopo la morte. Cronaca della guerra partigiana, epopea antieroica in cui l'autore proietta la propria esperienza in una visione drammatica, Il partigiano Johnny rivela un significato umano che va ben aldilà di quello storico-politico. Dalla formazione delle prime bande fino all'estate del '44 e alla presa di Alba seguiamo l'odissea di Johnny e dei suoi compagni fra gli ozi forzati nei casali, le imboscate contro gli automezzi fascisti, le puntate per giustiziare una spia in pianura, le battaglie campali, i rapporti tra le varie formazioni ribelli. Con un saggio di Dante Isella.
Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo ( dopo il 1963) e incompiuto. E’ un’opera difficile, ma l’unica che tratti della Resistenza “da dentro”, attraverso il racconto di un partigiano che milita in prima persona. La difficoltà di lettura deriva da due ordini di problemi: essendo un’opera incompiuta, il montaggio delle parti non è avvenuto in modo definitivo, ma è stato supposto dai curatori dell’edizione, mancando oltretutto la revisione stilistica dell’autore; inoltre, il linguaggio di Fenoglio è arduo e complicato, barocco, fatto di neologismi e di invenzioni, di un misto di italiano e inglese a cui si aggiungono parole latine o di etimo classico.I 36 capitoli che compongono il romanzo raccontano l’esperienza di un ragazzo idealista e studente di letteratura inglese che, dopo l’8 settembre 1943 (data in cui la seconda guerra mondiale cessa come conflitto nazionale – viene firmato l’armistizio - ma continua e si trasforma in guerra civile), tornato a casa (in Piemonte, ad Alba) da Roma, deciderà di unirsi ai partigiani che lottano sulle colline circostanti. Si ha spesso, leggendo il romanzo, la sensazione che il suo succo della vicenda stia proprio in questo su e giù dalle colline, in azioni di lotta improvvisate e rischiose, agguati nel fango e pause di riposo…Fino al capitolo V, si raccontano le meditazioni di Johnny prima di unirsi ai partigiani e dopo aver parlato con alcuni suoi ex professori e con i suoi genitori. Nel cap.V, Johnny si unisce con un primo gruppo di partigiani, di cui impara presto la strategia, opposta a quella di un esercito regolare: nessuna impostazione rigida, ma colpire di sorpresa e sparire nel nulla… Johnny impara anche che esistono vari gruppi partigiani, connotati da diversità di posizione politica: i “garibaldini”, rossi, prediligono la guerriglia; i “badogliani” o “azzurri” hanno un sistema di guarnigioni autonome, ma sono impostati come un esercito: Johnny crede che questi siano il tipo di ribelli più adatti a lui, perché salvaguardano il criterio della regolarità e della organizzazione, non limitandosi a semplici azioni di lotta basate sull’imprevisto (cap. XII). Johnny viene assegnato al presidio di Mango (un paese), presso il tenente Pierre. Si raccontano di casi limite, drammatici nello scontro della guerra civile: nel cap. XIII, si dice che un partigiano di nome Kyra ha un fratello fascista e trema tutte le volte che vien fatto un prigioniero (Fenoglio usa la metafora dell’amore fraterno giocato tra il rosso e nero della roulette). Ogni tanto al campo arrivano anche disertori fascisti, che si uniscono alla lotta partigiana. Varie sono le azioni che il gruppo di Johnny organizza contro la guarnigione fascista di Alba: la città viene liberata, Johnny cena anche con i suoi genitori una sera, poi riflette che, forse, fare il partigiano è tutto qui: attendere, fumare, incontrare fascisti, uccidere ed essere uccisi (cap. XX). Tra un’azione di guerriglia e l’altra, Johnny si siede a pensare e talvolta vorrebbe che la sua mente si congelasse proprio come il corpo, per non pensare più: ma quella maledetta non smette mai di funzionare! Nel cap. XXVI un compagno di Johnny, di nome Ettore, paragona i “giorni della città”, quelli della vita normale, a quelli della vita partigiana, dicendo che i primi sono come una vita non vera, sono stati vissuti come in uno stato di ubriachezza. Nel cap. XXVII, Johnny si scontra con tre partigiani rossi, che accusano gli azzurri di non essersi battuti bene e li disarmano: Johnny ne picchia uno e i suoi compagni devono dividere i due litiganti. Quando la situazione si aggrava per il contrattacco fascista, Johnny teme di essere rimasto solo, crede che Ettore e Pierre siano morti: poi li ritrova rifugiati nello stesso casale dove va lui a cercare scampo (cap.XXVIII). L’amico di Johnny, Ettore, è anche malato: Johnny cercherà di raggiungere Mango per trovare una farmacia, perde la strada, piange per lo sconforto, poi riesce nel suo intento, ma quando torna indietro trova che tutti i suoi compagni sono stati presi. Johnny cerca Nord, un capo partigiano, per chiedergli un prigioniero fascista e fare uno scambio per riavere Ettore (la stessa circostanza si trova anche nel romanzo Una questione privata, sempre di Fenoglio). Nel cap. XXXIII si hanno notizie di Ettore, che è vivo, e intanto Johnny ha catturato il prigioniero per lo scambio. Scontri finali tra fascisti e partigiani, nei capp. XXXIV e XXXV. Nell’ultimo capitolo, si ha l’incontro con gli altri compagni, lo scambio di informazioni e ancora uno scontro a fuoco….“Due mesi dopo la guerra era finita”: queste sono le ultime parole scritte da Fenoglio: non è chiaro né come finisca la vicenda di Johnny, né se quell’ultimo scontro gli sia stato fatale. (a cura di Rita Gaviraghi) |
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| Ultimo aggiornamento Martedì 24 Marzo 2009 19:17 | |||||||||||||



