| Angelo Pegoraro |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 13 Ottobre 2008 23:39 |
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ANGELO PEGORARO A questa commemorazione, come tante alle quali noi tutti partecipiamo, non vi ringrazierò per essere presenti: so bene che non siete qui per sentire ringraziamenti, e che credete fermamente di compiere un dovere morale semplicemente con una silenziosa, tacita ma nel contempo assordante presenza. Questo ragazzo, assassinato il 16 Gennaio del 1944 da una losca pattuglia di repubblichini a caccia di renitenti la leva per il famigerato esercito della RSI, in ossequio al famigerato “Bando del Duce”, come tanti altri aveva compiuto una scelta precisa, inderogabile, come si direbbe oggi senza SE e senza MA: aveva scelto di appartenere alla parte giusta del Paese, che combatteva il nazifascismo in nome di semplici ma pregnanti valori fondamentali, quali la LIBERTA’, la GIUSTIZIA, la SOLIDARIETA’ economica e sociale, la PACE da conquistare a qualsiasi costo, purtroppo, perché costretti, anche con le armi. Aveva scelto giovanissimo di essere PARTIGIANO. Di essere cioè di PARTE: come noi tutti, che siamo di PARTE perché siamo come Lui dalla PARTE giusta. E per questo siamo consapevolmente PARTIGIANI anche noi: lo siamo perché abbiamo inteso ereditare dai COMBATTENTI tutte le ragioni che li videro contrapporsi ad un nemico feroce e spregiudicato: lo siamo anche se anagraficamente lontani da loro perché ne abbiamo raccolto il testimone e possiamo e dobbiamo sostituirli a pieno titolo. Le riflessioni che ognuno di noi, in silenzio, può fare, sono molteplici e le più varie; la gran parte di noi non era ancora nata quando accadevano gli episodi che ancora oggi ricordiamo, come questo e mille altri ancora del tutto simili nella loro tragica dinamica. E certamente su tutti aleggia un sentimento di tristezza per le tante giovani vite barbaramente spezzate in una guerra voluta e concepita dal nazifascismo. Non possiamo però tacere del fatto che questi combattenti, questi compagni, questi amici e quant’altro non si immolarono solo per rovesciare un regime che aveva sottratto a chiunque la libertà, ma per costruire un Paese nuovo nel quale vi fosse la speranza e la certezza del riscatto, specialmente per le classi meno abbienti: e vi riuscirono, finalmente, se è vero come è vero che nella CARTA COSTITUZIONALE, di cui quest’anno ricorre il 60° della promulgazione, si riversarono in gran parte i valori ed i principi che guidarono ed ispirarono i COMBATTENTI PARTIGIANI nelle loro battaglie, sostenuti da quanti vedevano nella sola GUERRA DI LIBERAZIONE l’unica possibilità per sovvertire la dittatura fascista e porre fine ad un ventennio di misfatti, angherie ed assassinii. Oggi è allora non solo triste, ma preoccupante guardare ad un Paese che versa in un generale stato di confusione, per non dire peggio, dove la sua immagine internazionale è degradata non solo dai rifiuti della martoriata Campania, ma da una Giustizia monca che taluni vorrebbero assoggettata ai propri interessi; da una parte della classe politica i cui comportamenti non sono sempre esemplari come dovrebbe essere e come i cittadini sovrani hanno il diritto di pretendere; da un progressivo, lento, mi auguro non inesorabile disfacimento della democrazia reale in nome della quale i PARTIGIANI hanno sacrificato la loro vita, e con essa i loro affetti più cari. Non so cosa oggi potrebbero dire i mille e mille Pegoraro se potessero vedere e parlare… Io credo che l’ ANPI raccolga tutto questo, facendosi carico delle volontà espresse nella vittoriosa GUERRA DI LIBERAZIONE, e vigilando affinchè la COSTITUZIONE non venga manomessa a piacimento da questa o quell’altra forza politica che vorrebbe piegarla ai propri voleri: come sapete, più volte è stata tentata una riscrittura faziosa della CARTA, alla quale noi tutti abbiamo risposto mobilitandoci in comitato a salvaguardia della stessa. Credo che ci toccherà ancora scendere in campo, per dirla con un eufemismo, se vi saranno ancora tentativi in questo senso. Se devo allora proprio ringraziare qualcuno, lasciate che ringrazi ANGELO PEGORARO, i suoi cari, i suoi compagni vittime delle angherie e dei massacri, i PARTIGIANI TUTTI, con le loro diverse ma unite bandiere, che seppero guardare lontano per costruire e consegnarci un Paese migliore, da perpetuare con i valori della RESISTENZA a coloro che verranno dopo di noi. Gallarate, 20 Gennaio 2008 M. Mascella
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Ottobre 2008 07:51 |



