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GIORNO DELLA MEMORIA – SABATO 27 ORE 11.00 – CONCERTO 7GRANI BAND ALL’IST. GIOVANNI FALCONE DI GALLARATE

GIORNO DELLA MEMORIA

 

Iniziativa Anpi Gallarate in collaborazione con l’Ist. Giovanni Falcone per gli studenti sul GIORNO DELLA MEMORIA.

Proiezione video “Neve diventeremo” ed esecuzione Concerto in tema della 7Grani Band.

Inizio ore 11.00

Celebrazione in musica del Giorno della Memoria all’Ist. Falcone, promosso e organizzato da Anpi Gallarate in collaborazione delle Prof.sse Annitta Di Mineo e Guja Baldazzi. Concerto e video della 7Grani Band, “Neve diventeremo”. La canzone e il video che ne riporta il titolo sono dedicati al deportato sopravvissuto Rado Zuccon, Partigiano. La proiezione del video ed il successivo concerto sono stati introdotti dalle comunicazioni delle Prof.sse Di Mineo e Baldazzi e da un intervento del presidente di Anpi Gallarate, Michele Mascella, che ha letto, tra l’altro, la memoria di un sopravvissuto ai campi di concentramento, Otorino Nicoli, bisnonno di Luca Ziviani, allievo dell’Istituto e presente alla celebrazione.

Eccone, di seguito, la trascrizione:

Racconti di una prigionia di un nonno

Non  si può e non si deve dimenticare quello  che è successo durante l’ultima guerra, con quale criminosa crudeltà e barbarie venivano condotte alla morte molte persone  e neppure dobbiamo dimenticare di coloro che hanno sofferto nei campi di concentramento e che per miracolo ne sono usciti vivi.

Nessun prigioniero potrebbe esporre tutta la verità, né sarebbe in grado di rispondere a tutte le domande e cosa avvenne realmente in quei luoghi; la vita di prigionia era molto dura. Ascoltiamo alcune considerazioni di un nonno che  si salvò dal campo di concentramento e di sterminio di Dachau nell’ultima guerra.

“Ricordo in particolare la morte tragica di un mio compagno: durante un bombardamento aereo in Germania ci si trovava dentro un rifugio; dopo il cessato allarme si stava per uscire, davanti a me stava Ernesto un mio compagno di Vicenza, dietro venivo io.

Appena saliti i gradini uno scoppio di una bomba caduta lì vicino, lo investì in pieno; fortunatamente io mi salvai perché essendo a qualche metro di distanza le macerie mi ripararono dall’esplosione; una volta uscito trovai un berretto e una scarpa con il piede del mio amico: tutto ciò che era rimasto del corpo del poveretto.

Oltre a questo ho udito urla e assistito a torture ed altre cose che è meglio non ricordare.

Il lavoro che facevo era quello del sarto. Durante gli allarmi si doveva fuggire per rifugiarsi nei bunker in cerca della salvezza.

Sono stato violentato violentemente anche con un frustino e l’unico desiderio che provavo era quello di morire  per non sentire più il dolore che provavo in quei momenti.

Donne non ne ho mai salvate ma bambini tantissimi: li portavo da una sponda all’altra del fiume  Saale; le madri passavano di corsa dal ponte a distanza di trecento metri, io  portavo di là  loro piccoli dentro una carrozzina e nuotando li spingevo in fretta per poi ritornare a prenderne degli altri perché oltre il fiume potessero salvarsi.

Sono stato anche ferito a tutte e due le gambe da schegge di mortai; questo è avvenuto in Iugoslavia. Subito dopo fui preso prigioniero dai tedeschi e condotto in Germania nel campo di sterminio di Dachau, dove rimasi per due lunghi anni e mezzo.

Figuratevi quello che è avvenuto dopo; questi sono solo piccoli appunti.

Ora a distanza di quarant’anni sono ritornato a visitare quegli orribili luoghi.”

Oggi, trascorsa ormai una vita da quando il partito nazionale-socialista prese il potere in Germania, molti ritengono che i dodici anni della dittatura nazista appartengano ad un’epoca remota e che il terrore che regnava nei campi di concentramento abbia un senso reale solo per i superstiti e per gli storici. Pertanto, in tutto i mondo, il nome di Dachau nulla ha perduto del suo suono sinistro e resta tutt’ora simbolo delle barbarie.

Come si giunse alla costruzione del primo campo di concentramento dalla Germania nazista e cosa v accadde nei dodici anni della sua esistenza?

Il campo di concentramento di Dachau conteneva 5000 persone: nessuno poteva immaginare che quella fabbrica di munizioni abbandonata, della prima guerra mondiale, sarebbe diventata una gigantesca riserva di schiavi, composta di prigionieri di tutte le nazioni d’Europa e una perfetta scuola di assassini per le SS.

Nel 1942 l’ispettorato per i campi di concentramento fu incluso nell’Ufficio Amministrativo Economico centrale delle SS  che, nell’interesse dell’industria bellica, cercò di migliorare le condizioni di vita nei campi di concentramento per diminuire l’alto tasso di mortalità.

Contemporaneamente però cominciò, nei campi di sterminio, il massacro sistematico degli uomini che i nazional-socialisti consideravano di razza inferiore.

L’obbiettivo di sterminare il maggior numero di uomini possibile, nel modo più rapido e razionale, veniva dunque a contrastare con il progetto di fornire all’industria bellica il più alto numero di lavoratori-schiavi.

Le punizioni più frequenti furono: la fustigazione , durante la quale il prigioniero, legato al Bock, un cavalletto accuratamente studiato, dovevano contare fino a venticinque, i colpi di nervo di bue; se perdeva conoscenza, il prigioniero doveva ricominciare.

Pendere da un palo; la vittima con le mani legate dietro la schiena, era sospesa per le mani per lunghe ore, senza appoggiare i piedi al suolo; stare in piedi: il detenuto era costretto a stare sull’attenti, sul piazzale d’appello, per giorni interi, senza interruzione; la privazione individuale o collettiva del cibo; gli arresti nel bunker; la prigione del campo, nella quale i prigionieri spesso erano incatenati senza ricevere nutrimento.

Anche la pena di morte era contemplata nei regolamenti delle pene disciplinari e delle sanzioni.

Il campo era dotato anche di una camera a gas; si trovava all’interno del nuovo grande crematorio, dotato di quattro forni, che fu costruito quando il primo crematorio, dotato di un solo forno, divenne insufficiente.

Dall’ottobre del 1941 all’aprile del 1942 ebbero inizio sul poligono di tiro delle SS, esterno al campo di Dachau, fucilazioni di massa di prigionieri sovietici.

È impossibile determinare il numero delle vittime di questa fucilazione, dato che i prigionieri non furono registrati nello schedario del campo.

Durante le settimane che precedettero la liberazione, i prigionieri vissero in condizioni così disumane che essi stessi non le avrebbero mai ritenute possibili.

I grandi convogli che arrivarono in continuazione, dai campi evacuati per l’arrivo degli alleati, portarono soprattutto uomini scheletriti e mortalmente sfiniti.

Inoltre da ogni vagone bisognava togliere i cadaveri dei prigionieri morti durante il viaggio. L’epidemia di tifo che imperversava dal dicembre 1944 fece ogni giorno più di cento ma anche duecento vittime.

Il mattino del 28 aprile i primi carri armati americani raggiunsero la città di Dachau; la domenica 29 aprile 1945, i detenuti restarono nelle loro baracche.

Un silenzio di morte regnava nel campo. Improvvisamente si udirono colpi di arma da fuoco e subito dopo un grido “SIAMO LIBERI” si propagò fulmineo pronunciato in tutte le lingue dei paesi rappresentati del campo.

Dopo la completa evacuazione del campo di concentramento, eseguito dalle truppe americane, nelle baracche venne allestito un campo di profughi.

Dieci anni dopo la liberazione, io venni chiamato per la commemorazione del campo di concentramento e sterminio di Dachau.

Otorino Nicoli

 

p.s.: per foto e video, clicca qui

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