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Commemorazione ANGELO PEGORARO – 21 Gennaio 2018

ANGELO PEGORARO

(1926 – 1945)

 

Tenendo fede ad una tradizione pluriennale mai venuta meno, che affonda le sue radici nella Resistenza partigiana e nella lotta per la Libertà al nemico nazifascista, anche quest’anno l’ANPI di Gallarate celebra il martirio di un giovane antifascista, barbaramente assassinato il 16 Gennaio del 1945 da una losca pattuglia di repubblichini a caccia di renitenti la leva per il famigerato esercito della RSI, in obbedienza all’altrettanto famigerato “Bando del Duce” emesso dallo stesso capo del fascismo, nelle intenzioni di impoverire le fila della Resistenza che sempre più numerose minacciavano il potere del regime già agonizzante.

In ossequio a quel sacrificio, e per rimarcare la missione istituzionale dell’Anpi a difesa della Democrazia e della Libertà duramente conquistate,

DOMENICA 21 GENNAIO 2018

ALLE ORE 11.00

E oggi, dopo i tragici fatti di sangue che continuano a colpire l’Europa e l’intero mondo, non possiamo che trarne ancora la lezione di sempre: la PACE come baluardo della barbarie, l’Antifascismo come veicolo dei valori che hanno guidato i combattenti per la LIBERTA’ e la DEMOCRAZIA.gli Antifascisti ed i democratici tutti si raccoglieranno intorno al cippo che ricorda il tragico evento e rinnova silenziosamente  i valori di Libertà, Pace e Democrazia che sono alla base della convivenza civile, disciplinati ed esaltati nella Carta Costituzionale, alla cui nascita anche il sacrificio di ANGELO PEGORARO contribuì nella forma più alta.

L’orazione ufficiale sarà pronunciata dal Presidente di Anpi Gallarate, M. Mascella.

La cerimonia si svolgerà in via Pegoraro 51, nei pressi della Chiesa di Cascinetta.

E come tutti gli anni, durante la cerimonia, verrà deposto un omaggio floreale a cura di Anpi Gallarate.

Gallarate, 14 Gennaio 2018

 

Il Presidente Anpi Gallarate

M. Mascella

 

Le Istituzioni cittadine, le forze politiche democratiche, le Associazioni, i cittadini tutti sono invitati a partecipare.

 

La cerimonia si è svolta in una tiepida giornata di sole, partecipata da un folto gruppo di cittadini riunitosi attorno al cippo del Martire che ne ricorda il sacrificio. La nota dolente è l’aver trovato il posto non solo occupato da automobili e biciclette che hanno reso complicato lo svolgersi della cerimonia, ma anche lo stato di sporcizia in cui il luogo si trovava. Dopo una veloce e necessaria pulizia, si è proceduto alla Commemorazione, con l’invito del Pres. di Anpi Gallarate Mascella rivolto agli astanti per un breve cenno di saluto e ricordo del momento. Presente la Presidente del Comitato Provinciale di Anpi Varese, Ester De Tomasi, e Francesco Larghi, in rappresentanza della famiglia Pegoraro. Mascella ha consegnato al Larghi la tessera ad honorem Anpi 2018, invitandolo ad esprimere il suo saluto. Successivamente ha dato la parola alla Presidente Ester De Tomasi. Hanno accolto l’invito i compagni/e:

  1. Osvaldo Bossi ;
  2. Guja Baldazzi;
  3. Cinzia Colombo;
  4. Alberto Visco Gilardi;
  5. Romedio Mariotti;
  6. Giuseppe Gatti;
  7. Dario Terreni;
  8. Stefano Rizzi.

Il Pres. Mascella ha quindi pronunciato il discorso commemorativo, che riproduciamo qui di seguito:

ANGELO PEGORARO

COMMEMORAZIONE DEL 21 GENNAIO 2018

 

Esattamente dieci anni fa, e più precisamente il 20 Gennaio 2008, eravamo, come sempre, tutti qui, e poi ancora negli anni a seguire, per ricordare il giovane compagno Angelo, nome di battaglia Falco. La data è suggestiva, almeno per il sottoscritto, che il giorno dopo sarebbe stato incaricato di assumere il ruolo di Presidente Anpi Gallarate da un apposito Direttivo.

Dieci anni dunque. Anni intensi, di cui avremo modo di parlare in altro momento, se questa forsennata campagna elettorale in corso ce ne darà modo.

A Pegoraro non si possono addebitare, o accreditare, parole e pensieri che non sono suoi: si può con certezza dedurre che abbia fatto una scelta, e che sia stata una scelta giusta, pagata con il prezzo altissimo della sua giovane vita. Come quella di centinaia, migliaia di altri giovani che come Lui, scelsero di militare nella Resistenza tra mille pericoli e difficoltà. Non ripeto la sua storia, sintetizzata nella locandina che da sempre riproduciamo, fedele a sé stessa con poche variazioni riferite alle nuove contingenze.

Voglio però ricordare che nel frangente dell’assassinio di Angelo fu coinvolto anche tal Vittorio Minelli, ventunenne, ferito gravemente all’ingresso di questo caseggiato e poi trasportato nelle carceri del Broletto per essere successivamente consegnato ai tedeschi e fucilato a Sacconago il 25 Febbraio.

Una storia di ordinaria ferocia, per quei tempi. Tempi minacciosi che sembrano riproporsi con le insorgenze nazifasciste di ogni tipo e in ogni luogo, a ricalcare le orme e le scene di teatri già visti: dalla violenza brutale esercitata sui deboli e gli indifesi, a quella più sottile e pervasiva dei fascismi camuffati di buonismo ed altruismo che altro non sono se non strumenti efficaci di penetrazione delle coscienze, soprattutto giovani, che nulla sanno oggi di quanto veramente accaduto oltre settanta anni fa. Ciò purtroppo risulta da varie evidenze, prima tra tutte la Scuola (a qualche semplicissima domanda sulla Resistenza o sulla 2^ guerra mondiale, o sulla forma di Stato o sulla Repubblica in generale si ricevono – quando arrivano – risposte sconfortanti), per non parlare dei media e dei social dove imperversa la più totale ignoranza dei fatti, anche minimi, della Storia (prova ne sia qualche risposta o non risposta ai quiz televisivi da parte anche di persone che si presume siano altamente scolarizzate).

Questo è quanto. A chi addebitare lo sfacelo dell’istruzione in senso lato, ma particolarmente sulla recente Storia d’Italia? Non agli studenti, mi sembra ovvio. Gli Insegnanti giocano un ruolo importantissimo nella formazione dei giovani, del loro più vasto sapere, ma non sempre sono in condizioni di poterlo fare, e certamente non in modo organico e programmato. Anni fa l’Anpi Nazionale si fece promotrice di un appello rivolto a tutti i Parlamentari perché istruissero una legge che regolamentasse lo studio della Costituzione nella Scuola, assegnando una o più ore settimanali specifiche e mirate all’interno dei programmi ministeriali. Così come non mi sembra che “la buona scuola” vi abbia posto rimedio. Nessuna risposta dunque.

L’altro versante del crinale tra fascismo e antifascismo è la famiglia, il suo vissuto ed il rapporto tra genitori e figli. La prima scuola, direi. E qui ci si può sbizzarrire, nel definirne i limiti e le potenzialità in essa racchiusi. Da una famiglia conscia del problema legato al fascismo e suoi derivati dipende la crescita dei ragazzi, e la loro consapevolezza o meno di cosa è la Libertà propria e degli altri.

Non so quanto Angelo Pegoraro ed il suo compagno fossero scolarizzati: so per certo che per fare quella scelta erano ben consci di combattere contro un nemico feroce che si identificava nel fantomatico governo della Repubblica di Salò, e che li voleva morti per la loro renitenza alla leva. La leva fascista. Erano più preparati dei giovani di oggi. Mi duole dirlo, ma è così. Certo, vi sono le eccellenze, e le isole dove questo si pratica, ma sono, appunto isole, circondate da un mare di indifferenza. Indifferenza nella quale sanno ben nuotare le organizzazioni nazifasciste, che si muovono a loro agio, corrompendo le coscienze ed alimentando il travisamento della Storia.

Avrebbero mai immaginato Angelo e Vittorio che la loro lotta sarebbe stata così vanificata, e resa sostanzialmente inutile? Penso di no, e qui mi arrogo il diritto di supporlo. Combattevano contro la dittatura fascista agonizzante, perché forse convinti che la peggiore delle democrazie è meglio della migliore delle dittature. Anche questa ipotesi dobbiamo trarla dalla loro scelta. Una scelta che non fu di tutti gli Italiani, ma della parte migliore di loro. Una scelta fatta nella temperie dello scontro tra fascismo ed antifascismo. Che ebbe zone d’ombra, all’interno delle quali allignarono da subito i peggiori istinti che non si sopirono con la sconfitta militare del fascismo. Già: perché i conti con il fascismo questa nostra Italia non li ha mai veramente e compiutamente fatti. L’armadio della vergogna è lì a testimoniarlo. “Questo fascismo non è alle nostre spalle, e chissà se lo sarà mai.” Così recita una interessante relazione della Presidenza Anpi Lombardia, che spazia sul fenomeno nazifascista che noi tutti abbiamo il dovere di osservare e di contrastare con i soli mezzi di cui disponiamo: la ragione e la forza che ne possiamo trarre se riuscissimo a trasmettere alle nuove generazioni anche il significato più recondito delle scelte che i giovani fecero settant’anni fa, partecipando alla Lotta di Liberazione Nazionale dal fascismo e dal nazismo devastatori dell’Europa e, nelle loro intenzioni, del mondo intero.

Ci si strizza l’occhio tra di noi, e si fanno mille parole con le migliori intenzioni: questo ci dicevamo con una compagna professoressa che vive tra i giovani e  ne conosce bene le pulsioni e le incertezze, ma anche una preoccupante sordità. Nessuna meraviglia, perciò, se poi il neofascismo ce lo troviamo per strada.

L’Anpi deve andare, lì dove possibile, nelle scuole, ed illustrare ciò che è stato: magari con forme più accattivanti per i giovani, quali la musica o le rappresentazioni teatrali. Sabato prossimo, il 27 Gennaio, Giorno della Memoria, Anpi Gallarate porta nell’Ist. Falcone la musica e i video della band 7Grani. Domenica 28 alle ore 11.00 la cerimonia ufficiale per il Giorno della Memoria, al Cimitero Maggiore. E il 10 Febbraio, Giorno del Ricordo (che non bisogna lasciare alle forsennate speculazioni fasciste che ne parlano solo come foibe), una video conferenza sul tema dei Confini Orientali con il Prof. Giancarlo Restelli. Spero vi siano altre occasioni per il futuro.

Angelo e Vittorio un messaggio forte però ce lo lasciano: quello di proseguire la loro lotta, con i mezzi di cui oggi disponiamo, che sono la Pace, la Libertà duramente conquistata con la Lotta di Liberazione, la Resistenza, la Costituzione pur inapplicata. Con la speranza che non può né deve morire con loro.

A noi la scelta.

Michele Mascella

Gallarate, 21 Gennaio 2018

 

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