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Conclusa l’Assemblea Congressuale di Anpi Gallarate 2016

Qui di seguito la Relazione del Presidente uscente M. Mascella, seguita da un riepilogo dei lavori:

ASSEMBLEA CONGRESSUALE ANPI GALLARATE

27 FEBBRAIO 2016

Saluti ai presenti, ospiti invitati ed iscritti.

 

Care e cari compagni, amici, presenti tutti a questa nostra Assemblea Congressuale,

IL 20 Novembre 2010 si teneva la nostra ultima Assemblea Congressuale in vista del XV Congresso Nazionale, che si svolse poi nel Marzo del 2011: sono passati quindi ben quasi sei anni, durante i quali, per dirla con il Principe di Salina, niente e tutto è cambiato. Nel rileggere la relazione che tenni in quel frangente ho colto le similitudini impressionanti con il periodo contingente, in una sostanziale continuità con quello che oggi stiamo vivendo, distinguendovi solo nuovi personaggi e un capovolgimento a volte speculare del teatro in cui nuovi e vecchi attori recitano il ruolo di sempre.

Cambiare tutto, appunto, per non cambiare niente. Se non in peggio.

Ed infatti possiamo affermare con certezza che le cose siano peggiorate in quanto a politiche generali che non colgono appieno le necessità pratiche dei cittadini, le loro giuste aspirazioni, il bisogno estremo di lavoro diffuso e giustamente retribuito, che via via i nuovi governi che nel frattempo si sono succeduti avevano suscitato. E soprattutto, per quanto concerne i giovani, non si sono date risposte adeguate, permanendo uno stato di precariato stabile e disoccupazione giovanile che non ha uguali in Europa.

Il Documento Politico che è alla base di questo XVI Congresso si snoda su quattro parti fondamentali, all’interno delle quali si sviluppano i vari temi a cominciare dal quadro mondiale, tracciato secondo le preoccupanti condivisibili constatazioni, tra gli altri, del Pontefice, che asserisce come ci si trovi di fatto in una sorta di terza guerra mondiale, e dalla visibile recrudescenza dei fascismi nazionali ed internazionali che assumono forme istituzionali gravissime, come in Ungheria, Ucraina, Polonia, senza con ciò che vengano dichiarate nelle sedi opportune le inoppugnabili incompatibilità per esempio con l’Europa, devastata proprio dai regimi fascionazisti che hanno imperversato negli anni dai 20 ai 40, producendo la seconda guerra mondiale e con essa il più alto numero di morti che mai si sia registrato in un conflitto di quelle dimensioni.

Dimensioni che attengono anche al fenomeno drammatico delle migrazioni, di milioni di esseri umani che fuggono da morte certa alla ricerca di una vita qualsiasi: e che perciò si sottopongono alle peggiori angherie, trovandole sempre più sopportabili di ciò che si lasciano alle spalle.

Gli ultimi avvenimenti a proposito delle frontiere e della messa in mora, nei fatti, del trattato di Schengen, danno il segno di come, “Tra questa Europa che impiega mesi per arrivare ad una decisione che vincoli tutti gli Stati appartenenti (e non si sa se e in che misura la si applicherà davvero, soprattutto nei confronti dei Paesi che appartengono all’Unione Europea) e quella sognata da Altiero Spinelli, c’è veramente un abisso”.

Bisogna, in definitiva, insistere perché l’Europa divenga davvero l’unione di popoli e Paesi, sulla base di solidi indirizzi di democrazia, solidarietà e giustizia sociale e riesca ad assumere un forte ruolo internazionale, rinunciando agli egoismi dei singoli Stati nazionali che ne frenano ed impediscono l’ulteriore sviluppo.

Il Documento prosegue analizzando il quadro italiano, all’interno del quale individua criticità notevoli per quanto riguarda la Costituzione, asserendo come vi sia nei suoi confronti “poco rispetto”. Il riferimento è chiaramente relativo alle “correzioni” in corso d’opera che, a giudizio di Anpi e dei massimi costituzionalisti del Paese, ne stravolgerebbero totalmente i presupposti sui quali si fonda, che sono quelli dell’antifascismo e dei valori resistenziali che ne determinarono la stesura, e che non sono mai venuti meno: infatti le preoccupanti e ricorrenti manifestazioni pubbliche del revanscismo fascista e nazista, troppo spesso tollerato ed a volte biecamente incoraggiato, non possono passare come forme di spensierate goliardie. E il collegamento tra la prima e la seconda parte della Costituzione è intangibile, né è pensabile che la manomissione di parte degli articoli che la compongono siano indifferenti all’ispirazione complessiva della Carta stessa, che è legata da un unico filo in una sorta di straordinario equilibrio che ne sottende la sua unicità.

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Sono ben due anni almeno che l’Anpi, in coerenza con il suo mandato congressuale del 2011 e con tutta la sua storia, denuncia in forma critica (esercitando perciò a buon diritto la sua missione di “coscienza critica”) le inaccettabili modifiche costituzionali che si stanno preparando, e che inevitabilmente saranno oggetto di referendum, come già in passato avvenuto in uno scenario notevolmente diverso in quanto a schieramenti, ma sostanzialmente identico nei propositi.

Non ci si deve meravigliare quindi se, in piena autonomia e coerenza, l’Anpi abbia deciso di schierarsi per il NO con un apposito Documento Nazionale che non è materia congressuale, ma che stigmatizza la posizione dell’Associazione in ordine alle problematiche inerenti la Costituzione e la legge elettorale ad essa strettamente connessa per la quale si chiede l’abrogazione e la sua successiva rivisitazione. E’ di questi giorni un importante ulteriore pronunciamento del tribunale di Messina (ma vi sono altri 18 ricorsi presentati in altri Tribunali della penisola) sulla incostituzionalità della legge denominata Italicum che viene rimandata alla Corte Costituzionale.

Per contro, ancora una volta, l’Anpi rileva la degenerazione profonda della politica, dei Partiti, degli stessi comportamenti politici trasversali che la trasformano in un mercato, entro il quale, ad esempio, vi sono stati centinaia di “cambi di casacca” che segnano la qualità dei rappresentanti del popolo, distratti da convenienze personali e lontani dai bisogni reali del Paese. L’Anpi riconosce il valore anche contingente dell’Art. 49 della Costituzione, che riguarda i Partiti, e ne chiede la sua applicazione. Il Documento ne traccia con più nettezza tutti i risvolti, che in questa sede deve essere narrato in estrema difficile sintesi.

Nella seconda parte del Documento si analizzano i temi della Pace, delle disuguaglianze sociali e delle discriminazioni che affliggono il Paese, dell’intransigente difesa della Costituzione e dei suoi valori, né si tace sulla mancata attuazione della Costituzione che, a ben vedere, è un programma massimo spesso dimenticato e spacciato per “vecchio”; né viene trascurato, ed anzi esaltato, l’antifascismo con tutte le sue implicazioni. Si ribadisce ad esempio la pretesa che sia lo Stato a mostrare il suo volto antifascista e rispettare e far rispettare lo spirito della Costituzione, senza attendere che altri soggetti (come l’Anpi) glielo debbano ricordare. Assistiamo invece a finanziamenti impropri da parte di organi dello Stato, è il caso di dire, a favore di improbabili musei dedicati al fascismo ed al suo capo indiscusso trattati come “eventi della storia”, e con ciò regalando una posizione di ancor più grande visibilità e attrattiva per i novelli emuli di quel passato regime condannato invece da decine di milioni di morti che ancora oggi chiedono giustizia. Come non notare l’attivismo fascionazista anche a livello europeo, dove i gruppi più svariati si organizzano, nella tiepidezza delle Istituzioni che dovrebbero invece impedirlo? Per tacere, qui da noi in Italia, di pubbliche esternazioni di funzionari governativi che accreditano movimenti nazifascisti come Forza Nuova e/o Casa Pound incensandoli come associazioni di bravi ragazzi dediti al servizio dei bisognosi e dei meno abbienti, in una sorta di caritas nera da elogiare pubblicamente. Siamo al delirio, o più probabilmente all’ignoranza della Storia.

In continuità con il XV Congresso, il Documento ribadisce l’estraneità assoluta dell’Anpi a qualsiasi forma di Partito o Sindacato, perché semplicemente non può essere né l’uno né l’altro, pena la sua snaturazione: noi ci occupiamo d’altro, attenti allo sviluppo democratico di tutte le attività umane e sociali che avvengono sotto l’egida della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. E rifiutiamo i recinti commemorativi entro i quali alcuni vorrebbero relegarci. Non a caso il titolo del Documento recita: “Con i valori della Resistenza e della Costituzione, verso un futuro democratico e antifascista”.

In questa frase vi è l’essenza stessa dell’Anpi, del suo ruolo, della sua ragion d’essere: che riprende pienamente i valori emersi durante la Lotta di Liberazione e tradotti poi nella Carta, in una mirabile composizione di differenti sensibilità, tutte però riconducibili alla chiusa di Piero Calamandrei nel discorso agli studenti milanesi del 1955: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.”

Solitamente rifuggo dalla retorica, ma questa è esattamente la verità, come verità è quella che rifugge dai semplicismi, dall’attribuzione della qualità di antifascista a seconda delle provenienze partitiche dei membri di Anpi. L’Anpi iscrive nel suo seno gli Antifascisti, dal momento che il suo contrario sono i Fascisti ed i loro derivati e camuffati. Altre distinzioni non sono possibili, e rientrano nell’uso della lotta politica che non ci riguarda. Noi non iscriviamo né Partiti né Associazioni o altro, ma semplicemente individui e cittadini, in entrambi i casi Antifascisti.

Così come, viene precisato nel Documento, l’ANPI non può avere “governi amici”: un iscritto ha risposto che, se è vero, è anche vero che non può neppure avere “governi nemici”. E infatti, non li ha, nel senso che non ci soffermiamo su tutti gli aspetti della vita del Governo, ma solo su quelli che incidono sulla Costituzione, sui rapporti col Parlamento, con i cittadini. Se invece tacessimo di fronte a comportamenti specifici che riteniamo non corrispondenti all’interesse collettivo e al bene comune, allora sì che cadremmo nell’opportunismo, che è un difetto che proprio non appartiene al nostro DNA.

In altri termini l’Anpi non ha particolari predilezioni per questo o quel governo che si formano, piuttosto rivolge l’attenzione ai loro atti; da essi dipende la nostra critica che discende dalla linea che ci siamo dati: “…Si può aggiungere che la linea è continuamente discussa negli organismi dirigenti nazionali, e verificata nel concreto. Tant’è che nessuno può lamentarsi di un nostro singolo atto o di una singola dichiarazione, se essa appartiene alla nostra identità e se essa rimane all’interno della linea che abbiamo determinato nelle sedi competenti. Una linea che deve essere approfondita anche negli organismi periferici con una discussione franca e seria che parta dai fatti e non dai pregiudizi. Si può anche dissentire da quella linea, ma motivatamente ed esplicitamente, perché non c’è nessuno che sia disposto a colpevolizzare il dissenso. Ma anch’esso, a sua volta, deve essere libero anche “internamente”, da pregiudizi. Può far male sentir criticare questo o quell’atto del governo, guidato dal partito cui si aderisce; ma non si pone un problema di alternatività o di compatibilità di tessere. Ognuno può essere iscritto al partito che vuole (purché non fascista) e contemporaneamente iscritto all’ANPI. Se nell’ambito dell’ANPI emergono critiche a questo o a quel comportamento di quel partito (o meglio, del Governo in cui è in maggioranza), l’iscritto potrà dissentire, spiegare le sue ragioni, ma se non saranno accolte, dovrà accettarle (pur conservando le sue idee personali) per senso di appartenenza all’ANPI. E non avrà alcun motivo di restituire la tessera né di essere criticato per il suo dissenso. Questo è il pluralismo vero….”

Nell’avviarmi alla fine di questa relazione, che non ha potuto essere estremamente sintetica né onnicomprensiva di tutte le tematiche dispiegate nel Documento Politico di ben 42 pagine (che confido abbiate letto), un breve accenno al rispetto delle regole richiamato nel Documento e che qui ripropongo non a caso per intero:

“…il rispetto delle regole è una questione di coerenza e di funzionalità, non di disciplina gerarchica. Su questo secondo aspetto, esistono ancora alcune incertezze e alcune tendenze a fare ognuno (Sezione o Comitato provinciale o addirittura iscritto) quello che vuole. Non può essere così. Abbiamo uno Statuto e un Regolamento, che vanno rispettati, altrimenti non c’è più un’Associazione, ma un insieme di soggetti riuniti per caso. Questo è un punto che merita di essere sottolineato: l’ANPI dispone di strumenti di garanzia (Commissioni di tipo istruttorio a vari livelli); sarebbe preferibile non dover mai ricorrere a questi organismi ed è sempre preferibile cercare una soluzione politica o un chiarimento; ma non è neppure concepibile una sorta di anarchia. Il rispetto delle regole è una questione di rilevanza politica e come tale va considerata, proprio per poter conservare autorevolezza e dignità dell’Associazione e svolgere i numerosi compiti che essa si è assegnata. …”

Per finire, e nel ricordo dei nostri recenti morti (Bucci, Mascella, Cattaneo) e dei Partigiani ancora viventi iscritti alla nostra sezione, PIERO CARAFFA e VALTER FERRARI, declamo la seguente citazione:

“…Un’importante sentenza del Tribunale Militare di Verona, nell’ammettere l’ANPI come parte civile in un processo relativo a stragi compiute nel 1944 da nazifascisti, ha dichiarato testualmente: “l’ANPI è storicamente l’erede, in forma statutariamente riconosciuta, di tutti quei gruppi e formazioni che dal 1942-43 in avanti hanno costituito centro di riferimento collettivo di grandissima parte della popolazione italiana, che animata dal medesimo sentimento di restituire al Paese libertà e democrazia, ha agito nelle più avanzate forme, anche non necessariamente armate. Di quei gruppi e formazioni l’Associazione è l’erede spirituale, stante l’identità dei fini”.

Una frase bellissima, che ci onora e ci impegna. E ci spinge a fare sempre meglio e di più, nonostante tutto. Le battaglie non ci fanno paura, né ci scoraggiano quando sono ingaggiate per giuste cause.

E prossimamente ne ingaggeremo alcune.

W la Resistenza!

W l’Anpi!

Gallarate, 27 Febbraio 2016

RIEPILOGO

ASSEMBLEA CONGRESSUALE ANPI GALLARATE

DEL 27 FEBBRAIO 2016

Dopo l’elezione di Giuseppe Gatti alla Presidenza dell’Assemblea e la Relazione Politica del Presidente Mascella, e su invito di questi, hanno preso la parola i Rappresentanti di:

  1. Partito Democratico (Segr. Pol. Cittadino Vincenzo Barletta);
  2. CUAC (Coop. di consumo arnatese), con Luca Fusi in nelle veci di Francesco Ilardo, Pres. della stessa;
  3. Rifondazione Comunista (Pietro Masullo legge, tra l’altro, il saluto di Stefano Rizzi);
  4. PCdI (Segr. Pol. Cittadino Giuseppe Maffioli);
  5. ACLI Gallarate (Pres. Carlo Naggi);
  6. Pres. gruppo cons. comunale PD (Ivano Ventimiglia);

Tutti hanno portato il saluto delle rispettive Organizzazioni, integrandole con diverse e qualificate riflessioni.

A seguire, gli interventi di:

  1. Osvaldo Bossi, critico sulla trasformazione dell’Anpi nel corso della sua storia ed in particolare sul mancato intervento di Anpi Gallarate a proposito della polemica giornalistica sulla Giornata della Memoria di quest’anno;
  2. Angelo Castiglioni, con un ampio intervento sulle frontiere, sul razzismo, sulle Repubbliche ex-sovietiche; apprezzamento delle posizioni del Pres. del Consiglio Renzi sui fatti inerenti la Libia; non concorda con le posizioni espresse da Anpi sia per la legge elettorale che per l’adesione al referendum per il NO; ne apprezza invece l’opera in quanto a Memoria ecc. ecc.;
  3. Giuseppe Maffioli chiede che il saluto di Rizzi venga allegato ai documenti congressuali;
  4. Carlo Chinetti approva il Documento Politico Nazionale, la Relazione di Mascella, la politica complessiva dell’Anpi ed in particolare la sua adesione ai Comitati per il NO, trovandola coerente con la sua missione, ed argomentandone i motivi;
  5. Cinzia Colombo, nella sua doppia veste di Assessora alla Partecipazione Democratica membro di Direttivo, apprezza l’equidistanza di Anpi in generale e anche quella della Sezione di Gallarate; apprezza inoltre l’indipendenza di Anpi e la sua operatività non solo come Memoria; rileva i silenzi dell’Associazione intorno ai temi sulle unioni civili, e auspica incontri tematici organizzati da Anpi sui vari temi di interesse; approva l’adesione ai comitati per il No;
  6. Appassionato ampio intervento di Giuseppe Gatti, che approva il Documento Politico congressuale e la Relazione di Mascella, insistendo però sulla necessità di ampliare, nel Documento Politico Congressuale il capitolo relativo alla Pace, auspicando che ne risulti forte e chiara la richiesta di messa al bando definitiva e perenne delle armi termonucleari, vera minaccia universale oggi pericolosamente alla ribalta.
  7. Viene data lettura del saluto rivolto all’Assemblea da Stefano Rizzi, assente per motivi personali:

Care Compagne e Cari Compagni,

come già annunciato nel Direttivo di Sezione, non posso purtroppo essere presente ai lavori del nostro Congresso di Sezione. Vi mando i miei saluti e gli auguri di un proficuo lavoro dal Nicaragua dove mi trovo in visita ad alcune cooperative di produttori solidali con i quali, attraverso una piccola associazione, abbiamo da tempo avviato progetti di microcredito. Come recitano ampi paragrafi del nostro documento congressuale l’antifascismo e la bandiera della Resistenza hanno il bisogno, perché siano vivi e fertili, di agire su più piani e attorno ai molteplici aspetti che ci coinvolgono in questa società estremamente complessa e liquida. La resistenza delle collettività nicaraguensi contro l’espropriazione delle terre da parte delle multinazionali, il bisogno di contrastare la desertificazione figlia delle coltivazioni intensive e la salvaguardia del patrimonio rappresentato dalla loro foresta vergine, penso, ben si colloca nell’idea “ampia” dell’essere antifascisti oggi. ANPI non è solo celebrazione e ritualità. Ce lo ripetiamo, giustamente, da molto tempo ormai. ANPI può svolgere un ruolo culturale per contrastare le derive antidemocratiche e gli attacchi al nostro sistema costituzionale che da più parti arrivano. Parti, fino a qualche anno fa, insospettate ed insospettabili che ci ripetono alla noia che dopo oltre 70 anni la lotta di Liberazione e i principi che animarono tanto le gesta eroiche quanto l’oscuro lavoro di contrasto al fascismo nelle fabbriche e nelle città possono essere messi in soffitta giacché di storia e solo di storia, vecchia per giunta, si tratta. Questi stessi fingono di non vedere le specifiche responsabilità nella riorganizzazione delle frange estremiste della destra neofascista e neonazista in Italia come in Europa. Frange estremiste, mai del tutto sconfitte ma relegate ai margini della società, ora si esprimono pubblicamente utilizzando parole cariche di odio e tristi simboli nelle piazze delle nostre città. Con quali proventi si finanziano costoro? Con chi costruiscono rapporti nella politica dell’arco costituzionale? Che ci fanno le bandiere di Casa Pound accanto a quelle della Lega Nord in Piazza Duomo a Milano? Quali sono i rapporti con la criminalità organizzata dove, come nel caso Roma Capitale, da un lato si fomenta l’odio razziale nei quartieri e dall’altro si gestiscono fraudolentemente gli appalti che si occupano dei rifugiati che fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni di quella metà del globo in conflitto? Esistono responsabilità politiche quando si finanzia con soldi pubblici il nascente museo del fascismo sponsorizzato dal Sindaco di quella città con il beneplacito di un sottosegretario del governo in carica. Esistono responsabilità politiche se si giustificano 4,5 milioni di euro con l’esigenza di incrementare il turismo a Predappio e ci si scorda quale elemento simbolico e fattuale rappresenta quel luogo. Si finanzia il museo del fascismo e si tagliano i fondi agli Istituti storici della Resistenza. La nostra Storia è tutt’altro che residuale e nostalgica. La nostra Storia è drammaticamente attuale. Prova ne è che nuove generazioni si interrogano sulle stesse ingiustizie e diseguaglianze che interrogarono i padri, e le madri, della nostra Repubblica. Chiedono, a volte in punta di piedi, a volte “urlando”, un confronto con noi. Sta a noi accogliere a dibattito a pari modo sia i primi che i secondi. Sta a noi usare tutta l’intelligenza e non perderci, disperdendo questo patrimonio, con le a volte stantie posizioni che navigano su di un fiume in secca. Credo che questo sia stato, ed è, il nostro compito. Buon Congresso.

Stefano Rizzi

16/02/2016

 

Viene dunque messo ai voti il Documento Politico Congressuale, che è approvato a maggioranza con 1 (uno) solo astenuto.

Viene poi proposta la riconferma del Direttivo uscente prendendo atto delle dimissioni presentate (sms) da Luigina Lattuada per ragioni di salute e integrato dai compagni Guia Baldazzi – Marco Bertoldo – Chinetti Carlo – Luca Fusi – Salvatore Giardina – Giuseppe Maffioli – Niccolò Rinaldi – Sergio Trentanni: approvato a maggioranza con 1 (uno) contrario e 2 (due) astenuti.

Dato il procrastinarsi dei lavori, si dà mandato al Presidente uscente di formulare la rosa dei nomi per i Delegati al Congresso Provinciale che saranno sottoposti al vaglio della prossima riunione del nuovo Direttivo (nel frattempo si fanno già i nomi di Aspesi – Baldazzi – Bertoldo – Giardina – Masullo – Rinaldi).

A seguire l’intervento di Roberto Cenati che apprezza la Relazione del Presidente uscente ed illustra alcuni aspetti delle tematiche del Documento Politico Congressuale, rilevando in particolare la richiesta di Gatti sulla Pace e la giusta posizione assunta dall’Anpi sulle questioni costituzionali ed elettorali.

DOCUMENTO POLITICO DELL’ASSEMBLEA

La Commissione politica eletta (Mascella Ilaria – Melandri Ennio – Foglia Patrizia) e incaricata di redigere la proposta di Documento che si propone all’approvazione dell’Assemblea Congressuale si è così di seguito espressa:

Congresso dell’Anpi di Gallarate

L’Assemblea congressuale dell’ANPI di Gallarate, svoltasi Sabato 27/02/2016, approva la puntuale relazione del Presidente uscente ed entra nel merito di diversi aspetti del Documento Politico Congressuale, che a sua volta vota a larghissima maggioranza (1 astenuto).

In particolare ribadisce la necessità di tener sempre  fede al suo compito peculiare di preservare la memoria del periodo storico resistenziale che costituisce la base della nostra costituzione democratica,  non solo attraverso modalità celebrative (che pure sono importanti), ma attivamente, ricorrendo a tutti gli strumenti capaci di coinvolgere in particolare le nuove generazioni.

L’ANPI non è un partito e pertanto non può essere attivo e vigile su tutte le vicende e i provvedimenti  in corso, ma ci sono temi come la guerra ormai endemica, il fondamentalismo e il terrorismo internazionale, le emigrazione di popoli interi, il razzismo e la xenofobia che ne traggono alimento, nei confronti dei quali ha il compito-impegno di attivare tutte le forme possibili di sensibilizzazione.

Anche nella nostra zona vengono frequentemente promosse iniziative di stampo fascista e neonazista (spesso camuffate come manifestazioni ludiche e sportive), nei confronti delle quali occorre essere vigili, non cadendo in provocazioni violente, ma ponendo di volta in volta le istituzioni di fronte alle proprie responsabilità di difesa dello stato democratico e antifascista verso cui pur hanno espresso giuramento.

E’ in questi frangenti e su questo terreno che l’ANPI potrebbe promuovere sul territorio un’offerta di iniziative culturali e ricreative (verso i giovani e la popolazione tutta), anche in rete con le associazioni antifasciste e democratiche disponibili.

L’ANPI è espressione della lotta antifascista, la Costituzione ne è il suo punto di riferimento fondante.

Ora, in un momento in cui la Costituzione sta subendo l’ultimo dei tanti tentativi di distorsione e stravolgimento (la riforma riduttiva del Senato e la legge elettorale) , non può non essere in prima linea in  difesa della democrazia, del diritto di partecipazione, del diritto di esercitare scelte politiche lontane da ogni logica plebiscitaria.

L’Assemblea Congressuale di Anpi Gallarate si riconosce pertanto nell’adesione che l’ANPI Nazionale ha espresso al Comitato per il No, assicurandogli ogni possibile contributo.

Accoglie inoltre la richiesta emersa nel dibattito di suggerire al Congresso Provinciale l’ampliamento del capitolo dedicato alla Pace integrandolo con un forte appello alla messa al bando per sempre delle armi termonucleari in un momento come questo che mette a dura prova la pace stessa.

Mascella I. – Melandri Ennio – Foglia Patrizia

Gallarate 27/02/2016

Il presente Documento è stato approvato a maggioranza con 1 (uno) astenuto.

 

RELAZIONE COMMISSIONE ELETTORALE

Congresso di Anpi Gallarate

La Commissione elettorale è stata associata a quella politica eletta (Mascella Ilaria – Melandri Ennio – Foglia Patrizia), ma ha scelto di affidare direttamente all’Assemblea la proposta del nuovo Comitato di Sezione (Direttivo).

Il Presidente uscente Mascella Michele, constatata la reticenza al ridimensionamento dell’organismo dirigente della sezione, ha quindi proposto alcuni inserimenti (Baldazzi – Bertoldo – Chinetti – Giardina – Rinaldi – Trentanni) ai quali si sono aggiunte altre proposte (Fusi – Maffioli).

Luigina Lattuada ha presentato le sue dimissioni per motivi di salute tramite messaggio al Presidente Mascella.

La proposta complessiva è stata così sottoposta all’approvazione dell’Assemblea, che ha votato a favore con 1 (uno) contrario e 2 (due) astenuti.

Gallarate 27/02/2016

Il presente Documento è stato approvato a maggioranza con 1 (uno) contrario e 2 (due) astenuti.

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Come da disposizioni statutarie, si è successivamente riunito (il 6 Marzo c.a.) il Comitato (Direttivo) di Sezione che, in presenza di accertate dimissioni di Renzo Maran dall’organismo dirigente della Sezione, ha provveduto ai suoi compiti statutari, e cioè il rinnovo degli organismi esecutivi, confermando l’attuale composizione con alcune variazioni, come si legge dall’ organigramma in altra pagina di questo stesso sito.

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