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COMMEMORAZIONE ANGELO PEGORARO – DOMENICA 17 GENNAIO 2016

ANGELO PEGORARO

(1926 – 1945)

 Tenendo fede ad una tradizione pluriennale mai venuta meno, e che affonda le sue radici nella Resistenza partigiana e nella lotta per la Libertà al nemico nazifascista, anche quest’anno l’ANPI di Gallarate celebra il martirio di un giovane antifascista, barbaramente assassinato il 16 Gennaio del 1945 da una losca pattuglia di repubblichini a caccia di renitenti la leva per il famigerato esercito della RSI, in obbedienza all’altrettanto famigerato “Bando del Duce” emesso dallo stesso capo del fascismo, nelle intenzioni di impoverire le fila della Resistenza che sempre più numerose minacciavano il potere del regime già agonizzante.

In ossequio a quel sacrificio, e per rimarcare la missione istituzionale dell’Anpi a difesa della Democrazia e della Libertà duramente conquistate,

 

DOMENICA 17 GENNAIO 2015

ALLE ORE 11.00

 

gli Antifascisti ed i democratici tutti si raccoglieranno intorno al cippo che ricorda il tragico evento e rinnova silenziosamente  i valori di Libertà, Pace e Democrazia che sono alla base della convivenza civile, disciplinati ed esaltati nella Carta Costituzionale, alla cui nascita anche il sacrificio di ANGELO PEGORARO contribuì nella forma più alta.

E oggi, dopo i tragici fatti di sangue che continuano a colpire l’Europa e l’intero mondo, non possiamo che trarne ancora la lezione di sempre: la PACE come baluardo della barbarie, l’Antifascismo come veicolo dei valori che hanno guidato i combattenti per la LIBERTA’ e la DEMOCRAZIA.

L’orazione ufficiale sarà pronunciata da Alberto Visco Gilardi, di Anpi Gallarate.

La cerimonia si svolgerà in via Pegoraro 51, nei pressi della Chiesa di Cascinetta.

E come tutti gli anni, durante la cerimonia, verrà deposto un omaggio floreale a cura dell’ANPI di Gallarate.

Gallarate, 11 Gennaio 2016

Il Presidente Anpi Gallarate

M. Mascella

 

Le Istituzioni cittadine, le forze politiche democratiche, le Associazioni, i cittadini tutti sono invitati a partecipare.

 

Locandina Angelo Pegoraro 2016-page-0 (1)

La cerimonia, preceduta da una breve presentazione del Pres. di Anpi Gallarate Michele Mascella, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Francesco Larghi in rappresentanza della famiglia Pegoraro, al quale come di consueto è stata consegnata la Tessera Anpi ad Honorem, di una rappresentanza del PCD’I e di Rifondazione Comunista, nonchè dalla delegazione dell’Amministrazione Comunale composta dagli Assessori Colombo, Nicosia, Pignataro (V. Sindaco), Protasoni e dallo stesso Sindaco Ing. Guenzani, al quale Mascella ha subito dato la parola.

Questi ha voluto sottolineare il valore del sacrificio del giovane Pegoraro, attualizzandone i significati in particolar modo riferiti ai problemi riguardanti le odierne migrazioni, con tutto il portato delle inevitabili contraddizioni che tale fenomeno, ormai consueto, induce in una società ospite che esige però il rispetto delle regole da parte di chiunque, e pertanto anche di coloro cui tale ospitalità è diretta. Ciò genera disgustose ed inappropriate speculazioni da parte di coloro che, accecati da incomprensibile xenofobia e razzismo, lanciano allarmi identitari che non hanno ragione di essere. Il riferimento alle polemiche suscitate dal recente corteo cittadino della comunità pakistana è evidente.

All’apprezzato discorso del Sindaco ha fatto seguito quello dell’Oratore Ufficiale per Anpi, Alberto Visco Gilardi, che ha riscosso unanime consenso e qualche commozione, e che qui di seguito riproduciamo integralmente:

 

COMMEMORAZIONE ANGELO PEGORARO

DOMENICA 17 GENNAIO 2016

 

Ci ritroviamo oggi per commemorare la morte, anzi l’assassinio di Angelo Pegoraro. Non è, la nostra, una presenza scontata, una commemorazione  rituale. Ci ritroviamo qui perché sentiamo l’urgenza, la necessità di riaffermare con forza i valori di quelle ragazze e di quei ragazzi, Angelo non era ancora diciottenne quando entrò nella Resistenza, che facendosi Partigiani divennero degli eroi.

Io sono sempre stato impressionato dalla scelta di queste ragazze e di questi ragazzi che misero in gioco tutta la loro vita. Potevano anche non farlo, potevano anche decidere di non occuparsi di quello che gli succedeva intorno. Avevano tutta la vita davanti a loro, una vita che sarebbe stata riempita dagli affetti, rivedere il sorriso della propria madre, innamorarsi, costruire una famiglia, mettere al mondo dei figli. Una vita piena di tante gioie, probabilmente anche di dolore, comunque una vita piena, una vita che sarebbe stata degna di essere vissuta, come lo è, o dovrebbe essere, per tutti gli esseri umani. Non fu la disperazione, il non avere niente da perdere che li obbligò ad imbracciare le armi: al contrario avevano tutto da perdere, Angelo perse la vita per la sua scelta.

È stata la speranza a farli diventare Partigiani, qualunque fosse il loro credo politico (comunisti, socialisti, cattolici, azionisti), la speranza che incredibilmente continuava a brillare nonostante i tempi bui, violentati dalla barbarie nazifascista e dalla guerra, in cui vivevano. La speranza in un mondo diverso in cui venisse bandita la guerra, la violenza, la sopraffazione e l’ingiustizia. Una scelta completamente diversa dai loro coetanei che scelsero di stare con le bande fasciste. I fascisti, come diceva il titolo di romanzo poco conosciuto ma molto popolare tra i neofascisti nel dopoguerra, erano “alla ricerca della bella morte”. I ragazzi e le ragazze che facendosi Partigiani divennero degli eroi sceglievano la Vita, non la propria che appunto mettevano coscientemente a rischio, ma di tutti gli esseri umani, di tutte le donne e di tutti gli uomini che abitano il nostro meraviglioso pianeta. Hanno fatto una scelta di parte, Partigiani appunto, non per il proprio tornaconto personale, non per un interesse individuale, ma per tutte le loro sorelle e i loro fratelli, non solo quelli a loro contemporanei, ma anche quelli futuri, anche per noi.

Quello che ci hanno lasciato i Partigiani non è un contributo statico, qualcosa di storicamente dato ma ormai passato. Non ci hanno lasciato “solamente” la libertà, la democrazia e la nostra bellissima Costituzione, qualcosa a cui guardare con ammirazione e con rispetto ma dicendo, come troppo spesso si sente dire, sono cose passate ed ormai acquisite, voltiamo pagina ed andiamo avanti. L’eredità della Resistenza è un contributo dinamico che vive ancora in mezzo a noi. È, appunto, la speranza in mondo migliore.

E proprio di questa speranza noi abbiamo bisogno oggi che viviamo in tempi bui, segnati dalla guerra, dalla violenza, dal terrorismo. Tempi in cui assistiamo a scene apocalittiche di migrazione dove decine e centinaia di migliaia di donne e uomini abbandonano la loro terra, loro sì perché non hanno scelta, non hanno alternativa, in fuga dalla guerra, dalla violenza e dalla fame e affrontano viaggi in condizioni disumane, trovando spesso la morte ricevendo dal nostro mondo ostilità ed indifferenza. Tempi in cui il sentimento religioso viene usato non per creare fratellanza ma per affermare un’identità con cui schiacciare e distruggere quella degli altri e non mi riferisco solo all’estremismo islamico ma anche a chi tra noi, nel nostro mondo, parla di identità cristiana da difendere. Quanto poi siano criminalmente strumentali queste posizioni è facile dedurlo dalle scelte passate di questi falsi nuovi crociati, chi riempiva le ampolle del dio Po, chi si è fatto sposare con un rito celtico da un druido, chi adesso urla contro gli imam ma trent’anni fa vaneggiava di un’alleanza armata con gli estremisti islamici. Tempi in cui si dice di voler imporre ed esportare la pace e la democrazia con la guerra. Ed invece la guerra genera nuove guerre e nuove dittature svelando così l’inganno.

È in questi tempi bui che noi sentiamo più il bisogno che rinasca la speranza, la speranza di un mondo diverso, senza violenza, senza guerra e senza ingiustizia. Ma è una speranza che vediamo vivere ogni giorno, magari nascosta dai mass-media che preferiscono rotolarsi negli aspetti più torbidi, nell’attività di volontariato delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi a favore dei migranti, nei movimenti per la pace, per il diritto allo studio ed al lavoro.

Io, ovviamente, non ho conosciuto Angelo Pegoraro, ho imparato a conoscerlo dai racconti di altri. Ma dentro di me lo immagino sorridente, perché la speranza è sempre accompagnata dal sorriso, Guccini diceva che gli eroi sono tutti giovani e belli, io ci aggiungerei anche con il sorriso. È questo sorriso che ci deve impegnare ancora una volta ed ancora di più a lottare per un mondo migliore. Lo dobbiamo ad Angelo, lo dobbiamo a tutti gli eroi della Resistenza, lo dobbiamo ai miliardi di donne e uomini che vivono e soffrono sul nostro pianeta, lo dobbiamo alle generazioni future.

Alberto Visco Gilardi

Gallarate, 17 Gennaio 2016

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