comunicati locali

Scomparsa di Gaetano Nino Cattaneo

Si é spento nella notte del 23 Luglio 2015 il nostro compagno ed iscritto GAETANO (NINO) CATTANEO. L’Anpi di Gallarate rivolge alla figlia Tiziana (Titti) ed a tutti i congiunti dello scomparso i sensi del suo cordoglio, abbrunando le proprie bandiere. Ciao, Gaetano, non ti dimenticheremo.

P. ANPI Gallarate

M.Mascella

p.s.: apprendiamo ora che le esequie si svolgeranno domani Venerdì 24 luglio alle ore 15.30 presso il Cimitero di Arsago Seprio. L’Anpi Gallarate presenzierà la cerimonia con il proprio vessillo.

Esequie di Gaetano (Nino) Cattaneo, Arsago Seprio, 24 Luglio 2015

Alla mesta e partecipata cerimonia l’Anpi Gallarate ha voluto essere presente con il suo labaro, e con un ricordo del compagno Nino affidato al suo vecchio amico Ennio Melandri che, visibilmente emozionato, ha pronunciato il seguente discorso:

“E’ col magone in gola che consegno a Nino questo mio ultimo saluto.
Me l’ha chiesto l’Anpi, a cui Cattaneo è stato iscritto da sempre: naturalmente, per costituzione etica ancor prima che per scelta politica, lui che era antifascista per intelligenza, profondità di memoria, conoscenza storica, stile di vita; doti così difficili in un’epoca di populismi imperanti.
Uno stile di vita fatto di coerenza e rigore, approfondimento conoscitivo degli eventi, di tutti gli eventi, da quelli della macropolitica a quelli della più minuziosa cronaca quotidiana, frutto di uno studio curioso che lo ha portato a coltivare interessi inconsueti per un uomo come lui, la cui immagine pubblica era quella del comunista rigoroso, onesto e incorruttibile, che all’occorrenza non disdegnava di mettersi di traverso.

E’ stato un riferimento politico per tutti noi che viviamo ora il malessere di questa sinistra in crisi.
Lo è stato da quando da segretario cittadino portò il PCI di Gallarate alla vittoria elettorale nell’ormai lontano 1975, a seguito della quale assunse responsabilità istituzionali come vicesindaco e assessore all’urbanistica: una stagione irrepetibile per la storia gallaratese, prima che cominciassero il riflusso e la disponibilità ai compromessi delle ondate leghiste, forziste, e, perché no, renziane.

Ma non sono questi aspetti pubblici, che tutti conoscono, e di cui altri parleranno, che voglio ricordare in questo momento di addio, ma quelli che ho definito “inconsueti” ma che inconsueti non erano per un uomo come lui.

L’orgoglio con cui parlava della sua famiglia, della moglie che attraversava a nuoto lo stretto dell’isola di Capraia; della figlia che stava tirando su nipoti eccezionali, l’ultima dei quali gli portato in regalo il diploma di laurea nel letto di ospedale in cui si stava consapevolmente spegnendo.

La sua straordinaria memoria, che faceva da filo conduttore alle serate in cui ogni tanto ci ritrovavamo, rigorosamente senza cucinare pesce, perché non gli piacevano quelle bestiacce.

Il suo interesse per lo sport, per gli sport del dopoguerra in cui si identificò per un decennio lo spirito di rinascita di un paese uscito sconfitto dalla guerra fascista:
per il pugilato, di cui ricordava i Rocky Marciano e i Ray Sugar Robinson;
per il motociclismo, a cui dedicò molte delle sue energie come dirigente della federazione nazionale negli anni della guerra fredda, quando organizzare gare nei paesi oltre cortina costituiva un pericolo;

per il ciclismo, che era la nostra passione, a cui sono legati un ricordo e un rimpianto: il ricordo di una domenica pomeriggio di tre mesi fa in cui sono andato a trovarlo quando ormai alternava il suo tempo nel letto e nella sedia a rotelle e abbiamo passato ore serene a guardarci la Parigi-Roubaix; il rimpianto di non aver mai effettuato, per pigrizia, quella gita che tante volte avevamo in programma, a Castellania, al Museo Fausto Coppi.

E ancora la puntualità con cui seguiva la politica estera, in particolare quella di cui tanto poco si parla in Italia, quella dei paesi più poveri vessati dalle varie forme dell’imperialismo capitalistico. L’America Latina, con cui ha mantenuto fino alla fine importanti rapporti personali tramite personaggi apparentemente lontani ma in realtà vicinissimi per cultura, come i gesuiti che una volta stavano all’Aloisianum e che ora sono in Perù, con cui manteneva una corrispondenza strettissima e che alcuni anni fa è andato a trovare.
Parlava spagnolo, tutti i giorni comprava El Pais e noi, gli amici degli ultimi anni, lo chiamavamo mica tanto scherzando “el hombre vertical”.

E ora ci lasci, ma di te ci resta il ricordo. Addio Nino Cattaneo, ti sia lieve la terra.”

Ennio Melandri

Arsago Seprio, 24 Luglio 2015

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