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La terra di Palestina e la necessita’ di liberarsi dalla guerra

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La terra di Palestina e la necessità di liberarsi dalla guerra

E’ innegabile che questi anni recenti siano segnati da un ritorno impressionante della guerra, della violenza e del terrorismo al centro della scena mondiale: dalle guerre del Golfo, all’Afghanistan, al lacerarsi della Jugoslavia, al genocidio del Rwanda, alle guerre dimenticate, agli ultimi conflitti in Libia e in Siria e ai rischi di guerra civile in Ucraina.

Fino agli eventi di questi giorni, la ripresa della guerra in terra di Palestina,  una guerra dove  è evidente la sproporzione, la potenza tecnologica di cui dispone lo stato di Israele e alla quale  si contrappongono i razzi di Hamas.

Ormai gli israeliani vivono nella paura e gli abitanti di Gaza, una prigione a cielo aperto, vivono sprofondati nell’inferno per il grande numero di vittime civili. Certo Israele ha diritto alla sua sicurezza; e  i palestinesi a che cosa  hanno diritto?

Non c’è pace. E’ un disastro.

Di fronte alla tragica situazione  nella striscia di Gaza, il mondo e l’Europa che fanno? Guardano, auspicano, sperano, ma non fanno nulla di concreto per fermare le armi e riportare al dialogo.

A che serve l’ONU e che fine ha fatto la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” che doveva costituire la base della convivenza civile in tutto il mondo?

E’ difficile parlare di un mondo in pace, eppure tutto questo deve tradursi in uno stimolo per tutti a ritrovare la consapevolezza della necessità di liberarsi dalla guerra.

Pensiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana, l’Italia ripudia la guerra, che abbiamo rispolverato in questi anni.  Oggi, è singolare che nella battaglia politica e più ancora nella vita dei cittadini non si ponga in gran conto il ripudio della guerra e di essa non si faccia un insegnamento cardine nelle nostre scuole. Ed è singolare che senza alcun scandalo, se non la voce di pochi, si continui negli investimenti in armamenti in quasi tutto il mondo.

E perchè il governo italiano continua a vendere armi al governo israeliano? a un paese in guerra le armi non vanno vendute.

Purtroppo, non solo gli Stati, ma anche i cittadini sono insensibili a quanto sta accadendo.  Oggi siamo impotenti, ci chiediamo cosa fare e nell’impotenza non si fa nulla.

Come associazione Anpi riteniamo che sia importante domandarsi il perchè  dei silenzi e della incapacità di  una reazione dei movimenti pacifisti, per non parlare dei governi e dell’Europa,  ai drammi della guerra e al disastro che si sta verificando a Gaza.  E pensiamo che nelle nostre realtà locali la voce dell’Anpi possa favorire una maggiore consapevolezza delle sofferenze che le guerre alimentano e serva a chiamare l’impegno di altre persone, associazioni e partiti perchè si rompa il silenzio e la rassegnazione e si esprimano sensibilità civili per la pace, perchè finiscano i giochi del potere e degli interessi sulle vite delle collettività.

agosto 2014                                                        

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Sezioni Anpi di Busto Arsizio, Cassano Magnago, Gallarate, Samarate e Verghera

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