comunicati provinciali

Comitato Provinciale Anpi Varese 29 Giugno 2013

RELAZIONE MASCELLA

COMITATO PROVINCIALE DEL 29 GIUGNO 2013

Care e cari compagne/i,

dall’ultimo nostro Comitato, svoltosi il 5 Gennaio di quest’anno, sono accaduti molti episodi che, in verità, di episodico hanno ben poco: userei la parola epocale per ciò che hanno significato per il Paese e per gli Italiani che lo abitano.

Mi riferisco ovviamente alla situazione socio-politica nazionale, ed a tutto quello ha significato e significa per la vita quotidiana di tutti noi.

Le elezioni politiche, dai più date per vinte dal centro-sinistra con una affermazione scontata, si sono rivelate una cocente delusione che, come tutti sappiamo, ha prodotto scompensi istituzionali che hanno coinvolto la massima espressione dell’architettura costituzionale del Paese, la Presidenza della Repubblica, con le conseguenze alle quali abbiamo assistito, impotenti come cittadini, come elettori e come militanti sia di Partiti che di Associazioni.

Le espressioni forti usate dal Presidente Regionale dell’Anpi Lombardia durante l’ultimo Comitato Regionale svoltosi l’8 Giugno sono sintomatiche del profondo malessere che pervade anche la nostra Associazione, particolarmente sensibile ai temi che riguardano la Costituzione e l’Antifascismo: temi non disgiunti però dal binomio Lavoro – Democrazia, rapporto per noi certamente inscindibile e fondamentale.

Molti di voi credo abbiano ricevuto la Relazione di Tullio Montagna, dalla quale si deduce un profondo sconforto per le soluzioni-non soluzioni che si sono date ad una crisi profonda che investe con virulenza inaudita il nostro Paese, i suoi giovani, i disoccupati, gli esodati, ed in genere la parte più debole ed esposta della società. Si è creduto fare di necessità virtù, facendo nascere dopo l’increscioso ed inaudito passaggio dell’elezione del Capo dello Stato nei modi in cui sappiamo, un governo che è l’esatto contrario di quello che per oltre vent’anni neanche la fantasia più spinta avrebbe mai immaginato: un governo che ci è stato detto nascere per fare immediatamente poche cose concrete e non rinviabili, prima tra tutte la legge elettorale ed interventi urgenti sul fronte del lavoro, ed altre che non sto qui ad elencare.

E’ accaduto invece che il governo ha mutato, in corso d’opera, la sua vocazione, passando dai primi diciotto mesi di prevista esistenza ai cinque anni di normale legislatura, contraddicendo così la sua stessa natura di “governo di emergenza” o di “servizio”.

Ma saltando le tante considerazioni che si possono fare e che sono state così ben espresse nella Relazione di Montagna, la quale ho condiviso interamente nella sua completezza, e da cui traspare evidente una fermissima critica (già ribadita peraltro dal Pres. Naz. Carlo Smuraglia con la sua partecipazione al convegno di Bologna indetto da Libertà e Giustizia) rispetto gli attori principali dell’attuale situazione politica, ci preme soffermarci su un aspetto fondamentale del quadro complessivo che ci si presenta di fronte: ed è quello che riguarda la Costituzione.

Crediamo sia in atto un tentativo non banale, né trascurabile, proprio perché se ne fa portatore l’attuale governo in carica, di un rimaneggiamento della Costituzione alla quale, ribaltando la sostanza dei fatti, vengono imputati limiti e difetti per cui sarebbe essa stessa causa dell’ingovernabilità dell’Italia, e non l’incapacità conclamata di una classe politica dirigente che proprio negli ultimi episodi (ripeto, epocali) ha dato di sé l’immagine più devastante sotto tutti i profili: politici, tecnici, storici.

Il problema è il Presidenzialismo, carattere che si vuole conferire ad una revisione della Costituzione che prevede in essa stessa le procedure per qualsiasi eventuale sua modifica. Procedure volutamente complesse, previste nell’Art. 138, che non a caso vengono definite “aggravate” ed il cui fine è preservare da una volontà politica maggioritaria di cambiare la Costituzione artatamente, a scapito della minoranza, entrambe rappresentate in Parlamento.

Una minoranza oggi rappresentata per la maggior parte da un Movimento i cui membri Parlamentari, animati da nobilissime intenzioni come hanno espresso nei loro discorsi all’interno delle Aule, rimangono però prigionieri di un padre padrone al quale rispondono in ogni caso, addirittura surclassando la famosa “rete” dalla quale dicono di trarre ispirazioni e disposizioni, ed in ciò somigliando moltissimo ad un altro campione di democrazia diretta proprietario in solido di ogni istanza al di là dei dettati costituzionali. Atteggiamento che, come ben sappiamo, ha prodotto e continua a produrre danni gravissimi di cui sarebbe lungo esplicitare qui le cause e le conseguenze, comunque nefaste per la democrazia.

Parlamento che è il solo luogo deputato a trattare la materia costituzionale, anche qui con precise formule e procedimenti volutamente complessi e che comunque escludono tale affido a qualsiasi commissione, sottocommissione, sia di saggi che di altri soggetti estranei al Parlamento. La nostra è una Repubblica Parlamentare e come tale ad indirizzo democratico-rappresentativo, ed esclude, ancora una volta e con ragione, l’avvento di qualsiasi forma di cosiddetta “democrazia diretta”.

Da queste considerazioni ed altre ancora nasce l’avversione dell’Anpi ai tentativi che si sono messi in campo che consideriamo veri e propri atti di violenza anticostituzionale, ai quali l’Anpi, insieme a moltissime altre voci, sia politiche che associazionistiche, intende opporsi con estrema determinazione.

Ciò non vuole in nessun caso significare che consideriamo la Costituzione assolutamente inamovibile e immodificabile (fatti salvi evidentemente i principi fondamentali sanciti dagli Artt. dal 1 al 12), ma che guardiamo con fondati sospetti i segnali che vengono da quelle parti politiche che in nome di un malcelato interesse personale (e parlo di un sol uomo) ambiscono a modificarne il senso complessivo, come per esempio l’ultima aggressione al Titolo IV della parte I, ove sono previsti l’ineggibilità, l’incompatibilità, la non candidabilità, ed altre amenità del genere. Purtroppo fa scuola una modifica al Titolo V che fu imposta frettolosamente da un governo con pochi giorni di vita, e che forse ha dato la stura ad altre ben più consistenti ambizioni.

Così come non può sembrare casuale l’attacco al Titolo IV della II parte, riguardante la Magistratura, la cui modifica in ogni caso rappresenterebbe una manomissione generale dell’intero impianto costituzionale: anche qui, interessi che vengono formulati sempre in nome di un sol uomo.

Bene quindi si sono espressi i compagni che hanno partecipato all’ultimo Comitato Regionale di cui facevo prima cenno, con una uniformità di opinioni e vedute che ha mostrato il crescente disagio dell’Anpi di fronte all’attuale situazione politica: situazione politica che viene definita, citando ancora Tullio Montagna “Surreale, perché mai si era visto, nella pur stupefacente storia del trasformismo italiano, un grande partito fare scelte perfettamente antitetiche rispetto alle intenzioni espresse in campagna elettorale, sulla base delle quali aveva ottenuto di essere parte maggioritaria della coalizione, sia pure di misura, vincente.”

All’Anpi quindi, ed a tutto l’associazionismo democratico, spetta tra l’altro il compito di vigilare (oltre il ruolo di “coscienza critica”), sui temi prima accennati, tenendo nella dovuta considerazione gli interessi che a livello internazionale emergono nei confronti del nostro Paese e di altri che versano in non facili situazioni: vi rimando alle dichiarazioni della JP Morgan, Banca d’affari statunitense ritenuta dagli Stati Uniti responsabile e/o corresponsabile dell’attuale crisi dei subprime (i prestiti e mutui ad alto rischio), ove si legge che “I sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione. C’è forte influenza delle idee socialiste”. E cita, tra gli aspetti problematici, la tutela garantita ai diritti dei lavoratori, per cui si consiglia di “liberarsi delle Costituzioni antifasciste”.

Fronteggiare tutto ciò non è certo nelle forze della nostra Associazione, quanto in un’Europa che sappia essere davvero Europa dei Popoli, un complesso di 450ml di persone che, se finalmente ben coordinate ed organizzate in un’unica entità politica, rappresenterebbero una potenza economica difficilmente assoggettabile a qualsiasi servitù straniera. Ma certo non parliamo di questa Europa, di un’Europa divisa ed in crisi di identità, di un’Europa distratta su più versanti, non ultimo quello della democrazia diffusa, base fondamentale sulla quale costruire il futuro dell’Unione.

Europa distratta a tal punto da non accorgersi di avere tra i suoi 27 membri un Paese governato da una compagine fascista o parafascista che sopprime le libertà e i diritti dei suoi cittadini a dispetto della conclamata adesione ad un’Europa democratica che però stranamente tace in un silenzio assordante che quanto meno insospettisce.

Non è questa l’Europa che vogliamo: non è l’Europa dei lacci e dei lacciuoli, spesso imposti per favorire questa o quell’altra categoria a discapito di altre, magari meno titolate e meno rappresentate. E’ altrettanto vero però che nell’Europa (quella che vogliamo, quella dei lavoratori, dei cittadini, dell’uguaglianza e della libertà, quella delle vere opportunità per tutti, quella, in una parola, dei Popoli) avranno soluzione i tanti conflitti (oggi per fortuna ancora di carattere economico) che affollano l’intero sistema: e tra questi, come abbiamo già più volte ribadito, quello relativo all’insorgenza dei nuovi fascismi, nazismi e razzismi. Che toccano sempre più spesso, come voi sapete, anche la nostra provincia, evidentemente più di altre sensibile ai richiami oscuri di un oscuro passato.

Non vi faccio qui l’elenco dei vari episodi che hanno costellato insistentemente il territorio, ai quali abbiamo dato sempre una risposta democratica e dovuta, con buona (ma, occorre dirlo, ancora insufficiente) partecipazione: la nostra critica si rivolge soprattutto verso una certa tiepidezza delle Istituzioni dalle quali vorremmo risposte più decise e determinate al contrasto di tali criminali insorgenze, che la nostra Costituzione condanna e vieta senza alcuna possibilità di malintesi.

E d’altronde, ma senza enfasi consolatoria, anzi, di triste conferma, bisogna pur dire che i fenomeni sono diffusi in tutto il Paese. Ciononostante abbiamo il dovere di contrastare con tutti i mezzi leciti di cui disponiamo questa cultura dello sfascismo e del qualunquismo, che si ripropone in mille forme, e che produce assuefazione ed una sorta di fatalismo deteriore tra i cittadini meno protagonisti delle vicende politiche e sociali del Paese.

In varie realtà della nostra provincia è stata suggerita e presentata una proposta di delibera da assumere da parte dei Comuni che ha trovato esito positivo in più casi, come quello di Gallarate ed altri di cui ora mi sfuggono i riferimenti: per parte provinciale, è di questi giorni l’iniziativa di Angelo Chiesa che ha convocato, con successo, i rappresentanti sindacali di CGIL – CISL – UIL provinciali, dell’ANPC (Ass. Naz. Part. Cristiani), delle ACLI, per redigere insieme e di comune accordo un comunicato indirizzato a tutti i membri del Consiglio Comunale di Varese ed alla stampa, relativo ai fatti prima citati ed in particolare rispetto a ciò che è accaduto in quel Consiglio a proposito della cittadinanza onoraria a Mussolini. Il documento, intitolato “NON DIMENTICHIAMO” è stato approvato e firmato da tutti i convenuti nel corso della apposita riunione convocata dall’Anpi Prov.le Varese il 26 Giugno, e sarà inviato quanto prima alle sedi istituzionali citate ed alla stampa.

Il documento intende così sostenere la mozione che sarà presentata nella seduta del 4 Luglio a firma di Mirabelli ed altri. Ciò detto, il discorso prima fatto non può considerarsi di certo esaustivo, pur rappresentando un buon punto di partenza per l’attività antifascista che la nostra Associazione ha nei suoi fondamentali: è sempre necessaria la partecipazione attiva di tutti i nostri associati alle nostre attività, ma su questo fronte, come avevo già detto durante l’ultimo Comitato Provinciale, la militanza si fa desiderare forse più del consentito, lasciando spesso i dirigenti in uno splendido isolamento che non produce nulla di buono. Credo allora necessario un appello alla partecipazione che dovremo studiare meglio come attuare, magari in forme diverse e più moderne, che non possono esaurirsi nella frequentazione pur assidua dei sistemi web, necessari ma, appunto, non esaustivi di per sé, ma corollari di partecipazioni reali e non solo virtuali.

Non siamo un’Associazione con la vocazione della risposta violenta a qualsiasi provocazione: e pertanto respingiamo le sollecitazioni che possono giungere in questo senso, come un canto delle sirene che ci faccia perdere la direzione.

Che è quella della democrazia a tutti i costi, della Pace sempre difficile da conseguire e praticare, della giustizia e della libertà sempre soggette ad attentati: ma è l’unica strada che conosciamo, dopo i sentieri di montagna percorsi tra mille difficoltà dai nostri Partigiani, che si sono battuti perché quei valori trionfassero e fossero patrimonio comune della nuova Italia che andavano costruendo.

M. Mascella

Varese, 29 Giugno 2013

n.b. : ove pervenissero in formato elettronico gli interventi che si sono succeduti nel corso della riunione, sarà nostra cura riprodurli in questa stessa pagina.

Intervento di Massimo Ceriani:

Anpi per il rispetto della Costituzione e per una buona politica

I tempi della crisi mostrano diversi elementi  che concorrono a determinare una situazione difficile.

Il nostro paese presenta una dura recessione economica, una disoccupazione in crescita, quasi il 40% dei giovani non trova lavoro e per le donne va anche peggio; il trascinamento nella povertà e nel disagio sociale di molti del ceto medio, una divaricazione  tra pochi che possiedono ricchezze elevate e una massa di persone che fatica a tirare  fine mese …

C’è  poi  la crisi della politica e il basso grado di fiducia riposto dagli italiani nei partiti politici, sfiducia alimentata dai privilegi a cui sono attaccati, dagli episodi di corruzione, e soprattutto dall’incapacità di cambiare se non in peggio le condizioni delle persone, delle famiglie e del paese. Siamo di fronte all’incapacità nel risolvere i problemi dell’occupazione e della dignità e diritti al lavoro, all’inefficacia a far uscire l’Italia dalla recessione, a trovare strade per un cambio di civiltà nel nostro paese, nell’Europa e nel mondo.

Ci tro­viamo in una fase in cui in tutta Eu­ropa spirano venti di conservazione, di populismo e addirittura, in alcu­ni casi, di autoritarismo e neonazismo, come la formazione Alba Dorata in Grecia o il dispotismo di Orban in Ungheria, alimentati dalle disuguaglianze e dalle politiche di austerità a spese dei diritti sociali.

E in Italia?  Sono cresciuti comportamenti violenti e razzisti, si aprono nuove sedi di movimenti neofascisti, si assumono iniziative, spesso ardite, da parte di Forza Nuova, di “Fiamma Tricolore”, di “Casa Pound”,  spesso con la protezione e l’incoraggiamento anche da parte di pubblici amministratori, come il sacrario a Rodolfo Graziani, comandante delle Forze armate della RSI o il recente raduno di skinhaead a Malnate nel giorno dell’anniversario della nascita di Hitler.

Si è diffusa la falsa idea di un fascismo “buono” e “mite” e si è anche ingannati dal “fascismo del terzo millennio”che in  altre vesti ripropone gli stessi simboli e la stessa cultura della razza e del privilegio del sangue e del suolo.

Siamo un paese fragile, disorientato, incattivito, e anche l’orizzonte culturale e il linguaggio usato – parole come Spread, default, agenzie di rating, pareggio di bilancio che ossessivamente rimbalzano in ogni dove –  mostra il dominio dei mercati e la riduzione  della politica ad essere serva dei mercati e dei rendimenti finanziari

C’è una divaricazione drammatica tra immobilismo della politica e attese della società, c’è una incapacità della politica, e dei partiti, ad affrontare le attese della società, il passo di civiltà che si sta rendendo necessario.

Di fronte a questo presente cosa può dire Anpi e quale impegno verso la società?

 Tre aspetti, tre parole chiave  possono essere  rilevanti per affrontare questo nostro presente: antifascismo, difesa della Costituzione, una politica rinnovata.

  1. Cosa ci può dire l’antifascismo oggi? non può certo essere ridotto all’antifascismo militante, che consiste nello scontrarsi e nel ribattere colpo su colpo a quello che fanno i fascisti e i neofascisti. C’è un impegno più profondo, più serio, quello che ci deve indurre a interrogarci e ragionare sul perchè l’intera Europa è percorsa da ondate di nazifascismo, perché compaiono autoritarismi e populismi e idee razziste nel mondo. L’antifascismo è la ricerca di una risposta concreta a questi interrogativi; è approfondimento e ragionamento, è impegno a far conoscere che cosa è stato il fascismo, è lotta contro l’indifferenza e la rassegnazione, è impegno contro ogni forma di violenza e di autoritarismo  (V. la delibera del consiglio comunale di Samarate contro le intolleranze – aprile2013)

2. Poi, abbiamo la Costituzione italiana che è Il frutto più importante della Resistenza; la nostra Costituzione che ha messo al centro la dignità del lavoro, la tutela della persona, i diritti di uguaglianza, l’accesso a condizioni fondamentali come l’istruzione e la salute.

La Costituzione italiana, che ci indica ancora oggi la bussola, l’orientamento per muoverci in un periodo difficile …

Anpi sostiene che è importante essere fedeli alla Costituzione e ciò significa esigere una inversione di rotta nella lotta alla illegalità e alla corruzione, nella lotta alla disoccupazione e alla precarietà, nella lotta all’evasione fiscale e alla dismisura del privilegio, nella tutela dei diritti civili e della laicità dello stato, nella rifondazione della politica dentro l’orizzonte europeo dei diritti e del welfare

Recentemente Anpi ha aderito alla manifestazione del 2 giugno a Bologna Non è cosa vostra promossa da Libertà e Giustizia per rispettare la Costituzione e contrastare le ipotesi di presidenzialismo e di smantellamento della Costituzione nata dalla Resistenza; si aprirà una campagna nel prossimo autunno per  avviare comitati per la Costituzione anche a livello locale (V. Appello Rispettare la Costituzione di Carlo Smuraglia – link)  .

3.  Tutto ciò comporta un ridefinire la politica, il modo di essere della politica.

Di fronte a un paese che rischia di andare a rotoli e in cui è lacerato  il legame sociale, è oggi importante riscoprire un’altra forma della società politica, è riscoprire la partecipazione.

Dobbiamo ormai comprendere  che non funziona più il riconoscersi  nei valori di un benessere figlio di una stagione di consumismo e di egoismi, “mi faccio i fatti miei”, né funzionano più le pulsioni di rancore o di passività e il rinchiudimento nel proprio particolare.

Oggi siamo chiamati a mettere in campo nuove passioni; e il sentirsi italiani si deve fondare su un nuovo e comune nucleo civico, fatto di cultura della legalità e della cittadinanza, di crescita culturale, di cura della convivenza civile, e di cura della memoria. E il sentirsi italiani deve significare anche partecipare alla costruzione di un’Europa più democratica, attraverso iniziative dei cittadini europei e politiche di uguaglianza, di tutela dei diritti e di cura del futuro delle giovani generazioni ( nel 2014 ci saranno le elezioni europee; una scadenza importante per la democrazia e la partecipazione dei cittadini al futuro dell’Europa…).

Massimo Ceriani

Varese, 29 giugno 2013

Qui di seguito il documento inviato a tutti i componenti del Consiglio Comunale della Città di Varese, esteso alla Stampa locale:

NON DIMENTICHIAMO

Le scriventi Associazioni e Organizzazioni Sindacali Provinciali di Varese e i cittadini firmatari di questo appello, di fronte ai recenti episodi di intolleranza, di propaganda, di razzismo, di manifesta apologia del passato regime fascista che si sono verificati in provincia (dalla provocazione allo stadio di Busto Arsizio i cui autori sono stati giustamente condannati in sede penale dalla magistratura, al concerto rock indetto dai naziskin a Malnate, al voto di stretta maggioranza del Consiglio Comunale di Varese che conferma la cittadinanza onoraria concessa nel 1924 al capo del regime fascista), si sentono in dovere di riaffermare che i diritti di libertà e di democrazia sanciti dalla Costituzione richiedono la permanente vigilanza popolare e la dovuta risposta unitaria.

Di fronte a tali episodi, che si ripetono, si ha invece la sensazione che in una parte della opinione pubblica, giustamente preoccupata per la difficile situazione economica e sociale, per la mancanza di lavoro e prospettive per il futuro, non vi sia la esatta percezione dei rischi che una tale apatia e disinteresse possono provocare nel prossimo futuro. Un Paese che non sa tenere insieme e difendere la democrazia con la giustizia sociale, i diritti di libertà con il diritto al lavoro, si espone a soluzioni autoritarie, come è già avvenuto nel passato.

Occorre pertanto non sottovalutare il prodursi di tali fatti e, soprattutto, garantire l’impegno di tutti, singolarmente e nelle aggregazioni sociali democratiche nelle quali ognuno è presente, compresi coloro che sono stati eletti nelle Istituzioni, perché, mentre si rivendica giustamente il diritto al lavoro non vi sia alcuna tolleranza nei confronti dei promotori di tali eventi i quali devono essere politicamente e socialmente isolati. E’ pertanto auspicabile un maggiore coordinamento tra tutte le istanze democratiche interessate.

A questo impegno di tutto il mondo democratico è altresì auspicabile si aggiunga una più attenta opera di dissuasione da parte delle forze dell’ordine alle quali va il difficile compito di salvaguardare la vita democratica dei cittadini nonché della magistratura che ha il dovere della difesa e della applicazione delle leggi dello Stato democratico anche nel chiamare in giudizio gli autori di ogni apologia del passato regime fascista come recitano le leggi in vigore.

Si invitano pertanto tutte le Istituzioni a tutti i livelli, e quindi a cominciare dai Comuni, ad operare in maniera decisa, con le forme che riterranno più opportune, per contrastare i fenomeni dianzi citati che rappresentano un pericolo incombente per il pieno dispiegarsi della democrazia.

A questo impegno comune dunque si invitano inoltre tutti i Partiti, le forze politiche e le Associazioni democratiche sensibili alla problematica in essere, non ultima la Stampa democratica a cui si estende il presente comunicato, emesso nella opportunità della apposita seduta consiliare del Comune di Varese fissata per il prossimo 4 Luglio, ove sarà presentata e discussa la mozione a firma Mirabelli et altri “per contrastare manifestazioni e comportamenti di natura anticostituzionale”.

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia    (ANPI)

Angelo Chiesa

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC)

Antonio Carcano

ACLI VARESE

Filippo Pinzone

CGIL VARESE

Franco Stasi

CISL VARESE

Carmela Tascone

UIL   VARESE

Antonio Albrizio

Varese, 26 Giugno 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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