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25 APRILE 2013 – FESTA DELLA LIBERAZIONE – GALLARATE

La manifestazione per le celebrazioni del 25 Aprile a Gallarate ha visto la partecipazione di moltissimi cittadini, oltre la presenza delle Autorità cittadine, rappresentate dal Sindaco Ing. Edoardo Guenzani, di quelle militari, civili, di numerose Associazioni, della CGIL, e di Partiti, tra i quali Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani.

Il tutto si è svolto in una giornata specialmente soleggiata e primaverile, che ha conferito all’evento l’aspetto della gioiosa Festa d’Aprile che da 68 anni si rinnova perpetuandosi nel tempo. Al termine della manifestazione un aperitivo offerto dall’Anpi nella sala espositiva di Palazzo Minoletti, per l’occasione “occupata” da una Mostra fotografica sulla Campagna di Russia allestita da Benedetto Pedrazzi, anche questa inserita nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario dall’inizio della Lotta di Liberazione Nazionale.

Le foto della Manifestazione sono visibili al linkhttp://www.flickr.com/photos/anpigallarate/sets/72157633385912422/   oltre che sulla pagina dedicata di facebook https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.10151569303244304&type=1

Videohttp://www.youtube.com/watch?v=CuVdmHlVUJo&list=HL1371304835

Sul palco degli oratori si sono succeduti gli studenti delle Scuole Medie “Padre Lega” di Cedrate e delle “L. Majno” di Gallarate: i primi con la lettura di proprie riflessioni personali ed i secondi con quella di testimonianze degli ultimi Partigiani viventi tratte dal volume “Io sono l’Ultimo” edito per i tipi di Einaudi dall’Anpi Nazionale.

Momenti di intensa e partecipata emozione.

Riproduciamo di seguito le “Riflessioni” personali degli studenti della Scuola Media “Padre Lega”, 3^ B:

IL 25 APRILE

Il 25 Aprile è ancora oggi un giorno di festa Nazionale per ricordare la Liberazione dell’Italia dall’occupazione dell’esercito Tedesco e dal governo fascista nel 1945. L’Italia è stata liberata dai Partigiani, persone di diverse idee politiche, religioni e classi sociali, che hanno deciso di impegnarsi rischiando la propria vita per la libertà. E’ importante ricordare il 25 Aprile perché grazie ai Partigiani adesso l’Italia e libera e ha una costituzione ispirata ai principi democratici.

Silvestri Angela Lucia 

 

IL 25 APRILE, GIORNO DELLA LIBERAZIONE.

…L’otto settembre del 1943, il popolo italiano venne a sapere di un armistizio firmato con gli Anglo-Americani.

Penso che in tutti gli italiani, dopo aver saputo dell’armistizio ,si sia riaccesa la speranza che la guerra finalmente fosse finita, anche se molte persone sapevano che in realtà esso era solo uno dei tanti obbiettivi da raggiungere per porre fine al devastante conflitto.

Dopo l’8 settembre del 43, gli italiani si ritrovarono da soli, persi, senza una guida che dicesse loro cosa fare, perché il re avendo paura che i tedeschi prendessero il potere, aveva abbandonato il suo popolo ed era scappato da Roma.

Immagino come gli italiani al quel punto potessero essere delusi  e ormai stremati dagli anni di guerra.

Non so dove possano aver trovato la forza per andare avanti, ormai non era rimasto loro niente. Il loro unico obbiettivo era quello di essere liberi. Liberi dall’oppressione tedesca nazista e dal governo fascista di Mussolini.

Per noi oggi la libertà è un diritto sottinteso, perché siamo nati in un tempo e in un mondo in cui la libertà, quasi sempre, viene rispettata.

Quindi l’azione dei partigiani e di tutto il popolo italiano che ha lottato con coraggio e forza per assicurare libertà a noi e alle generazione future, è un grande esempio per tutti noi. Insieme sono  riusciti a dare origine a una forte resistenza e hanno tenuto testa a un fortissimo esercito, dopo molti e devastanti anni di guerra il 25 aprile del 1945 hanno liberato l’Italia …

Secondo me è importante che il giorno della liberazione venga ricordato ai nostri giorni e alle generazioni future, per far si che non si ripetano più i fatti accaduti negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Il giorno della liberazione deve essere una testimonianza di persone che ce l’hanno fatta, una testimonianza che tiene viva la speranze per le persone ancora coinvolte nelle guerre.

Deve essere un punto di riferimento per le persone che lottano ogni giorno, anche senza le armi, contro la povertà, la fame e le ingiustizie, a favore della libertà, dell’amore e della pace.

Elisa Conconi.

 

Il 25 aprile

L’Anniversario della liberazione d’Italia festeggiato il 25 aprile di ogni anno, rappresenta un giorno fondamentale per la storia d’Italia:  si ricorda la fine dell’occupazione nazista ed il termine del ventennio fascista, avvenuti  il 25 aprile 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Convenzionalmente fu scelta questa data, perché il 25 aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano . Entro il 1º maggio, poi, tutta l’Italia settentrionale fu liberata. La liberazione ha rappresentato, per il popolo italiano, la svolta che ha portato poi alla nascita della Repubblica Italiana.

Natalie Foti.

 

Riflessioni sul 25 Aprile
Tutt’oggi, celebriamo il 25 Aprile, in memoria di tutti coloro che ci hanno consentito di vivere in libertà e che si sono battuti per questo pur sacrificando la propria vita .
Non riesco ad immaginare cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stato questo giorno, chissà se avrei potuto esprimere liberamente le mie opinioni .
Non sò come sarebbe stato, però so che tutto quello che ho adesso lo devo solo alle persone che hanno avuto il coraggio di difendere irrinunciabilmente  la Libertà, per far vivere le generazioni future come tutti noi.

Sophie Provato

Gli studenti della 3^ B della Scuola Media L. Majno di Gallarate PAOLO MAIALE ED ALESSANDRA MAIELLA hanno poi letto alcuni brani da “Io sono l’Ultimo” di:  Giovanni Pantano, Oriele Beltami e Pietro Tronconi, tra gli ultimi Partigiani ancora viventi.

Ha poi preso la parola il Sindaco Edoardo Guenzani che ha pronunciato il suo apprezzato discorso commemorativo che riproduciamo per intero:

XXV APRILE 2013

La libertà presente è frutto del processo di Liberazione iniziato 70 anni fa, culminato nel 25 aprile 1945 e rilanciato dall’Assemblea Costituente.

Dietro questo assunto, all’apparenza banale, ci sono vicende, esperienze e persone che meritano di essere ricordate.

Non solo perché rappresentano un pezzo di storia, della nostra storia, ma anche perché ci hanno consegnato un lascito tuttora operante: uno Stato costruito sull’autodeterminazione e sul diritto, democratico e positivamente inserito nel contesto europeo e mondiale.

Questo è l’esito che oggi sperimentiamo e che, pur tra difficoltà sociali, politiche ed economiche, saremmo tentati di dare per scontato. Il XXV Aprile, però, ci ricorda che questo risultato è stato raggiunto a caro a prezzo, che valori oggi diffusi e consolidati sono il risultato di una conquista e che migliaia di vite, dei vincitori e dei vinti, sono state falciate lungo il percorso.

Il Sindaco di Gallarate Ing. Edoardo Guenzani

Il Sindaco di Gallarate
Ing. Edoardo Guenzani

E’ una storia drammatica, quella della Liberazione.

Una prova che non ha risparmiato nessun contesto: montagna e pianura, civili e uomini in armi, realtà urbane e paesini. Naturalmente non ha risparmiato Gallarate.

Attilio Colombo, Angelo Pegoraro, Luciano Zaro, Lionello Rossetti, Dante Sommaruga, Bruno Golo.

Le biografie di questi uomini, legati più o meno direttamente alla nostra città e riportate dal sito internet della locale sezione Anpi, dimostrano come, anche qui, la storia della Liberazione si sia arricchita di esperienze diversissime fra loro, per formazione ed esiti.

Dal perseguitato torturato e internato al giovanissimo mosso da ideali alti, all’attivista con una rigorosa formazione politica al ragazzo ucciso senza un perché, dall’instancabile organizzatore al reduce della campagna di Russia fuggito durante la deportazione.

In poche figure emblematiche si intravede molto di quello che, per volontà dei protagonisti o per le circostanze venute a determinarsi, è stata la Resistenza.

Basta, del resto, passare dal contesto locale a quello italiano per verificare che il Comitato di Liberazione Nazionale non fu espressione di una sola voce, bensì l’unione non semplice di tante forze: comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, anarchici. Uomini e donne che dal settembre 43 alla primavera 45 unirono i loro sforzi e condivisero rischi.

Probabilmente si muovevano con obiettivi diversi:

ideologici e politici in tanti casi;

patriottici, per porre fine all’occupazione straniera, in altri;

semplicemente etici, allo scopo di cancellare oppressione e leggi razziali, in altri ancora.

Quali che fossero le motivazioni degli uomini e delle donne del XXV Aprile, è certo che il loro impegno congiunto ha consegnato alle generazioni future una Nazione provata, ma libera.

Quanto attuale sia il monito che quelle generazioni lanciano, si vede dagli attriti e dalle incertezze che stanno interessando l’Italia, anche ad altissimi livelli istituzionali.

La libertà e la democrazia non sono doni semplici da gestire, anche a distanza di quasi settant’anni dal loro ottenimento.

Richiedono ancora tutela attenta, senso di responsabilità, rispetto per l’altro, capacità di riconoscere nell’interesse collettivo la meta cui devono tendere le singole parti.

Dal XXV Aprile 1945 arriva, oggi più che mai, l’appello ad avere il coraggio di incontrarsi e di lavorare per il bene comune. A tutti noi il compito di rispondere positivamente.

Edoardo Guenzani

Gallarate, 25 Aprile 2013

 

A conclusione della Manifestazione il discorso celebrativo ufficiale di Ilaria Enrica Mascella a nome dell’Anpi Gallarate, che di seguito riproduciamo integralmente:

25 APRILE 2013 – ORAZIONE UFFICIALE

 Care amiche, cari amici, cittadini tutti,

ci ritroviamo qui oggi a festeggiare e ricordare i nostri partigiani, i nostri ragazzi che poco più che maggiorenni scelsero la strada del coraggio e dell’indignazione per regalaci oggi la democrazia che quotidianamente viviamo. Una democrazia che è costata sangue e dolore, fatica e fame, e che per questo deve essere ogni giorno onorata e riempita di significato attraverso la partecipazione e l’impegno civile.

Lo stesso impegno con cui oggi celebriamo il 70° Anniversario dall’inizio della vittoriosa Lotta di liberazione Nazionale.

E allora ricordiamoci oggi, ieri e domani, di quello che siamo stati capaci di fare, 70 anni fa scegliendo la via delle montagne, in salita, tortuosa, faticosa ma seminata di libertà e giustizia, ricordiamoci cosa siamo stati capaci di fare ogni volta che abbiamo riempito le piazze per rivendicare i nostri diritti, per richiedere una democrazia sempre più piena.

Ricordiamoci di quei ragazzi ma anche di quelle ragazze, troppo poco spesso menzionate, ma che tanto hanno contribuito alla lotta per la libertà. Mentre il fascismo invitava le donne a riconoscersi esclusivamente nel proprio ruolo di madre e di moglie, mentre il fascismo relegava le donne a infermiere e maestre, quando non solo casalinghe, focolare della casa, la Resistenza le chiamava a combattere, partecipare, cambiare il Paese, e loro hanno risposto senza esitazione: in 35000 hanno imbracciato i fucili, in 20000 hanno supportato logisticamente i gruppi partigiani, in 70000 si sono organizzate in Gruppi di Difesa della Donna.

4563 sono state arrestate, torturate, condannate dai tribunali fascisti, 2900 sono state giustiziate o uccise in combattimento, 2750 deportate in Germania nei lager nazisti, 1700 ferite, 623 fucilate e cadute.

Oratrice Ufficiale Anpi Dr.ssa Ilaria Enrica Mascella

Oratrice Ufficiale Anpi
Dr.ssa Ilaria Enrica Mascella

Queste donne hanno avuto coraggio da vendere, e hanno     insegnato a donne come voi, come me, il diritto ad opporsi e indignarsi, ad alzare la voce per vedere riconosciuti non solo i propri diritti, ma i diritti di tutti. Due anni fa ce ne siamo ricordate quando all’urlo di Se non ora Quando, invadevamo le piazze di tutta Italia, chiedendo rispetto, dignità, uguaglianza, giustizia, ancora una volta urlavamo democrazia.

Oggi, in una situazione di confusione e incertezza l’Italia ha ancora bisogno di tutto il nostro impegno, di tutta la nostra intelligenza, del nostro entusiasmo, della nostra forza,  affinché tutti insieme si possa uscire dalla crisi economica, sociale e politica in cui il Paese e gran parte dell’Europa pare cadere sempre più in fretta.

Diceva Don Milani che politica significa uscire insieme dai problemi.

E non usciremo da questa crisi, sociale, ancor prima che economica, fintanto che non apriremo i portoni a donne come Laura Boldrini, come Tina Anselmi, fintanto che non includeremo nella vita politica ed economica le capacità femminili.

Non usciremo certo da questo triste momento storico rinchiudendoci in casa, arrendendoci alla difficoltà, nascondendoci nel nostro privato.

Questa Repubblica l’hanno fatta persone come noi; tutti i diritti di cui oggi godiamo ce li siamo guadagnati in anni di lotte e rivendicazioni, e non sarà sufficiente stare alla finestra a guardare perché essi continuino ad esistere. Bisognerà vigilare attenti affinché essi non vengano limitati, bisognerà impegnarsi affinché essi vengano estesi e pienamente applicati.

Vedete, nel 1955 Piero Calamandrei spiegava ai giovani che: “La Costituzione è solo in parte una realtà: in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere” e li incitava: “quanto lavoro avete da compiere, quanto lavoro vi sta dinanzi.”

E poi nella Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia: c’è il pacifismo di Mazzini agli articoli 2 e 11; c’è tutto il pensiero liberale di Cavour nell’articolo 8 sulla libertà religiosa; le autonomie locali di Carlo Cattaneo; e ancora le forze armate democratiche, l’esercito di popolo come le avrebbe volute, e come le fece Giuseppe Garibaldi; ed infine tutta la contrarietà sulla pena di morte, già pensata da Cesare Beccaria.

Come possiamo non difendere gli ultimi 200 anni della nostra storia?

Ci sono nomi importanti in questa Costituzione, ma ci sono anche tanti nomi di piccoli eroi, ci sono tra le righe 100.000 morti.

E allora rimanere indifferenti davanti alla realtà politica e sociale del proprio Paese è innanzitutto un’offesa alla Costituzione, un’offesa alle migliaia di ragazzi che su quelle montagne hanno dato vita alla libertà e alla giustizia, un’offesa a tutti quei grandi uomini che pur nella diversità di ideali, pur nella contrapposizione politica hanno saputo unirsi insieme e combattere, unirsi insieme e scrivere un testo costituzionale capace di abbracciare tutto un popolo.

Nel marzo 1945 Dossetti affermava:

“l’unica possibilità e la condizione pregiudiziale di una ricostruzione stanno proprio in questo: che una buona volta le persone coscienti ed oneste si persuadano che non è conforme al vantaggio proprio restare assenti dalla vita politica e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri”

Con parole più forti ancora Gramsci diceva:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.

Partecipare prima di tutto oggi deve significare difendere la Costituzione, non per partito preso, non per ideologia ma perché la difesa della Costituzione si esprime nella sua profonda conoscenza. Conoscere la Costituzione per difenderla, conoscere la Costituzione perché la sola lettura suona come una poesia, perché la sua sola conoscenza vi farà innamorare.

Articolo UNO:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Inattuato.

Oggi in questo Paese c’è l’11% di disoccupazione, mentre la disoccupazione giovanile ha toccato quota 35% segnando un record storico.

Poter vivere del proprio lavoro è un diritto fondamentale, perché lo sancisce la nostra fonte primaria di diritto. Essere messi in grado di provvedere a se stessi è un fattore estremamente democratico e fintanto che questi principi saranno solo principi di diritto e non diventeranno realtà vissuta, questa democrazia sarà una democrazia formale.

Poche righe dopo, all’Articolo 3 ancora si parla di dignità e si sancisce l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione, di opinioni politiche.

L’articolo 3 è un articolo in aperta polemica con il presente, perché la Costituzione non è carta morta, ma è viva, a patto di darle vita.

Perdonatemi se continuo a ricorrere all’aiuto e alle parole di Piero Calamandrei, ma non potrei dire con parole migliori che:

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.

La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Un cittadino sarà tanto più cittadino e tanto meno suddito quanto più sarà acculturato, quanto più sarà capace di individuare tutte le malefatte sottobanco, tutte le contraddizioni del potere. E anche a questo i padri costituenti ci hanno pensato stabilendo che la scuola  è aperta a tutti; che “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

C’è tanta uguaglianza e tanta lungimiranza in articoli come questi. Ahimè c’è anche tanto di inattuato in un anno accademico in cui quasi 10.000 giovani in meno si iscrivono ai corsi triennali. Ed è facile ipotizzare alcuni dei motivi che spingono ad una simile scelta: non solo il sacrificio economico, che di buon grado molti genitori sarebbero ben disposti a sostenere, ma oggi sempre più impossibilitati a realizzare; ma l’idea di inutilità che ha oggi studiare è forse il macigno più grosso con cui la classe politica italiana, e tutti noi, dobbiamo fare i conti. Siamo sempre lì: la crisi è sociale, ancor prima che economica. Ed entrambe sono strettamente legate l’un l’altra quando abbiamo 600 nuovi poveri ogni giorno, quando imprenditori e lavoratori arrivano ad una disperazione tale da trovare come unica via di fuga quella del suicidio.

E allora abbiamo almeno due buoni motivi per renderci tutti partigiani della Costituzione, il primo è il dovere civile e morale che ci lega a quelle ragazze e a quei ragazzi morti sulle montagne, torturati nelle carceri, fucilati per le vie cittadine; il secondo motivo è il fatto che la piena attuazione della Costituzione ci porterà solo benefici, ci renderà un Paese ancora più democratico, più giusto, accrescerà i nostri diritti e renderà questo Paese davvero il Paese più bello del mondo.

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia si impegna quotidianamente per l’attuazione di questa grandiosa Carta Costituzionale: molti giovani hanno raccolto il testimone che è stato loro consegnato dai partigiani combattenti. Ma non basta! Abbiamo bisogno che tutti i cittadini si innamorino di questa Carta, dei suoi valori, e di questo Paese. Abbiamo bisogno che tutti i cittadini si facciano protagonisti ed attori del cambiamento.

Un Paese, l’Italia, che ha bisogno di una nuova rinascita, e che auspichiamo il nuovo governo in procinto di nascere vorrà iniziare a programmare, offrendo soluzioni alla crisi occupazionale, facendosi carico dei cittadini più deboli, infondendo nuova linfa alle scuole e alle università pubbliche, richiamando i cervelli in fuga, investendo sul patrimonio artistico e culturale di questo Paese.

Abbiamo bisogno di un governo che sappia smontare il paradigma della ricchezza come valore, perché la ricchezza fine a se stessa non è un valore fondante. Un governo che sappia restituire dignità a tutti.

Un governo che sappia tenere la barra dritta verso i valori dell’antifascismo, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della democrazia sempre più diffusa.

Facciamo i nostri migliori auguri al futuro Presidente del Consiglio, affinché faccia quanto in suo potere per realizzare questo diario dei sogni, che null’altro è se non l’applicazione della nostra Carta Costituzionale, in attesa di vedere piena luce da oltre 60 anni.

Facciamo i più sentiti ringraziamenti a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, per essersi assunto eccezionalmente ancora una volta l’onere e l’onore di rappresentarci e di guidarci fuori da questa crisi, invitando i parlamentari tutti a collaborare per il bene del Paese, prima che della propria parte politica.

Auspichiamo un governo che sappia guidare l’Italia in un’Europa nuova, che sappia contribuire ad un nuovo progetto europeo, un’Europa dei cittadini, cooperativa, che sappia guardare anche agli sviluppi recenti del Sud America, ed imparare quel che c’è da imparare oltreoceano, scegliendo una via nuova, meno capitalista e più sociale, meno attenta agli interessi di pochi, e più comprensiva degli interessi dei molti. Un’Europa nuova, molto simile, forse proprio quella, pensata ed immaginata da Altiero Spinelli, un’Europa fatta di persone, di diritti, di sogni e di realtà.

Per ultimi, ma più importanti, voglio ringraziare voi per esserci ogni anno, per esserci anche quest’anno, e voglio esortarvi alla partecipazione attiva, all’attenta osservazione degli avvenimenti quotidiani, all’impegno civile, e lo voglio fare con parole di altri tempi, con parole estremamente democratiche e quanto mai lungimiranti:

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.

Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

(Antonio Gramsci, l’Ordine Nuovo, 1920)

W la Resistenza!

W la Costituzione!

W l’Italia!!!

Gallarate, 25 Aprile 2013

Ilaria Enrica Mascella

 

 

 

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