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GIORNATA DELLA MEMORIA 2013: per non dimenticare, Destinatario Sconosciuto

L’ANPI di Gallarate, fedele ad una tradizione consolidata nel tempo e alla Memoria dell’Olocausto, promuove, nel ricordo di quanti furono immolati sugli altari della atroce ideologia nazista dello sterminio, una serata teatrale all’insegna della Memoria da rinnovare, che andrà in scena presso il Teatro del Popolo in Gallarate, in via Palestro 5,

SABATO 26 GENNAIO

ALLE ORE 21.00

L’iniziativa, uno spettacolo teatrale tematico curato da Instabile Quick, compagnia teatrale cittadina, è sostenuta e patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate.

Di seguito la trama dello spettacolo.

Si può uccidere una persona mandandogli delle lettere?

Se qualcuno avesse dei dubbi venga ad assistere a questa lettura\spettacolo.

Si renderà conto che “Ne uccide più la penna che la spada”.

Attraverso la corrispondenza fra due amici per la pelle si consuma un atroce, lenta, meditata vendetta.

Max e Martin sono legati da profonda amicizia.

Persone intelligenti e raffinate sono anche soci in affari. Gestiscono a San Francisco una galleria d’arte e hanno accumulato una buona fortuna.

Max è di origini ebree, scapolo e malinconico, piuttosto apprensivo nei confronti della sorella Griselle che fa l’attrice in Europa.

Martin è tedesco, sposato, brillante, smaliziato e disinvolto uomo di mondo.

Dopo una relazione extraconiugale con la sorella di Max, Martin decide di tornare a Monaco in Germania.

La loro amicizia sembra però inossidabile, al punto da instaurare una puntuale corrispondenza

Martin anche in Germania fa valere le sue capacità di brillante uomo d’affari e di spericolato arrampicatore.

Ha una carriera folgorante grazie alle nuove amicizie coltivate nell’ambiente nazista.

L’adesione al nazismo, seppur solo per apparenti motivi d’affari, creerà una prima desolata incrinatura tra le righe delle lettere pur non compromettendo l’antica amicizia.

Griselle, in tournee in Germania e inseguita dalle SS, cercherà rifugio da Martin che invece lascerà cinicamente al suo destino di morte la sua ex amante e sorella del prediletto amico.

Sarà la svolta, il fatto che darà il via al ribaltamento dei ruoli.

Dalle lettere fra Martin e Max emergono, come in una radiografia, la decadenza, l’uso lucido e disinvolto delle relazioni umane.

Ogni lettera è un piano inclinato che fa scivolare l’amicizia nell’ansia, la perdita di stima nell’odio, l’astio nella programmazione sottile, contemplata, della feroce vendetta.

Con l’ultima lettera non si riconoscerà più la vittima dal carnefice.

Mentre il contemplativo, e vagamente malinconico, Max si trasformerà in terribile persecutore, il “caro Martin” supplicherà fino all’ultimo l’interruzione della corrispondenza.

Attraverso lo stillicidio di lettere e parole equivoche Max, anche se apparentemente avvolgente e rassicurante, lascerà il compito della soluzione finale proprio ai suoi carnefici.

GIORNATA DELLA MEMORIA 2013 

DOMENICA  27  GENNAIO  2013

ALLE ORE  11.00

PRESSO IL CIMITERO MONUMENTALE

L’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sez. di Gallarate

 

Commemorerà il sacrificio di quanti furono deportati e sterminati dalla furia nazista deponendo una corona di fiori sul Monumento alla Resistenza e sul cippo che ricorda i militari di tutte le Armi deceduti nei campi di concentramento.

L’Orazione Ufficiale a cura della Dr.ssa Gaia Angelo, di Anpi Gallarate.

Le Associazioni, i Partiti, le Istituzioni cittadine e scolastiche di Gallarate, i cittadini tutti, sono invitati a partecipare ad entrambe le manifestazioni.

 

Gallarate, 21 Gennaio 2013

p. l’Anpi Gallarate

il Presidente

M. Mascella

 

Il corteo, formatosi all’ingresso del Cimitero Monumentale, si è diretto al Monumento dedicato a tutti i Caduti, dove è stato deposto un mazzo di fiori, durante un breve raccoglimento. Si è poi spostato verso la Tomba ai Partigiani e Deportati dove, dopo una breve ma doverosa introduzione del Pres. dell’Anpi Gallarate Mascella, ha preso la parola a nome dell’Amm. Comunale l’Assessora alla Partecipazione Democratica Cinzia Colombo, per un saluto non formale. Deposta anche qui una ciotola floreale, è quindi stata la volta della Orazione Ufficiale per la Celebrazione.

Qui di seguito il testo dell’Orazione Ufficiale pronunciata da Gaia Angelo, del Comitato Provinciale Anpi Varese:

Buongiorno a tutti.

Oggi ricorre il 68°anniversario della liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz. Nel 2000 l’Italia ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio giornata della memoria, in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell’Olocausto e per rendere onore a tutti coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.

Il 27 gennaio 1945, come sapete, i soldati dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista. Le truppe liberatrici, entrando nel campo, scoprivano e svelavano al mondo intero il più atroce orrore della storia dell’umanità: la Shoah.

Gaia Angelo

Ero ancora una bambina quando per la prima volta la maestra raccontò che tanto tempo fa degli uomini, credendo di essere migliori degli altri, decisero di uccidere tutti i “diversi”. Ricordo che mi sembrò un bruttissimo racconto. Così chiesi ai miei genitori e, con mio grande stupore,  mi dissero che non era un brutto racconto, mi dissero che quei fatti erano accaduti veramente. Non volevo crederci. Chiesi a una maestra di un’altra classe e anch’essa mi disse che era tutto vero. Lessi Primo Levi, lessi Anna Frank, lessi Jean Amery. Era tutto vero e non era successo neanche tanto tempo fa, mio padre nacque proprio negli anni durante i quali la follia nazista stava ancora uccidendo.

I prigionieri dei campi di concentramento vennero definiti come “non persone” perché nei Lager subivano l’annullamento totale, del corpo e dell’anima. Venivano tolti loro nome e cognome e venivano marchiati con un numero, proprio come le bestie destinate al macello. Costretti a ritmi di lavoro disumani, malnutriti, arrivavano a pesare anche 30 chili prima di morire ma non era questa l’aberrazione più tremenda. Quello che uccideva era la perdita di dignità, era la sottrazione dell’identità.

“Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” Così Primo Levi ci dice dell’Olocausto. Non possiamo capirlo è vero, non potremo mai capirlo. Non potremo mai capire come e perché l’uomo sia stato capace di tanto odio e tanta violenza ma abbiamo il dovere della memoria.

Rigurgiti e reminescenza naziste e fasciste però purtroppo macchiano ancora la vita del nostro paese e non solo. E’ di pochi giorni fa l’ultima, aberrante notizia che arriva, questa volta da Napoli, di episodi di odio razziale e antisemitismo.

Al centro della vicenda, ancora una volta, CasaPound, il movimento candidato alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi. La stessa CasaPound foraggiata e finanziata dall’Amministrazione Comunale di Roma.

Col Mein Kampf nascosto nel cassetto del comodino, le molotov, le spranghe e i coltelli nell’armadio questa volta i “camerati” sono stati intercettati mentre al telefono discutevano di come stuprare una donna ebrea, colpevole, da par loro, di essere ebrea e di essere persino simpatica ai palestinesi. Così eccoli a discutere indecisi se picchiarla a morte o stuprarla. Avrei voluto riportare alcune delle frasi pronunciate, ma poi ho deciso di soprassedere, per rispetto di quella ragazza e per rispetto di tutti voi, uomini donne e soprattutto bambini ma vi invito a ricercare gli articoli che sono stati pubblicati in questi giorni sulla vicenda per capire davvero chi sono queste persone.

I fascisti del terzo millennio appaiono tragicamente del tutto simili a quelli del secondo, e ai loro cugini nazisti. Cercano solo di mascherarsi da interlocutori presentabili alle prossime elezioni perché, proprio così, alle prossime elezioni ci saranno anche loro. Da CasaPound a ForzaNuova a AlbaDorata.

Ai Caduti di tutte le guerre

Cercano di apparire come bravi ragazzi, impegnati in politica e nel volontariato, raccogliere persino aiuti alimentari per i terremotati dell’Emilia. Poi li ascolti parlare tra di loro e li senti affermare che le camere a gas e le deportazioni non sono mai esistite ma consigliarsi di non negare la Shoah su Facebook, con i professori o con i giornalisti, perché sai come vanno queste cose, ci sono le elezioni. Li vedi picchiare altri ragazzi nelle università e nei centri sociali, li senti insultare stranieri e omosessuali, vedi i loro simboli di morte e le loro frasi inneggianti l’odio razziale sui muri delle nostre città.

Due facce, insomma, una pulita da mostrare in pubblico, l’altra più nostalgica, ancora legata a un passato fatto di squadrismo e antisemitismo, riservata solo alle situazioni più intime.

Tanti di noi sono impegnati in politica, tanti nell’associazionismo, tanti nel volontariato, tutti ci impegniamo nel nostro lavoro, o per trovarlo, tutti lottiamo quotidianamente per vivere una vita felice e per dare un futuro ai nostri figli. Sappiate però che niente di tutto ciò potrà essere realizzato finché il morbo del nazismo non sarà debellato definitivamente. Le nostre dignità saranno lese ogni qualvolta un ebreo sarà insultato perché ebreo, uno straniero perché straniero, un omosessuale perché omosessuale, un rom perché rom.

Saluti romani, partiti neonazisti, teste rasate, svastiche, odio razziale, antisemitismo. Basta, è ora di dire basta, non è goliardia, non sono ragazzate.

E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.

E’ ancora Primo Levi a ricordarci che lo scopo di questa giornata è dunque quello di conservare la memoria affinché simili eventi non possano mai più accadere.

Gallarate, 27 Gennaio 2013

 

foto: http://www.flickr.com/photos/anpigallarate/sets/72157632635723991/

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