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Verdi tra Garibaldi, Cavour, Bakunin e Mazzini – Il mito del Risorgimento in musica

CITTA’ DI GALLARATE – ASSESSORATO ALLA CULTURA

in collaborazione con

COMITATO CITTADINO GALLARATESE PER IL 150° UNITA’ D’ITALIA

Verdi tra Garibaldi, Cavour, Bakunin e Mazzini

Il mito del Risorgimento in musica

Da Mazzini a Puccini, l’opera lirica attraversa tutto l’Ottocento italiano; ne rappresenta il sostrato costante, un’esperienza quasi quotidiana condivisa dalla vecchia nobiltà come dalla nuova borghesia che costituisce il motore dello sviluppo politico, culturale ed economico del Paese in via di formazione. Prima e dopo l’Unità, le opere liriche di Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi sono l’unica forma di espressione artistica di carattere nazional-popolare, nell’accezione gramsciana del termine, della Penisola. Oltre che alle classi egemoni, infatti, l’opera arriva anche – sia pure spesso nelle forme ridotte e minori delle trascrizioni bandistiche e nelle riduzioni da camera per voce e pianoforte – alle masse popolari, da sempre tenute ai margini, nonostante i buoni propositi dei Romantici, di una tradizione culturale imbevuta di reminiscenze classiche e spesso chiusa in uno sprezzante isolamento. Apre quindi interessanti prospettive, anche dal punto di vista sociologico, approfondire le implicazioni politiche assunte dal melodramma, in alcuni casi suo malgrado. Questo ambito di indagine risulta particolarmente complesso per il peso assunto nel corso di un secolo e mezzo di storia dalla visione idealizzata della figura di Verdi, che la coscienza collettiva ha enfatizzato fino a farne uno degli artefici dell’Unità accanto a Mazzini, Garibaldi e Cavour. Per comprendere questo fenomeno di rilettura della vita del compositore e dei suoi capolavori (emblematico è il caso del coro “Va, pensiero” dal Nabucco), è necessario passare dal piano della storia della musica a quello della storia della ricezione, ripercorrendo le tappe della costruzione del mito verdiano, dai graffiti VIVA V.E.R.D.I. che incominciano a comparire sui muri delle città italiane a partire dal dicembre del 1858, fino alla definitiva consacrazione del mito del Cigno di Busseto avvenuta nei primissimi anni del Novecento. Parallelamente ad una appropriazione dall’alto, per così dire ufficiale, della figura di Verdi (alla quale non è stato estraneo nemmeno il regime fascista), si è registrato anche un significativo fenomeno di appropriazione dal basso, come dimostrano le ricerche di Roberto Leydi ed i canti – su melodie verdiane – degli operai torinesi del primo Novecento studiati da Emilio Jona e Sergio Liberovici.

A cura del Prof. Luca Segalla

GIOVEDI’ 15 NOVEMBRE 2012  –  ORE 21.00

TEATRO DEL POPOLO – GALLARATE – via Palestro 5

INGRESSO LIBERO

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