interventi pubblici

Vecchi e giovani

Vecchi e giovani

Era una mera illusione che il ricambio generazionale potesse costituire una iniezione di vitalità nel nostro sistema politico.

Di Enzo Rosario Laforgia

 

Ho visto le immagini del presidio antifascista promosso dall’Anpi a Cittiglio come risposta civile, educata e democratica verso chi avrebbe voluto pubblicamente celebrare l’anniversario della marcia su Roma. Ho visto quelle foto e mi è venuto in mente un editoriale di Mario Calabresi pubblicato sulla «Stampa» del 22 settembre di quest’anno. Tre certezze, scriveva il direttore del quotidiano di Torino, sono venute meno in quest’ultima squallida stagione politica, «tre pilastri su cui abbiamo pensato fosse possibile costruire una politica nuova»: il federalismo (o, meglio, l’idea che l’amministrazione locale fosse immune dai mali del potere centrale), una nuova legge elettorale (cioè un nuovo strumento per la selezione dal basso della classe politica) e infine l’illusione che un ricambio generazionale potesse costituire una iniezione di vitalità nel nostro sistema politico, con il sano corredo di onestà e di nuove visioni per un nuovo futuro.

Ora, dopo aver seguito le polemiche che hanno accompagnato l’infelice iniziativa nostalgica di Cittiglio, dopo aver visto ancora una volta Angelo Chiesa, classe 1927, manifestare in piazza in una gelida mattinata per riaffermare, ancora una volta, le radici storiche della nostra democrazia, sono sempre più convinto che quel riferimento vago e generico alla necessità di rinnovamento politico su base anagrafica sia niente di più che una semplice illusione.

In questi mesi, in questi ultimi giorni, abbiamo letto di giovani amministratori locali, sempre alla ricerca del loro posto nella cronaca (ché la storia richiede ben altre virtù), che si dedicano a fantasiose riletture del passato, alla riabilitazione di personaggi di cui il presente non avverte l’assenza; che quando scrivono il nome di Mussolini, lo accompagnano con l’espressione «Sua Eccellenza», pensando così, con una sgomitata lessicale, di aver guadagnato un altro millimetro nello spazio pubblico. Ecco, ripenso a questi giovani e li scopro improvvisamente vecchi: nel linguaggio e nello stile.

E poi penso ad un vecchio come Angelo Chiesa e me lo vedo improvvisamente giovane: nel linguaggio e nello stile. Un giovane-vecchio la cui attiva presenza, la cui militanza democratica, riesce sempre e ancora a ringiovanire un presente precocemente incanutito. E penso che il rinnovamento, quanto mai necessario oggi, non si possa tradurre semplicemente in un abbattimento dell’età anagrafica, ma deve poggiare saldamente i piedi sulle spalle di coloro i quali ci hanno insegnato a muovere i primi incerti passi nello spazio della democrazia.

(foto sopra da sinistra Enzo Rosario Laforgia e Angelo Chiesa)

30/10/2012

Enzo R. Laforgia

redazione@varesenew.it

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