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Discorso Celebrativo Ufficiale 25 Aprile 2012 – Gallarate

25 APRILE 2012

FESTA DELLA LIBERAZIONE

DISCORSO CELEBRATIVO UFFICIALE

 

Saluto ai cittadini, alle Istituzioni Cittadine, e primo tra tutti il Sindaco, saluto alle Istituzioni Militari, di Polizia, alle Associazioni, ai Sindacati ed ai Partiti che hanno voluto partecipare alle Celebrazioni di questa giornata di Festa Nazionale.

25 Aprile: Festa Nazionale, la Festa laica per eccellenza, la più importante tra quelle riconducibili all’identità del nostro Paese, insieme al 1 Maggio ed al 2 Giugno: ed è con estrema soddisfazione che siamo oggi qui, di Mercoledì, a celebrarla nella sua intatta solennità, che appena quasi un anno fa veniva messa in discussione da una manovra finanziaria che ne decretava di fatto la sua emarginazione, e quindi la soppressione, di fatto, della memoria collettiva della Nazione che la data stessa evoca. L’impegno profuso dall’Anpi insieme ad altre molte Associazioni ha sortito l’effetto voluto: il provvedimento è rientrato e noi oggi siamo qui tutti a celebrare, come da 67 anni, questa data che segna la vittoria delle forze democratiche ed antifasciste contro il nazifascismo che aveva imperversato nel nostro Paese, e che chiamiamo LIBERAZIONE.

Liberazione che nei Partigiani resistenti che l’avevano perseguita con tenacia, abnegazione e sacrificio, significava soprattutto l’affrancamento dal giogo nazifascista, ma anche la speranza di un mondo migliore per l’avvenire. E gli uomini e le donne di Gallarate hanno dato il loro grande contributo al raggiungimento di questi obiettivi con il sacrificio estremo, ed io voglio citarli qui oggi, anche se non tutti, perché credo fermamente nella necessità di dovere a loro questo tributo:

Vittorio Arconti
Ermenegildo Bergo
Angela Betti
Gaetano Bottini
Francesco Braut
Guido Camussi
Germano Cardoletti
Filippo Carlotti
Egidio Checchi
Eligio Colombo
Giovanni Colombo
Bruno Corno
Angelo Del   Torchio
Pasquale Gaspari
Carlo   Angioletto Marchesi
Egidio Mazzoleni
Giacomo Momoli
Angelo Pegoraro
Galliano Perazzolo
Mario Perego
Giancarlo Praderio
Walter Rebecchi
Giuseppe Rossi
Napoleone Ruperto
Giannatale Suglia   Passeri
Luciano Zaro
Franco Trezzi

 

Tra questi subirono la deportazione anche Clara Pirani Cardosi e Lotte Froehlich Mazzucchelli(*).

A loro va qui, oggi, il nostro pensiero e il nostro eterno ringraziamento.

Liberazione, dunque, parola straordinaria, che andrebbe pronunciata con meditata riflessione, carica com’è di significati profondi, e che rischia anch’essa di venire manomessa per assumere valenze che non le sono proprie: e non a caso la sua limpida accezione si ritrova nella supplica che conclude la preghiera più universale dei credenti che, rivolgendosi all’Eterno, ne invoca la “Liberazione dal male.”

E così la ritroviamo evocata anche quando, in questi convulsi giorni che attanagliano la nostra democrazia, la si usa come liberazione dai Partiti, sui quali ricadrebbero le responsabilità per tutti i mali della gravissima crisi economica che il Paese attraversa.

La giusta esecrazione dei comportamenti anomali che giorno dopo giorno vengono alla luce, in un vortice che sembra preludere ad altre rivelazioni o scoperte, e che vedono protagonisti i Partiti; l’indignazione naturale che tutto ciò suscita nei cittadini e nel comune sentire, in un momento di crisi economica grave come quello attuale, e che stringe in una morsa micidiale le famiglie e le persone che arrancano per sopravvivere in situazioni di dignità personale minacciata; lo stesso desiderio di rivalsa nei loro confronti che da più parti sale, quasi a gridare vendetta per taluni accertati atteggiamenti; ebbene, tutto ciò non può farci deflettere dal considerare come tutto questo, prima ancora che uno spettacolo indegno, sia un pericoloso gioco al massacro foriero di conseguenze le più imprevedibili.

L’Anpi respinge perciò con assoluta determinazione l’attacco indiscriminato ai Partiti che, non dimentichiamolo, sono uno dei fondamenti e presidi democratici posti a difesa di qualsivoglia tentazione autoritaria possa sorgere nel Paese, alimentata da una scellerata campagna denigratoria che non sa dire però con quali altre istituzioni essi potrebbero essere sostituiti: la Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione, assegna loro l’importante ed insostituibile ruolo di mediatori tra i cittadini e le varie forme di governo del Paese, essendo essi stessi “parte” della comunità in cui viviamo ed in cui ci riconosciamo. Partiti ai quali chiunque può e deve partecipare, senza distinzione di ceto od altre forme discriminanti: soprattutto per impedire la nascita di Partiti-padroni, Partiti-lobbies che sono il contrario di una democrazia diffusa ed evoluta, portatori per loro stessa natura di interessi particolari e personalistici.

L’Anpi pertanto non è solo Memoria del passato, e non intende rimanere inerte di fronte allo sconquasso delle istituzioni che è sotto gli occhi di tutti: vuole essere coscienza critica del Paese, così come deliberato nelle nostre assise ai massimi livelli, e dunque deluderà chi la vorrebbe spettatrice solo commemorativa o celebrativa del passato, da cui intendiamo partire per parlare del presente e del futuro, in una sorta di continuità ideale con le esperienze positive già maturate.

E allora rammentiamolo, il 25 Aprile del 1945 a Gallarate: una giornata luminosa anche climaticamente, come ci riferiscono testimoni dell’epoca: radio “Busto Arsizio Libera” dirama il proclama della sollevazione popolare ed annuncia l’insurrezione generale, ed il CLN di Gallarate, già operante fin dai giorni successivi all’ 8 Settembre del ’43 proclama anch’esso l’insurrezione popolare. L’appello riscuote progressivamente ampio e partecipato consenso, perché già da due settimane circa le grandi fabbriche del Gallaratese erano in sciopero permanente, in attesa dell’evento. Tutto ciò era coordinato dal CLN, così come aveva coordinato e diretto le azioni partigiane che videro molti gallaratesi protagonisti della lotta antifascista.

CLN composito, formato da Partiti diversi tra loro per storia, ispirazione, ideologia, che seppero però trovare una mirabile unità di intenti per un obiettivo comune: la lotta al nazifascismo.

Partiti in cui militavano persone con un altissimo senso del dovere , e che non chiedevano nulla per sé, in un’ottica di mero interesse personale: persone molte delle quali si immolarono in nome della Libertà e dei valori comuni che successivamente furono trasferiti organicamente in quella Carta Costituzionale che è tutt’ora un esempio straordinario di architettura giuridica compiuta, capace di proiettarsi nel futuro. Una Carta temporalmente giovane, a dispetto dei suoi detrattori, con l’unico difetto di essere costantemente disattesa ed attaccata da coloro che ne vorrebbero deturpare l’intima bellezza ed il suo lungimirante equilibrio, per adattarla a personali interessi e snaturandone perciò la sua missione di fonte primaria delle leggi, che ad essa devono conformarsi.

Alla sua stesura parteciparono grandi giuristi e politici, delle estrazioni più disparate, e che comunque fecero riferimento alla Resistenza ed alla Lotta di Liberazione: ed oggi ci paiono giganti il più delle volte inascoltati, nel vortice convulso e confuso di un sistema che lascia poco tempo alla riflessione ed alla ponderazione.

Ma questo sono stati i Partiti agli albori della Repubblica: strumenti di consenso democratico dei cittadini, soggetti attivi della politica e del suo divenire, portatori di aspirazioni legittime spesso differenti, ma protese ad un senso comune del bene dei cittadini intesi non solo come oggetto destinatario delle varie risoluzioni legislative, ma soggetti protagonisti di qualsiasi rapporto con le Istituzioni, a cominciare dal Parlamento repubblicano, depositario della autentica sovranità popolare così come disposta dalla Costituzione.

Parlamento che non vorremmo più vedere trasformato in teatrino da “burlesque”, offeso da tragicomiche esposizioni di cappi o mortadelle che lo hanno vituperato e ridicolizzato agli occhi del mondo.

L’Anpi non intende aggregarsi al peggiore populismo infarcito di antipolitica, dal quale emergerebbe che “tutti i Partiti sono uguali”: non è certamente così, ed ognuno è libero di verificarne l’assunto, osservando le evoluzioni o le involuzioni in cui alcuni Partiti oggi si dibattono.

Potremmo loro suggerire di guardare il mondo dell’Associazionismo, fatto di volontariato, di sacrificio, di abnegazione al servizio dei beni comuni, non supportato da alcuna prebenda miliardaria, e che a costo di duri impegni personali riesce a sopravvivere per dare un contributo reale in servizi e cultura ad una società sempre più distratta e svuotata di grandi valori in cui riconoscersi. Con una buona dose di audacia, potremmo dire che imitano i Partigiani.

Il moto di sdegno che si è ultimamente levato nei confronti dei Partiti è senza dubbio giustificato dai loro comportamenti che definiremo qui, con un eufemismo, “allegri”: meno giustificato, anzi riprovevole, auspicarne la cancellazione, come sembra provenire da settori fortemente interessati al loro smantellamento. Noi, dal canto nostro, non sappiamo immaginare una democrazia senza i Partiti ed anzi, memori del passato, la riteniamo una eventualità sciagurata, che nella Storia ha condotto i Popoli alla guerra ed alle dittature.

E’, questa, la riflessione che ci induce ad esortare allora i Partiti in un’opera di profonda revisione del loro modo di essere e stare tra i cittadini, l’esortazione a rinnovarsi e riappropriarsi della loro missione costituzionale, che non può essere delegata a nessun movimento populista capeggiato ora da questo, ora da quell’altro pifferaio magico o “Masaniello” che dir si voglia: è il dispiegamento a tutto campo della democrazia diffusa, in opposizione ad una democrazia dispotica che pure alligna nelle moderne società caratterizzate da un capitalismo straccione ed ultra liberista che ha mostrato la corda della sua incapacità a governare il mondo.

E’ la “questione morale” che già Enrico Berlinguer presentava nella sua ormai famosa intervista a Repubblica del luglio 1981, quando affermava che “i Partiti sono diventati macchine di potere”, che “i Partiti non fanno più politica”, che “I Partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia”. Giudizio che parve allora estremamente severo, e che non fu ben accetto da molti, persino nel Partito del grande dirigente comunista.

Oggi il Paese, ma non solo il nostro, si dibatte, come abbiamo già detto, in una crisi gravissima che non è solo economica, ma politica ed anche morale, e che rischia ogni giorno di trasformarsi nell’ultima spiaggia. Abbiamo sostenuto con ragionata convinzione l’azione del Presidente Napolitano quando ha inteso, incaricando il Prof. Monti di formare un nuovo governo, di trarre l’Italia dal baratro in cui stava precipitando; ed abbiamo compreso la necessità imperativa dei primi provvedimenti lacrime e sangue che dal governo dei supertecnici, volta per volta, venivano assunti. Compresi, non condivisi, in particolare in assenza di una effettiva equità sbandierata ma carente nei fatti: e nonostante ciò, ne abbiamo rilevato le differenze in termini di rappresentatività a livello internazionale, ricollocando degnamente nel consesso che merita una grande Nazione come la nostra.

Ma tutto ciò non è ancora sufficiente, se i Partiti costringeranno il Paese ad una navigazione miope e localistica, asfissiati dal mantenimento di una fittizia sovranità nazionale e in alcuni casi addirittura territoriale che non è più nell’ordine delle cose. In concreto le crisi dei debiti pubblici non hanno valenze nazionali, ma hanno dimensioni quanto meno europee, che vanno risolte perciò attivando un “piano europeo per lo sviluppo e l’occupazione”, meno dispendioso e più efficace di tanti piani nazionali. Se gli Stati devono risanare i bilanci, la crescita deve farla l’Europa!

In altri termini, se l’Europa vuole essere entità politica reale, ha bisogno che i suoi singoli stati membri cedano quote di sovranità nazionali (nei settori della politica economica, della politica estera e della difesa), che andranno a rafforzare politicamente quella moneta unica che si trova oggi senza un ‘governo europeo’ che la difenda.  E’ questa la causa profonda della crisi. Abbiamo bisogno tutti di una nuova e rinnovata Unione Europea, che fatica ancora ad affermarsi: cioè, di un vero governo europeo, che nasca dal voto dei cittadini nelle elezioni europee e sia responsabile davanti al Parlamento europeo, e che dispieghi una necessaria e non più eludibile “democrazia europea”, come valore che affonda le proprie radici proprio negli anni della Resistenza e che è stato espresso nel modo più alto con il ‘Manifesto di Ventotene’ di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. L’Anpi perciò auspica la necessaria costruzione di un’Europa autenticamente dei cittadini, e non impostata al solo mercantilismo che finora l’ha caratterizzata.

Ci preoccupa la recrudescenza dei troppi episodi di intolleranza politica e xenofoba diffusi in tutto il territorio nazionale, l’attacco al Partigiano Bottazzi in un Liceo di Roma, che cito come esempio (l’elenco sarebbe lungo): ma ancor di più ci preoccupano i risultati del primo turno per l’elezione del Presidente francese, che ha visto prevalere di misura il candidato socialista, affermazione appannata dall’inquietante risultato della destra di Marine Le Pen, impensabile fino a qualche tempo fa e che pone una seria ipoteca sul ballottaggio e pertanto sul futuro di un’Europa finalmente unita e soggetto politico unico nel panorama internazionale..

Ma ritornando a noi, e mi avvio alla conclusione, l’Anpi vuole esortare i cittadini ad esprimere con forza le loro insoddisfazioni, ma restando fermamente ancorati alla democrazia ed alle sue regole: e li invita a recarsi sempre alle urne ed esprimere il loro voto che, non dimentichiamo, anche questo è il frutto di battaglie spesso cruente ma vittoriose, la conquista di un potere prima negato, e che solo l’esercizio della democrazia può rendere effettivo.

Certo, con una legge elettorale nuova, e con una legge trasparente sui finanziamenti pubblici ai Partiti, perché è indubbio che la politica va finanziata, e non come temporanei comitati elettorali che favoriscono l’insorgere di consorterie lobbistiche ed il prevalere del potente di turno sul debole di sempre: restiamo dunque scettici su un finanziamento di tipo solo privato.

Il Governo Monti, il governo cosiddetto “dei professori”, non è l’aspirazione cui tendere, e citando una riflessione di Benedetto Croce, ripresa da Michele Ciliberto, si può senza dubbio affermare che

“…in situazioni eccezionali, i farmaci anche amari possono essere necessari, a patto di essere temporanei. Altrimenti si trasformano in malattia.”

Ai Partiti dunque il compito di riaffermare con autorevolezza il primato della politica, che potrà realizzarsi solo se saranno capaci di fare più di qualche passo indietro, depurandosi dalle scorie negative, e interpretando al meglio i desideri, le necessità, i voleri dei cittadini che vogliono rappresentare. E soprattutto con uno sguardo non solo interessato ai giovani, alle loro esigenze, alle loro sofferenze, alle loro aspirazioni. Uno sguardo sul futuro, dunque, perché è ovvio che il futuro sia dei giovani, ma non è altrettanto ovvio che per loro ci si preoccupi davvero.

Noi siamo Italiani, di Costituzione, e lo siamo grazie ai Partigiani, alla Resistenza, alla vittoriosa Lotta di Liberazione.

W la Resistenza!

W La Costituzione Repubblicana!

W L’Italia una e indivisibile!!!

Michele Mascella

Gallarate, 25 Aprile 2012

(*) Lotte Froehlich Mazzucchelli, moglie dello scrittore Mario Mazzucchelli, fu una delle vittime della strage passata alla storia come “La Strage dell’Hotel Meina”: chi volesse approfondire l’argomento, può cliccare su  http://www.verbanensia.org/scrineum%5CSpoPiem_SS(1).pdf

per le foto: http://www.flickr.com/photos/anpigallarate/sets/72157629911677809/

video parziale: http://www.youtube.com/watch?v=ryWBTUwc0cE

2 Comments

  • Giovanni Sette

    1

    Dopo aver letto il discorso, sono stato tentato di gridare : Michele Mascella Presidente del consiglio SUBITO! A parte gli scherzi, il discorso, assai completo e pregno di approfondita analisi, mostra tutto quello che è indegno e offensivo della Nobiltà della Resistenza e quanto siamo ancora chiamati a RESISTERE al qualunquismo che riaffiora negli Italiani ignoranti, ma risulta perenne negli animi fognari in cattiva fede. Bravo! Ganni 7

  • admin

    2

    E pensa che sono stato volutamente molto, ma molto moderato!!! Ciao Gianni, aprezzo il tuo apprezzamento...

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