storia

Dante Sommaruga – Autobiografia

Riceviamo questo dattilioscritto dal compagno Benito Lazzarin di Oggiona S. Stefano, che qui ringraziamo, ed in attesa di ulteriori e più precisi riferimenti, ove siano ancora reperibili, pubblichiamo il testo nella sua stesura integrale.

AUTOBIOGRAFIA DI DANTE SOMMARUGA

Nato a Carnago, provincia di Varese, il 2 Ottobre 1906, deceduto il 1981.

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A circa quattordici anni, mi iscrissi alla locale Sezione Giovanile Socialista e dopo pochi mesi, con la fondazione del Partito Comunista d’Italia, passai con gli altri giovani alla Federazione Giovanile Comunista.
Dalla semilegalità alla illegalità, diressi sino al mio espatrio in Argentina (1927), la locale “cellula comunista”.
Tralasciando molti episodi di lotta armata contro i fascisti, scontai circa un mese di carcere a S. Vittore. Può testimoniare il compagno Giuseppe Ossola, con il quale avevo contatti in quel periodo: condivisi il breve periodo di S. Vittore appunto con lui.
Dal mio arrivo in Argentina e per tutto il periodo della mia permanenza in quel Paese, svolsi attività nelle organizzazioni di massa del P.C. Argentino, nel S.R.I., nel Sindacato edile ed infine fui membro del Bureaux Italiano del P.C.A.: attività queste, salvo qualche breve periodo di semilegalità, svolte nella illegalità più assoluta.

Durante le manifestazioni antifasciste, nello sciopero generale degli edili ed anche a causa di qualche delazione, subii ripetuti arresti con detenzioni di non più di qualche mese per volta, ad opera della Secion Especial de Reprecion al Comunismo.

Possono o almeno potevano testimoniare il compagno Guido Fioravante, Segretari Generale degli Edili di Buenos Aires in quell’epoca; il compagno Antonio Carini, trucidato dai fascisti a Piacenza durante la Lotta di Liberazione; il compagno Bouraiano, attualmente a Torre Annunziata; i compagni Beus e Baiocco membri del Bureaux Italiano in quell’epoca; il compagno Avv. Latini ed il compagno Novarino, pure loro garibaldini di Spagna; Zaccaria e Stika di Trieste.
Nei primi mesi del 1937, quando già da parecchi mesi infuriava la guerra civile in Spagna, dopo lunghe discussioni con i compagni del Bureaux Italiano che ritenevano la mia attività più utile in Argentina che in Spagna, ottenni, però a mie spese, l’autorizzazione di partire volontario.
Assieme ad un gruppo di compagni Italiani, Polacchi ed Austriaci fra i quali il compagno Carini e Bonzano che era partito poco prima con un altro gruppo, mi imbarcai alla volta della Spagna.
Caro Secchia, non posso fare a meno di riferirti qualche dato, che penso sia rimasto sconosciuto, sulla figura dell’indimenticabile compagno Carini.
Al momento dello scoppio della guerra civile in Spagna, Carini si trovava in una situazione economica piuttosto agiata.
Assieme ad un altro compagno, che poi cadde combattendo, gestiva una piccola impresa di costruzioni edili.
Vendettero tutto ed il ricavato fu donato ai Comitati creati per l’invio di volontari in Spagna. Oltre al loro viaggio, contribuirono pure a completare le spese per il mio.Dopo un breve periodo di addestramento (personalmente non avevo fatto il militare in Italia), al momento della formazione della Brigata Garibaldi, fui assegnato al 3° Battaglione. Al battesimo del fuoco, fui promosso Sergente sul campo.
Partecipai poi a tutti i fronti cui prese parte la Brigata.
Ferito nella battaglia di Farlete (offensiva di Belcite), inviato dal Partito, trascorsi un periodo di convalescenza alla base delle Brigate Internazionali (Albacete) come responsabile militare e poi politico della Sezione Italiana.
Di lì, raggiunta la Brigata che in quel momento si trovava in linea sull’Ebro, fui, dal Comando della stessa che allora era comandata dal compagno Vaja (Martino Martini), assegnato quale comandante politico alla Scuola Allievi Sergenti e Caporali dalla Brigata che incominciava a funzionare in quel momento.
Dopo parecchi mesi, sciolta la scuola, assieme agli Ufficiali insegnanti, raggiunsi la Brigata che si accingeva assieme alle altre unità Spagnole ed Internazionali a varcare l’Ebro. Infuriava la battaglia dell’Ebro.
Partecipai a questa battaglia come Commissario Politico al 1° Battaglione e successivamente come Commissario addetto al Comando della Brigata.
Smobilitati in base a decisioni prese dalla Società delle Nazioni su proposta di Alvarez de Vajo, Ministro degli Esteri della Spagna Repubblicana, mi trasferii con gli altri combattenti italiani in un paesetto della Catalogna, in attesa di lasciare la Spagna.
Lì, il pericolo incombente dell’avanzata delle armate fasciste ci colse quasi di sorpresa.
All’appello del Partito, con altri Garibaldini fui tra quelli che ripresero la via del fronte, per arginare l’avanzata fascista e permettere alle forze Repubblicane di portare in salvo artiglierie e carri armati.
La lotta continuava a Madrid e nel centro della Spagna, allora già divisa strategicamente dalla Catalogna. Fummo organizzati e diretti, questa volta, personalmente dal compagno Luigi Longo (Gallo). Arrivati alla frontiera francese, rallentando con scontri di retroguardia l’avanzata fascista, fummo disarmati dalle truppe francesi e avviati ai campi di concentramento.
Su quanto detto prima ne fanno fede i compagni Longo, Ossola, Suardi, Vaja, Nicoletti, Marvin, Mallozzi, Dino Saccenti, Giuliano Pajetta, e molti altri Garibaldini che hanno fatto parte della 12^ Brigata Garibaldi.
La storia dei campi di concentramento francesi è troppo nota perché ne faccia particolare riferimento (Gurs, S.Ciprien, Vernet, Argelès sur Mer).
Ad un certo momento una parte degli Italiani fu mandata al Vernet ed io con circa trecento Garibaldini, fui inviato ad Argelès sur Mer.

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La Francia era ormai crollata sotto i colpi dei Nazi-Fascisti e dei vari Pétain.
Per decisione del Partito prendemmo contatti con le autorità di occupazione fasciste. Missione militare Italiana che controllava la zona occupata e cosiddetta zona libera (Vichy). Negli ultimi tempi, per punizione fummo inviati nella fortezza di Mt. Luis sui Pirenei Centrali e di lì, nella qualità di responsabile militare del gruppo presso le autorità militari Francesi, presi personalmente contatto con la Missione militare Italiana, capeggiata dal Conte Bonacossa; contatti questi che si conclusero con la nostra venuta in Italia.
Dopo circa un mese e mezzo passato nelle prigioni di Varese, la Commissione Provinciale mi assegnò con altri compagni al confino politico di Ventotene, per cinque anni. Ritornato a Varese dopo il crollo del Fascismo e preso contatto con i compagni Varesini, fra i quali il compagno Pajetta, allora giovane studente, fratello di Giuliano e Giancarlo, caduto poi nei primi combattimenti partigiani, mi recai a Roma a trovare dei parenti, e lì mi colse l’8 Settembre.
Tramite il compagno Mallozzi, con il quale avevo contatti, il Partito mi trattenne a Roma e dopo un po’ di tempo, con lo pseudonimo di Gigi, venni mandato all’8^ zona di Roma a sostituire il compagno Ghini Celso, destinato ad altri incarichi. Rimasi sino alla liberazione di Roma.

Riconoscimenti: di Partigiano Combattente con la qualifica gerarchica di Comandante di Brigata, equivalente per la equiparazione amministrativa, al grado di Capitano combattente delle formazioni Brigate Garibaldi.

Ne fanno fede i compagni Franchillucci, Forcella, Celso Ghini, Rosario Bentivegna, Carla Capponi, Salinari ecc..

Dopo la liberazione di Roma assunsi l’incarico di Segretario politico della Sezione Quadraro che era un rione facente parte dell’8^ zona.

Qualche giorno dopo il 25 Aprile, feci ritorno a Varese.
Nelle prime elezioni dopo la liberazione fui eletto Sindaco del Comune di Carnago, carica che durò cinque anni. Successivamente, ed ancora oggi, ho sempre fatto parte dell’Amministrazione Comunale, ma all’opposizione.

Dante Somaruga
Carnago, 28 Dicembre 1964

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