comunicati locali

Commemorazione Angelo Pegoraro 2012

Tra le attività istituzionali dell’Anpi vi è quella certamente fondamentale delle commemorazioni, come questa di oggi che ci apprestiamo a tenere per Angelo Pegoraro, come sempre ormai da lunghissimo tempo.
Ma non siamo inerti rispetto tutto il resto che accade attorno a noi, in una situazione che forse mai il Paese tutto si trova a dover affrontare.
E’ legittimo chiedersi fino a quando  questa situazione sarà sopportabile, fino a quando i lavoratori ed i cittadini, i giovani, sapranno subire soluzioni che vengono assunte sulla loro pelle, sulla loro vita, senza che producano un minimo di risultati che possano giustificare i sacrifici loro richiesti.
E fino a quando potremo noi tutti assistere impotenti alla manipolazione dei nostri destini condotte con arroganza proprio da chi quella situazione l’ha indotta: è il ritorno puntuale a metodi del passato, dove i soliti centri di potere oltre atlantico decidono dei destini del mondo scaricando su altri il peso delle proprie responsabilità, il peso delle proprie difficoltà economiche.
Di qui nasce la necessità, improrogabile, direi, di addivenire con urgenza all’Europa politica che sola può rispondere efficacemente a questi attacchi ricorrenti scagliati con l’intenzione manifesta di provocarne la dissoluzione definitiva.
Credo vi sia la stessa urgenza con la quale è stato varato il governo Monti: nessun Paese europeo potrà difendersi e salvarsi se non si pone mano immediatamente ad un autorevole governo europeo con pieni poteri.
Lascio al compagno Galli la commemorazione ufficiale per ricordare Angelo Pegoraro, e con Lui tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per un Paese migliore, più uguale, più giusto.

Dopo la breve introduzione del Presidente dell’Anpi Gallarate, questi ha invitato chi lo volesse a prendere la parola, che è stata data all’Ass.ra Cinzia Colombo, presente in rappresentanza dell’Amm.ne Com.le insieme al Presidente del Consiglio Comunale Marco Casillo ed all’Ass.re Angelo Bruno Protasoni.

Cinzia Colombo nel rammentare le ragioni per cui da tanti anni si celebra la figura di Angelo Pegoraro, con la partecipazione sempre più sentita di molti cittadini, ha voluto tra l’altro rendere merito all’Anpi per la sua costante dedizione alla causa della Memoria, e nel contempo marcare la maggiore sensibilità di questa Amm.ne intorno ai temi cari all’Anpi stessa.

Ha poi preso la parola per un lungo intervento il Rappr.te della Fedrazione della Sinistra di Gallarate Osvaldo Bossi, che si è soffermato a lungo sulla vicenda umana e militare di Angelo Pegoraro (“Falco” il suo nome di battaglia).

Ha concluso la Commemorazione, per conto dell’Anpi Gallarate, il Prof. Pier Luigi Galli, che nella sua prolusione si è soffermato, tra l’altro, sulla necessità ormai urgente del recupero del materiale cartaceo dell’epoca, redatto su carta-velina già pericolosamente logora, ed inerenti i verbali-interrogatori stilati dalle Autorità allora competenti, con le dichiarazioni degli indiziati per il feroce assassinio del Pegoraro. Galli ha esortato gli studenti ad avviare questo lavoro di recupero, supportati eventualmente dalla stessa Anpi e dall’Amm.ne Com.le, che potrebbe offrire un valido supporto per i ricercatori.

Commovente, alla fine dell’orazione ufficiale del Galli, le parole della sorella di Pegoraro, presente come sempre alla Commemorazione, e testimone diretta del misfatto cui dovette assistere, minacciata e sequestrata dagli sgherri fascisti che la tradussero alla casa del fascio per interrogarla.

Anche in questo caso si tratta di testimonianze ancora “vive”, pur a distanza di 67 anni, che emozionano coloro che le hanno vissute personalmente, e coloro che le ascoltano: perciò sarebbe utile raccoglierle prima che cadano nell’oblìo del tempo.

Qui di seguito l’orazione commemorativa ufficiale pronunciata dal Prof. Pierluigi Galli:

In ricordo di Angelo Pegoraro

Ringrazio il Presidente dell’ANPI per l’invito ad una breve commemorazione dell’uccisione Angelo  Pegoraro,avvenuta proprio dove siamo ora nel lontano gennaio del 1945.
Lo ringrazio per due motivi:
Per avermi dato l’occasione di un piccolo e doveroso contributo civico nel ricordo e per avermi riportato alla memoria un certosino lavoro d’archivio da me svolto alcuni anni fa, in occasione del 40° anniversario del 25 aprile.
Ebbi allora modo di consultare il “fondo Pasta” che si trova presso la biblioteca cittadina e  di analizzare la documentazione originale di fonte fascista che Mario Pasta, allora membro del CLNAI, sottrasse dalla casa del fascio durante i tumulti che seguirono il 25 aprile in Gallarate.
Si tratta di una documentazione molto interessante e non ancora del tutto ordinata e studiata, che potrebbe essere oggetto di un lavoro per qualche studente, magari interessato a una tesi di laurea.
Quei documenti, spesso scritti affrettatamente su carta velina o addirittura a matita, fotografano un’atmosfera – nel gennaio del 1945 –  livida e triste, in cui il fascismo si presentava ancora vivo e rancoroso, nonostante gli evidenti presagi della fine del regime.

Il sergente delle brigate nere Giovanni de Panfili scriveva nel suo crudo rapporto, indirizzato al comando della 5a compagnia Brigata Nera: “….ricevuto l’ordine da codesto comando mi sono recato,con gli squadristi Calderoni Guerrino e Crosta Francesco in via Mario Brumana n° 51 per eseguire l’arresto del signor Pegoraro. Nei pressi dell’abitazione mi imbattevo con due giovani dal fare sospetto e fermatoli chiedevo loro il documento di identità.

Data l’irregolarità dei documenti e il fatto che una carta d’identità era intestata ed un certo Pegoraro li pregavo di seguirmi nella loro abitazione per fare i dovuti accertamenti ,nel frattempo uno di questi estraeva la pistola e faceva l’atto di scappare. Lo squadrista Crosta Francesco lo preveniva e facendo fuoco con la sua arma (beretta calibro 9) lo feriva. Provvedevo immediatamente al disarmo dei due, armati di rispettivamente di pistole e bombe a mano e trovandosi per caso nelle vicinanze il dottor Gerolamo Nascimbene medico chirurgo, abitante in Crenna di Gallarate, lo chiamavo per constatare le condizioni del ferito da trasportare all’ospedale di Gallarate, durante il percorso il Pegoraro decedeva. Il compagno arrestato l’ho fatto condurre in caserma e mettere a disposizione di codesto comando………..”

Fin qui i fatti, ed è bene ricordare che il fascista Crosta si era già macchiato,nel novembre dello stesso anno,dell’ assassinio di Luciano Zaro ed è giusto ricordare anche la sorte dello sventurato compagno di Angelo Pegoraro, si chiamava Vittorio Minelli di Clusone (BS). Aveva 22 anni e,consegnato ai tedeschi fu fucilato a Sacconago il 25 febbraio.
Sarà  la giustizia partigiana a scrivere la pagina conclusiva di una Storia che è severa maestra e il 25 aprile il Crosta cadde,colpito da una mano ignota sulle scale dell’attuale palazzo Minoletti,allora casa del fascio in quel giorno denominata casa Matteotti.
Ci si chiede oggi il significato della commemorazione di un giorno lontano e  credo che  il senso possa esser dato dal titolo di un bel libro di storia locale,scritto da Pierguiseppe Sironi e terzo di una trilogia di storia gallaratese che andrebbe ristampata e diffusa (il primo: “Quei camion che facevano paura” –lo squadrismo gallaratese; il secondo :”Gente di ieri”) e che è : “Figure nel vento”.
Appunto “figure nel vento” devono continuare ad essere oggi come domani le persone come Angelo Pegoraro, morto diciannovenne per un ideale che non si può assopire. Un vento da sentire e respirare e soprattutto un vento contrario a chi,con la scusa che tanto tempo è passato,cerca di inquinare l’aria, per fare dimenticare che se è vero che siamo tutto uguali di fronte alla morte non lo siamo di fronte alla Storia.
Bene hanno quindi fatto pochi giorni fa  i nostri consiglieri comunali ad approvare una mozione indirizzata agli organi competenti e al Presidente della Repubblica perché non si discuta e non si approvi una proposta di legge che mette sullo stesso piano fascisti e antifascisti. Proposta di legge  definita giustamente dall’ANPI nazionale “un vero e proprio gravissimo assalto reazionario alla Storia. Un’altra offesa ai combattenti per la libertà”.
Resti quindi vivo,in momenti come questi,  il rapporto tra la resistenza ed il tempo presente e  si parli pure,come ebbe a dire Norberto Bobbio di resistenza incompiuta,il quale aggiunse:
“Purché si intenda la incompiutezza propria di un ideale che non si realizza mai interamente,ma ciononostante continua da alimentare speranze e a suscitare  ansie ed energie di rinnovamento”.
Un messaggio chiaro e forte per tutti ma soprattutto per i giovani d’oggi.

Pierluigi Galli