comunicati nazionali

Cade il governo Berlusconi: una svolta ma non definitiva

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA:

CADE IL GOVERNO BERLUSCONI: UNA SVOLTA, MA NON DEFINITIVA

In questi giorni si è realizzata una svolta, in qualche modo decisiva, nella politica del nostro Paese. Si è conclusa, quanto meno, una fase della cosiddetta “era Berlusconi” e se n’è aperta un’altra, che dobbiamo osservare con attenzione e speranza.

In effetti, c’è da sperare che la fase terribile di immobilismo che il Paese ha attraversato in questi mesi, con risultati che tutti qualificano come disastrosi, sia conclusa per sempre, a prescindere dalle soluzioni politiche che verranno adottate nel prossimo periodo.

Lasciando stare – al momento – qualunque giudizio sul Governo presieduto da Berlusconi, basterà dire che abbiamo vissuto un periodo drammatico, perché dapprima e per lungo tempo ci è stato detto che la crisi non c’era e comunque non riguardava il nostro Paese e poi – di colpo – si è scoperto che stavamo arrivando ad una situazione equiparata da molti a quella della Grecia.

Poi, ci sono stati i tentennamenti di quest’estate, i vari provvedimenti che si sono susseguiti anche a seguito di interventi dell’U.E. e della B.C.E., la lunga attesa di provvedimenti realmente funzionali alla crescita ed allo sviluppo, divenuta ad un certo punto insostenibile, mentre ancora pochi giorni fa, il Presidente del Consiglio dichiarava, ad un’Italia e ad un’Europa attonite, che la crisi non c’era perché i ristoranti ed i voli erano pieni.

Conosciamo poi gli eventi: l’energico intervento del Presidente della Repubblica, divenuto il vero punto di riferimento per tutto il mondo, le dimissioni del Presidente del Consiglio, l’incarico ad un economista stimato anche in Europa per formare un nuovo governo di “tecnici”. Il resto, si vedrà nelle prossime ore, che è giusto seguire con apprensione e speranza al tempo stesso; nel senso che sia nel discorso del Presidente della Repubblica che in quello del Presidente incaricato è apparso finalmente, accanto a quella dello sviluppo e della crescita, anche la necessità che ogni provvedimento sia ispirato ad equità.

Non cantiamo vittoria per la fine del Governo Berlusconi, e neppure per l’avvento di un Governo di tecnici. Nel primo caso, sappiamo che è comunque finita un’era, ma non siamo ancora in grado di sapere se essa sia finita per sempre o ci sia da aspettarsi ancora qualche novità e qualche colpo di coda. Su questi, bisogna vigilare, soprattutto perché dai colpi di coda bisogna sempre difendere la democrazia e – in ogni caso – essi hanno la caratteristica di essere pericolosi per tutti. Abbiamo dovuto prendere posizione più volte, in difesa della democrazia e della Costituzione, oltreché dell’etica, in questi anni; e questo spiega le ragioni per le quali non abbiamo bisogno di aggiungere molto e tanto meno di manifestare rimpianti.

Quanto al nuovo Governo, è ovvio che tra le nostre passioni non c’è certamente quella per i governi di soli tecnici, perché crediamo ancora che la “buona” politica debba sempre giocare un ruolo rilevante, ovviamente avvalendosi anche dei necessari apporti tecnici e professionali, ma sempre senza rinunciare al suo ruolo.

Ma, in questo caso, siamo di fronte ad una vera, autentica, emergenza.

Nell’attesa di decisioni concrete ed efficaci, sono andati perduti miliardi ed è peggiorata la situazione economica del nostro Paese, mentre è cresciuto ancora il nostro pesantissimo debito pubblico. Non si poteva, non si può aspettare oltre, anche perché è indispensabile e urgente restituire fiducia al nostro Paese e riconquistare quella considerazione nel mondo che in questi anni si è andata sempre più assottigliando.

Di fronte all’emergenza, c’è poco da scegliere; bisogna fare quello che occorre, non necessariamente quello che altri si aspettano da noi, ma tutto quello che occorre non solo per salvare, ma anche per rilanciare la nostra economia, con provvedimenti che rispondano a criteri di equità, nella distribuzione dei sacrifici e nell’adozione di misure innovative e proiettate sul rilancio anziché semplicemente sulla difensiva. Si è parlato di “riscatto” del Paese; e ce n’è davvero bisogno. Si è parlato di “fiducia”; ed anche questa bisogna suscitarla e non attendere che cada dagli alberi.

Soprattutto, è chiaro che occorre far ripartire l’economia, ridare fiato alle imprese, ricreare lavoro e garantire ai giovani non solo il futuro, ma anche il presente. Riuscirà a fare tutto questo, un governo tecnico, pur presieduto da un’autorevole e accreditata persona? Lo speriamo vivamente, perché se a questo riuscirà, non solo ne guadagnerà il bene comune, ma si renderà possibile l’apertura di un’ulteriore fase della nostra vita politica, con la restituzione della parola agli elettori, speriamo anche con una legge elettorale almeno decente, se non sarà proprio possibile farne una davvero adeguata alla bisogna!

Intanto, però, possiamo dire che già solo le immagini televisive dell’incarico al prof. Monti, ci hanno indicato una strada possibile, quella del ritorno alla sobrietà, alla correttezza anche formale, al rispetto. Ce n’era bisogno e c’è da augurarsi che questo nuovo “stile” serva di esempio a tutti quei politici che propendono per la politica “urlata” e per il contrasto ad ogni costo, così allontanando ancora di più il cittadino dalle istituzioni.

Certo, restano i problemi di fondo; lo strapotere dell’economia e della finanza, la potenza e la spregiudicatezza delle Banche, il contrasto tra questo mondo finanziario che sta cercando di dominare l’intero pianeta e quella esigenza di equità e solidarietà che sta alla base del nostro sistema Costituzionale. Non dovremo stancarci di ripetere che già fin dal momento in cui si adotteranno provvedimenti di emergenza, bisognerà avere di mira il ritorno ad un sistema basato sulla libertà d’impresa ma con i limiti di cui all’art. 41 della Costituzione, sul valore del lavoro, sulla prevalenza dei diritti fondamentali della persona, rispetto ai meri interessi materiali di pochi.

Non sarà facile, perché è una battaglia da vincere non solo in Italia, ma anche e prima di tutto in Europa e poi anche nel mondo. Bisogna raccogliere, dunque, quel tanto di positivo che viene dalla “rivolta” di tanti cittadini, di tante persone di tutti i Paesi, che esprimono, in modi diversi e non sempre con la dovuta razionalità, la loro volontà di un cambiamento radicale di indirizzo.

A questo dobbiamo contribuire anche noi, sulla base dei princìpi della Costituzione e dei valori che ci vengono dalla Resistenza. Avremo tanti interlocutori, di cui nessuno dev’essere privilegiato, perché ciò che conta è l’unità di intenti, la ricerca di ciò che può unire e non di ciò che isola o divide.

Un compito ancora più impegnativo, che l’ANPI deve svolgere con attenzione e coerenza, restando se stessa, ma cercando di cogliere tutto ciò che mira, appunto, al cambiamento di rotta che in tutto il mondo si impone. Questo significa, peraltro, l’abbandono dei luoghi comuni e delle semplificazioni avventate, e implica riflessione, conoscenza, iniziativa.

Ovviamente non da soli, ma con chi accetta le regole ed i princìpi cui ci ispiriamo, ripudia ogni forma di violenza, non impone ma suggerisce e fondatamente propone la propria versione del mondo, nella convinzione della necessità di rendere il nostro Paese più democratico, più solidale, più equo, più rispettoso della volontà, delle necessità, delle aspirazioni delle cittadine e dei cittadini.

Roma, 16 Novembre 2011

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