comunicati provinciali

67° Anniversario dell’Ottobre di Sangue varesino

Orazione ufficiale pronunciata in occasione del

67° ANNIVERSARIO DELL’OTTOBRE DI SANGUE  VARESINO

Domenica 9 Ottobre 2011

Innanzitutto buongiorno a tutti e a tutte,

non vi nascondo che sono molto emozionata, emozionata per essere qui a ricordare insieme a voi coloro che hanno permesso a noi di essere qui ora. Sembra un gioco di parole, ma troppo spesso si danno per scontate cose che scontate non sono. Non dobbiamo essere qui, oggi, ad onorare una rituale ricorrenza che esige, ogni anno, la nostra presenza, ma siamo qui, vi chiedo di essere qui, per ridare dignità e valore alla memoria di ciò che è stato, darle nuove gambe, nuovo respiro e nuova energia, insieme.

Vorrei che il nostro stare qui non fosse mero ricordo, ma memoria viva, memoria che si fa collettiva, di chi sacrificando la sua stessa vita, ha donato nuovo significato anche alla nostra. Una memoria che, per svolgere fino in fondo il compito affidatole e affidatoci dalla Storia, deve diventare cultura, progetto, futuro. Sono giovane, ma non abbastanza per impedirmi di dirvi che mi sono stancata di retorica, demagogia e pour parler. Le parole non mi bastano più, voglio i fatti. Voglio vedere il cambiamento a partire dal quotidiano di ognuno di noi. Ho smesso ormai da tempo di credere alle favole che ancora tentano di raccontarci, ma non ho smesso e lungi da me l’intenzione di farlo, di credere nei sogni.

Quegli stessi sogni che i nostri partigiani e le nostre partigiane hanno inseguito, tra le montagne, nelle città, tra i boschi, le strade e i sentieri percorsi infaticabilmente, tra le macerie e la solitudine che la guerra lasciava alle sue spalle in ogni angolo, tra la voglia di riscatto e la paura di essere presi, tra il timore di non farcela e il coraggio di rischiare, tra l’orrore lasciato dalla morte e la forza della propria scelta. Quei sogni di democrazia, libertà e dignità che hanno portato alla nostra liberazione e che hanno preso forma nella nostra Costituzione. Essere qui oggi per me, e lo auguro anche a tutti e tutte voi, vuol dire impegnarsi e prima ancora indignarsi per non lasciare la Storia di tutti e tutte noi nelle mani di pochi revisionisti che fanno della rivisitazione della Storia un pretesto per fare bassa politica, come ormai sta accadendo da tempo, per non lasciare che provvedimenti sbrigativi e politiche di comodo cancellino la memoria e la storia scritte anche e soprattutto con il sangue di molti.

Il sangue di Marcobi, Copelli, Ghiringhelli, Trentini, Vanetti, Bai e Brusa che, in questo 67° anniversario dell’Ottobre di Sangue Varesino, incontriamo nella nostra memoria, accogliendo ancora una volta nelle nostre mani quel testimone di democrazia, libertà e dignità, così faticosamente e dolorosamente conquistato. Se non vogliamo che la Resistenza e coloro che l’hanno fatta siano solo ombre fugaci continuamente travolte da altre ombre in fuga, tutte incamminate inesorabilmente verso un estuario sul nulla, impegniamoci, qui ed ora, senza se e senza ma, a farci memoria collettiva.

Non ho la presunzione di ricordarlo a voi, inizio a ricordarlo innanzitutto a me stessa, che l’oblio è sempre una colpa, perché la mancanza di memoria permette all’orrore di perpetuarsi. E allora non possiamo stare zitti, stare zitte e far finta che nulla stia accadendo: giovani e meno giovani senza lavoro o costretti nella precarietà; ragazzi e ragazze a cui viene negato il diritto allo studio; famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese; gente senza casa; uomini e donne minacciate dalla mafia e dalla criminalità organizzata, che lottano ogni giorno a rischio della loro stessa vita; attacchi continui alla nostra Costituzione e ai beni comuni; popoli a cui viene negato il diritto di esistere; uomini e donne a cui viene negato il diritto di essere, abusati, sfruttati, violentati nel corpo e nell’anima; persone, giovani e meno giovani, che perdono la vita mentre combattono per la difesa della democrazia e dei diritti umani; bambini sottratti alle proprie famiglie e alla propria infanzia; uomini e donne in fuga dalla guerra, dalla persecuzione, dalla miseria e che trovano la morte nel deserto o nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini che, se scampati per un soffio alla morte, vengono relegati nell’invisibilità, a cui non viene nemmeno riconosciuta la dignità di esseri umani.

Di fronte a tutto ciò siamo chiamati ad indignarci, dobbiamo indignarci. La memoria della Resistenza e la Resistenza stessa vengono a chiedercelo, se vogliamo restare umani come ci ha insegnato Vik, Vittorio Arrigoni. Ma indignarsi non vuol dire lamentarsi, vuol dire dare vita ad un’alternativa propositiva e costruttiva. E se gli Enti Locali non sono in grado o non sono messi in grado di rispondere al bene comune, la società civile non può e non deve stare a guardare. Deve scendere in campo, perché è troppo facile delegare sempre, deve alzare la voce, perché questo è ciò che hanno fatto i nostri partigiani e le nostre partigiane, quando la Storia gliel’ha chiesto.

Hanno scelto di lottare, senza indugi, per la libertà, per la dignità, per la democrazia, per i diritti. Hanno messo da parte egoismi e individualismi e, insieme, hanno riscritto il futuro, per loro e per noi. Una voce sola fuori dal coro può essere fermata, rinchiusa, messa a tacere, ma tante voci, all’unisono, possono spazzare via le nubi. Dal singolare al plurale, dall’individuale al collettivo, questo è il cambiamento che ci hanno insegnato i nostri partigiani e le nostre partigiane. E mentre mi avvio verso la conclusione, permettetemi di ritornare un attimo con il pensiero a quell’emozione che vi ho esplicitato all’inizio e che mi accompagna tuttora, perché ben si lega a quanto detto fin qui.

L’emozione, purtroppo, nella società odierna, non è più un valore, anzi, è sinonimo di debolezza, fragilità, mancanza di sicurezza e invece io credo che l’emozione sia fondamentale e per niente scontata, se vogliamo attuare per davvero il cambiamento. Rieduchiamoci all’emozione, lasciamoci emozionare, lasciamo che le cose che ci succedono o ci accadono intorno non ci sorprendano indifferenti, perché come ci ha insegnato Gramsci:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera…” Gramsci, 1917.

Per questo credo sia fondamentale ritornare ad emozionarci per essere cittadini attivi, protagonisti della polis e delle decisioni della nostra comunità. La Storia non è un fenomeno che ci accade o che ci cade addosso, la storia non può e non deve rimanere nelle mani di pochi…, pochi che tessono i fili della vita di tutti. Dobbiamo riemergere velocemente nel mondo, anche se questo vuol dire sbatterci contro. Non possiamo più ignorare ma dobbiamo tornare a fare il nostro dovere. E la memoria, come ci ricorda Angelo Chiesa nel suo libro “Racconti di vita e di lotta” prima che un diritto è innanzitutto un dovere.

Voglio concludere, infine, il mio discorso con un ringraziamento. Credo che tutti voi sappiate che, da alcuni mesi, sono diventata la presidentessa della sezione Anpi di Varese e questa di oggi è la mia prima orazione ufficiale. Perché dico questo? Non possiamo nascondere che, nella società odierna e secondo il pensiero attuale, i giovani vengano spesso guardati con un po’ di diffidenza, a volte meritata, ma a volte anche immeritata.

Troppo spesso ho sentito parlare della categoria “i giovani”: i giovani sono privi di interessi, non hanno voglia di fare nulla, sporcano, imbrattano e non hanno cura del bene comune…, però, quando servono, all’occorrenza, devono diventare flessibili, precari, sottomessi e, se possibile, di bella presenza. Mi sento, allora, di ricordare che l’età dei nostri partigiani e delle nostre partigiane quando scelsero la Resistenza era la stessa età di molti giovani che oggi vengono considerati immaturi.

Ma la Storia di allora e quella di oggi, le nuove resistenze, le rivolte di Rosarno, la primavera araba, la difesa dei beni comuni, il lavoro delle cooperative di Libera sui terreni confiscati alla mafia, la resistenza palestinese e tutte le resistenze in Italia e nel mondo ci insegnano che la maturità non è questione di età ma di contesto, di idee e di lungimiranza nelle scelte.

Chiedo allora a tutti e a tutte voi uno sforzo: piuttosto che denigrare, compartecipare ad assumersi il rischio di confrontarsi con i giovani, ascoltarli e riconoscerli come soggetti interlocutori, allora, forse, ancora una volta, potremo aggiungere un nuovo tassello alla nostra camminata verso quel cambiamento che da troppo tempo rincorriamo, verso quella convivialità delle differenze che aborre qualsiasi categoria e che non conosce discriminazioni di sesso, età, cultura e religione. Se ci fossi stata allora, ne sono quasi certa, sarei stata una staffetta partigiana, ma comunque, anche oggi, c’è ancora molto da fare, perché nessuna conquista è per sempre.

E allora, andiamo a casa, oggi, tenendo bene a mente questo impegno: noi giovani abbiamo il dovere di dare futuro alla memoria e voi, meno giovani, avete il dovere di insegnarcela. Ma per finire lasciatemi fare il ringraziamento a cui accennavo prima, un ringraziamento particolare: ad Angelo Zappoli che mi ha passato il testimone in questo ruolo e ad Angelo Chiesa che ha spinto e sostenuto me ed altri giovani a partecipare e contribuire all’attività presente e futura di Anpi. Voglio ringraziarli, perché non hanno avuto paura di “contaminarsi”.

E infine voglio ringraziare tutti gli uomini e le donne che hanno resistito, tutti i nostri partigiani e le nostre partigiane, tutti gli uomini e le donne, giovani o meno giovani che siano, che ancora oggi resistono, tutti e tutte coloro che proseguiranno il cammino, il nostro cammino collettivo in difesa di questo mondo, che è l’unico che abbiamo.

Alessandra Pessina

Presidente sezione Anpi Varese

Varese, 9 Ottobre 2011

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E’ con estremo piacere che l’Anpi di Gallarate riceve e pubblica l’Orazione ufficiale pronunciata da Alessandra Pessina, giovane Presidente dell’Anpi Varese. Ad ulteriore riprova della ricchezza culturale e passione sociale e politica che animano molti dei giovani a volte proditoriamente e frettolosamente giudicati poco sensibili alle tematiche inerenti la società civile in cui spesso si relegano a soggetti passivi e non protagonisti come invece dovrebbe essere.

p. l’Anpi Gallarate

M. Mascella