verbali e relazioni congressuali

Documenti conclusivi Assemblea congressuale Anpi Gallarate 2010

RELAZIONE DEL PRESIDENTE USCENTE

Care e cari compagni, amici, presenti tutti a questa nostra Assemblea Congressuale,

è trascorso meno di un anno dalla nostra ultima Assemblea e, a rileggere ciò che scrivevo in quell’occasione, la tentazione di riproporla oggi per intero, non è poi così un’idea peregrina. Infatti rimangono inalterate, con un significativo peggioramento, le motivazioni che l’avevano prodotta.

Il Paese è in evidente stato confusionale, afflitto com’è da immensi problemi di ordine economico-sociale che voi tutti non solo conoscete bene, ma di cui subite, subiamo, le terribili conseguenze. Che in termini pratici si traducono soprattutto nella sempre più cronica mancanza e perdita di lavoro, di corrosione di diritti spesso fondamentali che nel corso di lunghi decenni i lavoratori ed i cittadini avevano ed hanno saputo conquistarsi con lotte non di rado, purtroppo, anche sanguinose.

Non è mia intenzione sciorinare tutti i capitoli del Documento politico-programmatico alla base del 15° Congresso Nazionale dell’Anpi, che si terrà non a caso a Torino a fine Marzo del 2011, a ridosso del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: né posso dare per scontata da parte di tutti la lettura del Documento stesso, inviato a tutti gli iscritti ed amici e simpatizzanti dell’Anpi.

Certamente però è notevole rilevare come il Documento si apra e si chiuda con riferimenti espliciti all’Unione Europea, definendo l’Europa stessa “un nostro orizzonte”: le motivazioni sono chiare, e traggono origine dalla forte preoccupazione che nasce dall’intensificarsi, appunto a livello europeo e non solo locale, di manifestazioni di derive nazionalistiche con colorazioni neonaziste, razziste e xenofobe.

E’ pertanto necessario sviluppare una “strategia della memoria della Resistenza – accanto alla valorizzazione dell’Unità d’Italia – quale presupposto e fondamento della stessa Unione Europea”, viepiù nel momento attuale gravissimo di instabilità economica che invade e pervade diversi Paesi dell’Unione, ed al cui fenomeno l’Italia è particolarmente interessata come soggetto debole e pertanto possibile destinatario di pericolose speculazioni finanziarie di cui farebbero le spese le fasce meno abbienti della società.

E’ questo l’aspetto più truce del capitalismo avventuriero che ha dato origine all’attuale spaventosa crisi economica mondiale. Ed ecco l’esigenza di “una doverosa promozione di una positiva unità antifascista europea”, che sposa il principio secondo il quale l’Antifascismo è ancora oggi un valore assoluto da cui non si può prescindere.

Non sono i gagliardetti che ci preoccupano, né le virulenze della propaganda nazifascista, ma gli effetti concreti che a livello di governabilità producono sul quotidiano, sulle leggi che si promulgano, sui contenuti devastanti che una dissennata politica tutta proiettata ai tagli ciechi e non qualitativi si ammanta di falso riformismo in ragione solo di contenimento (pur necessario) di costi. E di cui a farne le spese, ancora una volta, sono la scuola pubblica, la ricerca, in generale il cosiddetto welfare di cui tutti parlano spesso a sproposito e con interesse di parte.

Lo stesso interesse espresso nei ripetuti tentativi di isolare il più grande Sindacato italiano in una sorta di ghetto nel quale confinarlo impotente e minoritario di fronte ai lavoratori: ma così non è, e questo rappresenta più di un cruccio per chi è abituato ad avere mano libera, senza lacci e laccioli, travalicando anche le norme fondamentali di uno Stato democratico che regola i rapporti tra le parti sociali facendoli discendere dai dettati costituzionali, ove i costituenti fissarono diritti e doveri per tutti.

A tale proposito comunichiamo che “L’ANPI aderisce con piena e appassionata convinzione alla manifestazione nazionale “Il futuro è dei giovani e del lavoro” promossa dalla CGIL per il 27 novembre a Roma. Ovvero: meno male che la CGIL c’è…

Il progetto oscuro si identifica pertanto nel tentativo, questo sì abbastanza chiaro, di mutare “la stessa identità politica dell’Italia Repubblicana e parlamentare secondo un disegno volto a dar luogo ad un potere governativo autoritario prevaricatore degli altri poteri e per sottrarlo ad ogni equilibrio costituzionale, a partire da quello stesso di garanzia del Presidente della Repubblica”.

Considerazioni che confermano la missione dell’Anpi quale “Associazione custode della vicenda storica attraverso la quale il nostro Paese – che ha vissuto l’esperienza autoritaria e violenta della dittatura fascista e che, per quattro dei sei anni di guerra, è stato al fianco del nazismo – ha saputo ritrovare la via di un ‘ritorno alla ragione’ che ha consentito di mutare la propria identità passando dal totalitarismo alla democrazia”.

Tempi bui, che non possono e non devono riproporsi, ma che l’attacco continuo, insistente, prolungato alla Costituzione, rievocano come possibili. La difesa perciò della Costituzione e l’attuazione dei principi costituzionali sono la base ineludibile dell’attività dell’Anpi, e qualsivoglia richiamo in termini positivi a questi assunti non può che trovarci concordi e partecipi.

Come fanno tutti quei dirigenti politici e/o sindacali che si richiamano ripetutamente alla Carta costituzionale ed al 25 Aprile come valori fondanti della Repubblica nata dalla Lotta di Liberazione. E che non disdegnano l’Inno di Mameli e l’Inno della Resistenza, che è e rimane Bella Ciao, a dispetto dei fautori della riscoperta di altre ignobili canzonette del ventennio fascista.

Non siamo ciechi né sordi, ed attendiamo con spirito critico alla crescente distinzione nella destra italiana di due diverse e contrastanti forme partito: l’una che, come già altrimenti detto, persegue finalità di molto vicine all’eversione, puntando di fatto ad un mutamento del regime democratico, l’altra che sostanzialmente si riconosce nelle regole e nei principi della Costituzione, perseguendo anch’essa un proprio legittimo disegno, ma all’interno di una più vasta destra europea e democratica.

Da parte nostra, come Anpi, chiediamo perciò all’opposizione antifascista e democratica di “porre fine alle persistenti, irriducibili e laceranti divisioni presenti nel variegato mondo della sinistra, foriere di impotenza politica, dando finalmente luogo a scelte di unità e collaborazione, richieste in modo sempre più pressante da ampi settori dell’opinione pubblica e innanzitutto da milioni di antifascisti e democratici”.

Questo lo facciamo da tempo, e ne sono personalmente buon testimone: non sempre le esortazioni sortiscono l’effetto voluto, ma non bisogna arrendersi alla possibilità, oggi forse più di ieri, che tutto ciò sia possibile. L’avversario di sempre ci aiuta, ma da parte nostra non possiamo certo “buttare la palla di là” e perdere la partita, come a volte sembra avvenire.

Raccogliere dunque le forze, unire gli intenti, battere non un leader ma il suo nefasto prodotto, che è anche un mutamento culturale dell’Italia degli ultimi vent’anni.

L’Anpi, come altre volte e ripetutamente detto e ripreso anche in questi Documenti Nazionali, “non è un Partito, ma una libera Associazione alla quale i singoli cittadini antifascisti e democratici decidono di iscriversi, sulla scorta della sua storia, della Memoria, per i valori e i principi dell’Antifascismo e della Resistenza che l’Associazione rappresenta e difende battendosi per il rispetto e l’attuazione della Costituzione, oltre che per i contenuti delle sue politiche e per la condivisione del suo Statuto”.

Ribadito tutto ciò, va certamente riaffermata con determinazione “l’autonomia dell’Anpi innanzitutto da qualsiasi Partito come condizione irrinunciabile dell’unità per un’Associazione culturalmente e politicamente pluralista quale è l’Anpi ancor più oggi, affinché possa esercitare con efficacia, credibilità, vasta partecipazione e consenso la sua funzione di coscienza critica della democrazia e della società”.

Per essere coerenti con tutto quanto sopra, è doveroso ribadire come l’Anpi ripudia la violenza in ogni sua forma, e la contrasta perché estranea al contesto democratico conquistato dall’Antifascismo e dalla Resistenza, ritenendola arma funzionale dei nemici della democrazia e della Libertà.

La Lotta di Liberazione Nazionale è stata plurale, e “ritenere l’Antifascismo, la Resistenza e la Costituzione patrimonio solo della sinistra è valutazione da contrastare”, così come ancora una volta va ribadito che l’Anpi è la casa di tutti gli antifascisti.

In questa ottica va esercitata una discreta sorveglianza in tutti quei casi in cui l’Anpi possa essere oggetto di scrupolose ma interessate attenzioni al fine di ottenere per altri versi una visibilità politico-partitica altrimenti irraggiungibile, che non può essere consentita, per le ragioni prima espresse: personalmente, quando avessi il più piccolo sentore che ciò possa accadere, in forme diverse ma facilmente percepibili, non rimarrei un minuto di più in una organizzazione che così facendo avrebbe smarrito la sua essenza e la sua missione. Né possono essere tollerate, all’interno dell’Anpi, quelle che a volte appaiono come coordinate “combutte” per escludere od includere altri soggetti, a seconda delle diverse simpatie partitiche.

Anche in queste ultime riflessioni può scorgersi il significato del titolo dato ai Documenti Nazionali che qui abbiamo cercato brevemente di riassumere solo in alcuni dei suoi passi più significativi:

più Forza all’Antifascismo, più futuro per la Democrazia

Sono concentrate qui le ragioni del successo dell’Anpi tra i giovani, che pervengono nella nostra Associazione sempre in numero maggiore e che determinano a buon diritto l’esigenza di quella “Nuova Stagione” che vogliamo sia tale anche e sopratutto per il Paese, e di converso per le nuove generazioni alle quali spetta un futuro meno indistinto di come oggi appare loro.

E nonostante il numero crescente di adesioni alla nostra Organizzazione, in costante ascesa, il Governo ha pensato bene di tagliare il contributo annuale, inventandosi cifre degli iscritti di assoluta fantasia: a fronte dei 105000 reali del 2009, il Governo attesta le sue stime intorno ai 44000, e così facendo riducendo la somma da 165.000 € del 2009 a 73.500 per il 2010.

Anche così si tenta di mettere a tacere l’Antifascismo organizzato, la Memoria della Resistenza, di ridurre l’impegno dell’Anpi nella difesa e promozione della Costituzione: in una parola, un altro bavaglio. Ma l’Anpi reagirà nelle forme e luoghi dovuti a tale indebita sottrazione, per intanto indicendo una grande sottoscrizione popolare a sostegno della sua attività.

I giovani dell’Anpi Gallarate hanno partecipato da protagonisti alle attività della nostra sezione, organizzando e gestendo alcune iniziative che hanno riscosso molto successo e consenso anche nelle fasce di età più avanzate: è il caso dell’iniziativa del 22 Aprile tenuta al Melo (Ri-Belli da morire), e lo stesso 25 Aprile che ha visto un giovane quale oratore ufficiale della manifestazione. Hanno inoltre partecipato alla Festa della Resistenza Provinciale, contribuendo al successo della manifestazione in maniera rilevante.

La proposta che viene dunque dall’Anpi, oltre all’esortazione rivolta alle forze politiche di opposizione ed a quelle che comunque si ispirano alla Costituzione (che non è un Inferno, come affermato dal Presidente del Consiglio, il quale pure ha più e più volte giurato su di essa, assumendo via via gli importanti incarichi istituzionali) di dare luogo ad un fronte comune per voltare finalmente pagina, va nella direzione di unaGrande Alleanza tra l’Anpi stessa e l’associazionismo antifascista, le confederazioni sindacali ed il vasto campo dell’associazionismo democratico italiano.

Una “Nuova Stagione”, dunque. Per l’Anpi, per l’Italia, per il suo popolo. Una stagione che risolva le aspirazioni dei migliaia di senza lavoro, dei precari, dei disoccupati, di tutti coloro che soffrono l’indigenza non per loro colpa, ma per le condizioni date e loro imposte da una politica non lungimirante, affannata solo intorno a falsi problemi personali di un solo uomo.

Bertold Brecht, nel suo lavoro teatrale “Vita di Galileo” ebbe a scrivere: “sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi”, e noi sottoscriviamo pienamente l’amara riflessione.

L’Italia di oggi è purtroppo piena di eroi.

Sono quelli che prima citavo, perché bisogna essere eroi per sopportare tutto ciò e continuare a coltivare la speranza per un mondo migliore.

In chiusura, permettetemi di salutare e ricordare i Partigiani Combattenti iscritti alla nostra sezione ed ancora con noi:

DARIO AVORNIELLI

PIERO CARAFFA

GIANCARLO COLOMBO

AMBROGIO ZOCCHI

Ad essi va il nostro caloroso ringraziamento per il loro contributo dato alla Lotta di Liberazione ed alla Resistenza. Voglio ancora ringraziare, senza nominarli per non far torto a nessuno, tutti coloro che collaborano effettivamente con me alla gestione dell’Anpi, compreso l’immarcescibile Mario Capetta, sempre presente con il vessillo dell’Associazione in tutti gli appuntamenti istituzionali.

E ringrazio tutti voi per la pazienza avuta nell’ascoltarmi.

Gallarate, 20 Novembre 2010

M. Mascella

Ringraziamo il Presidente del Consiglio Comunale di Gallarate che ha voluto inviarci il messaggio che di seguito riproduciamo:

“Egr. Presidente,

La ringrazio vivamente per il cortese invito, ma impegni di carattere personale e familiare non mi consentono di partecipare al Vostro congresso.

Mi è gradita l’occasione per inviarVi un messaggio di saluto, augurandoVi  un confronto ed un dibattito foriero di idee e valori tesi a sviluppare quei principi che sono sempre stati al centro della Vostra azione a tutele del sistema democratico e Repubblicano per dare più forza alle Istituzioni ed al nostro Paese.

Solo così, tutti isieme, riusciremo ad uscire da questo difficile periodo per dare ai nostri giovani non solo speranze, ma certezze.

Buon lavoro ed una calorosa stretta di mano.

Cordialmente

Il Presidente del Consiglio Comunale

Donato Lozito”

Sono intervenuti nel dibattito:

Ilaria Mascella (SEL Gallarate);

Aurelio Ciccocioppo (Associazione Mazziniana Italiana – Sez. G. Tramarollo Gallarate);

Ferrari (CUB Gallarate);

Pierluigi Galli (PD Gallarate);

Luigi Proto (Pres. CUAC Gallarate);

Marco Bertoldo (Resp. Prov.le IDV);

Marco Zocchi (Portavoce FED Gallarate);

Filippo Proto (PSI Gallarate);

Novarina (Rappr. Comune Casorate Sempione);

Antonio Ventimiglia (Camera del Lavoro Gallarate);

Antonio Longo (MFE Gallarate – intervento scritto);

Giuseppe Gatti

Pina Besana Piantanida

Alessio Mazza

Donato Rabacchin

Calogero Casà

Cinzia Colombo

Riproponiamo qui di seguito gli interventi che ci sono pervenuti per iscritto:

Sinistra Ecologia e Libertà – Gallarate

Care compagne e cari compagni,

vi porto i saluti di Sinistra Ecologia e Libertà, volendo qui ora confermare l’impegno antifascista del nostro partito, all’interno ed all’esterno dell’associazione. L’attuale situazione civile e morale del Paese, obbliga noi e voi ad un più forte e determinato impegno nella lotta a tutti gli antifascismi.

Lotta che si esplicita nelle “piccole” battaglie di ogni giorno, ed in primo luogo nella difesa della Costituzione. Non mi soffermerò sui generali valori dell’antifascismo, né mi soffermerò sulle vicende nazionali relative a Silvio Berlusconi. Voglio parlarvi di Berlusconismo come modello di società in Italia e a Gallarate, voglio soffermarmi sui problemi del territorio come parte della più ampia nazione.

La qualità dell’antifascismo gallaratese non è migliore di quella del resto d’Italia. Lo abbiamo visto poco più di un mese fa, a Sciaré. Abbiamo osservato, anche poco stupiti, l’aggressione avvenuta ai danni dei 4 cittadini bengalesi, picchiati con bastoni riportanti l’inquietante scritta “dux”.

Questo è stato l’atto più visibile del neofascismo presente sul territorio. Noi crediamo che i punti fondanti dell’antifascismo siano soprattutto tre: razzismo, istruzione, lavoro.

• Crediamo che l’antifascismo ora e qui debba combattere anche e soprattutto quel razzismo e quell’intolleranza latenti, oggi estremamente presenti nel Paese. L’Anpi e i partiti, mi azzarderei ad usare il termine, “dell’arco costituzionale” devono oggi attualizzare il loro antifascismo ed impegnarsi più che mai in un’opera di moralizzazione e civilizzazione della società. Società impaurita e intimorita da tutto ciò che è diverso. Dagli strani odori sui pianerottoli, dei cibi di popoli lontani, dal diverso colore di pelle, dal differente credo religioso.

Io personalmente, e credo tutti voi, sono stufa di sentire frasi come “vengono qui a rubare il lavoro”, “puzzano”, “trattano le donne alla stregua di oggetti”, “andassero a sporcare nel loro paese”. Uno dei nuovi compiti che l’Anpi si pone a questo 15esimo congresso è proprio questo: la lotta alla paura dilagante che si esprime in xenofobia e razzismo strisciante delle più disparate provenienze politiche. Si tratta semplicemente, compagne e compagni di difendere la Costituzione, nella sua interezza, ed in ogni suo particolare.

All’art.3 essa cita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, all’Art. 8 poi la nostra carta fondamentale parla di rispetto per tutte le confessioni religiose, e quindi anche per quella islamica. Nel gallaratese, ciò si esprime nella difesa di una comunità che da anni chiede un luogo di culto proprio, essendo disposti a pagarlo privatamente, ma vede negato questo diritto. Bisogna lottare, anche qui in città, per l’applicazione di tali diritti.

Come non citare poi i ragazzi di Brescia e quelli di Milano, che stanno compiendo una delle più grandi battaglie di civiltà. Noi non siamo clandestini, siamo i nuovi cittadini urlano dai cieli. Facciamo nostro questo slogan. La difesa della Costituzione è l’obiettivo generale che dobbiamo porci, come partiti e come associazione, per ridare slancio e futuro a questa società.

• Dobbiamo difendere il diritto allo studio, ricordandoci ancora del dettame costituzionale che all’Art. 9 promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Negli ultimi anni sgomenti osserviamo la demolizione della scuola pubblica. Tagli economici che colpiscono tutte le scuole dalle primarie all’università, impedendo proprio lo sviluppo di ricerca e la promozione della cultura. Mi piace definire la riforma Gelmini, che dà l’ultimo colpo di grazia alla scuola e all’università, con le parole di Vendola come “omicidio premeditato della scuola pubblica” effettuato, sia chiaro, con l’ipocrisia della meritocrazia, contro i baroni.

Tutto questo è solo propaganda. Gli unici colpiti da questa contro-riforma sono gli studenti, di tutti i gradi ed età. Bambini che portano a scuola gessetti e carta igienica, studenti che rischiamo gli cada un controsoffitto in testa, universitari che si vedono cancellati corsi di studio per mancanza di fondi. L’università Statale di Milano, già l’anno scorso rischiava fallimento, quest’anno il rettore conferma la triste situazione.

All’Art.33 è difesa proprio la scuola pubblica, ed è scritto chiaramente che gli enti privati che vogliano fare istruzione sono liberi di farlo senza oneri per lo Stato. Dettame che viene meno, ancor più oggi in un momento di crisi quando Tremonti assicura fondi alle scuole private.

Anche qui, a Gallarate le recenti cronache ci mostrano una scuola, l’istituto Falcone, fiore all’occhiello dell’amministrazione, esempio da seguire secondo la ministra Gelmini subire le stesse sventure degli altri istituti. Qualche giorno dopo la visita compare una lettera degli insegnanti dell’istituto che raccontano di una palestra allagata, di una ringhiera crollata, di un edificio troppo piccolo per contenere 1800 ragazzi, di aule estremamente ridotte per fare lezione, nonché dell’assenza delle tecnologie raccontate pochi giorni prima alla ministra in visita. Raccontano questi insegnanti, insieme agli studenti, che gli è stato chiesto, più o meno gentilmente, di non andare a scuola il pomeriggio e la sera. Trattati come pericolosi dissidenti da tenere lontano. Il dissenso fa paura da queste parti, e viene allontanato e nascosto, come si faceva un tempo, colpendo proprio il diritto alla libera manifestazione del pensiero.

• L’ultimo punto su cui voglio soffermarmi è quello del lavoro, difeso dalla nostra costituzione all’Articolo 1 dove cita “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Fa sorridere questo principio posto a corona della nostra amata Costituzione, oggi che le persone sono messe in cassa integrazione senza rammarico alcuno, oggi che i giovani sono costretti ad accettare lavori precari, e costretti perciò a costruirsi vite precarie. Oggi che tra una Ruby e una Noemi, nella distrazione generale viene approvato in Parlamento il Collegato del Lavoro, legge che diminuisce le tutele proprio a quei dipendenti che pensavamo intoccabili. La situazione lavorativa del nostro tempo è terrificante. Quella dei giovani, e meno giovani, precari, è spaventosa, e dovrebbe esserlo per chiunque abbia quel poco di lungimiranza politica per capire che uccidere le prospettive di vita di chi ha oggi 20, 30 o 40 anni significa uccidere il futuro, uccidere il Paese.

Negarsi la possibilità di sfruttare le elevate conoscenze che gli atenei universitari coltivano, tagliare ricerca e innovazione pubblica e privata, significa condannarsi alla crisi economica. Il lavoro è il primo passo per la dignità dell’essere umano, per una buona democrazia, ed una sana economia.

Abbiamo sempre pensato, a torto, che il ricco nord fosse intoccabile per rischi di lavoro. La crisi è mondiale, e colpisce anche il nord. Quel nord che lavora, che si rimbocca le maniche, che crea ricchezza. Ha colpito anche noi, qui a Malpensa, nelle migliaia di fabbrichette del territorio; e la soluzione non può e non deve essere la lotta all’immigrazione; la soluzione non può derivare dallo scellerato federalismo. Non sarà il Senatur a risolvere la crisi economica del nord Italia. Tale crisi sarà risolta solo se si creeranno le condizioni per un tavolo di concertazione alla presenza ANCHE e soprattutto della Cgil, che è il più grande sindacato italiano, tuttavia escluso da ogni dibattito. La situazione migliorerà solo quando riusciremo a convincere la gente delle vere cause di tale disgrazia.

Ecco, noi riteniamo che questi siano i punti principali su cui l’Anpi, nazionale e locale debba concentrarsi: razzismo e xenofobia, scuola e lavoro. Una società migliore è possibile, con lo sforzo e l’impegno di tutti gli antifascisti di buona volontà.

 Noi ci siamo!

Buon lavoro, Buon Congresso.

Ilaria Mascella – Portavoce Sinistra Ecologia e Libertà sez. Gallarate

Federazione della Sinistra – Gallarate

In occasione del XV Congresso dell’A.N.P.I. di Gallarate.

Cari compagni e amici, porto i saluti della Federazione della Sinistra di Gallarate a questo quindicesimo Congresso dell’A.N.P.I. e non posso non condividere e sostenere l’auspicio del Presidente Michele Mascella relativo al primo Congresso della Federazione della Sinistra che si tiene oggi ed alle forti e comuni idee di riunificazione della sinistra italiana, contro ogni precedente frattura, che da questo Congresso stanno emergendo.

Ed in effetti il progetto della Federazione della Sinistra nasce proprio con questo intento: riunire ciò che si è diviso, nella convinzione e consapevolezza che il nostro Paese ha oggi più che mai un grande bisogno di sinistra. Sono davvero lieto dell’invito da parte di un’associazione che è la depositaria dei nostri valori e della nostra memoria collettiva, della nostra memoria condivisa.

E soprattutto oggi, quando non solo l’antifascismo è più che mai necessario, ma quando anche la difesa della nostra Costituzione è divenuta una battaglia costante e irrinunciabile. Per un lungo periodo di tempo abbiamo dato per scontato il testo fondante del nostro stare assieme civile; ma i ripetuti attacchi ad esso ci insegnano, ancora una volta, come i diritti che si pensano acquisiti possono essere sottratti, come i valori immutabili non si possono barattare, mai!, e che l’attenzione e la vigilanza devono sempre essere affilate.

Credo, purtroppo, ancora attuali alcune riflessioni che già altrove ho portato. Ci sono oggi tante e diverse tipologie di fascismo. Non c’è soltanto il fascismo più becero ed evidente delle maglie nere, degli anfibi, dei saluti romani e delle teste rasate. Si affermano sempre più anche i fascismi del populismo, dei leaderismi esasperati, dell’individualismo, degli spazi vuoti nelle giovani generazioni riempiti da “cose” che sostituiscono “idee”, del qualunquismo e dell’antipolitica.

E attenzione, questi sono stati alcuni tra i processi che portarono alla nascita ed all’affermarsi del regime. E c’è ancora oggi chi cavalca con furia elettorale la tigre della paura verso lo straniero, il diverso, e che allo stesso tempo ci fornisce anche la soluzione: chiudersi in se stessi, cacciare la razza nemica, quella che sta macchinando nell’ombra per sopraffarci.

Per questo credo che oggi, svolgendo i lavori di questo Congresso, tutti noi ci sentiamo nello stesso tempo sulla gru di Brescia e sulla Torre di via Imbonati, vicini a chi lotta per l’affermazione dei propri diritti. Le analogie sono numerose e terrificanti e purtroppo gli italiani hanno sempre avuto un ‘dolce prurito’ verso la figura del grande capo. Si fa sempre più forte anche il fascismo del capitale, il fascismo delle multinazionali e della finanza, lo stesso che ha condotto il mondo globalizzato verso l’ennesima crisi economica liberista e che ora vuole farla pagare interamente alle classi sociali più deboli e sfruttate: i lavoratori e le lavoratrici, premiando invece chi, come le banche ed il mondo della finanza, ha partorito questa situazione.

Anche la riforma della scuola pubblica agisce in questo senso. Mortificando ed annichilendo la scuola pubblica ad esclusivo vantaggio di quella privata si vuole togliere ai nostri ragazzi la possibilità di acquisire uno spirito critico, la capacità di decifrare il mondo. E questi sono, da sempre, gli strumenti che il potere repressivo usa per continuare ad esistere: l’ignoranza, la passività, la solitudine.

Esistono oggi tanti “metodi” fascisti, ed essi nascono da una cosa: da un degrado socio-culturale, dalla passività, dal rinsecchirsi delle proprie capacità critiche, dall’incapacità di decifrare il mondo. E gli antifascisti devono lottare perché l’antifascismo diventi un metodo; nelle scuole, nella società, nei costumi, nella nostra quotidianità.

Parlavo di qualunquismo. Prendere una parte, essere partigiani oggi, significa anche combattere i partiti dell’antipolitica e del qualunquismo. Giovanni Pesce parlava di ‘mondi diversi’. Ed io credo davvero importante oggi che anche l’A.N.P.I. si impegni sempre più a identificare questi mondi diversi, ad indicarli col dito, così da dare la possibilità ai nostri giovani di comprendere cosa è giusto e cosa non lo è.

Il mio forte auspicio è che l’A.N.P.I. – così come messo in evidenza anche dal documento nazionale – operi sempre più nella società per riportare all’ordine del giorno una militanza antifascista, una militanza della memoria, che si opponga fisicamente alla cultura della vergogna, all’omertà, al lassismo morale oggi imperanti e che sono, tra l’altro, carbone per le fucine delle mafie.

Concludo, così da lasciare spazio agli altri interventi, con una citazione tratta dal Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, un romanzo scritto all’interno di quella corrente sociale e culturale che prenderà il nome di neorealismo e che nacque negli anni Quaranta e Cinquanta dall’esigenza, come diceva lo stesso Calvino, di tornare a parlare dopo vent’anni di silenzio, di urlare la propria speranza e la propria voglia di stare assieme.

Con l’augurio che anche il nostro paese presto sia attraversato da questa rinascita: Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini […], quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto.

Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. […] tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. […]

Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.

Marco Zocchi portavoce Federazione della Sinistra – Gallarate

Movimento Federalista Europeo – sez. Gallarate

Congresso ANPI Gallarate – 20 Novembre 2010

Caro Presidente, cari amici e compagni dell’ANPI

Questo Congresso si svolge in un momento di grande crisi per l’Italia e per l’Europa. La grande crisi finanziaria e poi economica iniziata nel 2008 è divenuta crisi sociale e politica. Essa chiude un modello di sviluppo iniziato nel dopoguerra e basato sulla crescita ininterrotta della domanda trainata dai consumi di massa, sull’integrazione tra Stato sociale e mercato e sull’egemonia americana.

Questo modello, nella sua corsa vertiginosa, ha spezzato le frontiere tra le grandi aree del mondo, integrando anche quelle che erano rimaste ai margini dello sviluppo capitalistico ed ha prodotto la cosiddetta globalizzazione. Ma non ha prodotto le istituzioni per governarla, perché questo è compito della politica, non dell’economia. La conseguenza è che abbiamo avuto una globalizzazione senza un governo.

E’ questa la ragione più profonda della crisi nella quale si dibatte il mondo. L’economia è diventata mondiale mentre la politica è rimasta nazionale. Questa contraddizione mette in crisi la democrazia. Se un cittadino non può decidere sui grandi problemi posti dalla globalizzazione e che hanno conseguenze dirette sulla vita di tutti i giorni (disoccupazione, inflazione, ambiente, ecc.) egli finisce per pensare che non c’è una soluzione politica globale e collettiva ai suoi problemi.

Egli tenderà a difendere ciò che ha già, rinchiudendosi nel proprio microcosmo locale oppure penserà di ‘arrangiarsi’ sul piano personale, affidando poi ad un capo carismatico la gestione della cosa pubblica. Nasce così il leghismo ed il populismo demagogico. In Italia questa crisi mondiale si è incrociata con il berlusconismo, ideologia tipica di una globalizzazione senza regole, determinando una crisi della democrazia, cosa che mette a rischio la struttura costituzionale del Paese ed i fondamentali diritti politici dei cittadini.

Ma non bisogna commettere l’errore di credere che ciò sia solo la conseguenza della personalità di un uomo e del conflitto di interessi che si porta dietro. Le ragioni della crisi italiana stanno anche e soprattutto nel fatto che la globalizzazione senza governo si è abbattuta su un Paese in cui lo Stato era già assente in ampie zone del Paese, in cui la borghesia cosiddetta illuminata (i grandi gruppi) non c’è più da tempo, in cui la classe lavoratrice è arretrata profondamente sul piano economico e sociale, quindi politico: in termini marxiani, è classe operaia in sé, ma non più per sé. Per fronteggiare la crisi della democrazia occorre, allora, che la politica si porti al livello dei problemi, che sono europei e mondiali.

A livello europeo occorre giungere al più presto ad un governo europeo democratico, dotato di risorse adeguate (fiscalità europea ed aumento del bilancio della UE) per finanziare un grande piano di investimenti nel nuovo modello di sviluppo della terza rivoluzione industriale: l’innovazione e la ricerca scientifica, l’ambiente e le fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo tecnologico e le grandi reti infrastrutturali materiali ed immateriali.

A livello italiano, di fronte alla crisi del governo Berlusconi, occorre rispondere con un governo di garanzia costituzionale, sorretto da un ampio schieramento di forze (una sorta di nuovo C.L.N.) che completi la legislatura con un programma basato su pochi punti essenziali, ma capaci di segnare una svolta: un’Italia europea (promotrice di un’azione per l’affermazione di un’Europa democratica e federale, contro l’attuale intergovernativa ed inefficace), un’Italia per la legalità (dura lotta all’evasione fiscale ed alle varie mafie, rompendo il mix tra politica ed affari), un’Italia per le riforme (un piano per il lavoro e per la coesione sociale sul tema dell’immigrazione, una nuova legge elettorale, una legge sul conflitto d’interessi, federalismo interno coniugato con lo sviluppo del federalismo a livello europeo).

L’Italia si salva se contemporaneamente si rilancia l’unità politica dell’Europa. Non è pensabile un’Italia migliore in un’Europa in crisi. Occorre allora che nasca, a partire dal vasto campo dell’associazionismo democratico, una grande alleanza (per riprendere la proposta del documento dell’ANPI per il 15° Congresso nazionale) tra tutte le forze progressiste sul tema della democrazia, dell’antifascismo e dell’unità costituzionale del Paese e dell’unità europea affinché la politica torni a guidare i processi economici e sociali, in Italia ed in Europa.

E’ proprio con questa prospettiva di ridare voce ai cittadini ed alle Associazioni che il Movimento Federalista Europeo ha già iniziato in diverse città ad attivare le “Convenzioni dei cittadini europei”, sui temi della democrazia, dell’immigrazione, dell’ecologia, dell’ambiente e dello sviluppo.

E’ questo il contributo che intendiamo portare alla ‘grande alleanza’ che l’ANPI suggerisce.

Con questo auspicio auguriamo buon lavoro a questo Congresso locale.

Antonio Longo Segretario Sez. di Gallarate – Movimento Federalista Europeo – Membro della Direzione Nazionale

Giuseppe Gatti

Premetto che condivido ed approvo i Documenti per il 15° Congresso dell’Anpi e la relazione del Presidente della sez. Anpi Gallarate Michele Mascella.

Come mia consuetudine, voglio fare alcune riflessioni personali che possano più o meno essere condivise.

Ritengo che l’Europa e gli Stati Uniti sono scossi da una crisi economica e sociale che è pari e per certi versi ancora maggiore di quella del 1929, che per certi aspetti aveva contribuito a provocare l’inizio della seconda Guerra Mondiale iniziata nel 1939.

Come è ovvio, gli sbocchi politici non sono mai identici, il mondo attuale ha tante variabili, tanto è vero che accanto al cosiddetto mondo occidentale in crisi, si registrano aumenti del prodotto interno lordo di alcuni Paesi considerati poveri, come l’India, il Brasile, la Cina ed altri Paesi dell’America Latina.

In Europa, ma anche negli Stati Uniti, la crisi economica e finanziaria produce una crisi politica.Paradossalmente pare che determina un generale spostamento a destra, tant’è che il Presidente Obama perde consensi nelle elzioni di medio termine ed incontra grosse difficoltà per risanare la crisi economica.

In Inghilterra il Partito riformista dei Laburisti è stato sconfitto nel corso delle recenti elezioni dai Conservatori.In Francia il Presidente Sarkozy si sposta sempre più a destra per cercare di strappare voti alla destra xenofoba di Le Pen.Persino in Svezia, la patria dei Socialdemocratici svedesi, ha passato la mano ai Conservatori, dopo moltissimi anni.

Per non parlare dell’Olanda, della Polonia, dell’Ungheria, dove ovunque si accentuano le tentazioni xenofobe e razziste.In Italia Berlusconi incontra non poche difficoltà e dissociazioni, ma ancora la crisi di consenso è tutta da verificare. Tirare delle conclusioni è difficile e forse prematuro, però pare che qua e là la crisi finanziaria che ha premiato gli speculatori e ha danneggiato le categorie sociali più deboli, per paradosso premia più la destra che la sinistra.

Usando una metafora, qui in Italia l’Orso pare ferito ed ansimante, ma proprio per questo è bene tenere presente che quando l’Orso è ferito e non morto, può essere ancora più pericoloso.

Occorre dunque essere molto accorti.

Le forze autenticamente democratiche devono essere unite e coese, perché in ogni epoca storica le divisioni tra le forze riformatrici hanno sempre aperto le porte alla destra: la quale non ha mai usato i mezzi termini, e pur di raggiungere i suoi scopi, va sempre fino in fondo, in dispregio di qualsiasi regola costituzionale.

La crisi, si sa, può essere utilizzata per fomentare la guerra tra poveri: in altre epoche la colpa si faceva ricadere sugli ebrei, oggi la responsabilità di tante cose che non vanno bene vengono addossate sugli immigrati, sugli zingari, e perché no anche sui meridionali, i quali pure all’inizio dell’Unità d’Italia furono colonizzati dal Piemonte e dal Nord.

Considerato poi che c’è chi sostiene (la destra berlusconiana, più o meno) che l’Italia non è governabile, in particolare con questa Costituzione, ritenuta un freno al cosiddetto liberalismo; per cui sarebbe meglio addivenire ad una Repubblica Presidenziale e perché no, magari populista di tipo sud-americano, annullando così il tratto parlamentare, che prevede i governi formati dagli eletti dal popolo e cioè dal Parlamento.

Ritengo pertanto opportuno costituire un Comitato Nazionale per la difesa della Costituzione e della stessa Unità Nazionale, di cui facciano parte TUTTI i rappresentanti delle forze politiche e sociali, superando le divaricazioni ideologiche, così come si fece durante la Resistenza, che all’epoca si costituì in COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE presieduto allora dal Gen. Cadorna.

Una unità che allora coordinò gli sforzi politici e militari e che vide confluire Comunisti, Socialisti, Liberali, Azionisti, Cattolici e Monarchici.

Una esperienza tutta Italiana. In altri Stati Europei vi fu un Antifascismo eroico e glorioso, ma diviso e lacerato da fazioni ideologiche, che invece da noi furono nell’occasione superate per raggiungere un obiettivo comune.

Sen. Giuseppe Gatti – Anpi Gallarate

Sono stati approvati all’unanimità i Documenti Congressuali, ed accettata una mozione di Gatti circa l’opportunità di presentare all’Anpi Provinciale ed a quella Nazionale la necessità di costituire un Comitato Nazionale per la difesa della Costituzione e dell’Unità Nazionale, anche questa votata all’unanimità.

E’ stato inoltre eletto il nuovo Comitato di Sezione (Direttivo) con due astensioni, la cui composizione è visibile in altra pagina del sito (http://www.anpigallarate.it/index.php/chi-siamo/41-organigramma/75-organigramma.html) e confermato il Collegio dei Revisori dei conti.

Sono inoltre stati eletti quali Delegati al Congresso Provinciale, con votazione unanime, le compagne e compagni:

ASPESI Alessandro
BIENATI Vera
CAPETTA Mario
CASA’ Calogero
COEREZZA Alessandro
COLOMBO Cinzia
FASOLI Elia
FOGLIA Patrizia
MASCELLA Ilaria Enrica
MASCELLA Michele
MAZZA Alessio
RABACCHIN Donato
RIZZI Stefano