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Scomparsa Sergio De Tomasi

Si sono svolti lunedì 30 novembre alle ore 14, presso la Chiesa di San Carlo, a Varese, le esequie di Sergio De Tomasi, deceduto Venerdì 27.

Sergio De Tomasi è stato simbolo di una stagione nello stesso tempo tragica e gloriosa del nostro Paese.

Nato a Milano nel 1921, operaio nella nostra città, è stato richiamato alle armi all’inizio della seconda guerra mondiale e inviato sul fronte russo ove ha vissuto le drammatiche situazioni del corpo di spedizione italiano agli ordini dei nazisti, in condizioni oramai da tutti riconosciute di estrema impreparazione e di approvvigionamenti disastrosi.

Tornato a Varese per i postumi di una grave malattia vive il dramma dell’8 settembre 1943.

Come tutti i giovani, soprattutto quelli soggetti agli obblighi militari, è costretto subito a scegliere da che parte stare. In quelle giornate drammatiche molti, da noi, scelgono la via della Svizzera, altri aspettano e verranno richiamati alle armi dalla repubblica sociale, sempre agli ordini dei nazisti: Sergio non può che rispettare i sentimenti antifascisti che hanno caratterizzato la sua famiglia e si rifugia sulle nostre montagne insieme ai primi ardimentosi giovani e quasi subito viene a sapere della presenza di una formazione militare sul San Martino in Valcuvia comandata dal Tenente colonnello Carlo Croce.

Partecipa  quindi alla organizzazione di questo ardimentoso gruppo di giovani nella resistenza alle forze occupanti il nostro Paese. Nel novembre 1943 questa formazione chiamata “Esercito italiano – Gruppo Cinque  Giornate” subisce l’attacco di ingenti forze tedesche.

De Tomasi si oppone agli attaccanti  con la sua mitragliatrice fino a che il comandante decide di sganciarsi e con lui si rifugia in Svizzera, passando dal valico di Ponte Tresa. Potrebbe rimanere tranquillo in quel Paese accogliente fino alla fine della guerra ma, come altri faranno, ritorna in Italia per riprendere il suo posto di lotta.

Denunciato, viene arrestato a Milano e inizia il suo calvario. Prima alle carceri di San Vittore, poi a Fossoli, ove assiste alla fucilazione di decine di antifascisti e poi, con uno dei tanti viaggi infami, tradotto a Mauthausen, in quel triste campo di sterminio, insieme a migliaia di antifascisti, a subire le angherie e la ferocia dei nazisti che provocheranno la morte di centinaia di migliaia di persone.

De Tomasi è uno di questi relitti umani e, dirà poi, non si rassegna alla morte. Fa di tutto per resistere in ogni modo ed è uno dei pochi a tornare a casa dopo la fine della guerra, in condizioni tali che anche i suoi famigliari quasi non lo riconoscono.

Segue un lungo periodo di silenzio, quello di un antifascista che dopo aver contribuito alla vittoria della democrazia riprende il suo lavoro di operaio,  come tanti, senza  prebende o medaglie.

Esce dal silenzio solo in questi ultimi anni per raccontare la odissea della sua vita in centinaia di incontri con i giovani studenti nelle scuole della Provincia. Saranno migliaia i ragazzi che dal suo calmo raccontare  apprenderanno la verità su quei tragici anni e sul coraggio, sulla fermezza di quanti hanno voluto non aspettare la liberazione ma partecipare alla costruzione di una Italia libera e democratica.

Il suo impegno democratico è dunque continuato in tutti questi anni. Era membro del Comitato provinciale dell’ANPI e non è mai mancato alle manifestazioni in ricordo della battaglia del San Martino. Nonostante le non buone condizioni di salute ha voluto partecipare anche alla manifestazione di domenica 15 novembre a Luino.

Alle esequie hanno partecipato i suoi compagni e amici partigiani e antifascisti nonché centinaia di cittadini del suo quartiere.

Angelo Chiesa

Pres. Prov.le Anpi Varese

Varese, 01 Dicembre 2009

p.s.: le ultime immagini del Partigiano combattente Sergio De Tomasi sono visibili alla galleria immagini al link:

http://www.anpigallarate.it/index.php/galleria-immagini/view/43.html

A coloro che inoltre volessero approfondire la conoscenza della Battaglia del S. Martino, consigliamo la lettura del libro di Francesca Boldrini:

“Se non ci ammazza i crucchi…ne avrem da raccontar”

La Battaglia di San Martino – Varese, 13 – 15 Novembre 1943

edito dallo SPI – CGIL Lombardia

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Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo l’orazione funebre pronunciata da Francesca Boldrini ai funerali di Sergio De Tomasi:

Varese, 30 novembre 2009

A  SERGIO: un ricordo, un saluto 

Caro Sergio,

E non è finita… sono le parole che scandivano, nel tuo racconto, le esperienze  più importanti della tua vita.

Hai ragione, … e non è finita.

Dopo l’affettuoso incontro con tua adorata moglie Caterina e il tuo caro Gianni e i tanti amici che ti hanno preceduto, ora  come angelo custode, ti verrà chiesto di seguirci lungo la strada della memoria  perché delusioni e sconforto non ci costringano a fare tappe o a perderci in qualche deserto del  pensiero. Questa momentanea  separazione non potrà cancellare i bei ricordi che ci hai lasciato: la tua paterna disponibilità, il tuo saper ascoltare con la benevolenza di chi sa condividere  gioie e sofferenze, i tuoi  ragionevoli consigli, la tua capacità di voler sempre comprendere le ragioni altrui, i tuoi  sereni giudizi, e, quando questi giudizi erano severi, non palesavano mai malevolenza  o rancore.

Non ti sei mai risparmiato,  caro partigiano Tomasel,  neppure quando giovane ragazzo hai scelto di diventare ribelle perché detestavi i soprusi e le violenze fasciste, perché ti mancava l’aria della libertà. Sei salito sul San Martino con l’ardore giovanile che non conosce né ostacoli né pericoli e, per quell’Italia migliore che tanto sognavi, hai combattuto il nemico con  fierezza e coraggio; non hai avuti esitazioni nell’abbandonare il sicuro rifugio svizzero per tornare a dare il tuo contributo alla lotta di Resistenza.

Mai avresti pensato che quel compagno, tanto coraggioso in battaglia, avesse potuto, per inspiegabili motivi,  cambiare strada e affidarti a quel nemico che insieme sul San Martino avevate affrontato.

A causa sua hai conosciuto il rigore del carcere, la sofferenza delle torture, ma la tua voce e il tuo cuore non hanno mai tradito. E poi un lungo, doloroso e sofferto percorso attraverso i campi di concentramento e di sterminio che ha segnato profondamente il tuo fisico e la tua vita.

Hai fatto di tutto per sopravvivere all’orrore di quei luoghi di morte e ci hai raccontato che non hai mai smesso di avere fiducia  e di sperare e che, per darti forza, ripetevi a te stesso: «Sii forte, non cedere. Vedrai che tutto cambierà. Tutto deve cambiare.»

 Volevi, a tutti i costi, tornare per raccontare le mostruosità, le efferatezze che mai avresti pensato potessero essere progetto di uomini e  far sì che nessuno dovesse più  vivere la drammaticità delle tue esperienze.

Nel succedersi degli eventi post bellici molte volte hai provato delusione nel vedere disattese le tue speranze e le tue aspirazioni, ma non ti sei arreso e anche nella quotidianità hai continuato a dar prova della tua coerenza e della fermezza dei tuoi ideali.

E poi, libero da impegni, ti sei avvicinato ai giovani e sei andato ad incontrarli nel luogo della loro formazione: volevi con la tua testimonianza rendere comprensibili parole come valori, ideali, volevi trasmettere l’assoluta necessità del conoscere per capire e l’importanza di avere delle  idee e  di saper fare delle scelte.

Attraverso la mia voce ti giunga il saluto di tutti quei ragazzi che hai incontrato in questi anni nelle scuole e, come ti hanno scritto, ricevi  il loro abbraccio, «forte come quello di un nipote verso il nonno.»

Tante e tante volte ci hai ripetuto «Si può perdonare, ma non si può dimenticare»

Noi non ti dimenticheremo e non dimenticheremo di  fare memoria.

A te  l’ultimo affettuoso abbraccio mio personale, di Angelo Chiesa, del Comitato per le Onoranze ai Caduti del San Martino, della grande famiglia dell’A.N.P.I. di cui,con orgoglio, facevi parte.

Francesca Boldrini

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8 Dicembre 2009: riceviamo e volentieri pubblichiamo:

A Sergio De Tomasi – “Arrivederci, ragazzi!”

Il 28 gennaio 2008 per noi di Casorate Sempione è stata una giornata da ricordare.Intanto, si trattava di una commemorazione della Giornata della Memoria, seppur con un giorno di ritardo.

Un po’ ovunque si erano tenute e si tenevano mostre, proiezioni, conferenze, testimonianze, allo scopo di non far dimenticare una delle pagine più crudeli e brutali della storia umana.

I nostri studenti della Scuola Secondaria di primo grado hanno aderito massicciamente all’iniziativa concertata con l’Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione, che in quel frangente io ricoprivo, andando a formare, il pomeriggio del 28 gennaio, una platea eterogenea e nutrita, cui si sono aggiunti esponenti dell’ANPI (compreso il Presidente di Varese, Angelo Chiesa), cittadini, insegnanti e altri studenti di scuola superiore.

I ragazzi più grandi, quelli del Liceo, hanno selezionato e commentato scene dal film di Louis Malle Arrivederci, ragazzi: una buona scelta – dato il pubblico prevalentemente scolastico e la delicatezza con cui nella pellicola il tema drammatico è toccato – seguita da un commento che è piaciuto ai più piccoli.

Alcune studentesse liceali hanno presentato un documentario in tema, da loro realizzato: un bell’esempio di ricerca storica offerto agli occhi dei più piccoli!I ragazzi del Toscanini hanno presentato quattro blocchi di letture e riflessioni corredate da cartelli indicatori e distribuite secondo un ordine cronologico: l’ottima regia delle insegnanti, la diligenza dei lettori e l’attenzione degli ascoltatori hanno prodotto un momento davvero ben riuscito, in cui nessuno si è distratto o annoiato.

Al culmine dell’esperienza di questo dialogo intergenerazionale, si sono poi collocate  le toccanti parole di testimonianza, accolte con grandi applausi, di un reduce dai campi di sterminio, il signor Sergio De Tomasi, presente al momento di riflessione: l’ultraottantenne ha parlato con la semplicità e la freschezza di un ragazzo, lasciando un segno profondo in chi lo ha ascoltato, mentre l’intera scolaresca tratteneva persino il respiro.

Questo è il resoconto di quel pomeriggio di quasi due anni fa. Forse Sergio aveva salutato la platea di ragazzi incantati dalle sue parole con un “Arrivederci, ragazzi!”.

 Non ricordo come ci siamo congedati, in effetti.

Resta per me (che all’epoca ancora non lo ero, ma ora membro dell’A.N.P.I) l’orgoglio di aver invitato  a parlare ai nostri ragazzi un testimone d’eccezione, che su quei fatti di cui cercavamo notizie tramite film e documentari, aveva da dire la sua.

Avevamo sperimentato, a Casorate, l’anno prima, la strada del laboratorio cinematografico con le testimonianze sulla Resistenza dei nonni ancora viventi.

Ne era nato un documentario, ma, per fortuna, nessuno degli intervistati ci aveva mai raccontato l’esperienza diretta della deportazione.

Grazie, nonno Sergio, di tutte le voci sei quella che mi ha toccato più da vicino.

Un ultimo saluto da chi ha ascoltato commosso le tue parole

Professoressa Rita Gaviraghi

Ex assessore alla Cultura e P.I di Casorate Sempione,

membro dell’A.N.P.I Gallarate