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Riflessione sulla Shoah

Riceviamo e pubblichiamo

Riflessione sulla Shoah

La Shoah è l’orrore di un regime ateo costruito sull’odio e sulla violenza. È impossibile negare l’uccisione d milioni di Ebrei!   Questo, in estrema sintesi, uno dei passaggi chiave del discorso di Benedetto XVI, tenuto all’aeroporto di Tel Aviv lo scorso 15 maggio a conclusione del suo viaggio in Terra Santa.   È proprio in questo pellegrinaggio, infatti, che il papa ha voluto ribadire la sua netta contrarietà al negazionismo della Shoah, sostenuto da alcuni vescovi lefebvriani, da poco rientrati nella Chiesa Cattolica. Ma come è possibile negare nel XXI secolo gli orrori di un massacro che ha sconvolto la storia europea nella prima metà del Novecento? Come è possibile negare l’esistenza delle camere a gas, l’esistenza di Auschwitz, Bergen Belsen e di altri campi di concentramento?   La maggior parte delle nostre coscienze risponderebbe che è inconcepibile non accettare una realtà documentata da terribili immagini, da lettere, diari e testimonianze orali piene d’angoscia e dolore.   Quando parliamo dell’Olocausto ci riferiamo a quel tragico capitolo della storia segnato dalla dittatura nazista in Germania (1933-1945) e dal dilagare in Europa dei totalitarismi negli anni Trenta del Novecento. Ma da dove sorge e perché questo odio nei confronti del popolo ebraico?   Per ricercare una risposta a queste domande dobbiamo tornare indietro nel tempo, alle origini degli Ebrei. Osservando la storia del popolo ebraico ci accorgiamo come gli Ebrei sono sempre stati vittime di persecuzioni: durante il periodo della schiavitù in Egitto, a Babilonia e, infine, in Palestina, durante il dominio romano.

Anche nel Medioevo il popolo d’Israele è stato vittima di uccisioni e rappresaglie: nel Trecento, con il dilagare della peste in Europa, gli europei attribuirono la causa del contagio agli infedeli, cioè alle persone di un’altra fede religiosa. Gli Ebrei erano le vittime principali di queste accuse anche perché detenevano le maggiori attività di credito nel continente europeo.

La causa economica delle persecuzioni, in un certo senso, la possiamo riportare nel contesto della Germania nazista del 1933: in seguito alla crisi economica del 1929, la Germania aveva perso i crediti degli Americani, e quindi l’economia tedesca, sostenuta dagli aiuti economici degli USA, era sull’orlo del baratro. Hitler credeva che l’unico modo possibile per sostenere l’economia del paese fosse quello di privare gli Ebrei delle loro ingenti ricchezze, accumulate mediante crediti bancari e proprietà private.

Attraverso l’ideologia della purificazione della razza tedesca, basata sul superuomo di Nietzseche, sulla lettura errata dell’ideologia politica di Fichte, sulla teoria evoluzionista di Darwin, il messo infernale tedesco avviò le persecuzioni razziali e impose la restrizione delle libertà civili al popolo ebreo. Tappe memorabili furono le leggi di Norimberga del 1935 e la Notte dei cristalli nel novembre del 1938.

Gli ebrei, contrassegnati dalla Stella di David, venivano catturati per crimini completamente falsi dalle S.S. e deportati nei campi di concentramento. Dobbiamo tuttavia sottolineare la differenza tra il campo di concentramento e il campo di sterminio.

Nel campo di concentramento i prigionieri lavoravano, sostenendo la produzione industriale dei regimi sotto la minaccia di violenze e percosse. I primi campi di concentramento sorsero in Germania (1933), in Russia e, successivamente, anche in Italia con l’approvazione delle leggi razziali (1938). Il campo di sterminio è, invece, il luogo dove i prigionieri venivano immediatamente uccisi con varie torture (camere a gas, forni crematori,…). I campi di sterminio iniziarono ad apparire nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Hitler annunciò la soluzione totale, cioè la completa eliminazione del popolo ebraico.

La liberazione degli Ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento aprì gli occhi del mondo su come la ragione umana, dominata dall’odio, dalla volontà di potere e dalla violenza, potesse degenerare causando eventi drammatici. È proprio per questo che nasce l’ONU. A conclusione della Seconda Guerra Mondiale l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) aveva e ha ancora oggi il compito principale di evitare che orrori come quello dell’Olocausto si possano ripetere nella storia dell’umanità.   Durante la mia esperienza scolastica ho avuto modo di leggere romanzi e vedere film che trattano di questo argomento. Tra questi vorrei ricordare il Diario di Anna Frank, Anni d’infanzia e il film Il pianista di Roman Polański. Alcune immagini tratte da queste opere della letteratura e del cinema mi tornano ancora oggi in mente: bambini uccisi davanti alle loro madri, anziani gettati dai balconi, ragazzi della mia età trucidati,…. Pensando a questi capolavori mi domando: che cosa avrei fatto

Non saprei dire nulla. So solo che se avessi dovuto difendere la mia famiglia, i miei amici, i miei professori o le mie idee, io li avrei difesi, anche a costo della mia stessa vita. Oggi il mondo intero ha un importante compito: quello di impegnarsi affinché gli errori del passato non si verifichino più e possano essere sopraffatti da una delle più grandi leggi d’amore:

 Amerai il prossimo tuo come te stesso!

Infine vorrei concludere la mia riflessione citando le gesta di due pontefici del nostro  secolo: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Giovanni Paolo II pronunciò un mea culpa durante il Giubileo del 2000 contro il silenzio della Chiesa di fronte alla tragedia dell’Olocausto. Un secondo gesto significativo del papa polacco fu anche quello di inserire nel Muro del Pianto di Gerusalemme, in occasione del suo pellegrinaggio giubilare in Terra Santa, una preghiera di perdono al Dio di Israele per i crimini commessi dai Cristiani nell’ultimo secolo.   Significativo è stato anche il viaggio in Israele di papa Ratzinger compiuto in questi giorni. Joseph Ratzinger è infatti il primo papa tedesco dopo il Cinquecento, testimone degli orrori della dittatura hitleriana, a compiere un viaggio in Israele.

Nel suo pellegrinaggio, nel suo sostare in preghiera allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto in Terra Santa, e al Muro del Pianto, Benedetto XVI ha chiesto perdono al popolo ebraico non solo come papa, ma soprattutto come tedesco, per la folle tragedia compiuta da Nazismo.

Si è trattato di un gesto significativo, che ha risanato le divisioni tra il popolo israeliano e quello tedesco.   Concludo citando in breve due preghiere di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI:

 Mai più la guerra, avventura senza ritorno, spirale di lutto e di violenze! Shalom, pace tra tutti i popoli del mondo!

Matteo Moda

Classe V A

Liceo “C. A. Dalla Chiesa”

Sesto Calende 01 Giugno 2009

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