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Orazione ufficiale del 25 Aprile 2009

Orazione ufficiale del Dott. Antonio Longo (MFE)

Associazioni Partigiane

Autorità civili e militari

Sig. Sindaco

On. Zamberletti

Insegnanti e studenti

Cittadini di Gallarate

Celebriamo il 64° anniversario della Liberazione nella memoria di chi 64 anni fa chi lasciò casa ed affetti, combatté e morì per liberare e dare un riscatto morale – prima che politico – all’Italia che era sprofondata nell’abisso del fascismo, delle leggi razziali e della guerra assieme all’alleato nazista.

Il primo ricordo va dunque ai Partigiani: oggi sono loro il soggettoprincipale della celebrazione, è la loro azione che ricordiamo oggi, come memoria imperitura che deve accompagnarci anche negli altri momenti importanti della vita civile e politica del Paese.

E voglio iniziare con il ricordo di un giovane partigiano.

Non è di queste parti e non è nemmeno italiano: è un giovane 17enne francese (la resistenza fu infatti europea). Si chiamava Guy Moquet, era il più giovane dei ventisette prigionieri politici del campo di Châteaubriantfucilati il 22 ottobre 1941, dai soldati della Repubblica di Vichy (la Repubblica instaurata dalle truppe di occupazione tedesca) come rappresaglia per la morte di un ufficiale tedesco e per non aver rivelato i nomi dei compagni, tutti giovani militanti comunisti.

Il presidente francese Sarkozy, nel giorno del suo insediamento, stabilì, come suo primo atto, che la lettera di Guy Moquet fosse letta il primo giorno di scuola nelle classi superiori.

E’ una lettera commovente ed appassionata. Guy Moquet ha soli 17, ma parla come un uomo (si cresceva in fretta allora). Si rivolge ai genitoriper incoraggiarli, al padre (“ho fatto del mio meglio per seguire la strada che tu mi hai indicato”), al fratellino (“studia bene, per diventare più avanti un uomo”).

E nell’augurarsi che la sua morte serva a qualcosa, rivolge un ultimo pensiero :a voi che restate, siate degni di noi, i 27 che stanno per morire!”.

Voi che restate non è rivolto solo a coloro che c’erano all’epoca, ma anche alle future generazioni.

Siamo noi che restiamo, che abbiamo ricevuto il testimone, che dobbiamo esser degni di Guy Moquet e che dobbiamo passare il testimone alle future generazioni perché anch’esse siano degne di Guy Moquet.

Ed allora, proprio a partire da questo punto, vorrei introdurre un secondo aspetto del discorso. Se noi siamo qui a ricordare il 25 Aprile è perché questa memoria storica, con i suoi valori, con il patrimonio di idealità e di passione politica, si è consolidata ed è diventata una IstituzioneAlla vitalità delle istituzioni viene affidato il compito di tramandare i valori fondanti di una comunità civile e politica – nel nostro caso la Resistenza e la Costituzione.

Senza le Istituzioni gli uomini difficilmente avrebbero memoria storica: gli uomini vivrebbero in una sorta di ‘presente permanente”, senza passato e quindi senza capacità di progettare un futuro.

Sono le Istituzioni che ci consentono di capire, che cosa si è affermato e che cosa invece è stato travolto dalla storia, sono le istituzioni che ci consentono di capire se la nostra battaglia ha avuto un esito vittorioso oppure di essa non è rimasto nulla.Allora penso a quel che disse, sul ruolo delle istituzioni, un grande costruttore dell’Europa unita Jean Monnet, rivolgendosi nel lontano 1952 all’Assemblea della appena nata Comunità del Carbone e dell’Acciaio, che diede l’avvio al processo di unificazione europea : “Gli avvenimenti tragici che noi abbiamo vissuto” –

Monnet si riferiva, evidentemente, alla seconda guerra mondiale da pochi anni conclusasi – “ci hanno forse reso più saggi. Ma gli uomini passano, altri verranno e prenderanno il nostro posto. Quel che potremo lasciar loro non sarà la nostra esperienza personale che sparirà con noi ; quel che possiamo lasciar loro sono delle istituzioni. La vita delle istituzioni è più lunga di quella degli uomini, e le istituzioni possono così, se sono ben costruite, accumulare e trasmettere la saggezza delle generazioni che si succedono”.

Guardiamo al nostro caso. La Resistenza ha prodotto due grandi Istituzioni: la Repubblica e la Costituzione.

Certo nella lotta al nazi-fascismo fu determinante l’azione militare degli Alleati: da una parte le truppe anglo-americane, dall’altra le truppe sovietiche.

Ma senza la Resistenza – che servì a riscattare l’onore del Paese presso gli Alleati  – non avremmo avuto la Repubblica sognata dai Padri del Risorgimento.  Senza la Resistenza certamente non avremmo avuto questa Costituzione, punto d’incontro delle tre correnti ideali e politiche che costituirono il CLN: la social-comunista, la cattolica popolare e quella liberal-democratica.

Le idealità e le aspirazioni dei nostri combattenti per la libertà poterono così tradursi in un essenziale quadro di riferimento per l’elaborazionedella Carta costituzionale nell’Italia divenuta Repubblica per volontà di popolo.

Quelle aspirazioni appaiono pienamente recepite nella limpida sintesi dei “Principi fondamentali” della Costituzione repubblicana.Ricordiamo i primi dodici articoli della Carta.

Diritti inviolabili dell’uomo e doveri inderogabili di solidarietà ;uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali ; rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana ; diritto al lavoro ; unità e indivisibilità della Repubblica ; ripudio della guerra e impegno a promuovere e favorire le organizzazioni internazionali che mirano ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni

Ebbene, non è precisamente questa l’Italia libera, più giusta, aperta al mondo, che i combattenti per la Resistenza sognavano? Come disse il Presidente Napolitano nel suo discorso del 25 aprile 2008 a Genova:

“ Sì, possiamo con buoni motivi dire che il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, vive nella Costituzione : in quella Costituzione in cui possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-45, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti. La Carta costituzionale costituisce infatti la base del nostro vivere comune e della nostra rinnovata identità nazionale.

Ed aggiunge :

Nessuna delle forze politiche oggi in campo” – desidero ribadire quel che ho detto dinanzi al Parlamento – può rivendicarne in esclusiva l’eredità”. E’ un patrimonio che appartiene a tutti e vincola tutti.

Questo patrimonio comune mantiene i suoi principali valori fondativi: libertà, democrazia, giustizia sociale.

Ed è proprio questo patrimonio comune che consente di distinguere e di dire che chi si batté con le formazioni partigiane e con gli Alleati si batté sul fronte giusto, chi si batté con i repubblichini di Salò e con i nazisti si batté sul fronte sbagliato. Dire che erano tutti Italiani è come dire che erano tutti uomini.

Certo che lo erano. Ma alcuni hanno lottato per la libertà e la democrazia, altri hanno combattuto per  il fascismo e la dittatura.Può accadere nella storia – ed accade spesso – di pensare di combattere stando dalla parte giusta ed invece di ritrovarsi poi dalla parte sbagliata.

Quei giovani di Salò credevano forse di combattere per l’onore dell’Italia, ma l’ideale che li guidava – il fascismo – e che stava alla testa della loro marcia era, appunto, il nemico che aveva disonorato l’Italia, togliendole libertà e democrazia.

 Non possono essere equiparati a chi si batté per conquistare libertà e democrazia, quindi per restituire onore al Paese.In Francia nessuno penserebbe di equiparare i ragazzi come Guy Moquet ai militi della repubblica di Vichy, che li fucilarono.

Nessuno penserebbe di equiparare il generale De Gaulle, che guidò la Resistenza francese, al generale Pétain che collaborò con il regime nazista.

In Germania nessuno penserebbe di equiparare i ragazzi della Rosa Bianca ai ragazzi della Hitler Jugend.

E vengo ad un terzo punto. La Resistenza – dicevamo prima – non fu un fatto solo italiano, ma europeo. Pochi dati sono sufficienti a testimoniarlo.Partigiani morti e deportati:

Italia:       60.000 morti + 40.000 deportati

Francia: 150.000 morti + 200.000 deportati

Germania: 130.000 + diverse centinaia di migliaia deportati

Grecia:  400.000 morti

Iugoslavia: 1.700.000 morti

Polonia (lotta partigiana coincise con lotta di indipendenza nazionale): 3 milioni di ebrei polacchi + 3 milioni di polacchi non ebrei

In quella temperie nacque, in diversi movimenti di resistenza ed in forme diverse, da Paese a Paese, un’idea comune: l’idea che dopo la guerra l’Europa andava ricostruita secondo un nuovo ordine, non più basato sulle sovranità nazionali assolute (fonte della divisione, del nazionalismo e della guerra), bensì su una sovranità comune condivisa, su istituzioni comuni soprannazionali.

Nacque così l’idea dell’unità politica dell’Europa, della Federazione europea, degli Stati Uniti d’Europa. Il punto più alto di questo pensiero è unanimemente riconosciuto nel Manifesto di Ventotene, di Altiero Spinelli, che trasformò ciò che prima era solo un ideale di grandi pensatori e filosofi (Kant, Mazzini, Cattaneo, Saint-Simon, Hugo, Einaudi ecc.) in un obiettivo politico concreto, in una battaglia politica alla quale dedicò tutta la vita, formando i militanti dell’unità europea(e chi vi parla è figlio di quella formazione).

Ma quell’idea non si sviluppò solo in Italia, attecchì anche in altri Paesi. Quando Spinelli, nel 43, uscito dal confino di Ventotene, andò in Svizzera per allacciare i primi contatti con altri movimenti resistenziali, scoprì che il federalismo europeo non c’era solo nella resistenza italiana, ma che era “una pianta spuntata ovunque nell’Europa occupata” “Come pescatori sulla riva del fiume cominciammo a gettare i nostri ami per pescare i militanti dell’unità europea, della cui esistenza, anche altrove, eravamo ormai sicuri”. 

E così vide che quell’idea c’era anche in Francia (Comité francaise pour la federation europeenne), c’era in Olanda, in Belgio, c’era persino in Germania, nel Paese che aveva scatenato la guerra e la barbarie dell’Olocausto. Di tutti questi movimenti europeisti voglio ricordare proprio quello dei ragazzi della Rosa Bianca, giovani cattolici dell’Università di Monaco, che espressero il punto più alto della rivolta morale contro il nazismo, giungendo persino ad esprimere, nei loro volantini clandestini, l’auspicio della sconfitta militare del proprio Paese.

Questo splendido gruppo di giovani che amavano suonare, cantare nei cori, dipingere, fotografare, scrivere poesie, sciare nei luoghi più impervi, bagnarsi d’inverno nelle acque gelide dei fiumi, che amavano i cavalli azzurri di Franz Marc, i soli di Van Gogh, il mondo esotico di Gauguin, che si erano formati sui grandi dello spirito tedesco – Goethe, Schiller, Hoelderlin, Rilke, ma conoscevano anche Pascal, Sant’Agostino e la filofosia antica, scoprirono  un giorno la parola “resistenza” : nulla è più indegno di un popolo civile che lasciarsi governare, senza opporre resistenza, da una cricca di tiranni irresponsabili….

E così cominciarono a diffondere volantini clandestini contro la guerra, contro il nazismo, spinti solo da una rivolta morale e dalla loro fede cristiana contro l’abominio del nazismo.

E di lì cominciarono a costruire anche un discorso politico che li portò, volantino dopo volantino, a porsi il problema di come dovesse essere riorganizzata l’Europa dopo la sconfitta del nazifascismo: la risposta che diedero nel penultimo volantino fu chiara: 

Solo attraverso un’ampia collaborazione dei popoli europei si può creare la base su cui sarà possibile una costruzione nuova. Ogni potere centralizzato, come quello prussiano, deve essere soffocato sul nascere. ….Il fantasma di una economia autarchica deve scomparire dall’Europa….La Germania futura potrà essere solo una federazione. Solo un sano ordinamento federalista europeo può oggi ancora riempire di nuova vita l’Europa indebolita

Avevano scoperto pressoché da soli l’idea dell’unità europea. Poi, traditi dalla diffusione dell’ultimo volantino furono tutti arrestati, processati e ghigliottinati, assieme al loro professore di Filosofia, che aveva insegnato loro – come c’è scritto nel verbale del processo – il federalismo universale di Kant anziché l’ideologia del nazionalsocialismo. Dunque anche in Germania l’idea di Europa unita nasce nella Resistenza, con un intreccio di valori molto forte.

E questo intreccio emerge anche nella nostra Costituzione, all’art. 11, ispirato da Luigi Einaudi e da Piero Calamandrei. Si cita sempre il primo comma (l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali). 

E ci si dimentica del secondo comma, altrettanto importante perché indica il mezzo per raggiungere il fine del ripudio della guerra.

Ed il mezzo è che L’Italia consente in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Qui è indicato con forza che la pace coincide con la limitazione della sovranità nazionale a favore di un’entità soprannazionale: l’unità europea è stata la risposta al problema della guerra. 

Questa idea è oramai – come gli storici riconoscono – il più grande progetto politico nato dopo la guerra.

Altri progetti sono caduti, ma questo invece permane: vuol dire che corrisponde al movimento generale della storia.

Poche date significative:-

1939: inizia l’ultima guerra fratricida tra gli europei-

9 maggio 1950: gli Europei rispondono al problema della guerra cominciando a costruire – con la dichiarazione Schuman – l’unità europea-

1979: 40 anni dopo la guerra gli Europei danno la risposta definitiva: eleggono il primo Parlamento soprannazionale della storia-

1989: gli europei superano la divisione ed estendono il processo di pacificazione anche nella parte orientale-

Oggi nel 2009 ci apprestiamo ad eleggere per la settima volta il P.E.

Come ha detto il Presidente Napolitano (Biennale Democrazia, Torino, 22 aprile 09) il Parlamento europeo si sta dunque affermando come l’istituzione sovranazionale per eccellenza e come garante della legittimità democratica dell’Unione : dovrebbero esserne consapevoli gli elettori chiamati di qui a poco a votare per il Parlamento di Strasburgo. 

Ma sappiamo che il processo non è ancora compiuto: l’Europa ha bisogno di un Governo e di una Costituzione per rispondere alle sfide del tempo. Ce lo ricorda ancora il Presidente Napolitano: L’Europa potrà incidere sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale, potrà ritrovare slancio e dinamismo e potrà contare nel mondo, solo se rafforzerà la propria coesione e unità, dotandosi rapidamente – come Unione – delle istituzioni e delle risorse necessarie. L’alternativa – dovremmo saperlo – è un drammatico declino del ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente (discorso al Parlamento europeo, 14.2.2007) 

E se questo declino dovesse spuntare nessun Paese si salverebbe.

Non è infatti pensabile una buona Italia in un’Unione europea debole, incapace di affrontare le sfide del mondo.  

Il completamento della costruzione europea è, dunque, uno dei grandi lasciti della Resistenza.

La nascita di un patriottismo costituzionale europeo consentirà di superare definivamente il passato di divisione che c’è ancora in Italia e in Europa. E’ compito di tutti promuovere questo completamento:  –        della famiglia, trasmettendo i valori di libertà, democrazia, di solidarietà-         della scuola, formando i giovani alla conoscenza dei problemi dell’Europa e del Mondo-         delle istituzioni locali, cooperando con la società civile per agevolare questi processi formativi-         delle forze politiche, sociali e culturali, dando le risposte ai problemi della società italiana ed europea

Ed allora saremo degni di chi – allora – ha combattuto per noi:

dei Guy Moquet, dei martiri di Gallarate, dei ragazzi della Rosa Bianca, dei martiri di Marzabotto, di quelli del ghetto di Varsavia, dei martiri di Reggio Emilia, di coloro che combatterono sull’Appennino, sui monti di Grecia e dei Balcani, sulle Alpi e l’Altopiano francese,  di tutti coloro che hanno combattuto per la libertà.

VIVA LA RESISTENZA!

VIVA L’UNITA’ DEI POPOLI EUROPEI!

Antonio Longo

Segretario Cittadino Movimento Federalista Europeo,

per ANPI  GALLARATE

Gallarate, 25 Aprile 2009