riflessioni

L’ attualita’ della costituzione e il federalismo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota di cui appresso

L’attualità’ della costituzione e il federalismo 

Quest’anno la  celebrazione dell’anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, avrà come tema principale la difesa della Costituzione Repubblicana dai continui attacchi lanciati ultimamente da autorevoli personaggi politici ed istituzionali. 

Il caso Eluana Englaro è stato l’occasione per aprire un conflitto tra diversi poteri dello Stato. Da una parte il Presidente della Repubblica e dall’altra il Presidente del Consiglio. Oggetto del contendere è stata la decretazione d’urgenza attraverso l’utilizzo dell’articolo 77 della Costituzione, alfine di emanare decreti legge che abbiano immediata decorrenza legislativa. 

La polemica che si è attivata attorno a tale problema è senz’altro artificiosa e pretestuosa, in quanto sottintende altre e più pericolose iniziative: quello di modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, presente nella carta costituzionale. 

I poteri designati nella nostra Costituzione sono rappresentati attraverso gli organi:

il Presidente della Repubblica

il Consiglio dei Ministri

il Parlamento

la Corte Costituzionale 

L’attuale Presidente del Consiglio spinge affinché gli equilibri oggi esistenti tra le funzioni delle cariche istituzionali siano messi in discussione, spostando verso di sé più significativi ed importanti poteri. 

Per avvalorare questa tesi dice che la Costituzione è vecchia ed è stata fatta sotto l’influenza di quella sovietica. Questa affermazione denota in chi l’ha pronunciata scarso senso dello stato e poca conoscenza della storia del nostro Paese. 

La nostra  Costituzione è il frutto di una importante e significativa ispirazione unitaria che ha visto i costituenti lavorare ed arrivare alla fine ad un giusto ed equilibrato compromesso. 

Storicamente tutte le Costituzioni hanno tali caratteristiche, sennò alla fine  sarebbe una parte a prevalere su un’altra, e ciò significherebbe che le regole sarebbero scritte solo da una parte. 

Come afferma il Prof. Valerio Onida in un recente scritto sulla nostra Costituzione: “il compromesso si formò su queste basi: rifiuto e rovesciamento dei postulati dello stato fascista (autoritarismo, partito unico, nazionalismo bellicista); ripristino delle libertà e delle garanzie dello stato di diritto; larga apertura ai principi dello stato sociale; democrazia parlamentare come strumento di integrazione della società di massa nel sistema istituzionale”. 

Quindi regole costituzionali che hanno la presunzione di durare nel tempo perché riflettono un punto di equilibrio tra esigenze e forze diverse. Questo non significa che la nostra Carta Costituzionale non abbia bisogno di manutenzione e revisione alla luce degli avvenimenti che hanno cambiato e mutano il nostro modo di vivere. 

Penso in particolare al dibattito apertosi fra le forze politiche in tema di riforma federalista dello Stato. Su questo tema, a distanza di 7 anni dalla riforma del titolo V, si impone una esigenza non più rinviabile.

Attuare il federalismo fiscale, per lo squilibrio determinatosi dalla profonda riarticolazione della podestà legislativa e delle funzioni amministrative presenti negli Articoli 117 e 118 della Costituzione, è quanto mai necessario. 

Bisogna evitare il pericolo che attraverso il federalismo si indebolisca lo Stato. E’ necessario costruire un federalismo fondato sulla sussidiarietà e sulla collaborazione tra i diversi livelli di governo, nel quale allo Stato è riconosciuto un forte ruolo di coordinamento. 

In questo senso va evitata la messa in discussione per milioni di cittadini italiani del godimento di diritti essenziali come ad esempio: la salute, l’istruzione, l’assistenza, il trasporto. L’attuazione del federalismo è una grande riforma costituzionale che interesserà sicuramente la riforma dello Stato e i compiti che dovranno essere assegnati ai vari livelli istituzionali.

Per questo motivo è necessario ricercare il massimo del consenso attraverso il pieno coinvolgimento delle forze politiche e delle autonomie territoriali. E’  al tempo stesso importante, nella fase attuale, dove il federalismo occupa un ruolo centrale chiedersi di quale riforma il nostro Paese ha bisogno. 

Un federalismo responsabile che superi definitivamente ogni ambiguità politica e culturale tra il modello di tipo federale e quello confederale. La nostra storia è diversa per esempio da quella americana ed è quindi importante che si faccia una scelta conseguente.

Il titolo V delinea un modello federale e coerentemente la Costituzione prevede una distribuzione funzionale e non territoriale dei compiti e delle risorse, per cui la ripartizione delle risorse segue e non precede quella delle funzioni. 

Quindi il federalismo si costruisce partendo dai compiti e non dai tributi. Da questo punto di vista il modello lombardo è stato sconfitto ed il governo ha messo in atto un disegno di legge coerente con la carta costituzionale. 

Ancora molto bisogna fare e le forze politiche dovranno battersi affinché in un sistema federale il Parlamento diventi sempre di più un luogo istituzionale di compensazione delle istanze locali, delle spinte centrifughe, dei localismi. 

Franco Giuffrida 

Milano, 24 Febbraio 2009