verbali e relazioni congressuali

Relazione Assemblea congressuale Anpi Gallarate 2009

ASSEMBLEA CONGRESSUALE ANPI  DI  GALLARATE

SEZIONE “ATTILIO COLOMBO”

15 FEBBRAIO 2009

RELAZIONE DEL PRESIDENTE

Cari compagni, amici e graditi ospiti,

cercherò di illustrare quanto previsto al primo punto dell’ordine del giorno, e cioè l’esame dei documenti nazionali e regionali scaturiti dal Consiglio Nazionale tenutosi a Cervia il 15 e 16 Novembre 2008 ed a Milano il 29 Novembre 2008, e che a loro volta raccolgono molte delle indicazioni della XIII Conferenza Regionale del Marzo 2008.Come sapete, nel frattempo gli accadimenti politici nazionali ed internazionali, in particolare l’elezione di Barak Obama ed il conflitto israelo-palestinese, hanno già quasi relegato in un tempo più lontano queste date, pur recenti, ma sopraffatte appunto dagli avvenimenti.

La nostra Associazione  ritiene essere proprio dovere intervenire politicamente al fine di garantire la vigile tutela della identità democratica realizzata per la nostra Patria dalla lotta di Liberazione nazionale.Ciò non ha mai inteso, né intende oggi, trasformare l’ANPI in un partito politico, in quanto è ai partiti politici che spettano le funzioni contemplate dall’articolo 49 della Costituzione, mentre all’ANPI, e alle altre associazioni resistenziali, compete una funzione di “coscienza critica” e di soggetto concretamente operante per la salvaguardia e l’attuazione dei principi che ispirano la nostra conquistata democrazia.

Da tempo, in particolare nell’ultimo ventennio, si è verificata una progressiva deriva di allontanamento del ceto politico dominante dalla via maestra sopra indicata, una via che sarebbe stata invece necessaria per il progresso civile e sociale dell’Italia: sono invece mancati una adeguata rilettura del passato e lo sviluppo di un impegno maggioritario e condiviso per l’attuazione della nostra Costituzione, specialmente per l’inveramento dei contenuti di carattere sociale che la caratterizzano e che sono la più positiva e lungimirante eredità della lotta di Liberazione nazionale.

Si è ritenuto cioè che fosse sufficiente affermare le idee del liberalismo e dell’economia di mercato senza affrontare i rischi di involuzione connessi ad una concezione del potere politico sorda ai conflitti di interesse utilizzati in primo luogo a fini personali o di gruppi o ceti particolari, in definitiva come strumento di dominio e non di promozione sociale ed etica.

Per non citare i vari tentativi, ancora in corso, per mutare alla radice il significato della Carta Costituzionale, ultimo dei quali sconfitto con un referendum popolare nel giugno del 2006, che ha visti impegnati nel contrasto del folle progetto le forze migliori e più lungimiranti del Paese, in un concorso unitario di sforzi che ci ha ricordato da vicino quello dei costituenti nei lontani anni dell’ Assemblea Costituente.

Nel frattempo, da parte dell’attuale compagine governativa, nel turbinio autoimpostosi del “fare e subito”, in omaggio ad incaute promesse elettorali volte a conquistare un elettorato desideroso di cambiamento, si sono sferrati attacchi inusitati contro la scuola, l’Università, la sanità, la magistratura, la pubblica amministrazione, gli immigrati, contro i quali ultimi si legifera in modo vergognoso per il buon nome del Paese nel mondo, riportandoci a pericolose analogie con le leggi razziste del 1938. La pratica subdolamente suggerita della delazione che i medici dovrebbero praticare, secondo un emendamento suggerito dalla Lega, fa obiettivamente accapponare la pelle.

Ed è così che l’ Anpi non può tacere delle discriminazioni che vengono assunte a valenza di legge per gli immigrati, in particolare per quelli regolari, ed in generale per chiunque abbia bisogno di cure, che nella Costituzione vengono assicurate a tutti indistintamente per il solo fatto di essere persone umane.

Con ciò non si intende dire che il crimine ha peso diverso a seconda il colore della pelle di chi lo compie o il credo religioso o etico e politico cui si ispira: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Sappiamo, purtroppo, che non è più così, nonostante ci venga detto che anche in altri Paesi di democrazia affermata vi sono strumenti molto alti di protezione per le massime cariche dello Stato: senza considerare però il contesto più generale di quei Paesi presi a riferimento, ed estrapolando dalle loro legislazioni ciò che sembra più comodo per far valere le similitudini che si vogliono affermare.

A tutto questo si aggiunge il grave decadimento politico cui ogni giorno, ormai da molti anni, assistiamo, e che sembra procedere senza un vero, concreto, effettivo interesse per le condizioni reali dei cittadini e dei lavoratori, alla fine destinatari e vittime dello sconquasso generale.Citando per intero l’ Anpi Nazionale, “La gravità del decadimento politico che si sta consumando è innegabile. Anche se non è fascismo nel senso tradizionale del termine, siamo di fronte ad un regime politico che stabilizza le forme del potere e cristallizza i luoghi di produzione del consenso: un’ondata di regime oligarchico con una fronte impronta populista”.

Le ultime esternazioni del Presidente del Consiglio relative alla mancata legittima firma del Capo dello Stato sul noto decreto d’urgenza per la vicenda Englaro, che tantissima solidarietà al Presidente Napolitano hanno suscitato, ed ancor più le spericolate e preoccupanti affermazioni sulla natura della Costituzione, ci allarmano e ci fanno dire che siamo in una situazione, di fatto, di crisi della democrazia. Con sempre più frequenti, violenti, minacciosi episodi di violenza squadristica di chiara marca fascista.

A questa crisi si somma quella altrettanto devastante dell’economia, affrontata con strumenti deboli e comunque, a detta dei più insigni economisti non al soldo del timoniere, insufficienti.Ma, se mi è consentito, tutto ciò non basta. Un altro addendo manca alla somma di cui dicevo: la situazione politica dei Partiti di opposizione, che non è certo delle migliori.

La continua, irrefrenabile corsa alla divisione di alcuni di quelli esistenti e la conseguente proliferazione di soggetti politici nuovi, è causa di frammentazione non solo politica, ma culturale, nell’accezione più ampia del termine, ed in definitiva di capacità in termini di opposizione: è quella che io chiamo, con una evidente forzatura, la “diaspora della sinistra”, in atto ormai nel Paese da un ventennio.

Ed a questo proposito il principale messaggio di cui l’ Anpi si fa portatrice è “uniti vinceremo”, quasi un appello all’unità, certo non a tutti i costi, ma auspicabile come necessaria ed ineludibile.

Non è un caso pertanto se a questo fenomeno si affianca con sempre maggiore virulenza la pretesa di riscrivere la Storia, manipolandola a proprio piacimento, con l’obiettivo di confondere i fatti e quantomeno generare nel Paese la convinzione che la Storia possa essere stata un’altra, e non  quella scritta con il sangue dei suoi protagonisti.

E’ questo il caso del DL 1360/2008, presentato da un folto gruppo di parlamentari del centro-destra e non solo, che equipara i Partigiani ai repubblichini di Salò conferendo a tutti indistintamente l’Ordine del Tricolore, una sorta di onorificenza uguale per tutti, con il chiaro ed espresso intento di “rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale, oramai lontano, eredità amara di un passato doloroso, consegnato per sempre alla storia patria”. 

Consegnato, aggiungo io, in modo indegno ed offensivo per coloro che si sono battuti dalla parte giusta, dalla parte della Libertà da conquistare anche a costo della vita, per liberare il Paese dal nemico invasore sostenuto proprio da coloro a cui si vuole concedere l’onorificenza.

Il ruolo dell’ Anpi allora si concretizza sempre più non solo come vigile coscienza di un passato che non va dimenticato nell’oblio della Storia, ma anche come catalizzatore degli interessi più vasti che intorno alla memorialistica ed alla ricerca scientifica possono conseguire risultati in direzione di una maggiore consapevolezza delle generazioni successive su ciò che è stato, affinchè siano improbabili ripetizioni proprio di quel passato che si vuole tacere.

E’ per questo che l’Anpi collabora con le Scuole, e quando possibile, con altre Associazioni democratiche: l’impegno è soprattutto rivolto alle nuove generazioni, ma non solo; ancora, quando possibile deve assumere iniziative con i Partiti democratici e stabilire con essi un rapporto di maggiore interscambio politico e culturale, non dimenticando che fintanto esisterà questa Carta Costituzionale, i Partiti sono tra le Istituzioni fondamentali del Paese.

A questo proposito è da rilevare come l’ Anpi non sia per niente entusiasta sulla riforma della legge del sistema elettorale europeo, e sulla sua soglia al 4% che limita di fatto la rappresentatività dei Partiti all’interno dell’emiciclo europeo e con ciò allontanandosi dai principi costituzionali del pluralismo politico: ma è intuitivo come non possa in prima persona schierarsi con questa o quell’altra fazione, venendo meno alla sua missione di unità tra le forze democratiche di opposizione.

E’ appena il caso di rilevare però come l’Anpi di Gallarate condivida e faccia suo il parere espresso dal Comitato Provinciale di Varese intorno ad alcune prese di posizione che, testualmente: “…ci lasciano fortemente perplessi come l’adesione alla manifestazione del PD del 25 Ottobre, mentre nulla è stato detto sull’analogo appuntamento della sinistra di due settimane prima. L’Anpi, a nostro giudizio, avrebbe dovuto cogliere l’importanza della mobilitazione dell’opposizione nel suo complesso e non effettuare scelte che sono in contrasto con la nostra autonomia.

Ciò può indurre a pensare che l’ Anpi debba rimanere sostanzialmente asettica di fronte agli accadimenti di varia natura che coinvolgono tutti gli attori nello scenario politico italiano ed internazionale: non è assolutamente così, anzi voglio affermare quanto invece l’ Anpi sia di “parte”.

E’ di parte perché, fedele alla sua storia, ha scelto da sempre di stare con i più deboli, con gli oppressi, con i movimenti per la pace, e si schiera quindi decisamente con tutti coloro, persone od Istituzioni, che agiscono avendo come riferimento i principi intangibili espressi nella Costituzione.

Ed è allora conseguente che l’ Anpi sostenga ad esempio le iniziative, da qualsiasi parte provengano, volte al contrasto ed all’abolizione del “lodo Alfano”, come pure tutte quelle che si opporranno al “federalismo fiscale”, così come va delineandosi, anticamera secondo noi di altri malcelati progetti di divisione dell’Unità nazionale.

Federalismo inteso, fin qui, come espressione del più becero egoismo, e merce di scambio per la stabilità del potere di chi oggi siede a Palazzo Chigi.

Ben lontano quindi dal Federalismo oggi veramente necessario e non più procrastinabile, che è quello dell’Europa, unico invaso all’interno del quale riconoscersi pienamente, e di cui poco ancora si discute, distratti da un provincialismo nazionale deleterio che non potrà mai risolvere da solo i problemi di natura internazionale che ricadono inevitabilmente sul contesto di ogni Paese, e quindi anche del nostro.

Salutiamo pertanto con favore l’invito dei vertici della nostra Associazione ad una collaborazione sempre più stretta con altre Associazioni che di questo obiettivo fanno la loro ragione di esistenza, come il Movimento Federalista Europeo, con il quale l’Anpi di Gallarate da tempo intrattiene proficui rapporti di collaborazione e, per altri versi, con L’ Associazione Mazziniana Italiana, che condivide con noi molti valori e principi.Una menzione particolare alla CGIL, che definisco una indispensabile compagna di viaggio e di battaglie civili, sociali e solidali: uno strumento prezioso dei lavoratori, anch’essa sottoposta a duri attacchi e, ancora una volta , al tentativo di marginizzare le sue istanze, nella vana speranza di isolarla nel Paese.

L’Anpi condivide le sue tensioni e ne sostiene l’azione, perché parte fondamentale della democrazia e motore per l’affermazione dei diritti contemplati nella Costituzione.

Ci piacerebbe però maggiore determinazione nella lotta contro il precariato, che affligge le nuove generazioni sottraendo loro la speranza di una vita dignitosa.

Per finire, e mi scuso per il tempo che vi ho sottratto, una breve riflessione sui giovani.

Ad essi è affidato il presente ed il futuro del Paese: da parte nostra, che li abbiamo preceduti, dobbiamo confessare di non lasciare loro un Paese di cui andare fieri, come è invece accaduto per la generazione della Resistenza, ed accade perciò che oggi siano i padri ad essere in debito con i figli.

Lasciamo loro precarietà, disoccupazione, un disastro economico incombente, e soprattutto l’incertezza per il proprio futuro.

Nonostante tutto ciò, dobbiamo chiedere loro l’impegno a cambiare lo stato di cose, con una sempre maggiore partecipazione alle problematiche che abbiamo di fronte, per non lasciarne la soluzione ai troppi matusalemme che ingombrano la vita politica italiana.

Anche, ovviamente, nell’Anpi, che intende rinnovarsi secondo i criteri prima esposti, nell’ambizione di proiettarsi nel futuro per il bene del Paese.

Gallarate, 15 Febbraio 2009

M. Mascella