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Gesu’ non nasce

Riflessioni di un amico

Gesù non nasce

Da quando il 24 dicembre scorso monsignor Attilio Bianchi ha annunciato ai convenuti alla messa di mezzanotte nella chiesa di Santa Lucia, tempio votivo di Bergamo, che Gesù non sarebbe nato, si è determinata una vaga inquietudine delle coscienze.

Niente di eccezionale, beninteso, o  mediaticamente rilevante: ad esempio, non ho visto la notizia sul Corriere della Sera, magari ero distratto.   Le cose sono andate così, secondo quanto riportato da  alcuni quotidiani:  il monsignore, deluso e amareggiato dal comportamento dei suoi parrocchiani bergamaschi invano esortati a curarsi dei poveri e degli emarginati, ha annunciato nell’omelia di mezzanotte la sua decisione: “Questa notte non è Natale. Non siete pronti. Se non sapete accogliere lo straniero, il diverso, non potete accogliere il Bambino Gesù. Perciò Gesù non nasce”.   Si può immaginare la reazione dei presenti e degli altri: qualcuno più credente si sarà sbigottito e stenta ancora a riprendersi. Altri con il fazzoletto verde al taschino magari ha pensato “beh, tutto sommato un extracomunitario di meno”. Taluni più pratici, di stampo imprenditoriale piccolo-medio-grande, avranno riflettuto che siccome il provvedimento del parroco non avrebbe comportato aggravi fiscali o delle misure antievasione, la cosa non era tutto sommato così grave.   Sta di fatto che da quel momento, come 2008 anni fa, per Gesù è cominciato un complicato girovagare.   In un primo momento aveva pensato di spostarsi negli Stati Uniti scegliendo magari di nascere nell’androne di un magazzino abbandonato. L’elezione del nuovo presidente afroamericano era davvero incoraggiante. Tuttavia, proprio il 24 succedeva che in Florida la signora Tonia Thomas, impiegata di una ditta immobiliare, veniva licenziata perché si ostinava a salutare i clienti augurando buon Natale.   Forse la cosa migliore sarebbe stata rinascere in Palestina. Se non che  in queste ore invece di una stella cometa, che indicasse la via ai magi adoranti, “dal cielo è arrivata la durissima offensiva israeliana” con il sacrificio di 200 (oggi siamo ben oltre i 400, ma tant’è) uomini, donne, bambini e la promessa degli stati maggiori militari che “questo è solo l’inizio”.   Allora dove andare. Roma è da escludere. C’è già il rappresentante ufficiale e si sa come va a finire con due galli nel pollaio. La precedente esperienza con Caifa la dice lunga in proposito. E poi non avrebbe l’abbigliamento adatto e tra tanto fruscio di broccati, damaschi, sete, oro e argento rischierebbe di fare brutta figura, deteriorando l’immagine conquistata nei secoli.  Infine, è probabile che abbia optato per Lampedusa dove avrebbe potuto trovare tanti suoi simili, uomini e donne che non posseggono nulla oltre una vita da tirare avanti con le unghie.

Se si cercasse, con maggiore attenzione dei soldati di Erode, tra i 1300 clandestini arrivati da Natale si potrebbe scoprire facilmente che c’è più di un povero Cristo, anzi che probabilmente lo sono tutti quanti.

E questo sarebbe imbarazzante per i Bossi-Fini-Berlusconi-Maroni-Frattini e tanti altri, almeno quanto la denuncia di monsignor Bianchi quando accusa i suoi parrocchiani di non saperne riconoscere ed accogliere nessuno.

 Si potrebbe sostenere, infine, che non tutti i mali vengono per nuocere. Se Gesù non nasce a Natale del 2008, potrebbe non morire a Pasqua del 2009. Almeno per quest’anno evitare il terribile supplizio e la croce. Verrebbe fraternamente da esortarlo a soprassedere e lasciare che almeno per quest’anno gli ipocriti e i farisei che si annidano sulla terra se ne vadano finalmente all’inferno.

Saluti.   Franco M.

Milano, 27 Dicembre 2008

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