comunicati locali

Sul dipinto del Tribunale di Milano e sulle cornici di Cassano Magnago

Avevamo già parlato, in un recente passato, dei rigurgiti di chiara marca neonazifascista che emergevano in maniera preoccupante in diverse realtà del Paese, e con sempre maggiore frequenza. Ci era sembrato scontato levare anche la voce dell’ ANPI su tali episodi che andavano stigmatizzati senza nessuna remora, sfidando la percezione forse prevalente di trovarsi di fronte solo a “ragazzate”, a manifestazioni quasi “goliardiche” di pochi esagitati ed isolati nostalgici: ed avevamo supposto che tutto ciò non fosse propriamente casuale, e meno che mai infantile e/o frutto di scapestrati gaudenti gozzoviglianti.

Ebbene, gli ultimi accadimenti in ordine di tempo sembrano darci ragione.

Dalla stampa di questi giorni apprendiamo invece come nell’aula della V sezione penale del Palazzo di Giustizia di Milano (città Medaglia d’oro della Resistenza) torni a campeggiare un dipinto perfettamente restaurato del pittore futurista Primo Conti, che rappresenta “La giustizia del cielo e della terra”, e nel quale fa bella mostra di sé un impettito Benito Mussolini spalleggiato con evidente sussiego da Napoleone e Virgilio, il tutto sotto il Cristo seduto in trono che sembrerebbe così conferire al Duce “la giustizia della terra”. Il volto di Mussolini ripreso nel dipinto, datato 1937, per gli evidenti riferimenti al regime fascista di cui ne osannava il capo indiscusso, venne per ordine del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) subito dopo il 25 Aprile del 1945, cancellato con della carta da pacco su cui fu poi passata della vernice arancione: sappiamo ora dalle notizie di stampa che da poco più di un mese il “Duce” è tornato a dominare con la sua inquietante figura gli operatori della giustizia che per il loro ufficio frequentano quell’aula.

A Cassano Magnago, una giunta solerte nei recuperi che essa definisce “storici”, si appresta, a quanto ci è dato di sapere, ad esporre in luogo pubblico insieme alle immagini dei Caduti della Prima guerra mondiale, alcune cornici con il fascio littorio che i fascisti, subito dopo la Marcia su Roma, coniarono e affissero lungo il Viale del Cimitero: tali cornici sono state finora tenute prudentemente nelle segrete del Comune, per apparire forse oggi in un improbo accostamento con i caduti della I Guerra Mondiale, le cui vittime sacrificali furono impudentemente usate dalla propaganda fascista dell’epoca.

Orbene, un conto è la conservazione di reperti storici (se davvero tali possono definirsi gli oggetti del contendere) e che pertanto andrebbero esposti, sì, ma nelle attrezzate sale di un Museo che ne descriva con dovizia di particolari, se si vuole, le origini, la storia, ed i perché del loro utilizzo: altra operazione è quella che si compie rinverdendo un oscuro passato condannato dalla Storia e per di più sfruttando il sacrificio di centinaia di migliaia di ignari italiani, ostentando in luoghi pubblici simboli che, per il loro intrinseco significato, crediamo fermamente deroghino dal dettato della XII Disposizione della Costituzione, e con ciò prefigurando il reato di

“…riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.  

Bene ha fatto, quindi, il Presidente regionale dell’ ANPI Lombardia Antonio Pizzinato a richiedere, per il primo caso , la rimozione del controverso dipinto; e altrettanto doveroso ci sembra per parte nostra esortare la giunta di Cassano Magnago dal desistere nell’esporre i tragici simboli di un passato che, nonostante le effimere affermazioni elettorali del presente, non potrà mai più tornare.

 

p. l’ ANPI Gallarate

M. Mascella

Gallarate, 28 Ottobre 2008