riflessioni

Borse, serve un Governo europeo

Borse, serve un Governo europeo

La crisi finanziaria internazionale partita un anno fa dagli Stati Uniti è ora arrivata pesantemente anche in Europa. Ogni giorno commentatori, analisti, uomini di governo e responsabili delle istituzioni finanziarie cercano di tranquillizzare investitori e consumatori, garantendo che la nostra finanza è in larga misura esente dai difetti della finanza USA e che in generale il grado di finanziarizzazione della nostra economia è inferiore a quella d’oltre Atlantico. In particolare il premier Berlusconi afferma che il nostro sistema economico è fortemente ancorato al manifatturiero, mentre il governatore Draghi garantisce che nei nostri mercati la liquidità è adeguata.

C’è indubbiamente del vero in queste affermazioni, che in ogni caso i responsabili della nostra economia sono tenuti a fare, se non altro per contrastare l’imperante pessimismo. E’ vero che l’economia europea non ha del tutto abbandonato l’ancora della produzione industriale e che le nostre banche hanno probabilmente agito con minor spregiudicatezza sul mercato dei mutui subprime e dei derivati, anche se in passato il loro comportamento in crisi come quella dei bond argentini e delle obbligazioni Parmalat ha inciso pesantemente sulla loro reputazione. Ma è altrettanto vero che vi è un grave problema di asimmetria informativa. Nessuno sa con esattezza in che misura i prodotti tossici dei subprime siano presenti nei bilanci delle nostre banche. Il fatto certo è che ormai la crisi finanziaria ha contagiato anche i paesi europei, e che le banche più esposte sul fronte della internazionalizzazione sono state pesantemente punite dai mercati.

Ma una particolare debolezza dell’Europa riguarda anche l’assenza di un governo europeo, che abbia la responsabilità di effettuare un intervento fiscale di emergenza. Bush e il ministro Paulson hanno confezionato un pacchetto indigeribile per il Congresso,700 miliardi di dollari per salvare istituti traballanti, a carico del contribuente americano (e internazionale, visto che i titoli del debito pubblico americano sono in mano a cinesi, russi, giapponesi ed europei). Con queste strutture ciò non è possibile in Europa. Il bilancio comunitario ha un peso risibile (intorno all’un per cento del PIL dell’Unione) e in ogni caso la Commissione non ha compiti di governo, e quindi non si vede come l’insieme della zona euro possa ricevere un’iniezione di spesa pubblica keynesiana, che potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati.

Dopo anni di crescente euroscetticismo, se non addirittura di anti-europeismo (e anche in Italia lo vediamo ancora all’opera), questa crisi mondiale ci dimostra che abbiamo un bisogno urgente di più Europa, di modificare l’attuale assetto istituzionale che non è in grado di reggere una crisi come questa. Precisamente abbiamo bisogno: 1) di una BCE che abbia i poteri di vigilanza e di controllo sulle banche che, come dimostrano i casi Fortis e Dexia non sono più francesi, belghe o olandesi, ma europee, oppure Unicredit, che non è più solo italiana (il 50% dell’attivo lo fa nell’ Europa centro-orientale), ma europea, e l’elenco potrebbe continuare ancora; 2) di un Tesoro europeo che, come quello americano, possa intervenire rapidamente per fronteggiare situazioni di crisi finanziarie sistemiche; 3) di un Governo vero e proprio, legittimato democraticamente da elezioni europee e responsabile di fronte al Parlamento europeo, che possa effettuare, con risorse adeguate, la politica economica che gli europei avranno deciso con il loro voto.

Tutto ciò che negli ultimi anni non è stato fatto per rafforzare l’Europa, oggi si ritorce contro di noi. E’ il caso di cominciare a dire: meno male che c’è l’euro.

Lunedi 6 Ottobre 2008

Antonio Longo – Movimento Federalista Europeo

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