interventi pubblici

VII Congresso PRC Gallarate

VII CONGRESSO PRC GALLARATE

08 GIUGNO 2008

Saluto dell’Anpi.

Voi capite, compagni, come l’intervento dell’ANPI  a questo vostro importante Congresso non può essere dettato da convenevoli di rito che nulla apporterebbero ai vostri lavori, se non una partecipazione asettica ed anonima, in ossequio a vecchie e consolidate tradizioni.

Né tantomeno l’ Associazione che rappresento anche in nome dei vostri militanti ad essa iscritti, può, con una parafrasi, “saltare sulla tavola imbandita” per partecipare con i commensali alla scelta del menù, ed in particolare quando questo è così ricco di portate…Ma da invitata, può accedere all’aperitivo che si consuma insieme a tutti voi, ed augurarvi un buon pranzo ed un salutare digestivo.

Al di fuori delle parafrasi, consentitemi di intervenire al vostro Congresso con alcune riflessioni, prima tra tutte quella relativa alla natura dell’ Associazione, che non è solo di Memoria, avulsa dalle contingenze reali presenti e future: che è proiettata, quando possibile, alla promozione della ricerca storica non di parte, né rimaneggiata o rimestata a seconda delle convenienze politiche del momento da una o da altra parte in causa.

Le forzature che avverto (forse sbagliando) nei tentativi di etichettatura dell’ANPI da parte di alcune forze politiche sono da respingere con fermezza, e se permettete, con una punta di sdegno. Dovrebbe essere ormai chiaro l’impegno che profondo nel riconoscimento della identità dell’ANPI come soggetto autonomo che ambisce a raccogliere nel suo seno tutte quelle persone singole e/o rappresentative di Partiti che si riconoscono negli stessi valori ed ideali dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, primi tra tutti quelli dell’antifascismo nel senso più lato della parola e quello della pace.

Io credo, anzi ne sono certo, che nelle vostre discussioni risuoneranno più volte i temi legati ai diseredati del mondo, agli oppressi di qualsiasi latitudine, ai senza lavoro, ai precari, ai pensionati, ai lavoratori, alla pace tanto difficile da perseguire, realizzare e coltivare: tutti temi geneticamente appartenenti alla Sinistra, deputata dalla Storia a lottare per la loro affermazione.

E’ sembrato per un lungo tempo che il Comunismo avesse avviato a soluzione tutti questi problemi: sappiamo oggi che non è andata così, e vi risparmio ulteriori analisi: è certo però che quello che si vuole smerciare come suo inevitabile sostituto, il liberismo, non farà che aggravarne le contraddizioni, intrinseche alla sua stessa natura.

Ciò che sento di chiedervi e di augurarvi, tra l’altro, è che celebriate questo vostro Congresso sotto l’egida della Costituzione, non perdendo mai di vista i tentativi che verranno messi in atto per una sua trasformazione in senso, appunto, liberista, liberando cioè da lacci e lacciuoli coloro che da tale trasformazione ne trarrebbero vantaggi personali e dunque criminali.

Ed ora un viaggio nel tempo remoto, anzi trapassato remoto, per narrare come più di due millenni orsono si ipotizzavano accadimenti che ancora oggi potrebbero illuminarci.

Tra il V ed il I secolo a.c., diversamente ed erroneamente attribuito ad Omero ma non solo, si scriveva della “Batracomiomachia”, ovvero, dal greco, della guerra tra i topi e le rane: che scoppiò quando il Re delle rane Gonfiagote invita e persuade il Re dei topi Rubabriciole ad un bel giro nel lago, sul suo dorso, per ammirarne le bellezze.Ma l’improvvisa apparizione di un serpente d’acqua spaventa il Re delle rane, che fugge lasciando miseramente annegare il Re dei topi Rubabriciole: di qui lo scoppio immediato della guerra, che in breve sembra avere esito negativo per le rane, fino a quando Zeus scaglia il suo strale contemporaneamente all’entrata in guerra dei granchi, che sul campo di battaglia fanno strame dei topi.

Questo poemetto epico ed eroicomico, a più riprese ed in diverse epoche utilizzato quale metafora (se ne occupò persino Leopardi con i suoi “Paralipomeni della Batracomiomachia”), e che io ho qui sintetizzato al massimo ed in maniera forse indecente, appartiene alle mie reminiscenze scolastiche, e l’ho già utilizzato più di vent’anni fa quando ne scrissi sul giornalino aziendale dei ferrovieri che avevo fondato insieme ad altri compagni (lo titolai “Proposta”) e che si rivolgeva allora ai sindacati, o meglio, ai vertici sindacali, che in quel periodo sembrava avessero solo uno scopo: litigare e dividersi, a spese non so quanto inconsapevolmente dei lavoratori.

L’intento era quello di richiamarli alla necessità di costruire invece percorsi sempre più unitari e duraturi nel tempo. C’è da chiedersi se nel frattempo sia cambiato qualcosa…

Orbene, ognuno di voi può intelligentemente e liberamente attribuire altri nomi ed altri ruoli ai personaggi del poemetto, traendone le conclusioni che vorrete. Da parte mia, l’augurio che mi sento doverosamente di rivolgervi è quello di un Congresso di conclusioni UNITARIE, impedendo e vanificando così nei fatti l’intervento di qualunque Zeus e dei suoi scherani, e di un rinnovato attaccamento all’ANPI, quale contenitore di sensibilità politiche diverse ma affini, e soprattutto di ispirazioni democratiche antifasciste e pacifiste.

M. Mascella

Gallarate, 8 Giugno 2008

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