riflessioni

Percorsi di Giustizia

Difficile dire se la bella iniziativa di sabato 26 aprile, a Sesto Calende, nella sala Varalli del Municipio, alle ore 15, abbia posto l’accento più sulla giustizia, sui giovani, sulla memoria storica, sul valore del 25 Aprile, sull’arte, sull’informazione o su che altro. La scrivente, Assessore alla Cultura del Comune di Casorate Sempione e insegnante presso il Liceo Scientifico Dalla Chiesa di Sesto Calende, è in difficoltà anche a stabilire se l’esperienza la riguardi nella prima veste (come Assessore è stata invitata a partecipare) o se avrà più ripercussioni sul suo lavoro di insegnante e in che termini.

Percorsi di Giustizia è il titolo del “congresso”: così lo ha definito l’Assessore allo Sport, Turismo e Politiche Giovanili Mario Varalli, che ha fatto gli onori di casa.   In realtà, gran parte del pomeriggio è stata destinata alla visione di uno splendido film documentario, Lo Stato di eccezione. Processo per Monte Sole 62 anni dopo, realizzato dal giovane regista bolognese Germano Maccioni.   Seduti a poca distanza da chi scrive, ci sono la Senatrice della Repubblica Maria Pellegatta, un’insegnante che si commuove e piange durante la proiezione, i familiari delle vittime dell’eccidio di Borgo Ticino (analogo per efferatezza a quello più tristemente famoso di Marzabotto-Monte Sole, anche se riguardante “solo” 12 vittime civili, contro il migliaio dell’altra strage), autorità, uomini di legge: un momento di condivisione davvero ampio, che ha coinvolto tanta parte della società civile. Non mancano bambini e qualche studente, oltre a chi -più in là negli anni- l’esperienza della guerra e delle rappresaglie connesse l’ha vissuta.   Le due stragi ( geograficamente distinte) sono state accomunate, durante lo svolgimento dei lavori del congresso, per la richiesta di giustizia che, tanti anni dopo, sia l’Associazione Familiari Vittime di Monte Sole che di Borgo Ticino hanno avanzato; i due fatti sono accomunati anche per l’archiviazione provvisoria che alle pratiche  era toccata negli anni e che aveva relegato queste e altre 690 (circa) stragi nazifasciste nell’ “armadio della vergogna”. E altre ancora, ad un’indagine più approfondita, si rivelerebbero tristi somiglianze tra queste due pagine di storia.   Gli avvocati Belluzzi e Speranzoni, che hanno mostrato gli aspetti più squisitamente giuridici della questione, la professoressa Buzzelli, esperta di procedura penale europea presso l’Università di Milano Bicocca, gli interventi del pubblico che riempie la sala, sono tutti volti a indagare e fare luce su tali crimini contro l’umanità, tali genocidi.   “Non definiamo pazzeschi questi fatti, perché è il modo migliore per renderli irreali, negarne l’esistenza!” dice la professoressa Buzzelli “Occorre capire cosa ha determinato e prodotto episodi del genere e, per farlo, occorre mantenere la lucidità di giudizio e la consapevolezza che stiamo parlando di cose vere!”.   E’ per questo che nelle scuole, in altre sedi, ovunque ci sia il rispetto degli elementi che si elencavano in apertura di articolo, varrebbe la pena di diffondere la conoscenza delle informazioni oggi raccolte su questi episodi. La proiezione del documentario, percorsi di educazione alla legalità, dibattiti in seno alla società civile potrebbero essere l’occasione per non dimenticare, capire e passare il testimone della conoscenza della propria identità alle generazioni future.   Rita Gaviraghi

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