storia

La Costituzione Italiana, coronamento della Resistenza

Nel 60° anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione, che affonda le sue radici nella Resistenza, può essere utile ricordare, soprattutto alle giovani generazioni, come e perché nacquero i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) e chi furono i componenti di quello gallaratese, alcuni dei quali voglio citare in modo particolare per la testimonianza che ci hanno lasciato.

Il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, mentre la famiglia reale, il capo del Governo Pietro Badoglio con alcuni ministri e i Capi di Stato Maggiore delle tre armi lasciavano la capitale diretti a Pescara dove si imbarcavano per raggiungere Brindisi e mettersi sotto la protezione degli Alleati, il già esistente Comitato delle opposizioni al fascismo formato dai rappresentanti dei partiti liberale, democratico cristiano, azionista, demolaburista, socialista e comunista, riuniti in Roma, non ancora occupata dall’esercito tedesco, costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale composto da De Gasperi, Scoccimarro, Nenni, La Malfa, Casati, Ruini e Ivanoe Bonomi eletto Presidente. Fu anche approvato un appello agli italiani per chiamarli “alla lotta e alla Resistenza e per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”.

Da quel momento il CLN assolse le funzioni, che in seguito anche gli Alleati e il Re gli avrebbero riconosciuto, di Governo clandestino e diresse la Resistenza, con delega a rappresentare l’autorità legittima dello Stato nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale occupate dai nazisti e dai fascisti della Repubblica di Salò.

Oltre al CLN centrale, a Milano fu creato il CLNAI (CLN Alta Italia) per avere un rapporto più diretto con i CLN locali che si costituirono in tutte le città ed anche nei centri minori, con la resistenza armata delle formazioni partigiane di montagna e dei Gruppi di Azione patriottica (GAP) operanti nelle città e nelle fabbriche.

In provincia di Varese i CLN sorsero in 72 dei 116 Comuni esistenti (di essi fecero parte anche 4 sacerdoti, parroci delle rispettive comunità) e nelle fabbriche più importanti del territorio.

A Gallarate il CLN nasce nell’ottobre 1943 per iniziativa dell’avv. Mario Sola, democristiano già membro del CLN provinciale, a cui si uniscono Alfredo Ganosa (socialista), Mauro Venegoni (comunista), Giorgio Casoni (d’Azione); nel maggio 1944 Attilio Colombo (comunista), e più tardi l’avv. Paolo Oliviero Colombo (liberale) e Mario Pasta (democristiano) in sostituzione di Sola costretto, per sfuggire all’arresto delle Brigate Nere, a trasferirsi a Milano dove, continuando l’attività clandestina con il CLN milanese, viene arrestato e detenuto nelle carceri di San Vittore fino al 25 aprile 1945.

Il CLN attraversa un altro momento difficile il 26 marzo 1945, quando Attilio Colombo viene arrestato dalle GNR di Gallarate, portato nella sede del Fascio in piazza Garibaldi, torturato per estorcergli informazioni e poi tradotto a San Vittore, da cui è liberato con altri antifascisti qualche giorno prima del 25 aprile da un commando di gappisti.

Paolo Oliviero Colombo e Mario Pasta fanno appena in tempo a sottrarsi all’arresto, passando alla clandestinità.

Il CLN sembra decapitato, ma si ricompone immediatamente, perché entrano a farne parte Giuseppe Lovetti e l’avv. Guido Sironi (quest’ultimo, con Guido Tibiletti, Alfredo Giannone e Luigi Salvadeo era già dal 1943 uno stretto collaboratore del CLN) in sostituzione di Pasta, Giacinto Macchi in sostituzione di Paolo Oliviero Colombo.

Così il CLN potè continuare la sua attività, preparando e affrontando con pienezza di poteri e autorevolezza gli avvenimenti cruciali del 25 aprile 1945, quando, giunto l’ordine dell’insurrezione, le formazioni partigiane presero il controllo della città, dopo aver vinto la resistenza delle forze repubblichine e tedesche presenti, e i poteri vennero assunti dalla Giunta municipale con a capo il sindaco Luigi Fabbrini, nominato dal CLN, che rimase in carica fino al 4 aprile 1946, giorno in cui vennero insediati la Giunta e il sindaco avv. Francesco Buffoni del Blocco delle sinistre risultato vincitore delle prime elezioni libere dopo la dittatura, svoltesi il 24 marzo 1946 nelle quali, per la prima volta nella storia d’Italia, anche le donne poterono esercitare il diritto di voto.

La Giunta Fabbrini e il CLN si trovarono a fronteggiare una serie di esigenze urgenti e drammatiche, determinatesi alla fine del conflitto e per supplire ad una ancora debole azione del Governo. Bisognava assistere i rimpatriati dalla Germania, i reduci dalla prigionia, le famiglie bisognose prive di ogni sostegno, ed inoltre assicurare l’afflusso a Gallarate dei generi alimentari per la popolazione. Tutto ciò fu reso possibile da un grande slancio solidaristico e dal fatto che il CLN fornì alle casse vuote del Comune i mezzi finanziari necessari costituiti dai contributi versati da ditte e privati dopo il 25 aprile 1945.

Chi vuol conoscere il complesso di attività politica, militare e amministrativa svolta dal CLN dispone di un documento fondamentale: il libro “La Resistenza Gallaratese” edito dal CLN nel 1946 al termine della sua attività. Nelle conclusioni viene definito con grande modestia l’operato svolto “… a volte pericoloso, a volte faticoso…” ma la verità è che la vita dei suoi componenti fu sempre in pericolo nei mesi della cospirazione (tanto che fu adottata la regola di non usare mai il proprio nome ma uno pseudonimo), durante i quali la ferocia dei comandanti repubblichini aveva seminato la morte nel Gallaratese: Mauro Venegoni (31/10/44), Luciano Zaro (24/11/44), Angelo Pegoraro (16/1/45) sono solo alcune delle vittime, e Attilio Colombo, arrestato il 26/3/45, sfuggì alla deportazione in un lager tedesco solo perché, nell’imminenza della resa nazista, dall’Italia non partirono più convogli ferroviari di deportati.

Il CLN di Gallarate fu non soltanto l’espressione politica di tutti i partiti antifascisti, ma anche quella di tutte le categorie sociali, perché fra i suoi componenti vi erano operai, commercianti, professionisti, imprenditori.

Nel dopoguerra, con il ritorno della libertà e della democrazia, alcuni componenti del CLN vennero eletti amministratori della nostra città: Attilio Colombo vice sindaco nella Giunta Buffoni dal 1946 al 1951, Guido Sironi sindaco dal 1956 al 1959, Mario Sola sindaco dal 1962 al 1970, Mario Pasta sindaco dal 1970 al 1975.

Ho conosciuto questi tre sindaci dai banchi dell’opposizione in Consiglio comunale dove rappresentavo il PCI e li ho stimati per le loro qualità umane e doti amministrative.

In particolare ricordo con nostalgia Mario Pasta per la sua disponibilità ad ascoltare, dialogare, confrontarsi con gli avversari politici, valutare senza preconcetti ed accogliere le loro proposte valide.

Di lui e di Paolo Oliviero Colombo, Consigliere comunale per il Partito liberale e protagonista attivo della vita amministrativa per parecchi anni, conservo due documenti semplici ma preziosi, ottenuti per l’iniziativa di un gruppo di scolari e della loro insegnante preposti a realizzare il giornalino della scuola elementare di Cascinetta, i quali, nell’imminenza del 25 aprile 1985, rivolsero loro, unici componenti del CLN allora viventi (oggi purtroppo anch’essi defunti), una domanda sulla Resistenza, ottenendo le belle, significative risposte pubblicate sul giornalino sotto il titolo “La primavera di 40 anni fa – Una pagina di storia gallaratese”, che riporto qui di seguito.

Mario Pasta (“Pio”), alla domanda:”Come ricorda gli avvenimenti che, nella primavera del 1945, portarono alla liberazione di Gallarate?”, risponde:

“Era così forte la mia convinzione antifascista, risalente addirittura a prima della “marcia su Roma” del 1922, che fu cosa spontanea e direi di obbligo morale, cercare e trovare nella mia città, dopo l’8 settembre 1943, agganci con altri antifascisti, pur di diverse ideologie, per organizzare una decisa “Resistenza” al prepotente nazifascismo.

E questo avvenne colla collaborazione, inizialmente sofferta, ma poi vinta decisamente nell’unitarietà.

E alla distanza di quarant’anni, come se fosse oggi, il 25 aprile 1945 mi appare in una ricordanza ancora limpida, radiosa e benefica di una grande vittoria di volontà morale di cui ha beneficiato molto anche la nostra città che ha potuto evitare un temuto caos.

L’impeccabile organizzazione preparata con meticolosità dal Comitato di Liberazione Nazionale aiutò l’inizio ordinato e democratico in una situazione inizialmente tutt’altro che facile.

E mi viene spontaneo il ricordo prezioso degli amici del primo C.L.N. e di tutti gli altri che nell’entusiasmo della Liberazione si sono aggiunti con vero spirito di aiuto unitario. Il che significa che la volontà politica, quando è supportata da una ricerca morale di servizio verso i più deboli più che del potere, in ultima analisi risulta sempre vincente.”

Paolo Oliviero Colombo (“Giuseppe Verdi”), alla domanda:”Quale messaggio, a distanza di quarant’anni, possono ricavare dalla Resistenza i ragazzi di oggi?”, risponde:

“Ove più dura e spietata è l’oppressione del popolo, là più viva si riaccende la fiamma della libertà, eterna aspirazione dell’essere umano.

E così uomini di diverse tendenze e di contrastanti ideologie, superando diversità e contrasti, si uniscono per raggiungere la libertà comune, necessaria premessa alla realizzazione delle loro discordi aspirazioni.

Questo insegna la “Resistenza” a tutti e deve insegnare soprattutto ai giovani; il bene supremo è la libertà; occorre essere uniti e generosi per conquistarla; occorre non abusarne per non perderla.

L’idea che fece nascere ed animò la “Resistenza” è immortale e sublime, appunto perché si fonda sui sacrosanti principi di libertà, di giustizia, di umanità.”

Sono parole che, oltre a rappresentare una testimonianza storica importante e, oserei dire, un testamento morale (Mario Pasta morì il 2 maggio 1985 e Paolo Oliviero Colombo il 25 luglio 2000), contengono un messaggio valido ancora oggi, rivolto a tutti i cittadini e in particolare alle nuove generazioni.

La riconoscenza della città per gli uomini del CLN, soprattutto per quelli del periodo cospirativo, che hanno concorso con i loro sacrifici e l’alto senso patriottico a restituire dignità, libertà e democrazia al nostro Paese non si è ancora adeguatamente manifestata: il primo passo da compiere dovrebbe essere quello di intitolare loro le nuove vie della nostra città.

Renato Pastorelli

Gallarate, 26 Maggio 2008