riflessioni

I conti pubblici non si risanano a scapito della scuola

Provo ad addentrarmi in qualche considerazione sulla legge 133/2008, in particolare per quanto riguarda la scuola. Credo davvero che, come qualche attento lettore o qualche addetto ai lavori ha già avuto modo di sottolineare, dell’argomento poco sappiamo e ciò di cui si discute non sempre è il fulcro del problema. Dettagli accessori hanno sostituito i nodi cruciali del testo, nelle discussioni, sicché il grembiulino e altri aspetti poco determinanti offuscano le reali problematiche sottese al disegno di riforma.

Il testo prevede, all’articolo 64, tagli progressivi al bilancio della scuola per circa 8 miliardi di euro entro il 2012, sostanzialmente risparmiando sul personale (140.000 dipendenti in meno fra insegnanti e personale ATA nel triennio 2009-2012): tagli che si aggiungono a quelli già apportati all’istruzione pubblica negli ultimi anni.

Si utilizza inoltre molto spesso il termine razionalizzazione in modo ambiguo e spesso contraddittorio, talora come sinonimo di riduzione, talora di maggiore efficacia ed efficienza, talora di accorpamento e talora di flessibilità; in particolare, la razionalizzazione (?) dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con specifico riferimento agli istituti tecnici e professionali, potrebbe (se fosse da intendersi come riduzione del numero di ore di insegnamento o di riduzione di ore di compresenza per le attività di laboratorio) penalizzare la qualità della formazione degli studenti di tali scuole, fondamentale per regioni in cui le possibilità di impiego nelle realtà industriali sono elevate e richiedono specifici profili.

Ancora: l’importantissima fase della formazione del personale docente, anche in relazione ai processi di innovazione in corso nella scuola, viene sollecitata senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, creando la situazione paradossale di come poter investire sul personale e sulla sua professionalità senza in realtà investire. Ritengo che manovre di razionale accorpamento di sedi e plessi procureranno agli enti locali l’onere di provvedere alla riduzione del disagio degli utenti, in un contesto -però- di globale riduzione dei fondi destinati a tali enti.

Il D.L.1 settembre 2008 , n. 137, modifica l’organizzazione didattica e l’offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola e la reintroduzione del maestro unico. Esso potrebbe tradursi in un peggioramento della qualità della scuola pubblica e in una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni, nel momento in cui si annullano tutte le ore di compresenza necessarie al sostegno e al recupero – a fronte di classi sempre più numerose – di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico; il taglio drastico del personale mette in discussione l’integrazione degli alunni più deboli, che richiedono interventi mirati.

Il provvedimento messo in atto dal ministro Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica o didattica, ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo, miranti a ridurre gli investimenti in un settore delicato e fondamentale quale quello della scuola pubblica.

Anche il settore dell’università e della ricerca viene pesantemente toccato, dal momento che (e dice bene una studentessa gallaratese che ha scritto una lettera a Varesenews su questo), anche se nessuno lo sa perché dell’articolo 16 della legge non si parla molto, le università statali potrebbero venir trasformate in fondazioni, in cui sponsor privati e consigli di amministrazione interverrebbero sulla politica culturale, la sua libertà e il suo destino.

La riduzione delle spese nel settore pubblico e in tale ottica, si ottiene, infine, con il mero taglio di posti di lavoro, misura che non valorizza certamente la qualità del lavoro stesso, oltre a tradursi in un impoverimento generale della nostra società. Qualunque proposta di riforma di un settore strategico e delicato come la scuola non può che comportare ponderazione, tempi lunghi, larghissime intese e coinvolgimento di tutte le componenti operanti nel settore. Il risanamento dei conti pubblici non può avvenire a scapito della qualità dell’insegnamento.

Rita Gaviraghi

11 Ottobre 2008

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